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 374 - In morte di Raimon Panikkar (Barcellona 1918 – Tavertet 2010)

 

SPIRITUALITÀ DELLA COMUNIONE COSMICA

In occasione della morte di Panikkar avvenuta il 26 agosto pubblichiamo ampi stralci dalla relazione che Enrico Peyretti ha svolto il 24 marzo 2010 nel seminario del Centro Studi Sereno Regis, a Torino, dedicato alla Spiritualità della nonviolenza.

Analisi delle civiltà

Constatiamo tre orientamenti e tre fallimenti delle civiltà.

Tre orientamenti: 1. monismo (impero); 2. dualismo (separazione); 3. non-dualismo (armonia delle differenze). Logos e spirito sono in rapporto non-dualistico.

Tre fallimenti delle civiltà: 1. storico-politico: tutte le civiltà sono responsabili di violenze; eppure, in tutte, troviamo anche presenze alternative, l’ecumenismo del dialogo: Ashoka, Raimon Lullo, Nicolò Cusano, Pico delle Mirandola, Luis Vives; 2. filosofico-dialettico: ci sono fonti di convinzioni umane, fedi, speranze, amori, che sfidano e superano il potere della ragione, la quale è fallita nella sua pratica egemonica; 3. religioso-culturale: come gli imperi, le grandi religioni aspirano al monolitismo; hanno pretese di universalismo = totalitarismo (cioè, avere tutto, essere tutto; il termine totalitarismo è più correntemente riferito al significato politico, ma vale anche per le religioni e culture, perché è più preciso dei più correnti termini fondamentalismo, integralismo).

 

Scelta teorica

La scelta di Panikkar è il pluralismo, ovvero il non-dualismo; cioè i distinti sono inseparabili; ogni elemento inabita nell’altro, senza fondersi né confondersi.

La pace è pluralismo: tesi centrale del libro La torre di Babele. Pace e pluralismo. Si tratta di pluralismo sia religioso, sia etico (superamento di ogni monismo).

1) Pluralismo religioso: si tratta di passare dall’io al tu. La buona domanda è “chi sei tu?”, non è l’oggettivazione “chi è l’uomo?”, né la soggettivazione “chi sono io?” (in ciò Panikkar incontra la filosofia dell’alterità; Buber, Levinas, Capitini…). L’uomo non è mai oggetto, è sempre soggetto, ma nella relazione io-tu. L’incontro di culture e religioni, necessario alla sopravvivenza pacifica, avviene solo con una nuova antropologia religiosa interculturale. La re-ligione è essenzialmente re-lazione.

2) Pluralismo etico: il simbolo base è “io-tu-esso”, che supera i vari riduzionismi. Il logos non si riduce a ragione; l’uomo non si riduce a logos; l’Essere non si riduce all’uomo. La ragione (facoltà umana) non è la totalità del logos (inteso come ragione del mondo); questo logos è verbum entis, rivelazione, simbolo dell’Essere. La ragione non è il logos, così come l’individuo non è la totalità dell’uomo. La ragione umana non è la totalità dell’uomo: c’è anche mito, corpo, sentimenti, mondo; così come l’uomo non è la totalità dell’umanità. L’umanità non è la totalità della realtà: «l’uomo è cuore e mente dell’intera realtà, è il terzo tra Cielo e Terra» (Chung Yung confuciano); è inseparabile ma distinto dal divino e dal materiale (anthropos-theos-kosmos).

Pluralismo non è solo l’apertura mentale da questo mio punto di vista, non è solo tolleranza per ogni stranezza, non è puramente pratico: infatti, la vera natura della realtà è pluralistica. In tutti i miti diffusi c’è questa dimensione triadica: divino, umano, cosmico si compenetrano.

Da ciò, al di là degli integralismi e degli assolutismi (totalitarismi riduttivi), viene il “dialogo dialogale”: cioè, non solo il confronto, ma la vicendevole apertura all’altro, la ricerca di elementi comuni. Il dialogo dialogale non assume istanze non negoziabili. Il dialogo intra-religioso (interno ad una religione) è suscitato dal dialogo inter-religioso, tra le religioni, che modifica ogni religione mediante la “fecondazione reciproca”. Questo dialogo è fattore di nonviolenza, di trasformazione del conflitto. Non è esortazione morale, ma discende dalla comprensione pluralistica-triadica della realtà.

 

Politica

Si tratta, nella politica, di fare spazio alla dimensione metapolitica. C’è un legame inscindibile fra politica e senso profondo della vita; fra l’attività politica dell’uomo e il suo destino finale (comunque lo si pensi). Nella dimensione metapolitica appare un’alternativa all’attuale situazione planetaria, segnata da tre sconvolgimenti: 1. crisi ecologica; 2. monetizzazione dell’economia; 3. impero tecnocratico.

A questi sconvolgimenti si oppongono tre principi positivi: 1. rivelazione ecosofica (sapienza e spiritualità della terra); 2. de-monetizzazione dell’economia; 3. emancipazione dalla tecnologia. Vediamo questi tre percorsi metapolitici, che aprono alternative nel mondo attuale.

1. Rivelazione ecosofica: l’uomo non soltanto dimora sulla terra, ma è terra, è polis. Terra e polis siamo noi. Questa è una nuova saggezza, ecosofia: la terra è sapiente e l’uomo è portatore di tale sapienza, che è un dono e non un artificio.

Dunque, si tratta di costruire un nuovo modello progettuale di coesistenza nella interdipendenza nel tutto cosmoteandrico (mondo-dio-uomo). L’uomo è mediatore tra cielo e terra, mette in luce l’equilibrio fra le tre dimensioni: questa è la suprema armonia della vita.

