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 398 - Abbasso il nonnismo, viva la nonnità

 

Il termine nonnismo, lo sappiamo, viene dal gergo militare: significa la prepotenza più arbitraria, dallo scherzo tormentoso alla tortura psico-fisica, dei vecchi sui giovani. È frutto tipico dell’educazione alla prepotenza, essenza del militarismo. Le armi non sono altro che lo strumento della disuguaglianza più potente. La maggiore età è usata come un’arma.

Le autorità militari assicurano di impedire quell’abuso. Quel nonnismo sporca l’immagine del nonno che, nel senso comune, è di un vecchio magari un po’ burbero e brontolone, ma tenero e accondiscendente coi bambini.

Ora che sei nonno, e ancora relativamente in salute, puoi essere proprio l’opposto dell’odioso e cretino “vecio” in divisa. Gioca coi bimbi, fatti ingenuo e sognatore come loro. Farà bene alla tua salute  («se non diventerete come bambini…») e farà bene a loro. Vedranno che un adulto può essere bambino come loro, così si sentiranno riconosciuti dal mondo sconosciuto in cui sono da poco entrati.

I loro genitori hanno meno tempo, hanno un maggior compito di educarli, guidarli, correggerli. Coi loro genitori questi bimbi avranno contese e lotte, nell’adolescenza, per emanciparsi. Con te nonno possono già sentirsi più liberi, quasi alla pari. In fondo, siete entrambi, vecchi e bimbi, ai margini della società che conta, che corre, che produce. Avete solo da vivere, da andare avanti, e questo è il “prodotto” più urgente e più importante. Siete complici, nella vita. Secondo me, i bambini lo capiscono presto. Si sentono vostri colleghi, compagni di giochi. Anche i buoni genitori lo sono, ma c’è modo e modo, in tutte le cose.

Papà e mamma sono fondamentali. Li accompagneranno a lungo, normalmente. Noi nonni li lasceremo prima, normalmente. In noi conosceranno che si muore. Saremo noi a porre loro l’interrogativo della morte. Con la nostra morte insegneremo loro a morire, lezione sempre a tutti necessarissima.

Il tempo che ora passate con loro si deposita nel fondo della memoria e del sentimento dei nipotini. Sappiate che vivrete nel loro cuore tutto il tempo della loro vita. Anche altri, senza dubbio, ma voi sarete i primi ad occupare quella presenza intima e silenziosa che è, nel profondo di noi, la presenza dei morti cari, ante-nati ed ante-morti, apripista della vita. La vostra immagine in loro sarà quella che costruite ora, nel tempo che passate in loro compagnia,  nelle parole, nei racconti, nelle immagini di voi che ora consegnate loro. State facendo un grande lavoro. La cultura, che dilata animo e mente, che è la vita che ci precede, trasfusa in noi perché cresca e cammini, viene in gran parte dai nonni.

Scrivo da nonno, ma ho ben presente, nella memoria e davanti agli occhi, la versione femminile della nonnità, il ruolo delle nonne, tutto proprio e specifico. La nonna, in genere, pretende meno del nonno di insegnare: è due volte mamma, è lì, accompagna, lavora, parla la lingua quotidiana, è come il tetto della casa, una tranquilla protezione.

Abbasso il nonnismo, evviva la nonnità. Parlo nell’interesse della categoria: sono nonno di una bimba e di due bimbi, fiori di umanità.

e. p. (27 novembre 2010)

 

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