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 399 - Diritto del bambino e diritto alla genitorialità

 

La natura non è un limite invalicabile

 

La sentenza della Cassazione ha colpito l'opinione pubblica italiana con la presunta legittimazione dell'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali. In realtà essa riguardava un caso molto specifico.

Quello di una madre a cui viene affidato il figlio, anche se ormai essa convive con un altra donna lesbica, visto che ha un positivo rapporto con il bambino, mentre il padre, violento, che a sé lo rivendica, si mostra del tutto incapace di un sereno rapporto educativo ed è rifiutato dal figlio stesso. La Corte, quindi, non afferma direttamente che a una copia omosessuale può essere affidato un bambino, come molti hanno inteso, ma che il figlio è bene viva col genitore che mostra migliori attitudini alla cura della prole e che per tale decisione non ha sostanziale rilievo il fatto che questi sia o non sia omosessuale, single o accoppiato.

 

Una compagna di cammino

Ora questa vicenda ci permette di affrontare il tema delle adozioni partendo da una parola del cardinal Martini: «Non credo – ha affermato nel colloquio con Ignazio Marino («Corriere della Sera» 26 marzo 2012, vedi box sotto) − che la coppia eterosessuale e il matrimonio debbano essere difesi o puntellati con mezzi straordinari perché si basano su valori talmente forti che non mi pare si renda necessario un intervento a tutela». Potremmo forse interpretarla così: la famiglia eterosessuale non deve essere definita per legge «l'unica vera forma di famiglia», coi conseguenti diritti esclusivi all'adozione, all'allevamento di un figlio e alle altre tutele previste dalla legge. Essa non viene messa in pericolo dall'estensione di questi diritti ad altre forme di famiglia. Infatti la difesa le è garantita dalla forza stessa dei suoi legami intrinseci, dai benefici che produce per chi la fa propria. La famiglia monogamica tra uomo e donna, nella storia dello sviluppo culturale, giuridico ed economico, si è affermata come la più adatta alla nostra vita. Ha prevalso sulle altre forme di micro-nucleo sociale, senza peraltro farle del tutto scomparire e senza necessariamente delegittimarle come innaturali. Non può facilmente perdere la sua rilevanza e prima che perda terreno bisogna che si individuino altri tipi di cellule della società capaci di dimostrare la possibilità di meglio soddisfare i suoi valori di base o di farne emergere nuovi e più convincenti. Come diceva la Montalcini, infatti, nessuno può dire, con qualche ragione, che quello che valeva ieri o vale oggi varrà certamente anche domani. Persino tanto declamati valori «non negoziabili», possono, anzi debbono, adeguare la loro realizzazione storica a seconda dei contesti in cui sono chiamati ad operare.

Quanto alla natura, che possiamo definire ciò che ci sta di fronte e con cui dobbiamo fare i conti per operare le nostre scelte, non dobbiamo considerarla come un'entità autonoma, ma come una storica presenza con cui misurarsi. Del resto sarebbe poco coerente riconoscere che l'uomo con la sua cultura e la sua intelligenza in ricerca fa parte della natura e poi pretendere che essa si manifesti come un'entità a sé stante che costituisce per l'uomo un limite definito e invalicabile. Essa è per noi una compagna di cammino: geocentrica e immutabile nel suo ciclo, quando noi eravamo geocentrici e metafisici, policentrica e in costante divenire dal momento in cui abbiamo pensionato Tolomeo e abbandonato, con Darwin, fissismo e creazionismo.

 

Chi si dimostra «prossimo»

Ancora due riflessioni, a partire dalle motivazioni con cui la Chiesa francese ha promosso imponenti manifestazioni contro le «nozze gay», proposte da Hollande a sostituzione dei cosiddetti Pacs, che diversamente dall'unione coniugale non prevedono il diritto di successione, come regolato dalla legge francese e italiana.

La prima riflessione è relativa al dovere, fatto presente dai promotori di tali manifestazioni, di considerare nelle adozioni prioritario il diritto del bambino a una famiglia, rispetto a quello di una famiglia ad avere un bambino. È evidente che ci poniamo in tale prospettiva, affermando che il giudice ha il compito di individuare chi può essere il vero «prossimo» per il bambino orfano o abbandonato da uno o dai due genitori. Dal che consegue che è opportuno privilegiare, quando sia possibile, il padre e la madre di fatto, i nonni e gli altri parenti che già se ne sono occupati con esiti positivi. Solo in seconda istanza vanno presi in considerazione altri, che sappiano rispondere ai requisiti della genitorialità. Il che di per sé non significa che il diritto del bambino non possa essere rispettato affidandolo a un uomo o una donna soli o in coppia con un compagno delle stesso sesso, né comporta che tale soluzione, presa evidentemente in caso di necessità e in ultima istanza, debba essere dichiarata «una soluzione degradata». Una «soluzione degradata» sarà sempre e solo quella presa sulla base di astratti principi religiosi o antropologici ideologizzati e non sulla base della concretezza dei vissuti.

La seconda riflessione riguarda l'indebita contrapposizione tra diritti del bambino ai genitori e il diritto degli adulti alla genitorialità, all'adozione o alla generazione di un figlio, se, anche per ragioni di natura sessuale, non possono formare una coppia maschio-femmina. Tali desideri o bisogni che, nell'esercizio della comune socialità usiamo proclamare diritti, non sono di per sé equivalenti, ma neppure vanno trattati come se l'uno potesse annullare o danneggiare l'altro. Certo il diritto del bambino è più urgente e essenziale per la vita del bambino stesso e va rispettato in sé. Il bisogno-diritto dell'adulto non carica allo stesso modo la responsabilità sociale, ma non per questo va sottovalutato o trascurato. L'uno e l'altro non possono e non debbono essere soddisfatti individualmente, ma trovano il loro sostegno solo nel rapporto sociale. Per il diritto del bambino la società deve agire in positivo, rendendolo operativo, perché il bambino non è ancora in grado di operare efficacemente per la sua realizzazione. Per il diritto dell'adulto alla genitorialità la società deve invece limitarsi a non proibire quanto, per dargli attuazione, viene intrapreso senza ledere i diritti altrui. Il tutto evitando di negare, oggi, una risposta positiva a richieste ragionevoli motivandola con la possibilità che così si apra la strada a richieste irragionevoli, domani. Queste, infatti, a loro volta dovranno essere prese in considerazione ed evase dopo un accurato esame della concreta realtà degli atti e dei fatti e del relativo contesto culturale e valoriale.

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