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 339 - INTERVISTA A PADRE COYNE S. J.

a

DIO SPERAVA CHE LA VITA SAREBBE NATA

Riassumiamo e commentiamo i tratti salienti dell’intervista a padre George Coyne, ex direttore dell’osservatorio vaticano, raccolta da Jim McDermott per il settimanale gesuita statunitense «America» del 23/10/2006, col titolo originale The fertile Universe, e poi pubblicata su Adista 84 del 25 novembre 2006, pp. 7-9.

 

Dalla scienza alla fede

Per quanto concerne il big bang, l’universo in un primo tempo era molto caldo e denso, e oggi è espanso, freddo e molto meno denso. Non afferma necessariamente che vi è stato un inizio, anche se più o meno lo implica… Da dove viene l’elio in più rispetto a quello prodotto dalle stelle? È venuto dall’universo stesso, che all’inizio era caldo come è calda una stella oggi, cioè abbastanza caldo per produrre elio prima di espandersi. «Se, oltre ad essere uno scienziato, sono anche un credente, perché non dovrei usare la mia conoscenza scientifica per guardare alle mie convinzioni di fede? Dio non ha creato un universo bell’e pronto che assomiglia a un Lego, tirando fuori tutti i pezzi e mettendo qualcuno, nel tempo, ad assemblarli. Ha creato un universo che ha dinamismo e creatività propria [che significa libertà, ma anche intelligenza e logica], ha condiviso la sua creatività con l’universo che ha prodotto, lavorando dinamicamente con l’universo più che dominarlo. Ciò richiede che si reinterpreti ciò che intendiamo con onnipotenza e onniscienza. La vita è nata in un modo tanto necessario che all’inizio dell’espansione Dio può aver previsto che sarebbe nata?».

E, con somma e piacevole meraviglia, Coyne risponde: «È una questione aperta, ma io propendo per il no; non poteva, perché non era certo che nascesse. Nell’evoluzione della vita erano implicati alcuni processi casuali».

 

Figli di stelle fertili

«Ma non v’è stato solo caso e necessità: parlando da un punto di vista scientifico v’è un terzo elemento, che io chiamo la fertilità dell’universo. Vi sono 10²² stelle nell’universo, che significa 10 con 22 zeri. Ogni stella è nata ed è destinata a morire, e quando muore libera tutta la sua chimica nell’universo: carbonio, azoto, ossigeno, fosforo, calcio, potassio ecc. Da un po’ di quella materia si forma un’altra generazione di stelle – il sole è una stella di terza generazione – e quel processo è molto importante. Se non si fosse verificato noi non saremmo qui. Gli elementi suddetti, emessi nelle gigantesche esplosioni di supernova, sono i mattoni di tutti gli zuccheri e gli aminoacidi sino al Dna ecc. Infatti, per avere la chimica necessaria a formare anche la vita primitiva, devono essere passate tre generazioni di stelle; l’universo ha fatto questo per 13,7 miliardi di anni, il che consente di avere carbonio a sufficienza… per le unghie e i capelli. Ecco cosa intendo con fertilità, il fatto cioè che le stelle abbiano riversato per un così lungo periodo di tempo tutta la loro chimica nello spazio circostante, da cui poi si sono formati i pianeti di tipo terrestre».

Continua Coyne: «Ora questo sembra molto materialistico, e lo è; ma non è l’unico aspetto perché un universo con tale dinamismo non solo non nega Dio, bensì a mio parere lo esalta. Dio non ha preso una costola dal fianco di Adamo, così come non ha precostruito la vita. La vita è nata invece perché Dio ha fatto un universo nel quale sperava e pensava che la vita nascesse a sua immagine e somiglianza».

Sembra esserci dunque una tensione tra scienza e fede. Ma Coyne spiega: «Dio non ha e non vuole avere tutto sotto controllo, ma ha voluto che l’universo avesse la sua autonomia, il suo dinamismo e la sua creatività propria. Ho dovuto affrontare il cardinal Schönborn [arcivescovo di Vienna] su questo. Ha detto che l’evoluzione neo-darwinista non è compatibile con la dottrina cattolica («The New York Times» 8/7/05). È semplicemente sbagliato. Quando lo dico alla gente, la maggior parte mi chiede: “Come hai potuto contraddire un cardinale?”. Devo dire alla gente che essere un cardinale o persino un papa non significa che tutto quello che si dice sia giusto».

 

La probabilità come potentia

Il suddetto dinamismo fertile e creativo è tuttavia ancorato alle costanti della natura: velocità della luce, gravità, massa del protone, carica dell’elettrone, principio di conservazione dell’energia. Se una qualsiasi di queste costanti fosse appena diversa, non saremmo qui; se, ad esempio, la costante di gravità fosse leggermente diversa, le stelle sarebbero nate e morte così rapidamente che non vi sarebbe alcuna possibilità per la formazione dei sistemi planetari. «E il fatto di avere sistemi planetari è una delle condizioni per la vita; fra l’altro abbiamo “scoperto” più di 150 pianeti attorno ad altre stelle, ma non abbiamo ancora individuato un pianeta come la terra, perché non è ancora tecnicamente possibile farlo, ma stiamo mettendo insieme le risorse. Perché dico che sarebbe importantissimo? Beh, è molto difficile che la vita inizi. Se trovassimo che la vita è iniziata due volte in modo indipendente – cioè, non portata qui da altrove e viceversa – allora supereremmo il pensiero per cui la vita è così rara che può esservi solo sulla terra. Se fosse successo due volte, potrebbe essere successo molte altre volte; e questo cambierebbe la natura complessiva dell’universo, che diventerebbe fertile di vita», per cui la probabilità iniziale (anche agli occhi di Dio) di vita intelligente sarebbe quasi del cento per cento: il suo sperare e pensare sarebbe stato molto più sicuro.

