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 427 - VATILEAKS 2: VITA DA PRELATI

 

Attici, ostriche e champagne

La storia di Vatileaks 2 ripete con aggravante quella di Vatileaks 1.

E l'aggravante consiste nel fatto che le indiscrezioni, fraudolentemente portate a pubblica conoscenza, non riguardano singoli documenti di segreteria, seppur pontificia, ma gli atti di una commissione appositamente incaricata di fare chiarezza nei bilanci dei singoli dicasteri vaticani e delle loro spese di rappresentanza, che ha portato alla pubblicazione di due volumi di denuncia, basati su tali documenti, e all'incriminazione dei presunti trafugatori degli stessi e dei giornalisti che ne avevano utilizzato il materiale.

 

Dal Bambin Gesù a Bertone

Le scoperte di Nuzzi (raccontate nel libro Via Crucis), ad esempio, sono eclatanti, perché il caso dell'attico del cardinal Bertone (500 metri quadri con vista su San Pietro) non è l’eccezione, bensì la regola. Tutti i cardinali di Curia vivono in una residenza di «servizio», accuditi da una o più suore. Tali appartamenti hanno sale d’attesa e di rappresentanza, salottini, sale della televisione, per gli ospiti, per il tè, per la biblioteca, stanza per l’assistente e per il segretario: il tutto in splendidi palazzi nelle vicinanze di piazza San Pietro. Tanto che viene naturale chiedersi se siano ancora seguaci del Figlio dell’uomo che non aveva dove posare il capo.

Fittipaldi, autore del libro Avarizia, presente alla trasmissione «Piazza pulita» su LA 7 del 12 novembre 2015, ha mostrato in tv il preventivo per la ristrutturazione dell'appartamento di Bertone con tutte le singole voci: per un totale di 615.000 euro, su cui però la ditta dichiarava di essere disposta a praticare lo sconto del 50%. C'è il sospetto che il prezzo sia stato gonfiato ad arte (riciclaggio?); comunque praticare sconti del 50% ricorda la famosa parabola evangelica (Luca 16) dell'amministratore infedele, ossia un intrallazzatore per sé e per il proprio futuro. Ma il fatto ancora più grave è che il denaro utilizzato (circa 300.000 euro) provenga dalla Fondazione del Bambin Gesù (che gestisce l'omonimo ospedale pediatrico romano). Ospedale privato per cui la legge Finanziaria 2008 aveva stanziato 50 milioni di euro al fine di evitarne la chiusura. Inutile sottolineare quanto sia fastidioso venir a sapere che i soldi delle nostre imposte sono serviti anche al restauro dell'attico di un grande affarista come l'ex segretario di stato.

Di 500 metri quadri (come quella di Bertone) è pure la residenza del canadese Marc Oullet, prefetto della congregazione per i vescovi; e pure l'appartamento del cardinale Sergio Sebastiani, membro della congregazione per le Cause dei Santi, dei Vescovi, del clero, e pure del supremo tribunale della segnatura apostolica. Ma il record di 524 metri quadri lo detiene il californiano William Joseph Levada, un fedele di Ratzinger che lo designò suo successore al Sant'Uffizio (sino al 2012, quando fu sostituito per raggiunti limiti di età).

Di 445 metri quadri è poi l'appartamento assegnato al cardinal Velasio de Paolis, amico tra i più cari di Ratzinger e presidente emerito della Prefettura per gli affari economici: è colui che si è occupato degli «ammanchi» dei Camilliani, di don Verzé, dei Frati minori (francescani), dell'Idi (ospedale di Padre Pio), e ultimamente dello stile di vita tutt'altro che monacale di Sua Eccellenza Pietro Vittorelli, ex abate di Montecassino: viaggi e alberghi extra-lusso, cene da 700 euro a sera a Roma e Londra, 2000 euro di shopping da Ralph Lauren, stessa somma per i pernottamenti al Principe di Savoia di Milano, per una spesa media mensile di 35.000 euro.

Per questi cardinali e annessi avremmo già in mente una penitenza: sei mesi di ritiro spirituale nel deserto o fra i sassi di Matera a meditare su Luca. Il vangelo più attento e interessato al tema della ricchezza-povertà (solo in esso si trova ad es. il «guai a voi ricchi...»).

