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 371 - Lettere

 

il cardinal cioè

 

Nelle mie ombrose meditazioni sullo status ecclesiae mi sono sorpreso a provare un piccolo, interiore, fragile ma sincero sentimento di simpatia per Bagnasco e i suoi loschi compari. Visto che il primo a stupirsi del mio sentimento sono stato io, mi spiego e, spiegandomi, vi spiego. Il “secondo me” è d'ora in avanti sempre sottinteso (non tollererei di rileggere affermazioni così affermative da parte mia).

1) La chiesa cattolica in quanto istituzione (da non confondere – come in modo ugualmente ingenuo fanno i lontani e l’istituzione stessa – con la comunità dei cristiani) si è formata sull’esperienza, sulle funzioni e sulla struttura gerarchica e amministrativa dell'impero romano. Genialmente, è riuscita ad assumere l'eredità di una capacità di governo centralistica e capillare che ha dato prova di sé nei lunghi secoli di conquista del mondo circostante e, poi, di dominio incontrastato. Qui intendo “capacità di governo” nel senso dell'efficacia, non della bontà, anche se non sempre e non necessariamente le due cose confliggono tra loro. Grazie a una poderosa impalcatura ideologica che, in buona fede e falsa coscienza, strumentalizza anche il Vangelo, la chiesa cattolica ha saputo digerire, assimilare, metabolizzare, tenere in vita alcuni elementi essenziali dell’antico impero. Essa ha magistralmente saputo tradurre questo potere (politico, economico, militare) in forme sempre più “spirituali”. Ora che la chiesa non ha più il potere temporale di un tempo (il suo potere militare è nullo; quello politico è ancora fortissimo, ma indiretto; quello economico è ancora considerevole, ma ormai sovrastato da ben altre forze) è costretta a cercare di ottenere indirettamente ciò che prima controllava più o meno direttamente. Il governo del mondo ora deve essere lusingato, sedotto, guidato attraverso la mediazione del controllo delle coscienze di governanti e governati. Per ovvi motivi di pelo sullo stomaco (più folto nel caso della classe dirigente), la chiesa è spesso costretta alla frustrazione della doppia mediazione: condizionamento dei governanti attraverso il condizionamento dei governati. In cambio, la chiesa cattolica offre: all’attivo, un colossale pacchetto di voti e, al passivo, la comprensione paziente dei governati per gli eccessi dei governanti. Cioè la garanzia della conservazione dell’esistente. L’intero scambio prevede un’ulteriore restituzione in termini di strumenti atti a mantenere e consolidare il potere di condizionamento dei governati. In termini evoluzionistici o, meglio, etologici, la cosa non è poi così male, trattandosi di una ritualizzazione dello scontro senza spargimento di sangue. Per compiere questa evoluzione “spirituale”, la chiesa cattolica ha avuto a disposizione parecchi secoli. In questo lungo periodo ha avuto tutto il tempo di adattarsi in modo forzato, certo, ma in fondo fisiologico, alla lotta di sempre con le nuove armi “spirituali”. La chiesa cattolica ha dovuto imparare a contrastare il potere temporale, rinunciando al proprio, modificando la propria natura, distillando un’abilità sopraffina e, infine, sviluppando il più poderoso ed efficiente sistema di potere spirituale che mai si sia prodotto nella storia. (Qui ho smesso di usare le virgolette per la parola spirituale, perché l'accostamento alla parola potere è più che sufficiente per annullare il significato di spirituale, che non può non essere una forma di liberazione del e dal potere). Oggi, pur ridimensionata, la chiesa cattolica continua a gestire un patrimonio di potere considerevole, abilmente e pazientemente accumulato nel corso dei secoli. Il patrimonio è garantito dalla micidiale alchimia di falsa coscienza e buona fede che, ininterrotta, emana in tutta la sua sovrabbondanza dalla sedia di Pietro e si diffonde generosamente verso ogni dove, permeando ipostasi ecclesiastiche, istituzioni laiche e singoli individui.

2) Se questo è vero, non ci si deve stupire ogni volta di ciò che fa la chiesa cattolica in quanto istituzione. Essa garantisce e difende il patrimonio, anzi, cerca legittimamente di farlo fruttare, guadagnando altre azioni nel mercato unico del potere.

