il foglio 
Mappa | 36 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

  menu
 ::  editoriali
 ::  bibbia
 ::  chiesa
 ::  documenti
 ::  etica
 ::  filosofia
 ::  lettere
 ::  mondo
 ::  pace-nonviolenza
 ::  poesia
 ::  politica
 ::  recensioni
 ::  scienza
 ::  società
 ::  storia
 ::  teologia
 ::  zibaldone
 :: home
 :: indici analitici
 :: solo online

 Ricerca
  

 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  società
 360 - IL «MERCATO» INGOZZATO DELL’AUTO

 

UN PO’ DI MENO, PER QUALCOSA DI MEGLIO

Nei ruggenti anni 80 una trasmissione di Radio2 prendeva in giro la pubblicità dell’auto: «Se compri il tal modello risparmi il 10%, il tal altro il 30%, se un’auto nuova non la compri affatto risparmi molto di più…».

Questo devono aver pensato i consumatori, i quali si sono improvvisamente accorti che l’auto (come i mobili e gli elettrodomestici) sono beni durevoli. E allora, che durino! Perché cambiarli in continuazione? e per di più a rate, impegnando un reddito futuro e ora anche incerto? È esplosa la bolla pubblicitaria che gonfiava a dismisura il mercato italiano dell’auto, secondo in Europa solo a quello tedesco. Non si è mai ben capito, infatti, perché avessimo bisogno di molte più auto rispetto a francesi e inglesi, a parità di popolazione. E che dire poi della densità di vetture per abitanti, nettamente inferiore a quella italiana, in paesi come Norvegia, Svezia e Danimarca, che pure sono ai primi posti al mondo come qualità della vita? Anticipo l’obiezione: sì, ma lì i trasporti pubblici sono un’altra cosa… Vero. Ma vero anche che, da noi, in un’ipotetica scelta tra comprare un’auto e pagare più tasse per creare città a misura d’uomo (con più verde e mezzi pubblici) il 99% non avrebbe esitazioni e preferire la “propria” auto.

Tuttavia un ridimensionamento del 15-20% del mercato era del tutto fisiologico tanto più che a guardare il traffico nelle città, sempre più convulso e tossico, nessuno (ma proprio nessuno) è rimasto a piedi. Lasciamo allora fare al mercato? La risposta non è facile. Minori vendite significano meno profitto per i produttori, ma anche riduzione dei posti di lavoro e minori redditi per i lavoratori del settore e di quelli collegati, minori entrate per lo Stato in un periodo gramo con peggioramento del deficit (oltre i parametri europei), e conseguente aumento del debito, già altissimo.

 

Fino alla prossima crisi

Inoltre la Fiat è l’unica grande industria rimasta in Italia, dato che il nostro paese è ormai uscito da tutti i settori strategici come il chimico, il farmaceutico, l’elettronico, e, parzialmente, persino da quello telefonico. Qualche esperto saggio (tra i pochi, Luciano Gallino) ha timidamente affermato che il comparto auto andrà ridimensionato in tutto il mondo occidentale e che dovrà necessariamente perdere addetti in misura stabile. A meno che, come segnalava il designer Enzo Mari, in una recente mostra alla Gam, il nostro sistema costruisca ormai beni non perché servano a chi li acquista, ma perché consentono il mantenimento di chi li produce.

In questo quadro complesso è partita la grancassa unanime di produttori e sindacati, non senza qualche episodio di terrorismo come i 60.000 posti a rischio sbandierati da Sergio Marchionne, mirante a ottenere aiuti di Stato. Il governo, dopo qualche esitazione, ha allargato la borsa proponendo incentivi di importo apprezzabile e, contrariamente al piano del presidente Obama, per nulla legati al miglioramento dei modelli e alla eventuale penalizzazione di quelli più energivori (una ventilata modesta tassa sui Suv è durata l’espace d’un matin).

Mi chiedo che razza di mercato sia questo in cui lo stato interviene doppiamente, con aiuti alle imprese, dal lato della produzione (è noto che gli insediamenti Fiat al Sud sono stati praticamente pagati dai contribuenti) e poi con aiuti ai consumatori per favorire gli acquisti. Lo chiederemo alla Confindustria che, con la sua spocchiosa presidente, non perde occasione per incensare la libertà salvifica del mercato.

Ci poteva essere un ripensamento su tante cattive abitudini, abbiamo invece un semplice rilancio della tecnica di ingozzare il tacchino, cioè di spingere forsennatamente i “soliti” consumi dei “soliti” beni fino alla prossima crisi; stop and go, insomma, in un orizzonte assolutamente miope da parte di tutti i soggetti coinvolti. È possibile pensare, con molta gradualità, con un sistema accorto di incentivi e disincentivi, a spostare la forza lavoro in altri settori, ad esempio in quello del risparmio energetico, per la cui gamma di prodotti siamo fortemente dipendenti dall’estero? Forse sì. E comunque è bene che si cominci una strada che sarà lunga e accidentata. Non pare che i sindacati e i partiti abbiano intenzione di sollevare lo sguardo dal presente e peggio ancora fa il governo. La prova è giunta dalla discussione degli sconti fiscali per chi migliora il rendimento energetico degli edifici: dopo aver tentato di abolire, addirittura retroattivamente, gli sgravi introdotti da Prodi nel 2007, in seguito a vibrate proteste, ha poi fatto parziale marcia indietro riducendo e diluendo comunque i benefici. Risulta chiaro che limitare e ottimizzare i consumi di energia non pare sia la preoccupazione principale dell’attuale esecutivo, mentre anche in questo campo basterebbe ispirarsi a qualche scelta di Obama sullo sviluppo dell’industria verde, che proviene non da una sparuta schiera di austeri pauperisti, ma dal regno del consumismo mondiale.

