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Il bene della pace. La via della nonviolenza

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 336 - novembre
«Prodi ci delude! Non è di sinistra! Non c’è differenza da Berlusconi!». Il governo Prodi è criticato e insidiato oltre che dalla destra anche dalla parte sinistra della sua coalizione. Quelli di destra mirano a un centro che si sbarazzi delle ali estreme del paese, e garantisca la parte garantita della società. Quelli di sinistra sono insoddisfatti sulla pace e la guerra, e sulla giustizia sociale. Gino Strada ha scritto: «Non chiamatemi più pacifista. Si tratta di creare un movimento di coscienza per buttare la guerra fuori dalla storia. Ormai si dà per scontato che dove c'è un problema si mandano i militari. Mi preoccupa che questa tendenza sia stata assunta da organizzazioni che fanno parte del movimento per la pace. Organizzazioni che, quando erano gli avversari politici a fare le guerre, avevano una posizione, mentre se sono gli amici politici a fare le guerre, come oggi, hanno una posizione diversa». Altri dichiarano il pacifismo «morto e sepolto», e qualificano come «mistificatori supremi», «cupola politico-televisiva», posizioni (come la Tavola della Pace) che distinguono l’intervento in Libano da quelli in Iraq e Afghanistan. Alex Zanotelli è stato contestato da «anarchici nonviolenti» per avere partecipato a un convegno di Mani Tese, a Riva del Garda, insieme a esponenti del governo. Sono battute polemiche poco produttive entro il dibattito faticoso interno al movimento per la pace nonviolenta.

C’è chi scrive: «Siamo tutti inebetiti e sconcertati dalle scelte della "nostra" parte politica che predica bene (prima delle elezioni) e razzola male (dopo le elezioni). La società civile si aspetta "altro" dalla cosiddetta "sinistra", si aspetta scelte coraggiose che restituiscano fiducia e speranza a chi – forse ingenuamente? – crede che esista una sinistra protesa verso gli ultimi, che ponga al centro della propria azione il bene comune, che sia lontana dalle logiche del profitto a tutti i costi, che rispetti realmente la dignità delle persone. La speranza che le cose possano cambiare realmente si affievolisce sempre di più. Non smettiamo di indignarci». Non smettere di indignarsi è giusto. Ma qui succede che molti credono che al governo ci sia la sinistra. Invece c'è il centro-sinistra, che non è la sinistra, ma è un rimedio da tenerci caro, altrimenti torna la destra: chi si ricorda le leggi vergogna? quelle personali? l'assalto alla Costituzione? il ripudio dei tribunali? l'amore per Bush e Putin? il conflitto di interessi, cioè accumulo di poteri? i conti di Tremonti? chi si ricorda di Genova 2001? Se c'è il centro-sinistra, e non la sinistra da sola, è perché l'Italia è fatta così, e non è un'altra, e ha prevalso d'un pelo – meno male! – sull'Italia di Berlusconi. Pensare, volere e dire il meglio e il più giusto è sempre necessario, per volere migliorare il futuro. Ma, nelle decisioni, si deve stare ai numeri della regola democratica: non è la perfezione, ma evita il peggio. Nel decidere e agire, la volontà e i programmi alti e chiari della migliore sinistra (se e quando ha le idee chiare), devono, oggi, mescolarsi e mediare con quelli del centro. E i risultati sono migliori di quelli cui arriverebbe un centro da solo, senza la sinistra.

