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Straniero vuol dire estraneo, strano, extra, strampalato, fino a vederlo fuori dall'umanità, quando identifichiamo col genere umano questo piccolo nostro villaggio del pianeta, nel quale abbiamo queste facce e parliamo questo particolare linguaggio. I greci antichi chiamavano barbari gli stranieri perché parlavano in quel modo impossibile – ba-ba-ba – di cui non si capiva niente. Perciò barbari. Che è diventato sinonimo di selvaggi, quelli che vivono ancora nelle selve, mica come noi! Oppure primitivi, quelli all'inizio dell'evoluzione, mentre noi ne siamo la punta avanzata... Chi è lo straniero? Non saremo magari noi, che ci facciamo estranei, naturalmente superiori, a chi non è come noi? Riconoscere l'altro non è facile, proprio perché è altro (L'Altro. Un orizzonte profetico di Ernesto Balducci nel 1991 prevedeva il nostro problema di oggi, con un pensiero profondo). Ma ogni volto è umano solo se si specchia in un altro. «Ama il prossimo tuo come te stesso». È un comandamento di sopravvivenza. Se non amo l'altro, se non lo aiuto, se non lo favorisco, instauro la legge dell'abbandono: abbandonando lui, anch'io sarò abbandonato. Allora chiedo, per giustificarmi: ma chi è il mio prossimo, chi è come me? Neppure il vicino, neppure il mio familiare mi è prossimo se non mi faccio io prossimo, risponde il vangelo del Samaritano (in Luca 10). Questa non è religione, è il minimo di umanità (che è la vera religione). In quella parabola, due funzionari religiosi abbandonano il ferito, un eretico si avvicina, sente il suo dolore nelle proprie viscere, diventa il suo prossimo, se ne prende cura, l'umanità torna ad esistere. Il sentimento viscerale di molti, troppi italiani (per non dire degli europei) è oggi ostile agli stranieri che arrivano disperati. Malfattori politici si fanno imprenditori del razzismo, mala erba facile da coltivare e da raccogliere. Il marcio del fascismo torna a puzzare. Il governo tratta con gli sfruttatori e tormentatori dei poveri in fuga, invece di organizzare una campagna di accoglienza, negli spazi e nei modi civili che sarebbero possibili se si spendesse in umanità quello che si spende in armi pericolose e provocatorie, da noi passate anche a governi belligeranti, contro la nostra legge. E intanto il governo si astiene (per sudditanza Nato) e non ratifica la proibizione Onu delle armi atomiche, che è l'opposizione della legge umana ai due maggiori folli Kim e Trump che minacciano genocidio atomico. La vera paura e vergogna, oggi, è questa miserabile avversione diffusa nel popolo italiano di sudditi, verso lo straniero in fuga, in cerca di rifugio. Che in un grande movimento di popoli ci sia anche chi delinque, è normale, ma non è delitto cercare riparo, che è diritto umano. Ci sono delinquenti tra noi sistemati, non solo i personaggi della cronaca nera, ma delinquenti anche più gravi perché più potenti. Ci sono anche migliaia di modeste reali efficaci azioni di accoglienza, protezione, promozione, integrazione dei profughi, che non fanno notizia, non sono “notiziabili” (come si dice nel film di Andrea Segre, L'ordine delle cose, da vedere per sapere cosa avviene in Libia). E l'integrazione è una realtà anche economica e demografica: le cifre dicono quanto il lavoro e l'impresa degli immigrati contribuiscono al nostro Pil, pagano le nostre pensioni, e quanto l'immigrazione ringiovanisce il nostro popolo infecondo. Negare la cittadinanza a chi è nato e cresciuto da italiano è stoltezza: l'emarginazione produce estraneità e avversione. Ma l'integrazione non è assimilazione: la diversità delle culture è ricchezza di vita: nel dialogo tra culture diverse avviene una «fecondazione reciproca» (Raimon Panikkar) che rivitalizza ognuna e la scuote dall'autocontemplazione sterile. Nel mese di ottobre, da 16 anni, in molte decine di città italiane, avvengono importanti incontri di amicizia, di dialogo umano e spirituale, tra cristiani e musulmani. Allora, se non sappiamo incontrare lo straniero, gli stranieri siamo noi, che ci tagliamo fuori dal cammino umano, ormai arrivato provvidenzialmente alla necessità di convivenza planetaria di tutti gli umani.


 
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