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 360 - VANGELO E STORIA

 

È VERO PERCHÉ L’HANNO DETTO I DISCEPOLI

 

Il volume raccoglie i testi di quanto è stato discusso in due degli annuali incontri di Sant’Erasmo (VE), in cui il dibattito risulta altrettanto, se non più interessante delle relazioni dei due autori: in quello del 2003 il relatore era il compianto Giuseppe Barbaglio (prima parte del libro).

Sono ben delineate le tre fasi della ricerca storica su Gesù, ripercorrendo tutta la linea da Reimarus ad Albert Schweitzer (alla sua monumentale Storia della ricerca sulla vita di Gesù), da Bultmann ai discepoli, con la secessione guidata da E. Käsemann: mentre infatti il maestro Bultmann sosteneva l’impossibilità della ricerca storica su Gesù (si può affermare solo il dass, il «che», il fatto della sua esistenza storica, la quale però risulta così evanescente e inafferrabile da non poterne enucleare e ricavare alcunché), i discepoli, guidati dall’enfant terrible Käsemann, sostennero invece che essa è possibile, se si procede attraverso le testimonianze con un criterio minimalista di selezione, quello dell’originalità. Se noi troviamo qualche detto o fatto attestato a proposito di Gesù che non è presente o addirittura si oppone alle credenze giudaiche del tempo e alle successive credenze cristiane, che risulta quindi essere «originale» perché non può essere frutto né di un ambiente né dell’altro, ebbene l’elemento può essere attribuito a Gesù.

 

Palline colorate

In questa direzione si arriva sino alle quattro palline colorate con cui si… votava nella scuola nord-americana: la pallina rossa significava che si riconosceva il detto di Gesù come storico; se invece si optava per una verosimiglianza di sfondo si votava con la pallina rosa. Qualora invece si ritenesse che Gesù non aveva detto quella cosa ma che le idee espresse fossero vicine alle sue, si usava la pallina grigia, per riservare la nera al caso in cui si fosse convinti che il detto appartenesse alla successiva tradizione protocristiana. Da storici ad es., sulla base del suddetto criterio di originalità, non si può affermare praticamente nulla circa la coscienza filiale, messianica ecc., di Gesù (perché rientrano fra le successive credenze cristiane), come non se ne può scrivere una biografia.

Venendo più direttamente alla prospettiva di Barbaglio, si possono considerare come storicamente fondati grosso modo cinque elementi: la morte in croce (quello storicamente più forte), e poi il maestro di morale e saggezza, il Gesù taumaturgo, il Gesù evangelista del regno, e predicatore itinerante. La priorità fra questi ultimi sta comunque nell’annuncio del regno che va nella direzione profetico-apocalittica (più proiettata sul futuro, attesa, speranza), che ingloba al suo interno il maestro di sapienza.

Si demolisce giustamente l’immagine di un Dio travestito da uomo, che si comporta come un superman, che può tutto, capisce tutto, sa tutto. Si discute la prospettiva di Schweitzer, che caratterizzava Gesù come apocalittico tutto proteso verso l’abbattimento di Satana e l’imminente venuta del regno di Dio. Infatti quando invia i discepoli pensava che non sarebbero ritornati prima della fine del mondo: «Non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo» (Mt 10, 23). Questo è un esempio del cosiddetto «criterio d’imbarazzo»: un Gesù che sembra essersi sbagliato, il che depone a favore della sua storicità, perché non può essere frutto della primitiva comunità cristiana l’attribuzione a Gesù di un errore così disdicevole; il medesimo «imbarazzo» lo proviamo per Mc 9,1, Mt 16,28 e 24,34. Sono i passi con lo stesso abbaglio del precedente, in cui si afferma che non tutti moriranno o non passerà questa generazione prima che avvengano queste cose: sia che si tratti della fine del mondo, o dell’avvento del Regno, o del ritorno del Figlio dell’uomo, non cambia per nulla il pesante «imbarazzo» che essi suscitano.

Ma, oltre a questi criteri classici di storicità/attendibilità, se ne aggiunge un ultimo, quello della plausibilità, che però, a mio parere, può risultare molto scivoloso. Nessun dubbio sul suo uso corretto da parte ad es. di Theissen e dello stesso Barbaglio, ma nelle mani della narratologia oggi di moda si può far passare per attendibile, plausibile e storico praticamente quasi tutto quel che si vuole (come fa a volte Ravasi).

Non bisogna mai dimenticare il dato fondamentale (purtroppo non ancora entrato nella coscienza non riflessa dei credenti) che i vangeli sono costituiti da sezioni, pericopi, raccontini, in cui si usa il metodo tipico della filosofia popolare greca, che trasmetteva i suoi contenuti tramite piccole narrazioni, “storielle” (a volte leggendarie, come i racconti dell’infanzia nei vangeli).