La vita non è un sogno né un volo, ma un cammino passo passo, rasoterra, sotto la legge ineludibile del necessario e del possibile. In politica, come in famiglia, si deve volere anche qualcosa che non si vuole, perché si deve lavorare insieme, e da soli non si fa niente, se non parole. Se la sinistra abbandona il centro, non governa di sicuro, non fa una politica più giusta: fa semplicemente un regalo alle destre. Chi vuole questo? Eppure c'è anche chi dice: «Si stava meglio con Berlusconi al governo, almeno si poteva lottare». Sono gli irresponsabili della politica, evasori politici, che ignorano i fatti reali per pascersi di illusioni. Tradiscono anche la sinistra, non la fanno progredire, ma emarginare. Si deve tener chiara l'idea e immetterla quanto è possibile nei fatti, ma non si deve rompere l'unica coalizione possibile. Ci auguriamo che a nessuno del centro(-sinistra) venga in mente di cercare accordi e larghe intese col centro(-destra) e che a nessuno della (centro-)sinistra venga in mente di buttare a mare un governo reale non soddisfacente per un qualche ideale più soddisfacente. Allo stato attuale preferiamo non sentire nulla di sinistra da D'Alema che tanto di destra da Fini!

Prodi ha ragione, almeno questa volta. Il termine «impazzito» attribuito all'Italia non è lontano dal vero: ognuno pensa solo a se stesso; categorie e corporazioni sono un feroce egoismo rafforzato; sulla finanziaria guerra di tutti contro tutti, e ricatti persino individuali, ponendo il proprio criterio, anche giusto, sopra tutti gli altri, come unico. Barbara Spinelli ha scritto sulla «Stampa», in termini colti e semplici, la verità contenuta nello sfogo di Prodi: manca la coscienza del bene comune, la previsione, la ricerca di costruire insieme, cioè manca la politica, la socialità. L'allarme ecologico, che incombe sulla vita di tutti e specialmente dei nostri nipoti, sembra mania di alcuni fissati. La chiesa non aiuta, perché agisce come una forza sociale tra le altre, per ciò che preme a lei, non fa appello e non dà l'esempio di sperare e agire per la salvezza, oltre la storia ma già nella storia. La vita è vivere con e per gli altri: chi ricorda oggi luminosamente questo respiro indispensabile? Sotto qeusto profilo anche la sinistra (partiti e sindacati) è inquinata dal liberismo etico quasi quanto la destra, anche se i due poli ideali sussistono. Senza società solidale, di soci e non di rivali, ognuno muore, anche il ricco. Diciamo la verità, e cerchiamo anche di farla. Se siamo in tempo.


indice

 

Chiesa torinese. L’arcivescovo Michele Pellegrino, tra oblio e rimozione (Alessandro Parola) in religione

Oltre la finanziaria. Questione ricchezza (Enrico Peyretti)

Gli elettori di Prodi (non) sono di sinistra. Gl’intellettuali invece...  (Dario Oitana) in politica

La potenza è stupida. Sulla sconfitta di Bush (e. p.)

Dopo Verona (Madeleine Delbrel)

Tasse (Bruno Forte)

Maschismo. I maschi muoiono di stupidità paleolitica (d. o.)

Impressioni di un settentrionale. Breve viaggio nel Sud (Enrico Peyretti)

Se il Giappone dimentica Hiroshima (e. p.)

Un cristianesimo sinottico. «Perché mi chiami buono?» (Ernesto Ferretti)

Tra teologia, filosofia e letteratura. Premesse a ogni discorso su Dio  (Aldo Bodrato) in teologia

Il desiderio (Walter Benjamin)

Ripensare la politica. Hannah Arendt a cento anni dalla nascita (Massimiliano Fortuna)

Antidoto alla barbarie. Recensione al libro L’Antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo di Giuliano Pontara (e. p.)

Bush ha complottato? Recensione al libro 11 settembre, Bush ha mentito. Il documentato atto d’accusa del guardiano delle Twin Towers, di Phil J. Berg e William Rodriguez (e. p.)

Alla nuova mamma. Poesie (Luca Sassetti)

In ricordo di Luigi Pitet (Carlo Carlevaris)

A volte ritornano. La messa in latino (e. p.)

Disinnescare. Una proposta per Israele

Il saggio legge con la matita in mano (Elena Loewenthal)


 
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