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 342 - giugno

La chiesa cattolica è comunità spirituale, parte dei credenti in Cristo entro il popolo di Dio, ed è anche, comprensibilmente, istituzione storica, organizzata, giuridica. In questo brutto periodo prevale di molto il secondo aspetto. In varie località gruppi di laici consapevoli e maturi prendono la parola pubblica e richiamano le loro chiese locali e i loro vescovi alla funzione evangelica. I loro documenti raccolgono centinaia di adesioni. Quello del prof. Alberigo (ora colpito da gravissimo ictus) ha avuto diecimila firme. Questi laici lamentano che la gerarchia oggi fa apparire la loro chiesa un partito tra gli altri, preoccupata di far tradurre in leggi statali le regole di vita a cui tiene. Soffrono perché, a questo fine, essa ardisce intimare ai laici attivi in politica addirittura scelte di voto parlamentare sotto pena di scomunica o di censura ecclesiale. In Italia qualche vescovo più moderato ha trattenuto Ruini da un tale estremismo, col quale la gerarchia si presta al gioco delle destre che, in nome della “religione civile” sbandierata dagli “atei devoti”, sacralizzano interessi duri, per imporli contro politiche di qualche maggiore solidarietà e mondialità. Quei laici temono che, nella attuale politica della gerarchia, la preoccupazione di  difendere i privilegi della chiesa assicurati dalle destre, e la sua influenza sociale, sia in realtà più decisiva della difesa di principi morali. Essi chiedono che i vescovi rispettino l’autonomia dei cattolici in politica, affermata dal Concilio (Lumen Gentium, n. 31), nella responsabile mediazione tra i princìpi morali e la legislazione per il bene comune possibile nella società politica plurale. Vogliono aiutare molti vescovi a rendersi conto di quale è la società di oggi, nella quale il fermento cristiano può e deve passare per la via interiore delle testimonianze offerte alle coscienze personali, e non più assolutamente per via istituzionale autoritaria. I laici cattolici, più dei vescovi, esaminano criticamente le profonde trasformazioni del costume discernendo ciò che è inaccettabilmente disumano da ciò che è una possibilità umana. Spesso i mutamenti più gravi sono bollati dalla gerarchia meno di altri che, guarda caso, riguardano la sessualità umana. Ma non tutti i vescovi confondono la loro cerchia ecclesiastica col mondo, e la loro funzione con la direzione legislativa delle società. Ci sono vescovi che, in confidenza, qualche mese fa, speravano che le cose cambiassero con la fine della «terribile dittatura di Ruini». C’è persino qualche vescovo che dice «infelice» l’ispirazione dello Spirito Santo sull’ultimo conclave. Nessuno scandalo: è accaduto altre volte, nella storia. Lo stesso Spirito che scrive diritto su righe storte saprà trarne del bene. Intanto a noi tutti tocca vivere con coscienza evangelica chiara nella chiesa reale e possibile. Ma vescovi che dicano pubblicamente, con coraggio, le loro critiche leali quasi non se ne vedono. Chi ha provato si è scoraggiato, nell’isolamento. Purtroppo, lo stile di rapporti interni alla chiesa è più autoritario che fraterno, nonostante che il vangelo dica: «Ma tra voi non sarà così» (Matteo 20,26). Nelle comunità piccole, senza potere, c’è più fraternità. Quei laici che esercitano il loro dovere verso la chiesa parlando, chiedendo che si rifletta insieme, provano anche, qua o là, a incontrare il loro vescovo. Per lo più, ci risulta, trovano un gerarca teso, timoroso del «dissenso organizzato», irritato da ogni critica, sottomesso allo stile ruiniano anche quando personalmente sarebbe meno autoritario. Trovano vescovi convinti che il mondo sia come piace immaginarlo dentro le curie, e, spaventati, premono sui pochi preti che stanno con quei laici. A volte, proprio l’ascolto di questi laici attivi, tranquillizza i vescovi. Papa Woytila ha avuto dei meriti, ma anche il demerito di aver formato una classe episcopale, non solo in Italia, di basso profilo umano e testimoniale, che occulta la chiesa viva sotto il mantello clericale. I più coraggiosi e animati da carità si impegnano bene nel sostenere azioni di solidarietà sociale e di pace, contro le ingiustizie e le violenze. Certo, delle virtù teologali che è compito proprio dei cristiani testimoniare – fede, speranza, carità – la carità operativa è probabilmente quella meglio offerta al mondo; ma la fede appare soprattutto una dottrina rigorosa e moralista, e la speranza un rimprovero accigliato. Questo deve far meditare in coscienza anche noi laici. Eppure, per lo più non un vescovo, ma qualche laico, o monaco, ricorda nella chiesa, e anche nella comunicazione pubblica, che i veri valori irrinunciabili per i cristiani sono detti nelle beatitudini evangeliche, da vivere e non da imporre ad altri. E che minoranza ed emarginazione, fino alla persecuzione, sono previsioni e promesse di Gesù a chi lo segue davvero, e non fallimenti della missione. Noi crediamo che questo brutto momento ecclesiale sarà per molti occasione di una nuova presa di coscienza, e che, per la viva presenza dello Spirito di Dio nel mondo e nelle chiese, anzi in ogni sincero cuore religioso o pensoso, ne seguirà un risveglio benefico per tutti, credenti, non credenti e diversamente credenti, per costruire, come Dio ci chiede, non una chiesa trionfante, ma un mondo umano meno violento, più giusto e fraterno.


 

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Appunti di Pentecoste. È l’ora di sperare

Se non ci fosse l’amore. Citazione di S. Margarete

Partito democratico. Politica locale e politica globale (Angelo Papuzza)

Perché nascono pochi bambini (d. o.)

Cronaca nera e vita reale di (d. o.)

Rifiuti e spoglie mortali. Citazione di G. Viale

Spettacolo a Tunisi. Un grido di rabbia contro il fondamentalismo (Hanene Zbiss) in recensioni

In morte di Gatta, poesia  (Luca Sassetti) e Noi e gli animali (Rabindranath Tagore)

Dati e preconcetti. Citazione di S. J. Gould

I pennacchi di san Marco. Evoluzionismo e religione (Mauro Pedrazzoli) in scienza

Salvezza e perdizione nell’ebraismo pre-cristiano (A. Bodrato) in teologia

Qumran e la talebanizzazione del cristianesimo. Citazione di G. Boccaccini

Il lassismo mondano del papa (Dario Oitana)

Il vescovo e il politico. Dialoghetto (e. p.)

Lettere: Sindrome suicida (Michelangelo Lanza); Infortuni sul lavoro e morti Usa in Iraq (Antonella Bena); Pellegriniani (Stefano Sciuto)

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Antipolitica e delusione per il governo Prodi

Incontro con il vescovo di Torino

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