 

Mondo degli spiriti o cellulare con Gps

Interessante, amabile e grazioso si presenta l’intermezzo, chiamato in modo non classico e non troppo riverente Gossip, appunto sulle tre fasi della ricerca sul Gesù della storia, dal film È mezzanotte dottor Schweitzer?, sino all’attenzione di Bultmann per tutta la fase orale, pre-letteraria di trasmissione delle tradizioni sinottiche, e al suo fondamentale programma di demitizzazione: «Non si può usare la luce elettrica e gli apparecchi radio-televisivi, [l’informatica, la telefonia cellulare e il Gps], pretendere in caso di malattia medicine moderne e adeguati interventi clinici, e contemporaneamente credere al mondo degli spiriti e dei miracoli del Nuovo Testamento. E chi crede di poterlo fare per se stesso…, o addirittura di ritenerlo necessario (per tutti) per il sostegno della fede cristiana, rende con ciò incomprensibile e impossibile l’annuncio cristiano oggi» (p. 87).

L’incontro del 2008 è stato invece tenuto da Aldo Bodrato (seconda parte del libro). Se lo storico (Barbaglio) si è fermato di fronte alla resurrezione (alla testimonianza dei discepoli), a Bodrato tocca l’ingrato compito di proseguire, unendo la dimensione-competenza biblica a quella filosofico-teologica. Si parte subito con decisione dicendo a chiare lettere, nonostante la sua riproposizione massiccia da parte dell’attuale pontefice, che la dottrina dell’immortalità dell’anima ridimensiona, se non annulla del tutto il valore spirituale, etico e sociale dell’annuncio cristiano di fede nella resurrezione del Cristo e dell’attesa della resurrezione finale dei morti con tutto il suo inseparabile bagaglio di conseguenze apocalittiche (di compimento della divina rivelazione) per l’intero creato. Si affrontano quindi i problemi cruciali più vistosi: ad es. che la testimonianza credente neotestamentaria è stata sì corale nel confessare la resurrezione del Crocefisso, ma assolutamente contraddittoria e discorde nell’offrire basi per il suo radicamento storico e fattuale. L’autore evidenzia tutte le domande insensate al riguardo, per uscirne facendo leva sulla natura figurata di tali racconti, meglio sulla razionalità profetica della metafora poetica e artistica (cfr. l’excursus a p. 135 nell’ambito del dibattito). Abbiamo a che fare con la rielaborazione simbolica del linguaggio comune, ottenuta con lo spaesamento e la ricombinazione delle sue forme consuete e consumate, con l’invenzione di immagini nuove e impensate.

 

Storicità a monte o a valle?

Arriviamo così a quello che costituisce, a nostro parere, il perno centrale; ossia a smontare la concezione tradizionale secondo cui «è la solidità dell’evento che supporta il valore della testimonianza». Nella terminologia consueta sarebbe: gli apostoli hanno testimoniato la resurrezione perché essa è vera, avvenuta e comunicata in una esperienza che può oscillare tra il mistico e l’evento un po’ più corposo. Più seccamente: l’hanno detto i discepoli perché è vero. Il valore storico starebbe a monte. Bodrato invece inverte e capovolge la sequenza: la sola base e sola fonte di tutto è la fede testimoniale, che dai discepoli soli non nasce ma dalla loro intima frequentazione col Nazareno, dal loro rapporto pieno di fiducia in lui e in Dio. Solo questa fede supporta e dà certezza all’evento salvifico nuovo, operato da Dio in Gesù Cristo per tutti gli uomini. In termini più consueti, è vero perché l’hanno detto i discepoli. Il valore storico sta a valle, e va valutato, sulla base degli esiti maturati nelle vicende umane ed ecclesiali posteriori, anche dalla nostra sensibilità morale e dalla nostra intelligenza critica, perchè la storia futura, l'essere futuro del mondo dipende anche dalle nostre scelte.

In altre parole, la verità della fede sta nella prassi testimoniale della vita di fede medesima; l’escatologia è (anche) una creazione della fede e dell’ortoprassi. I Vangeli hanno lasciato le loro testimonianze soggettive sulla resurrezione che hanno avuto i loro esiti storici positivi e negativi. Sta a noi valutare criticamente chi seguire e come reinterpretare il messaggio ricevuto. Questa è l'intelligenza e l'uso critico, anche scientifico della ragione nell'ambito delle conoscenze storiche e dell'agire morale.

Si perviene così, nella fase finale, a far decidere al lettore se l’esperienza d’incontro col risorto (nella fattispecie quella di Paolo) sia da inquadrare come un evento storico 1) esteriore o 2) interiore, se cioè (1) Gesù sia apparso a qualche donna e a qualche discepolo in una forma storica, anche se non precisabile, oppure se (2) Gesù sia apparso come risorto in un’esperienza interiore (perché fanno parte della storia anche i pensieri, gli affetti, i sogni, le estasi mistiche ecc.). Trattasi di un’esperienza che ha prodotto non solo degli straordinari racconti simbolici di apparizione, delle metafore teologiche di indicibile potenza, ma anche comportamenti, parole e atti destinati a cambiare la realtà del mondo. Si precisa che nessuna delle due è frutto d’inganno e illusione gratuita; qui relativamente alla resurrezione. Ma, aggiungo io, in altri casi entrambe, quindi non solo quella interiore ma pure quella esteriore solo apparentemente più oggettiva (date le nostre attuali conoscenze di neurofisiologia, degli stati mentali e della psicologia della visione), possono risultare una fantasiosa illusione (come nel caso delle apparizioni di Lourdes e Fatima).

Mauro Pedrazzoli

 

G. Barbaglio – A. Bodrato, Quale storia a partire da Gesù?, Servitium 2008 (Quaderni di Sant’Erasmo 4).

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