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1948: LA GUERRA FREDDA E' APPENA COMINCIATA

 

Già nei due anni successivi alla fine della guerra si era delineata la spaccatura dell'Europa e del mondo in due schieramenti contrapposti.

Nel famoso discorso di Fulton (Missouri) il 5 marzo 1946, Churchill aveva denunciato il fatto che «Da Stettino sul Baltico a Trieste sull'Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso l'Europa». Ma sembra sia stato lo stesso Churchill a tratteggiare con Stalin la divisione dell'Europa in sfere di influenza nell'incontro tenuto a Mosca il 9 ottobre 1944. Si sarebbe trattato del cosiddetto «patto delle percentuali». Ad esempio all'Urss sarebbe toccata un'influenza pari al 90% in Romania e al 75% in Bulgaria; all'Occidente il 90% in Grecia.

   Ma alla fine del 1947 la situazione non era ancora definita. In Italia le elezioni previste si annunciavano dall'esito incerto. In Grecia i guerriglieri comunisti sembravano ancora in grado di prendere il potere. In Cecoslovacchia il Partito Comunista, pur egemone,  doveva fronteggiare una  forte opposizione. Nel Medio Oriente stava per sorgere lo Stato di Israele. Nella lontana Cina divampava una feroce guerra civile tra nazionalisti e comunisti.

   Nel corso del drammatico 1948 tali questioni avrebbero fatto registrare una svolta decisiva.

  Una precisazione: la citazione dei quotidiani dell'epoca non pretende di costituire un documento storico inoppugnabile, anche se il confronto tra fonti diverse risulta interessante. I quotidiani ci rappresentano il modo con cui le notizie vengono presentate e descrivono le emozioni che i giornalisti intendono trasmettere ai lettori.

 

Grecizzare o praghizzare

Già durante la guerra i comunisti greci avevano tentato di occupare l'intero paese, osteggiati dai monarchici che erano appoggiati dall'esercito inglese. L'esempio greco avrebbe pesato sulle scelte operate anche dal Pci. Subito dopo la fine della guerra «Togliatti ricordò che, pochi mesi prima, gli inglesi non avevano esitato ad annientare i partigiani comunisti greci ad Atene; in Italia non vi era un'Armata rossa a proteggere una rivolta, perciò il Pci doveva scegliere la via della legalità» (Kogan, L'Italia del dopoguerra, Laterza 1972). Ma una devastante guerra civile avrebbe dilaniato la  Grecia fino al 1949, provocando 80 mila morti, distruzione in tutto il paese, deportazioni di bambini. Nei giornali italiani, notizie contrastanti ma egualmente drammatiche. Gli anticomunisti sono appellati il 2/1/1948  «forze liberatrici» da La Stampa, o «monarco fascisti» da l'Unità. Il 7/2/1948 l'Unità  annuncia che «i partigiani combattono a 30 chilometri da Atene; i monarchici sono in preda al terrore». Si susseguono fucilazioni di comunisti:  il giorno 5 maggio vengono giustiziati 152 «patrioti», secondo l'Unità, «sovversivi» secondo La Stampa.

   In febbraio giungono dalla Cecoslovacchia notizie inquietanti. «Il presidente del Consiglio Gottwald (comunista) annuncia di avere scoperto un complotto di destra per rovesciare il governo di coalizione democratica. Chiama a raccolta le masse...Numerosi cortei confluiscono nel centro di Praga. Molti politici non comunisti vengono arrestati...Lo stesso capo della polizia (il ministero degli interni è in mano al partito comunista) conduce personalmente un'azione contro la sede del partito socialdemocratico e arresta il segretario generale del partito. Trovati documenti che provano il piano criminoso...Voci di altri complotti provocano nuove ondate di arresti...Il Presidente della repubblica Benes (non comunista) si ritira da Praga dopo avere saputo che suo fratello era stato bastonato dai seguaci di Gottwald». Così La Stampa dei giorni 21, 22, 24, 26, 28 febbraio 1948.  Secondo l'Unità (21, 22, 23, 26 febbraio) «Un complotto antigovernativo viene scoperto in Cecoslovacchia...Gottwald addita al popolo i nemici della democrazia...La manovra contro i comunisti si ritorce contro chi l'ha provocata...Benes nomina un nuovo governo».