2. Rifiuto dell’ideologia paneconomica, che ha investito la cultura, la politica, l’etica. Riconoscere i guasti che ha provocato la logica del denaro che tutto può.

Questa non è utopia: non propone la soppressione del denaro o del mercato, ma la tutela dei valori umani dal predominio del denaro. Azioni e valori gratuiti ci sono, vanno riconosciuti e affermati. “Eco-nomia” vuol dire “regola per abitare”, “legge della casa”; non vuol dire astuzia dello sfruttamento dell’umanità e del mondo per il gigantismo imperiale del denaro e il dominio dei ricchi (pluto-crazia).

3. Liberarsi dalla pervasività della tecnologia, e ciò senza ascetismo negativo regressivo o antiscientifico. Significa costruire strutture in cui possa esprimersi la pienezza dell’umano.

Questi tre principi non sono tutto. Esistono diverse vie, utopie, percorsi spirituali, sempre provvisori, da rimettere in gioco: «Solo lo spirito può oltrepassare una situazione di fatto: esso è l’organo della trascendenza» (Il “daimon” della politica: agonia e speranza, p. 87).

 

Alternative?

Però, Panikkar non vede oggi alternative al sistema attuale, né al suo interno, né all’esterno: all’interno non c’è un punto su cui far leva per un rovesciamento totale di valori; all’esterno, neppure, perché il sistema occidentale ha pervaso molte culture. Quindi, bisogna trovare forme di convivenza con questo sistema, perché: a) esso esiste; b) non tutto di esso è negativo; c) il sistema non è qualcosa di oggettivo, ma siamo noi, le nostre scelte e stili di vita.

L’alternativa non è un sistema-anti-sistema, ma, poiché “essere è essere insieme”, è necessaria una «fecondazione reciproca delle culture» (Il “daimon”cit., pp. 92 e 93). L’alternativa è il complemento, la polarità relazionale, la sfida di ogni cultura a trasfigurarsi. La fecondazione reciproca suppone ascolto e dialogo profondo con le culture non-dominanti, a lungo silenziate. Quindi, una nuova convivialità internazionale, confederazione di popoli non appiattita sotto un unico modello.

Il metapolitico deve dedicarsi a edificare quest’opera alternativa, che Panikkar chiama “secolarità sacra”, ovvero fusione indissolubile del piano religioso e di quello politico. Anche Gandhi e Capitini hanno messo in relazione il religioso e il politico. Essi conoscono e pensano il religioso più come ispirazione, interiorità, e meno come istituzione. La storia europea del cristianesimo costantiniano regal-papale (alleanza trono e altare, anche nei paesi della riforma protestante) ci rende fondatamente sospettosi riguardo all’avvicinamento di religione e politica, ci dà molto motivo di temere la consacrazione del potere politico e la politicizzazione dello spirito religioso.

Ma Panikkar è euro-extra-europeo. Ha il privilegio del punto di osservazione esterno al sistema a cui partecipa. Egli vuol dire che il saeculum, la secolarità, le strutture spazio-temporali, partecipano realmente alla vita del mondo, e questa vita è sacra, ha il valore del divino, è cosmo-te-andrica. La salvezza dell’uomo passa anche attraverso la dimensione pubblica, politica; la religione deve interessarsi del politico; il politico umano, immanente, è anche esperienza del trascendente: protesta, ribellione, utopia, trasformazione, dedizione fino alla morte per difendere i diritti degli oppressi, queste sono presenze del trascendente nella politica. «Vita mistica non significa fuga dal mondo, ma una integrazione nel creato anche a prezzo di trasformarlo» (Il “daimon” cit., p. 126).

 

Proposte di ecosofia

Ecosofia: la nuova saggezza. Per una spiritualità della terra (1993). Questo piccolo libro è una sintesi essenziale del pensiero di Panikkar. Egli non condivide la ricerca di Hans Küng di una «etica planetaria» (Weltethos), base comune a tutte le culture, perché teme l’unificazione (reductio ad unum) del plurale. Riconosce etiche differenti, sulla base di una spiritualità non disincarnata, viva, profonda, ricca di molteplici sfumature. Le diverse culture e progetti morali «si fecondano a vicenda». Nessuna ha tutto. Tutte danno qualcosa alle altre.

Ecco in sintesi le proposte di Panikkar per una nuova progettualità etica, sociale, politica planetaria (Ecosofia, pp. 141-55): 1. demonetizzare la cultura, contro la quantificazione degli orizzonti umani, per la loro qualificazione; 2. demolire la torre di Babele: ogni cultura abbia fiducia in se stessa, non si omologhi ai modelli dominanti; 3. superare l’ideologia degli stati nazionali, favorire le autonomie minori e i rapporti multilaterali tra loro [Panikkar è semi-catalano; cfr l’autonomia dei 700.000 villaggi indiani per Gandhi e per Vinoba] ; 4. ricondurre la scienza nei suoi limiti, perché non esaurisce la conoscenza del mondo; 5. sostituire la tecno-crazia coi valori creativi dell’arte, dell’amore e della bellezza, massimi valori in molte culture; 6. superare la demo-crazia con una nuova Kosmologia (kosmos = mondo, ordine, ornamento); 7. recuperare l’animismo: la vita in comunione con la natura e con ogni frammento vivente; 8. fare pace con la terra, rinunciando a dominarla, sfruttarla, come oggetto di conquista; 9. ricuperare la dimensione divina: «libertà e infinità che permea tanto la materia che lo spirito, tanto i sensi che l’intelletto». Dimensione mistica, “mystika”, cioè interiore, diretta, non dipendente da intermediari. Questo è «lo “spazio” in cui noi ci muoviamo, percepiamo e pensiamo, nel quale viviamo e siamo». Panikkar opera a smontare la radice di ogni violenza, che è la violenza culturale.

Enrico Peyretti

 

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