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 353 - SINISTRE EUROPEE

 

DISCUTENDO INTORNO A UNA SCONFITTA

Allargando lo sguardo dai risultati elettorali italiani a quelli europei, possiamo vedere che la difficoltà della sinistra, sia elettorale che programmatica, non è una nostra prerogativa, né è dovuta solo ad errori di questo o quel leader, ma rispecchia una crisi più profonda e generale. Quel che dicevamo l’anno scorso sulla vittoria di Sarkozy in Francia (cfr. foglio 343) si può infatti ripetere oggi per la sconfitta della sinistra in Italia o per il tracollo laburista nelle recenti amministrative inglesi.

Una splendida civiltà

Indubbiamente la situazione politica del mondo si va deteriorando. L’Occidente, dilapidando le risorse mondiali e sfruttando il lavoro su scala planetaria, ha costruito solo per sé un sistema economico altamente produttivo, toccando vette di ricchezza, civiltà e protezione sociale mai raggiunte prima da nessun’altra società. Intorno a noi però si è formata una sterminata periferia povera, disgregata, in balia di gruppi di potere avidi e spesso criminali, che hanno l’unico merito di permetterci di svolgere liberamente i nostri affari. La distanza tra i due blocchi è andata crescendo fino a raggiungere livelli insostenibili, anche perché attraverso la televisione tutto il mondo può vedere quale sia il livello di vita occidentale.

L’alternativa a questo modello di globalizzazione capitalista è stata rappresentata fino agli anni ’80 dello scorso secolo dai regimi comunisti. Oggi sappiamo che il comunismo, più che un’alternativa, è stato un tentativo, in parte riuscito, di paesi in ritardo con lo sviluppo industriale (Russia e Cina) di bruciare le tappe, senza assoggettarsi alle potenze occidentali già sviluppate (Usa, Inghilterra, Francia).

La storia del mondo ha già conosciuto più volte questa situazione, che si è conclusa sempre nello stesso modo: il crollo dell’impero, un periodo più o meno lungo di confusione che ha portato a un rimescolamento e a un livellamento al basso della società, per poi ripartire da basi diverse. E più il divario di civiltà e ricchezza era ampio e la resistenza dell’impero è stata tenace, più il periodo di confusione è stato lungo e doloroso.

 

Da una contraddizione di sinistra a una di destra

Una redistribuzione di potere, ricchezza, sicurezza sociale, cultura, civilizzazione è in corso a livello globale e resterà in agenda per parecchi lustri, aumentando di velocità e intensità nel tempo. Questo riequilibrio si realizza soprattutto attraverso l’emigrazione, in parte clandestina, e la concorrenza spesso selvaggia alle nostre produzioni. Purtroppo tutto ciò avviene nel caos, nell’illegalità, nell’insicurezza, nell’ingiustizia perché non c’è un governo mondiale in grado di dare ordine, programmare, intervenire con aiuti o azioni repressive dove necessario; anzi precisi interessi agiscono per mantenere la situazione così com’è perchè per loro più profittevole. Le nostre società vedono perciò un peggioramento continuo delle condizioni di vita, un aumento dell’incertezza nel futuro, un degrado della vita nelle città, maggiore difficoltà a trovare aiuto nello Stato, e questa situazione danneggia maggiormente i più deboli, i giovani, i lavoratori. Per loro la prospettiva futura non è più, come fino a ieri, un miglioramento delle condizioni di vita, ma una minaccia crescente alle posizioni raggiunte.

La contraddizione principale perciò non è più quella tra lavoro e capitale (dopo la dimostrata incapacità della mano pubblica di gestire un’economia sviluppata, non si vedono alternative all’impresa privata e al mercato), ma quella tra noi e gli altri che minacciano il nostro (faticoso) benessere. Come si vede stiamo passando da uno scontro di “sinistra” a uno di “destra”. E infatti la destra, in tutte le elezioni, parte largamente avvantaggiata perché i suoi slogan, le sue proposte, le sue minacce rispondono molto meglio alle paure delle nostre società accerchiate.

