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 447 - Appunti ecclesiali

Pino Ruggieri e la “Chiesa sinodale”

Il teologo Pino Ruggieri, il 17 novembre, intervistato da Morena Baldacci, ha parlato del suo ultimo libro Chiesa sinodale (Editori Laterza, Bari 2017, pp. 280, euro 24, disponibile anche in ebook), nell'incontro organizzato da Chicco di senape e Centro Studi Bruno Longo.

   Un'ampia analoga intervista, curata da Giampiero Forcesi, si legge nel sito www.chiesadituttichiesadeipoveri.it . Dai miei appunti presi nell'incontro torinese raccolgo qualche idea e qualche successiva riflessione, che diventano interrogativi salutari sulle nostre comunità ecclesiali.

    Nel sinodo (che significa “cammino fatto insieme”), ovvero concilio, in ogni realtà di chiesa, anche piccola, si trova la "chiesa in atto" quando prega e pensa e discute per orientare la sua vita sul vangelo. Ogni sinodo-concilio è prolungamento dell'eucarestia. In esso c'è l'ascolto del vangelo e l'ascolto vicendevole delle persone, dei cristiani, e dei segni dei tempi. Ogni sinodo-concilio è fatto da tutti insieme, non è solo dei vescovi, o del clero. Tutti i fedeli sono ugualmente coinvolti.

    E non è solo un momento pratico, per organizzare le attività. Si apre e si chiude con la preghiera. In contesto di preghiera, consapevole della presenza reale di Gesù ("Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, ivi sono io, in mezzo a loro”, Matteo 18,20 ), la comunità cristiana decide sui problemi della sua vita, in proseguimento dell'eucarestia. E su cosa discute e decide? Su come essere testimoni del vangelo nella realtà quotidiana e locale. Il segno che i cristiani possono dare al mondo della presenza dello Spirito vivo di Gesù, è reale quando gli altri possono dire: "Guardate come si amano!" (cfr Giovanni 13, 35).

    E nel sinodo-concilio non si decide a maggioranza, ma nel consenso, cioè consenso verticale, con la tradizione del vangelo nella chiesa; e consenso orizzontale, tra tutti i presenti, anche se si deve prendere una decisione imperfetta, ma che sia di tutti. Non si impone a nessuno il parere di una parte. Semmai, si deciderà meglio in seguito.

    L'unica cosa che una chiesa anche piccola (in ogni chiesa c'è tutta la chiesa) deve cercare, con l'attività conciliare, è decidere come realizzare la pace e l'amore sia al suo interno sia verso tutti, nell'aiuto ai poveri attuato anche come impegno perché tutta la società diventi più giusta. È con questa qualità e impegno che ogni chiesa annuncia che Gesù e il suo vangelo sono vivi e operano.

    Di conseguenza, ogni comunità ecclesiale deve chiedersi: sappiamo esaminare la nostra vita comunitaria in modo che dia questa testimonianza? Che cosa deve cambiare ognuno di noi perché questa testimonianza ci sia? Sappiamo aiutarci e correggerci, senza giudicarci? Ci sono tra noi relazioni di vera fraternità, pur imperfetta, ma viva e crescente? Ci impegniamo nella società per giustizia e pace? Abbiamo cura di chi soffre, di chi è solo? Ci ascoltiamo tutti, fino al più giovane, fino al più inesperto? Comunichiamo con tutti? E simili domande.

    L'attuazione del Concilio Vaticano II non consiste tanto nell'applicare i suoi documenti, quanto nel rifare ora quello che ha fatto il Concilio, in ogni più piccola chiesa: che ci siamo momenti di ascolto reciproco, aperti a tutti, senza qualcuno che comanda più degli altri. Allora si realizza il metodo conciliare e si è una “chiesa sinodale”. 

e. p.

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