   In seguito abbiamo una tragedia personale. «Il socialista ministro degli esteri Masaryk si uccide gettandosi dalla finestra...Anche L'ex segretario del Partito socialista boemo si uccide in carcere» (La Stampa, 11, 12 marzo 1948). Secondo l'Unità (12, 14 marzo) «Masaryk si è ucciso poiché gli "amici" angloamericani lo accusavano di tradimento in quanto lottava per gli interessi del popolo...L'estremo saluto di Praga alla salma di Jan Masaryk. Gottwald pronuncia l'orazione funebre».

   Abbiamo una dura presa di posizione del presidente Usa Truman. «La tragica fine della repubblica cecoslovacca ha scosso tutto il mondo civile. In Italia una minoranza comunista sta compiendo uno sforzo risoluto e aggressivo per prendere il controllo del paese. La Grecia è sottoposta ad attacchi militari da ribelli appoggiati da paesi vicini dominati dai comunisti. Dobbiamo aumentare la nostra potenza militare» (La Stampa, 18 marzo 1948). Secondo l'Unità (17, 18 marzo 1948) «Il presidente Truman intende "grecizzare" tutti i paesi contrari all'imperialismo americano...Rivive la "Santa Alleanza" alle dipendenze degli Stati Uniti».

  Il 29 giugno 1948 a sorpresa la Jugoslavia di Tito viene "scomunicata" da parte degli altri partiti comunisti. «Gli jugoslavi hanno intrapreso una propaganda presa in prestito dall'arsenale del trotskismo antirivoluzionario» (La Stampa 29 giugno). Secondo l'Unità (30 giugno) «i dirigenti del partito comunista jugoslavo rifiutano di correggere i propri errori». Questi cambiamenti nello scacchiere balcanico segneranno  la graduale fine della lotta dei partigiani comunisti greci, privi di aiuto.

 

La Stalingrado ebraica

Nell'anno 1948 scade il mandato inglese sulla Palestina e gli ebrei si apprestano a salutare  la nascita del nuovo Stato di Israele. La Palestina risulta divisa in due parti secondo la risoluzione dell'Onu del 29 novembre 1947.  Ma la guerra tra arabi ed ebrei era già cominciata da tempo e con l'approssimarsi del ritiro degli inglesi la situazione diventa sempre più allarmante. «Abdullah di Transgiordania vorrebbe la corona della Palestina...Ebrei e arabi si organizzano...La legione araba si prepara a intervenire. Essa è comandata da ufficiali inglesi con alla testa Glubb Pascià detto anche il nuovo Lawrence d'Arabia» (La Stampa, 27,28, 29 aprile 1948). Con  la proclamazione dello Stato di Israele (14 maggio) la situazione precipita. Egitto, Siria, Transgiordania, Libano, Irak attaccano il neonato stato. «Il governo egiziano ordina l'invasione della Palestina...L'intera popolazione di una colonia ebraica è stata massacrata dagli arabi...La legione araba segue un piano prestabilito: il ritiro su isole di resistenza per tenere impegnate le forze ebraiche legandole a una guerra di posizione per dar tempo agli eserciti arabi di invasione che urgono alle frontiere di  cogliere gli ebrei alle spalle...L'Unione Sovietica riconosce lo Stato di Israele. Gli ebrei della città vecchia di Gerusalemme si arrendono...Gerusalemme in un cerchio di ferro e fuoco. Pressione da ogni parte sulle formazioni ebraiche...Avanzata araba su tutti i settori. Disperata resistenza ebraica tra le case di Gerusalemme...Gli arabi al Muro del Pianto. Tra il fragore degli edifici crollati si leva il canto  degli asserragliati per l'ultima difesa...Bandiera bianca a Gerusalemme...Gli arabi a sei chilometri da Tel Aviv» (La Stampa, 15, 16, 18, 19, 21, 23, 25, 29 maggio; 1 giugno 1948). Poi venne finalmente una tregua. I giornali non si occupano più della Palestina.