Comunque sia, «se potessimo scoprire forme di vita, anche primitive, che siano indipendenti dalla vita sulla terra, sarebbe la più grande scoperta da quando esiste la scienza. Come invece potrebbe darsi che la vita sia estremamente rara, se non unicamente legata alla terra». Nel primo caso, se riuscissimo a comunicare (senza spenderci una vita data la distanza siderale), sarebbe interessante sapere ad es. che tipo di linguaggio, pensiero e concetti hanno (simili o diversi dai nostri?)... se categorizzano come noi, amano e fanno le guerre come noi… se hanno la proprietà privata e il denaro… se conoscono l’arte e la musica…

Nel secondo caso invece la probabilità, vista sempre nel momento del big bang, sarebbe solo buona e prevedibile (dato il 10²² stelle), ma non del tutto sicura: la speranza iniziale di Dio sarebbe più incerta. La meccanica quantistica ha riportato nella stessa fisica il concetto di potenzialità che prima sembrava relegato nella filosofia: è lo stesso Heisenberg che collega le onde di probabilità dei quanti col concetto aristotelico di potentia. È stato introdotto nella scienza qualche cosa che sta a metà strada fra l’idea d’un evento e l’evento reale, uno strano tipo di realtà fisica a metà fra possibilità e realtà. A tal proposito Karl Popper ha coniato il termine di propensità.

 

Onde dal futuro

All’argomento circa la conoscenza del futuro abbiamo dedicato un intero articolo (Dio conosce il futuro?, Teodicea 13, sul foglio 308, gennaio 2004): si è metodologicamente escluso e superato il quadro classico onnisciente e onnipotente, in cui tutto è previsto, calcolato, deciso; in tale ambito nulla di ciò che accade e accadrà può essere pensato come estraneo alla suprema e toti-potente volontà che presiede al corso degli eventi nella direzione di un compimento eternamente pre-costituito e pre-determinato. Se così fosse, non ci sarebbe alcun problema, in quanto Dio domina e controlla tutto, compreso il probabile e il futuribile. Nella nostra ipotesi invece (che concorda con quella di Coyne) non sarebbe concesso, neppure alla divinità, di conoscere in anteprima i singoli dettagli e il tempo esatto del loro avverarsi; Dio, in quanto essere sommamente intelligente, ha previsto a grandi linee il che e il come, ma non il dove e il quando. Dio non era sicuro anche perché non s’intromette nelle forze fondamentali della natura, come non interagisce con la materia e le 18 particelle-onda della teoria standard (nella terminologia di Aristotele, la causa materiale e quella efficiente). L’evoluzione è insieme probabilistica e direzionale, con moltissimi tentativi mirati, la maggioranza dei quali senza esito, ma con una o più linee vincenti che sono riuscite all’occorrenza a ri-programmare il software genetico (la causa formale dello Stagirita, che neppure la causalità newtoniana riesce a spiegare).

Forse il più grande insegnamento della teoria dei quanti è che la probabilità non si riduce a un banale conteggio di frequenze relative (come testa o croce con le monete); essa, insita nel più profondo della natura (e non solo nella nostra mente), denota le più variegate potenzialità/propensità di passaggio dal possibile al reale. Il futuro è come costituito da onde di probabilità, con più stati sovrapposti che ci vengono incontro; solo nel “presente” l’onda collassa e si materializza una sola delle varie possibilità: abbiamo o il gatto con la pancia piena, o con la pancia vuota… Nell’iniziale universo-uovo (come nelle antiche cosmologie; quindi più un ellissoide che una sfera), interamente regolato solo da interazioni quantistiche, non è possibile prevedere alcunché di determinato almeno per tutto il primo milione d’anni. Solo quando l’universo uscì dalla sua infanzia si poté cominciare a capirci qualcosa; per quanto ci riguarda, solo dopo 9 miliardi di anni dall’inizio (quando si è formato il sistema solare) sarebbe stato possibile fare previsioni sull’evoluzione dei sistemi planetari e dei singoli pianeti, guardando ad es. nella nostra galassia alla zona abitabile circumstellare (Chz) in prossimità del cerchio di corotazione, dove guarda caso si trova il Sole (e la Terra).

Avverto già l’obiezione: ma così si pensa Dio in modo troppo umano! Tuttavia uno dei significati più profondi del Natale è l’umanità di Dio, che non va vista solo in forma discendente con un Dio desiderante che s’incarna immergendosi pieno di speranza e di passione nell’avventura del cosmo e dell’uomo; ha anche un aspetto ascendente e imperituro in cui i tratti umani di Dio sono pressoché perenni, non limitati solo all’esistenza storica di Gesù. Si potrebbe ardire di pensare che Dio impara dall’uomo e ancor prima dall’evoluzione? Che l’evoluzione (fisica, chimica e poi biologica) può dargli apporti e stimoli per crescere?

Mauro Pedrazzoli

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