Ma gli immobili del Vaticano sono di 700.000 metri quadri, sparsi per tutta Roma e provincia (come la residenza estiva di Castelgandolfo). A Roma si dice che i posti migliori «ce l'hanno li preti e le suore». Sono tutte quelle costruzioni (Basiliche, Palazzi, Università pontificie coi vari collegi per gli studenti stranieri di teologia, Case madri generalizie dei vari Ordini Religiosi ecc.) che, pur essendo sul suolo italiano, godono del regime della extra-territorialità (con esenzione dai tributi e dagli espropri) sotto la giurisdizione del Vaticano.

 

Sfoltire le congregazioni

Per quanto invece riguarda la decina di congregazioni, che aggravano il bilancio delle spese, alcune ci sembra opportuno mantenerle, come quella per le Chiese orientali, da fondere col pontificio consiglio per l'unità dei cristiani (ecumenismo) e con quello per il dialogo inter-religioso, potenziando e convogliando tutte le forze nell'azione per la pace e la coesione fra i popoli.

Lo stesso potremmo dire, dopo le confuse vicende seguite agli atti terroristici di Parigi, per la capillare rete vaticana delle nunziature poliglotte sparse in tutto il mondo. Dopo averle restituite, però, alla loro originaria funzione di portatrici dell'annuncio evangelico di pace. Non più quindi ambasciate di una città-stato che intrattiene rapporti diretti coi vari governi, scavalcando le conferenze episcopali, il clero ed il laicato dei vari paesi. A tal fine umanitario andrebbe inglobata pure quella per l'evangelizzazione dei popoli (ex propaganda fide): parlare di Dio significa parlare in primis dell’uomo e dell’umano.

Non hanno invece più alcun senso la congregazione per la dottrina della fede (ex Sant'Uffizio), coi suoi processi sommari ed autoritari nei confronti dei dissidenti e dei teologi innovatori. È pure ora di chiudere la congregazione per le cause dei santi, sia per evidenti conflitti di interesse tra promotori e santificandi nei casi che riguardano papi e fondatori di ordini religiosi, sia perché è ormai evidente che molte di tali cause di beatificazione vedono circolare spropositate quantità di denaro necessarie per facilitare le relative pratiche. La congregazione per il Culto e i sacramenti si dovrebbe dedicare solo alla liturgia, abolendo tutte le pratiche di annullamento matrimoniale, smantellando la sacra Rota e i tribunali ecclesiastici.

«Peccatori sì, corrotti no» (così suona l'adagio di Bergoglio). I primi possono essere perdonati, i secondi vanno tirati fuori dall'inferno delle loro corruzioni con le molle. Non sono stati i peccati carnali, sesso e gola, a provocare nel medioevo la rivolta dei Patari, dei poveri in Cristo, del nord Italia e del sud della Francia, contro i vescovi conte e i preti corrotti. La rivolta dei contadini, nei feudi, e dei lavoratori, degli artigiani, dei piccoli e medi borghesi nelle città, non aveva come obiettivo l'obbligatorietà del celibato, ma la fine di ogni compromissione dell'alto e del basso clero col potere e con la ricchezza, con lo stile di vita dei nobili e dei Signori. Ottenne il celibato, falli sul resto.

Ora in tutta evidenza i gravi fatti sopra riportati sono sì l'ultima deriva di un degrado millenario, sedimentatosi nel corso dei secoli per la ricerca non solo del lusso e dello sfarzo bensì del potere, ma anche il segno di quanti tentativi di purificazione della Chiesa, come del resto di ogni altra tradizionale istituzione laica, sono andati a vuoto e si sono ripercossi a boomerang contro chi li aveva intrapresi. Col che non vogliamo scoraggiare chi questa battaglia combatte e sostiene, ma ricordargli e ricordarci che nessun credente in Dio e nelle potenzialità dell'uomo deve sentirsi ad essa estraneo o parteciparvi con mille riserve mentali e progetti di vie di fuga.

Mauro Pedrazzoli

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