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società
390 - Pillole di comunicazione / 11 |
Le «mie» notizie
Negli ultimi anni ci siamo abituati al reperimento delle informazioni via internet. Ci sono coloro che sono abituati a sfogliare le versioni digitali delle proprie testate preferite, connettendosi anche più volte al giorno. |
Ci sono persone che hanno un elenco approfondito di siti di informazione non convenzionale, per integrare le solite notizie con un punto di vista alternativo. Ci sono telespettatori che verificano le informazioni sentite in tv sulla rete e naviganti che fanno la stessa cosa guardando il tg. Ci sono quelli che sottoscrivono i Feed RSS (si tratta di quel quadratino arancione con due linee curve e un puntino bianchi, con i quali si può ricevere l’aggiornamento delle notizie sul proprio browser senza dover aprire i siti), seguendo in tempo reale gli argomenti più affini ai propri interessi. C'è anche quello che si abbona alla versione digitale del cartaceo.
Comportamenti diversi, che enfatizzano la propensione selettiva che spinge l'uomo a scegliere la fonte informativa più vicina alle proprie convinzioni ideologiche e più adeguata alle proprie abitudini. Tutto questo, però, non aveva allontanato dalla condivisione delle notizie principali, frutto di un sapiente cocktail di obiettivi ideologici ed economici dell'editore, necessità del potere politico, interesse dei destinatari. L'agenda informativa era dettata e diffusa. «Era», perché qualcosa di nuovo sta arrivando, come sempre a causa di un'innovazione tecnica che non si limiterà ad avere ripercussioni pratiche ma ancor più culturali.
L'ultimo anno è stato caratterizzato dall'esplosione di Twitter, un social network che il sistema informativo ha cercato di mettere in competizione con il più noto Facebook, come se vi fosse una reale attinenza. Non sono convinta che si tratti di ignoranza, quanto piuttosto dell'intenzione di non far cogliere la peculiarità del nuovo mezzo: la possibilità di «seguire i propri interessi» (come dichiara lo stesso claim, motto, del sito) segnalando le parole chiave, gli argomenti, i personaggi che si vogliono seguire. Ci si ritaglia un'informazione su misura, con la possibilità di seguire le fonti classiche o di adottare nuovi guru informativi. Si è molto parlato della possibilità che ogni utente divenga egli stesso una fonte informativa, ma appare più plausibile che divenga una fonte di secondo livello, in grado di diffondere informazioni altrui grazie all'affidabilità della sua reputazione online. Viceversa, un creatore di notizie apre alla possibilità di esibizione di mistificatori o di narcisisti in cerca di uditorio, portando a dire che è soprattutto in quest'epoca di informazione multicanale che il lavoro giornalistico di verifica, di indagine, di autorevolezza, si rende necessario.
Ma non è solo Twitter a destabilizzare il sistema, lo è l'intera modalità di approccio al web generata dai social network, quello che in altri articoli abbiamo chiamato web 2.0. L'abitudine a scegliere le notizie da vedere e le persone da «seguire» è stata la fonte ispirativa di rendere le versioni online dei quotidiani degli ambienti social, nelle quali poter personalizzare la propria prima pagina indicando gli argomenti da aggiornare, conservare gli articoli dei giorni prima, conoscere le attività online dei propri contatti. Ci si allontana significativamente da una versione digitale del quotidiano cartaceo, che del resto era in atto da tempo, come avranno avuto modo di notare i lettori di entrambe le versioni, per avvicinarsi all'utopia che Negroponte aveva tracciato in Essere digitali nel 1995. Si tratta di una possibilità interessante, soprattutto per coloro che hanno poco tempo a disposizione per aggiornarsi e ricercare le notizie, ma non possiamo sottovalutare l'effetto di radicalizzazione di circoli chiusi, legati a una specifica visione del mondo, in difficoltà o perlomeno increduli nel momento in cui incontreranno il diverso e il non conosciuto. Il lettore viene incaricato delle responsabilità di essere allo stesso tempo anche redattore, senza essere accompagnato con strumenti critici. Ed è solo il primo passo in questa direzione.
Simona Borello
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