Con molta gradualità, ripeto ancora, si tratta di incentivare prodotti e servizi che possano rimpiazzare la perdita di posti di lavoro nei settori più tradizionali, avviati al declino, e che possano anche portare a un miglioramento complessivo della qualità della vita. Insomma non «di tutto, di più», secondo lo sciagurato slogan della Rai, ma forse «un po’ di meno, per qualcosa di meglio».

Pier Luigi Quaregna

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 il foglio
 ::  presentazione
 ::  redazione
 ::  abbonamento
 ::  contatti
 ::  link
 :: archivio storico [parziale]

 avviso agli abbonati

Ci risulta che alcuni abbonati non ricevono a tempo debito, o non del tutto, la copia del nostro periodico. Ce ne scusiamo precisando che tale situazione non dipende da un nostro difetto bensì dal disservizio delle Poste.


 web partner

gli anni di carta

 Il Corriere di Tunisi

Aldo Bodrato

Enrico Peyretti

Delfino M. Rosso

 


 Numeri recenti
 :: 463 - Ampolle e rosari 
 :: 461 - Settant'anni fa 
 :: 460 - Dove ci sta portando l’economia? 
 :: 459 - Cattolici e contestazione a Torino (1967-1969) 
 :: 456 - Percezione e istruzioni per l’uso 
 :: 453 - Memorie di viaggio 
 :: 448 - Da una storia vera 
 :: 446 - Dagli occhi ai piedi 
 :: 444 - Un elaborato di una giovane studentessa 
 :: 442 - Intervista a Livio Pepino 
 :: 442 - IL SECOLO FEMMINILE 
 :: 432 - Giornalismo di ieri 
 :: 431 - I “valori” di una volta 
 :: 429 - L’Isis, il diritto di difendersi, il ruolo della donna 
 :: 429 - INTERVENTI 
 :: 428 - Una suggestione dall’ultimo libro di Rampini 
 :: 422 - Pillole di comunicazione 
 :: 418 - MINIMA EROTICA 
 :: 418 - MINIMA EROTICA 
 :: 416 - Noterella 
 :: 415 - A un anno dalla sentenza Eternit a Casale Monferrato / 2 
 :: 414 - Sul rapporto tra cultura e televisione 
 :: 414 - A un anno dalla sentenza Eternit a Casale Monferrato / 1 
 :: 406 - Tra accuse razziste e difese ideologiche 
 :: 402 - La sessualità dei disabili 
 :: 398 - Abbasso il nonnismo, viva la nonnità 
 :: 397 - Le risposte di quaranta amici 
 :: 394 - Pillole di comunicazione / 13 
 :: 391 - Per un ripensamento dell’idea di cittadinanza 
 :: 390 - Pillole di comunicazione / 11 
 :: 388 - Gli economisti non bastano 
 :: 387 - VIETATO AI MINORI 
 :: 386 - LA CRISI DEGLI ASINI 
 :: 386 - Pillole di comunicazione / 10  
 :: 384 - 11 settembre 2001-2011 
 :: 383 - Intervista a una giovane giornalista tunisina 
 :: 377 - Alcune modeste osservazioni 
 :: 374 - QUANDO L’INSUCCESSO NON FA SPETTACOLO 
 :: 375 - Cultura religiosa e scuola 
 :: 376 - Appunti di un viaggio in Tunisia 
 :: 371 - Per una società senza più svantaggiati 
 :: 371 - SI PUÒ AMARE CHI NON È «SIMPATICO»? 
 :: 369 - CRITICA ALLA SOCIETÀ DEI CONSUMI 
 :: 368 - FAO 
 :: 366 - COME ERAVAMO, COME SIAMO 
 :: 365 - EMOZIONI E PROGRAMMI IN POLITICA 
 :: 364 - XENOFOBI SU FACEBOOK, E NON SOLO 
 :: 363 - LIBERTÀ & SOCIALITÀ 
 :: 360 - Criminalità a Torino negli anni ’60-70 
 :: 360 - IL «MERCATO» INGOZZATO DELL’AUTO 
 :: 349 - IL RIFIUTO E IL SOGNO 
 :: 357 - IL CASO ELUANA 
 :: 338 - APPUNTI DI VIAGGIO 
 :: 353 - IO PREMETTO CHE SONO RAZZISTA, GLI ALTRI... 
 :: 352 - LETTURA, QUESTA SCONOSCIUTA 
 :: 350 - Fiera del libro 2008 
 :: 349 - EMERGENZA RIFIUTI DA NAPOLI AL MONDO 
 :: 347 - SESSO UMANO 
 :: 344 - LO SPOT DELLA NUOVA FIAT 
 :: 341 - SEDICENNE SUICIDA 
 :: 341 - HITLERKINDER 
 :: 337 - SOPRUSI SUI PIÙ DEBOLI 
 :: 337 - IL CONSUMO NON È UN MALE 

copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml