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 26 nov - 6 dic 2014

  

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Il diritto di non uccidere

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Elogio della gratitudine

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 339 - febbraio

La politica italiana non ci dà molte occasioni di felicità. Sfrattato a gran fatica, quasi un anno fa, il governo degli affari propri, ora siamo alle prese con quello di centro-sinistra. Scontando il fatto che ogni governo regolarmente scontenta più che contentare, perché la realizzazione è sempre inferiore alle molte attese, giuste o ingiuste, questo governo è stato investito dalla ideologia populista dell’odio per le tasse. Ne abbiamo già parlato. Speriamo di vedere che, sui tempi lunghi, la sua politica economica sia giusta ed efficace, non succube del liberismo mondiale iniquo, ma a servizio dei diritti umani, in primo luogo del lavoro possibile per tutti, obiettivo primario e non aleatorio, e quindi di una degna assistenza della società a chi non può più lavorare, assicurata dalla solidarietà e non affidata solo alla preoccupazione privata, che sarebbe una regressione storica. L’altra difficoltà del governo è la sua natura composita, le differenze nella coalizione. Di questo vorremmo parlare un momento in questa nota, con riguardo soprattutto alla politica internazionale. È un fatto che ci troviamo a battagliare, nel dibattito politico culturale, su due fronti, verso sinistra e verso il centro, con impegno e non senza fatiche e incertezze. Siamo certi di esprimere qui anche tanti altri che non mettono su carta quello che pensano e dicono nello scambio quotidiano. Verso sinistra, sentiamo di dover condannare il radicalismo astratto, che arriva a voler abbattere questo governo “guerrafondaio”, senza pensare alle conseguenze, fantasticando una politica del «tutto o niente», che significa niente. Sosteniamo che una cosa sono gli obiettivi ideali, altro è il piano dei passi concreti, parziali, nella gradualità possibile e ben orientata, per avvicinarli. Condividiamo, sul tema pace, le proposte concrete di Lidia Menapace, senatrice e nostra amica, che camminano nella giusta direzione. Ma, della sinistra, comprendiamo il giudizio “antagonista” verso il sistema mondiale attuale, intriso di tanta micidiale violenza prima economica e quindi militare, deliberata e programmata, che fa capo, attraverso il governo Usa, ai poteri arbitrari incontrollati e predatori che decidono vita e morte su tutta l’umanità, e condizionano anche i governi democratici, con totale cinismo. Ogni volta che si leggono i dati dell’iniquità globale, come ora nel World Social Forum di Nairobi, la coscienza si rivolta, e occorrono tutte le risorse morali e storiche per non essere tentati dall’approvare la ribellione violenta, che pure sappiamo, alla scuola di Cristo e di Gandhi, essere imitazione e riproduzione dell’ingiustizia. Ci riconosciamo bene nella cultura politica “altermondialista”, l’unica che può fare sperare all’umanità una sopravvivenza fisica e civile. E vorremmo che la politica operativa comprendesse e decidesse più chiaramente in linea con questo giudizio e questa scelta morale, come un poco sta avvenendo in America Latina. Verso i moderati, i riformisti, gli “estremisti di centro” proviamo lo scandalo della loro insensibilità e pratica sudditanza ai suddetti poteri, sotto nome di civiltà e di democrazia. Quando sono ex-democristiani, ci ricordiamo che Bobbio una volta disse ad uno di noi: «Ho conosciuto tanti democristiani, ma quasi nessun cristiano». E ci dobbiamo chiedere con tristezza se la chiesa risponde al mandato di annunciare il vangelo agli oppressi del mondo o difende di più se stessa e la sua influenza sulla società, sempre più moralmente vana ma politicamente insistente. Quando sono ex-comunisti, vediamo quanto scarsa era l’istanza di vera giustizia in quella politica condizionata dal materialismo, che pure abbiamo allora criticamente appoggiato, alla quale i poveri avevano affidato una «speranza mal riposta» (Primo Mazzolari), speranza oggi franata nella volgare libertà del privatismo berlusconiano. Vediamo bene che l’unica politica possibile e passabile oggi in Italia è questo centro-sinistra, la coalizione tra queste due anime, nonostante la loro differenza non secondaria. Vediamo che chi fa politica operativa deve avere l’infinita pazienza di mediare e moderare, e accettare compromessi purché onesti e orientati, ma non deve perdere di vista le scelte umane di fondo, sulle quali ci si differenzia. E nessuna parte di questa coalizione deve porre ultimatum all’altra, perché spezzare questa composizione è fare un regalo ai più balordi e ribaldi, che usano la politica come terreno di preda. Almeno questa resistenza deve tenere uniti, come un dovere civile. Certo è poco, ma permette di galleggiare e magari nuotare.


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Finito e infinito: noi e Dio (Aldo Bodrato)

La libertà è regolata dalla giustizia (Enrico Peyretti)

Nelle file dei moderati (Claudio Belloni)

Italia

Le tasse odiose che nessuno odia (Dario Oitana)

Dire la verità su Vicenza (d. o.)

Lettera da sinistra

Le settantaseienni spudorate (d. o.)

Intervista a padre Coyne S.J. Dio sperava che la vita sarebbe nata (Mauro Pedrazzoli)

Polemos

Cinque brevi articoli sul credere/3. Perché ho fede (e. p.)

Turoldo a 15 anni dalla morte. Ma canterò sempre

Quando il popolo si ostina a volere un re (Claudio Belloni)

Perché Atahualpa non imprigionò Carlo V. Recensione al libro Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni di Jared Diamond (c. b.)

Democrazia, dove sei? Recensione al libro La democrazia che non c’è di Paul Ginsborg (e. p.)

Per domare la pantera. Recensione al libro L’identità di Amin Maalouf (e. p.)

Nazi-liberismo. Recensione al film Blood Diamond di Edward Zwick (e. p.)

Lettere. Vietato dubitare.

Dopo Catania. Le parole e i fatti (Piero Stefani)

Nonviolenza di fronte alla violenza

Memoria. Abbé Pierre

Memoria. Luciano Martini (e. p.) 


 
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