   Il Pci si schiera decisamernte a fianco degli israeliani.«Ennesimo tradimento a danno degli ebrei. La Transgiordania invade la Palestina col consenso degli angloamericani...La popolazione di due villaggi ebraici è stata massacrata da truppe egiziane...Gerusalemme Stalingrado ebraica...Feroci massacri compiuti dagli egiziani» (l'Unità, 24 aprile; 16, 21, 26 maggio 1948).

   Se nel Medio Oriente divampava un conflitto che, attraverso svariate vicende, sarebbe durato fino ad oggi, nel lontano Estremo Oriente si veniva delineando uno scenario che avrebbe cambiato la storia dell'Asia. «Disfatta di Chang Kai Shek. La Manciuria occupata dall'esercito comunista...Una calma paurosa regna sui fronti della Cina» (La Stampa, 1 novembre; 24 dicembre 1948). «Il fronte di Chang Kai Shek sfondato dall'armata di liberazione...Lo Jang tse Kiang raggiunto. I pescatori del Fiume Azzurro offrono imbarcazioni alle armate liberatrici» (l'Unità, 4 novembre; 9 dicembre 1948).

 

Bologna come Hiroshima

Per quanto riguarda l'Italia, tutto ruota intorno alle elezioni politiche del 18 aprile. Comunisti e socialisti si presentano uniti nel Fronte Popolare. Potrebbero anche vincere. Nelle elezioni per la Costituente di due anni prima, la somma dei voti ottenuti dai due partiti aveva superato i voti  ottenuti dalla Democrazia Cristiana. Anche considerando che il Partito Socialista aveva subìto una scissione, la competizione elettorale tiene tutti col fiato sospeso.

  La propaganda assume toni esasperati. Su l'Unità del 2 aprile appare il seguente titolo a caratteri cubitali: «De Gasperi è la guerra. Ecco i documenti che lo accusano. Ecco che cosa fa Truman per provocare una nuova guerra attraverso  il piano Marshall. Ecco le tappe della DC verso il conflitto». E il giorno dopo:«Il vero governo italiano risiede nei palazzi apostolici». Pochi giorni prima, Pio XII aveva lanciato un accorato appello:  «Roma la genitrice, l'annunciatrice, la tutrice di civiltà e di eterni valori di vita, hh, è in mezzo a una svolta dei tempi. La grande ora della coscienza cristiana è suonata. O questa coscienza si desta ovvero non si dà coraggiosamente a Cristo. Terribile il verdetto di Lui: chi non è con me è contro di me» (La Stampa, 29 marzo 1948).

  Dopo la vittoria della Dc, così Togliatti denuncia: «C'è stata la minaccia di affamare il Paese fino alla minaccia di guerra e persino - è incredibile a dirsi - alla minaccia di impiegare la bomba atomica contro determinate città e regioni se in esse fossero prevalsi i voti per il Fronte» (l'Unità, 22 aprile 1948). Il Papa invece tira un sospiro: «I cieli d'Italia sono ora più luminosi» (La Stampa, 23 aprile).

   Ma non tutti i cattolici esultano. Due anni più tardi, don Milani così lamenterà: «E' la storia che mi s'è buttata contro. E' il 18 aprile che ha guastato tutto, è stato il vincere la mia grande sconfitta. Ora che il ricco t'ha vinto col mio aiuto mi tocca dirti che hai ragione, mi tocca scendere accanto a te a combattere il ricco» (dalla lettera a Pipetta). Infatti «Per un prete, quale tragedia più grossa di  questa potrà mai venire? Essere liberi, avere in mano Sacramenti, Camera, Senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e con tutta questa dovizia di mezzi divini e umani raccogliere il bel frutto d'esser derisi dai poveri, odiati dai più deboli, amati dai più forti» (da Esperienze pastorali, seconda appendice).

  E se avesse vinto il Fronte? Pura fantapolitica è il bombardamento atomico. Ma, secondo il New York Times del 16 marzo 1948, «se la lista socialcomunista avesse vinto, ogni aiuto economico sarebbe stato sospeso».

Dario Oitana

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