Il Vangelo e la fede cristiana, qui, semplicemente non centrano nulla. Lo confermano, indirettamente, tutte quelle forze in senso lato di sinistra che, nonostante una vicinanza ideale con i valori del Vangelo, quando si tratta di cont(r)attare (con) il mondo cattolico, non vanno a cercare i cristiani ispirati al Vangelo, ma i cardinali che tengono le leve del potere. Tornando al tema del giorno: lo conferma soprattutto il fatto che, nelle sue esternazioni, il Cardinal Bagnasco non rimanda mai al Vangelo, ma parla in prima persona a nome della chiesa cattolica e dei suoi valori non negoziabili. Giovanni il Battista che col dito indica non sé ma Gesù è ormai relegato su tele appese ai muri. L’incatenamento identificativo ascendente inconscio è ormai dato dai più per scontato: Bagnasco-cioè-la-CEI-cioè-la-chiesa-italiana-cioè-la-Chiesa-cioè-gli-apostoli-cioè-Gesù-cioè-Cristo-cioè-Dio. Probabilmente ci crede anche l’inconscio di Bagnasco; quanto a lui no, non posso crederci: mi auguro non vada oltre gli apostoli. Forse ho saltato qualche passaggio della catena, ma il percorso è chiaro. Ovviamente si può partire anche da altri individui – non molti in verità – e il punto di fuga è lo stesso.

Dunque, molto concretamente, hic et nunc: alla vigilia delle elezioni amministrative in Italia, Sua-Eminenza-Reverendissima-Il-Cardinal-Angelo-Bagnasco-Cioè può influire su una scelta tra centro destra e centro sinistra. Chi dei due rappresenta un pericolo per le posizioni di potere consolidate e chi, invece, un utile e oculato investimento? Il centro sinistra è composto per lo più di liberali, radicali, sinistri di tutti i tipi, laici, intellettuali, cristiani progressisti e credenti adulti. Fortunatamente non manca una porzione di devoti sbandati e qualche banda di corrotti e faccendieri, ma sono decisamente in minoranza. Non si profila nulla di buono: meglio il centro destra, certo più affidabile. In fondo, considera tra sé il Cardinale, non è una novità: la chiesa cattolica è da sempre correttamente orientata a dritta, ma occorre far fruttare il patrimonio, dunque offrire ancora una volta l’appoggio come fosse la prima, forse l’ultima, e soprattutto non darlo per scontato. E poi il gregge è tanto ottuso… repetita iuvant!

Forse sentendosi più Cioè che Bagnasco, si lascia prendere la mano e tiene troppo esplicitamente la dritta, tanto da rendersi conto – o gli fanno capire – che ha un po' esagerato. La sua istituzione, infatti, ama manifestarsi al mondo profano come la quintessenza spirituale di un distillato di autorevolezza morale, dunque per definizione super partes. Occorre salvare le apparenze, è essenziale. Non si possono evocare valori non negoziabili contro una parte (che nemmeno volendo potrebbe influire su quei valori) e tacere sul fatto che l’altra parte calpesta valori che, certo, sono negoziabilissimi, ma almeno a parole e di fronte all’opinione pubblica vanno difesi. Ed ecco una sapiente precisazione, tanto il messaggio che doveva passare (ai governati) è passato. Quanto ai governanti, è comunque un buon modo di ricordare loro che i valori negoziabili sarebbero di per sé non negoziabili: abile manovra per alzare il prezzo della negoziazione.

 

3) Ebbene, nonostante tutto, quasi mi commuove che un uomo tanto potente si trovi un po’ in difficoltà e che il rappresentante di un’istituzione che non ammette mai di sbagliare accenni a tornare sui suoi passi. Non conta l’entità del passo, perché, in fondo, si tratta di dare, per una volta, un colpo anche al cerchio, per poter continuare a battere indefessi sulla botte. Conta il motivo. Il Cardinal Cioè non si è certo pentito, ma forse si è reso conto di essersi allontanato troppo spudoratamente da ciò che, in ultima analisi, legittima il suo potere, ovvero il Vangelo. Almeno le apparenze vanno salvate, pur strumentali e così slavate. Vuol dire, quindi, che loro malgrado un ultimo debole riflesso del Vangelo prolunga i suoi effetti persino lassù. Astuzia delle ragioni del Vangelo? Comunque, non è poco. Credo.

Tommaso Moneta

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