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 356 - ANTROPOLOGIA POLITICA

ITALIA, PAESE DI DESTRA?

Forse la sinistra italiana ha perso l'occasione del secolo per governare, e purtroppo certe congiunture politiche si producono raramente. Se pensiamo a ciò che è successo dall'unità d'Italia in poi, è evidente che l'Italia è un paese di destra.

ANTROPOLOGIA POLITICA

Nemmeno il disastro del ventennio fascista, la guerra, i bombardamenti, la fame hanno portato a sinistra più del 50% degli italiani. Un po' la presenza della chiesa cattolica, un po' le colpe del comunismo, un po' una serie di altri fattori, ma soprattutto gli italiani che sono in maggioranza di destra. Se ci rendiamo conto di questo la piantiamo di chiederci perché non si vince mai: è normale che un popolo di destra non voti a sinistra. Per questo è stato gravissimo sprecare le poche occasioni concesse dalla storia. La prima volta, il secolo scorso, era caduto il muro di Berlino, il Pci non c'era più, la Dc era scomparsa e l'italiano medio non aveva più paura del comunismo, anzi, l'ultima volta che aveva creduto a quella paura si era preso una fregatura colossale: il Berlusconi I (1994). Quel tentativo era fallito grazie allo sganciamento della Lega: persino Bossi aveva trovato eccessivo ciò che Berlusconi I voleva fare dell'Italia.

Così arriva il fatidico momento storico: il 1996, per la prima volta un governo di sinistra. Invece di approfittarne e fare finalmente qualcosa del tanto che si poteva (si potevano fare tante cose, avendoci pensato almeno un secolo) non si fa quasi nulla di sinistra, se non litigare, che è molto di sinistra. La vera sinistra lamenta che quel governo non è abbastanza di sinistra, il centro sinistra lamenta che con quella sinistra non si può governare. Litigare significa fare poco, non saper decidere, non votare, ma vetare: qualunque proposta è sempre insoddisfacente per qualcuno, quindi non va mai bene niente. Gli altri invece osano fare una cosa, quando sono al governo: governare. Berlusconi I ci aveva presi di sorpresa, aveva vinto, ma il paese lo aveva respinto come un elemento estraneo alla democrazia. Cinque anni non sono bastati per fare il minimo tentativo di toglierlo per sempre dalla scena politica, lui e gli altri oligarchi pronti a fare gli interessi propri e delle loro famiglie. Dopo quel governo di sinistra e tante chiacchiere Berlusconi era ancora sulla scena, dunque totalmente legittimato a governare. È stato il suicidio della res publica, l’inizio della deriva verso la signoria. E gli italiani, già diffidenti verso la sinistra, non avevano comprensibilmente grandi motivi per ridarle fiducia. Infatti, viene il Berlusconi II, e dura ben cinque anni.

Ma colpo di scena: proprio il Berlusconi II riesce nel compito impossibile di governare talmente male, da ridare una seconda possibilità alla sinistra italiana. Incredibile! Persino Confindustria, il «Corriere della sera», «Il sole 24 ore», tutti a sostenere l'unica alternativa al temuto Berlusconi III. Nonostante questo la vittoria non è schiacciante, il porcellum contribuisce a rendere risicata la maggioranza in Senato e Prodi fa il miracolo di durare quasi due anni senza poter governare.

Il giovin lombardo

Ora che abbiamo buttato due occasioni e abbiamo il Berlusconi III non vediamo alcuna alternativa credibile all’orizzonte. Per rimettere insieme la massa critica di voti, per vincere le prossime elezioni sarà quanto meno durissima. Ma, se possibile, le cose potranno solo peggiorare. Ormai la soglia di tolleranza degli italiani si è alzata e quasi tutto viene accettato come normale o comunque non scandaloso al punto da mettere in dubbio il potere di Berlusconi III. Si tollerano attacchi alla giustizia (avvocati legislatori, accuse ai giudici, leggi ad personam), propaganda sfacciatamente falsa (Alitalia, abolizione Ici), interventi maldestri o spudorati sulle borse, tagli a scuola, università, sanità e tanto altro. Per di più stanno giungendo al voto le generazioni cresciute a pane e televisione. Tra i miei studenti è pressoché scomparsa ogni traccia di coscienza politica. Sono mediamente bravissime persone, ma altrettanto incapaci di sintonizzarsi sulle frequenze della responsabilità sociale e collettiva. Cresce una generazione spontaneamente leghista. L’adolescente per bene si dice leghista, e sorride, perché sa che non è l’unica scelta possibile e nemmeno la più presentabile; quello più arrogante, invece, unica differenza, non sorride, perché per lui non esiste alternativa pensabile. L’adolescente più politicizzato, poi, invece di essere leghista si proclama fascista, ed è fiero di esserlo (nemmeno sa di non sapere cosa voglia dire, ma ne è fiero lo stesso). Del resto, sempre più numerosi sono i loro eroi del pallone che non nascondono la propria “fede” fascista. Poi, però, anche i giovani lombardi crescono, mettono la testa a posto, abbandonano gli ingenui estremismi giovanili e come dei novelli figlioli prodighi tornano presso la casa del papà, con o senza aziendina, e votano Forza Italia, vero partito unico di governo. Mi spiace, ma questa è la Lombardia. Le sinistre dovrebbero tenerne conto. Tra i giovani, ormai, i simpatizzanti di sinistra sono percentuali risibili di figli di intellettuali, artisti, insegnanti. Si tratta di ragazzi a volte un po’ sinistri, strani, quasi disadattati, molto più spesso creativi, simpatici e benvoluti da tutti i loro compagni, ma per le loro caratteristiche personali, non per quella loro fede politica curiosa e folkloristica.

Occorrerà riprendere il contatto col mondo reale del popolo reale, non quello che non c'è più (e che anche quando c'è stato non è mai andato oltre il 50%). Le sinistre hanno fatto a gara nel lottare ciascuna per la propria minoranza. Lotte nobilissime, ma intanto la maggioranza degli italiani se li portavano via la Lega e la televisione, quindi Berlusconi. Occorre fare un amaro bagno di realtà, chiacchierare meno e cercare di affidarsi a qualcosa di più profondo e strutturale, magari di economico, come suggerisce il vecchio Marx. Per esempio il sistema economico finanziario simbiotico al berlusconismo comincia a scricchiolare. Chissà che non si cominci a capire che nel frattempo la ricchezza si è concentrata. Proprio in questi giorni l’Europa ha deciso che, in «casi eccezionali», è possibile allentare i parametri di Maastricht e il patto di stabilità. Perché oggi sì per salvare le banche e ieri no per salvare il potere d’acquisto di consumatori, salariati, pensionati? Non si può lottare per la cosa più semplice ed evidente, ovvero che sono «casi eccezionali» solo quelli in cui a impoverirsi sono i ricchi? Fino a quando si continuerà a votare per testa la polarizzazione del benessere potrebbe contribuire a raccogliere la massa critica per vincere le elezioni. Se le sinistre si ricordassero che erano nate per difendere i lavoratori (e non i posti di lavoro di chi non lavora, per esempio), i poveri, i disoccupati, i pensionati... chissà, magari. E poi la buona amministrazione, la scuola, l'università... queste cose compaiono solo nei programmi elettorali (di tutti peraltro).

Claudio Belloni

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