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 423 - LETTERE DAL FRONTE

 

Vita e morte al fronte della Prima guerra mondiale

 

Sabato 23 maggio, presso la Sala Poli del Centro Studi Sereno Regis, in occasione del centenario dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, si è tenuto un percorso di letture dal titolo: I primi fanti il 24 maggio: voci e volti dalla Grande Guerra con l’intento, pienamente riuscito, di ricordare, senza enfasi celebrativa, il primo grande conflitto armato che ha segnato la storia del Novecento.

All’incontro, ideato e condotto in modo perfetto da Massimiliano Fortuna, abbiamo letto una lettera inviata dal fronte di nostro zio il tenente Flavio Rosso, nato a Lavagna il 17 novembre 1896 e caduto il 26 settembre 1917 sulla Forcella a V della Marmolada (la cui galleria di sbocco è stata a lui intitolata), che partì volontario nel gennaio del 1915. Con lui, durante quell’azione militare, perirono altri quattordici uomini del suo plotone.

La documentazione di quanto accadde in quei giorni di guerra si trova presso il Museo della Marmolada, che ha, tra le sue finalità, anche quella di trasmettere la consapevolezza dell’assurdità della guerra. Crediamo sia interessante riportare, senza commento, l’intera lettera e alcune righe estratte da altre corrispondenze come testimonianze dirette di vita e morte al fronte della Grande Guerra.

Mino e Flavio Rosso

 

Giovedì, 17 Giugno 1917

Cara mamma,

ti scrivo mentre sono di guardia in un piccolo posto, il più avanzato, quattro ore oltre la frontiera. Di fuori tira un vento indiavolato, è già un’ora i miei compagni dormono, e di fuori quello che mi ha dato il cambio passeggia. Mi decido scrivervi ora perché non ho ricevuto fino a ieri 16, risposta di una mia cartolina postale, spedita agli otto nella quale vi chiedevo che mi mandaste sigarette e denari, le sigarette perché qui non ne danno e non se ne trova, voi forse vi credete che ce le passino colle cartoline, ma invece nulla di tutto questo. Sento da una lettera che ho ricevuto giorni fa, ma che non so quando me l’abbiate spedita perché non vi è la data, che Edvige ha preso la licenza e Claudio è passato in terza. Ho piacere come mi hanno fatto piacere quelle due righe che mi ha scritto Irma. Il babbo dice che vi è un corso allievi Uff. lo so e attendo che lui mi dica di un certificato che io ho frequentato la seconda Istituto per potermici iscrivere. Il portafoglio l’ho perduto o me lo hanno preso con dei denari, della tessera, dei V.C.A. del ritratto di Carlo, di quello del babbo, delle tessere dei circoli e di tutto quanto vi era dentro. Qui la salute è buona e l’appetito non mi manca, ma manca bensì il mangiare che il rancio è poco e persino nelle osterie tirano per il collo e io che attendevo da voi i denari fino dagli otto ho fatto un debito di cinque lire e come dovevo fare? Mangiare dovevo se non basta quello che ci danno, se la pagnotta ha la muffa, la carne puzza e la fatica qui è molta si fanno delle ricognizioni che durano quindici, sedici ore e sui monti collo zaino. Oggi per venire di guardia ho fatto due ore, di zaino affardellato e sono a pancia vuota. Ma pazienza, finirà anche la guerra e torneremo a casa, se ritorneremo, vincitori e gloriosi d’esserci battuti e io contento di aver passato delle notti ad esplorare e cercare il nemico poiché sono esploratore. Si sente ogni tanto rombare il cannone che distrugge i forti di X… e il suo colpo si sente rimbombare cupamente in queste valli altissime e chiuse tutte coperte da abeti, dove solo la neve resta per tutto l’anno, la neve e i camosci. Spero tornando abasso domani sera, di trovare qualche cosa almeno una cartolina, scrivetemi, scrivetemi spesso anche una cartolina anche se non riceverete risposta a tutte non  importa, che non posso scrivere qui non si trova nulla e resto come uno stupido senza potervi rispondere. Mi raccomando se non mi avete ancora mandato la raccomandata mandatemi un vaglia telegrafico e se me l’avete già mandata mandatelo lo stesso perché pagato il debito rimango quasi asciutto. Pure le sigarette mi puoi mandare perché per me è un tormento rimanere sveglio la notte senza nulla in bocca, ed un portafoglio più grande che potete e ogni lettera che mi mandate mettetemi dentro una busta ed un foglio così io posso anche tenerli nel portafoglio che non si spiegazzano. Avevo fatto ricerca da Barchiocchi del pacco che vi ho mandato in cui c’era la pagella e altra roba.

Sento che Claudio è entusiasmato per fare la guerra ditegli che si contenti di leggerla sui giornali che io che la sto facendo gli so dire che è terribile per fatica e il resto e ringraziate che della famiglia ci sono io solo che nella mia compagnia ci sono quattro fratelli. Il mio indirizzo è cambiato, ed è:

al Soldato Rosso Flavio

tale Reggimento tale Compagnia

(Zona di Guerra)

così senza mandarlo al deposito mi arriva prima. Smetto di scrivere perché ho sonno allora mi raccomando per tutto, io sto bene di salute e di appetito fin troppo ma poco di borsa, così spero voi (per la salute né). Saluta tutti amici e ricevi tanti baci per Carlo e il babbo e tutti da Flavio.

Ho scritto allo zio Carlo.

 

Claudio, fratello minore, nato a Imola 9 settembre 1899, morto anche lui giovanissimo per una grave patologia post bellica dopo aver militato nel 52° fanteria.

 

 

Lettera 16 maggio 1915

[…] sono in mezzo alle montagne superbamente belle… qui la roba è carissima. Immagina che dei miei compagni hanno pagato 4 soldi per un panino grosso come una rosetta. Vi è solo abbondanza di uova che costano due per 3 soldi […] Stai allegra a e non pensare a me che sono in buona compagnia, cioè pensa a me ma senza rattristarti…

 

Cartolina postale doppia 8 luglio 1915

[…] scrivete anche tutti i giorni che fa così piacere avere posta specialmente lettere, ma lunghe, lunghe che non finiscano più dove vi siano nuove di tutti quelli che conosco e di Novi [Ligure], così mi pare di essere a casa […]

 

Cartolina postale 16 luglio 1915

[…] penso sempre a voi, a Novi [Ligure] dove spero di poter ritornare un giorno sano e salvo.

 

Cartolina postale 22 luglio 1915

[…] grazie per la maglia qui fa freddo. Scrivete almeno tutti i giorni qualche cosa […]

 

Lettera 5 agosto 2015

[…] per il freddo non ti preoccupare perché ci hanno passato la roba di lana e si soffre solo alla faccia e alle mani, al corpo nulla […]. State allegri e non pensate a me che conservo il mio sangue freddo imperturbabile […]

 

Lettera 20 settembre 2015

[…] qui fa freddo molto e da alcuni giorni ci passano la grappa alla sera ed alla mattina […]

 

Lettera 4 agosto 2015

[…] voglio fare domanda di andare nei battaglioni d’assalto, così la faccio finita di stare qua almeno girerò per la frontiera.

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