A questo ritardo di partenza, la sinistra ne aggiunge un altro grave, culturale e politico, per dogmatismo, per riflesso condizionato o per rinuncia, non accettando il fatto che l’eliminazione della proprietà privata dei mezzi di produzione non elimina lo sfruttamento, o dando per scontato l’assetto attuale del mondo. Le analisi che si potevano leggere l’anno scorso sui giornali francesi di sinistra dopo la vittoria di Sarkozy erano molto deludenti non meno di quelle che possiamo leggere oggi dopo la vittoria di Berlusconi. Addirittura qualche dirigente comunista afferma che la sconfitta è stata causata dall’abbandono del simbolo della falce e martello!

 

Un programma per il mondo intero

Il valore base della sinistra è la giustizia sociale, oggi tutti possiamo vedere che l’ingiustizia più grande è quella che si consuma ogni giorno su scala globale; perciò una sinistra che lotta per difendere le conquiste dei lavoratori nei singoli paesi o anche a livello europeo non può che essere risucchiata dalla destra, una destra populista alla Sarkozy o alla Berlusconi o etnica come la Lega e altre forze localiste o peggio da una destra nazionalsocialista come le tante che serpeggiano, per ora con successo limitato, per l’Europa. Viceversa una sinistra rivoluzionaria appare ai lavoratori occidentali come una quinta colonna dei “barbari” che ci circondano e vogliono distruggere la nostra sudata civiltà.

Una nuova sinistra invece deve avere una visione e un programma globali ma non apocalittici. Oltre che un forte impegno morale e ideale e una passione e pietà per tutti gli esseri umani, la sinistra deve proporre un progetto che dia risposte sia alle masse impoverite della periferia che a quelle in via di impoverimento delle metropoli. Occorre riprendere con pazienza, tenacia e coraggio il lavoro culturale, politico e programmatico nella società. È necessario dire la verità ai lavoratori: il riequilibrio di ricchezza a livello globale, salvando contemporaneamente il pianeta dalla distruzione, comporterà per noi il pagamento di un prezzo in termini di benessere.

Il compito della sinistra è quello di lottare perché nei nostri paesi ciò avvenga in un modo meno caotico e più governato, combattendo gli enormi arricchimenti di gruppi finanziari irresponsabili e di spiegare che con uno sviluppo più sostenibile, consumi più modesti e maggiore socialità la qualità della vita può addirittura migliorare. Nel contempo occorre vigilare per contrastare la tentazione razzista e autoritaria in cui una parte della destra sempre rischia di cadere, con la prospettiva di precipitare verso uno scontro di civiltà dalle conseguenze catastrofiche.

Nei paesi in rapido sviluppo la sinistra deve sostenere in tutti i modi possibili i sindacati e i movimenti dei lavoratori e le loro lotte per limitare lo sfruttamento bestiale del lavoro (a livello che da noi esisteva nell’800); questo porterà al miglioramento delle loro condizioni di vita e alleggerirà contemporaneamente la concorrenza che esercitano sulle condizioni di vita dei nostri lavoratori.

La scienza e la tecnica possono dare un contributo determinante per riequilibrare la ricchezza mondiale ed evitare il disastro ecologico, è compito della sinistra elaborare politiche perché vengano indirizzate a questo scopo e non per mantenere la superiorità occidentale.

 

Un impegno per le comunità cristiane

È necessario fare un’ultima considerazione sul ruolo che rispetto a questi problemi sta svolgendo oggi la gerarchia cattolica, perché le comunità cristiane e, nel loro seno, personalità di prestigio internazionale, possono giocare un ruolo decisivo nel successo o nella sconfitta di un programma di sinistra. Crediamo che la Chiesa cattolica, con la forte insistenza sull’identità cristiana dell’Europa, col tentativo di riconquistare l’egemonia continentale approfittando delle difficoltà della politica, con l’opposizione alla piena laicità dello Stato, stia perdendo anche questa sfida. Così come ha perso quella per la democrazia e i diritti civili tra 700 e 800 e quella con la classe operaia e le sue lotte per la giustizia tra 800 e 900.

 

Angelo Papuzza

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