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 447 - «Italia ripensaci»

 

Per la proibizione universale delle armi nucleari

In appoggio al voto dell'Onu, del 7 luglio (122 paesi favorevoli su 193), che proibisce le armi nucleari (https://www.pressenza.com/it/2017/07/storica-approvazione-allonu-del-trattato-la-messa-al-bando-delle-armi-nucleari/), diversi movimenti, comitati, coordinamenti cittadini (a Torino: coord-no-agt-piemonte@googlegroups.com) si attivano per ottenere da Governo e Parlamento italiani la ratifica di quel Trattato, entro la campagna nazionale «Bando delle armi nucleari: Italia ripensaci], sostenuta da Disarmisti Esigenti, Wilpf Italia, Comitato No Guerra No Nato, Pax Christi, Ipri-Ccp, Pressenza, Ldu, Accademia Kronos, Energia felice, Fermiamo chi scherza col Fuoco Atomico (Campagna Osm-Dpn), PeaceLink, La Fucina per la Nonviolenza di Firenze, Chiesa Valdese di Firenze, Comitato per la pace, la convivenza, la solidarietà «Danilo Dolci» di Trieste, Mondo senza guerre e senza violenza.

Ora il Trattato è aperto alle firme e ratifiche da parte degli Stati, ed entrerà in vigore alla 51ma ratifica: ha già ottenuto 53 firme e tre ratifiche. L'Italia si è astenuta, insieme alla Nato e a tutte le potenze nucleari, le prime che dovrebbero obbedire alla comunità politica dei popoli umani. La Petizione alle massime istituzioni italiane (https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminuclearine) chiede di firmare il Trattato, e di adempiere l'obbligo incluso nel Trattato stesso di avviare il processo di denuclearizzazione del territorio italiano, il quale ospita circa 70 bombe nucleari Usa, stoccate nelle basi militari di Ghedi e Aviano, e accoglie, nei suoi 11 porti nucleari, sottomarini a propulsione nucleare con bombe nucleari a bordo. E questo in violazione dell'art. 2 del precedente Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) firmato dall'Italia nel 1976.

Il Premio Nobel per la Pace 2017 è stato assegnato all'Ican (Campagna internazionale, con partecipazione di movimenti italiani, per l'abolizione delle armi nucleari), che ha sostenuto e sospinto il lungo percorso diplomatico arrivato al Trattato di proibizione delle armi nucleari (Tpnw) adottato il 7 luglio 2017. Questo Trattato (Tpnw) sottolinea l'importanza della partecipazione delle donne per la sua implementazione, e questo anche per il fatto che le donne sono le prime vittime delle radiazioni nucleari. Inoltre, esse hanno un grande potere trasformativo quando agiscono in nome dei diritti collettivi, ispirati alla giustizia sociale, alla pace e alla tutela dell'ambiente. La Carovana delle donne per il disarmo nucleare si è svolta in Italia, da Livorno a Roma, da lunedì 20 novembre a domenica 10 dicembre, con attività di informazione, sensibilizzazione, mobilitazione attorno alla Petizione citata. Tra l'altro, viene ripresentato il libro di Carlo Cassola, La rivoluzione disarmista (Bur 1983).

Intanto, un Simposio in Vaticano, col titolo ufficiale «Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale», ha riunito il 10 e 11 novembre undici Premi Nobel, studiosi, attivisti nei movimenti per la pace, a cui papa Francesco ha detto tra l'altro nel discorso di apertura (www.vatican.va): «Non possiamo non provare un vivo senso di inquietudine se consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari. Pertanto, anche considerando il rischio di una detonazione accidentale di tali armi per un errore di qualsiasi genere, è da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano. Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici». Dunque, non solo l'uso delle atomiche, ma lo stesso possesso, in se stesso minaccioso, è giudicato ingiusto e terrificante.

«Inoltre − ha aggiunto Francesco −, gli armamenti che hanno come effetto la distruzione del genere umano sono persino illogici sul piano militare. Eppure, un sano realismo non cessa di accendere sul nostro mondo disordinato le luci della speranza. Recentemente, ad esempio, attraverso una storica votazione in sede Onu, la maggior parte dei Membri della Comunità Internazionale ha stabilito che le armi nucleari non sono solamente immorali ma devono anche considerarsi un illegittimo strumento di guerra. È stato così colmato un vuoto giuridico importante». E ancora: «Un progresso effettivo e inclusivo può rendere attuabile l’utopia di un mondo privo di micidiali strumenti di offesa, nonostante la critica di coloro che ritengono idealistici i processi di smantellamento degli arsenali». Francesco, sostenuto dai Premi Nobel, giudica immorali, ingiustificabili e anche illogici gli armamenti nucleari, esalta e incoraggia il voto dell'Onu. Ma i media hanno dato minima risonanza a questo Simposio e a queste sane considerazioni di Francesco. L'impegno è tutto nostro, di chi sente, medita e difende il valore della vita umana. Queste posizioni di volontà giusta e umanizzante, che ci difendono dall'estremismo militar-criminale, posizioni finalmente emerse all'Onu e ribadite da papa Francesco (che le aveva già sostenute in precedenza, come papa Giovanni XXIII), sono un frutto del lungo secolare lavoro della cultura di pace, nelle sue diverse articolazioni, voci, lotte nonviolente, testimonianze sofferte. L'evoluzione umana dalla stoltezza mortale all'amore per la vita giusta e bella ha ancora un cammino lungo, ma non impossibile. E dunque doveroso. Una fatica in cui si pregusta e si anticipa la realizzazione umana.

e. p.

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