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 460 - DEMITIZZAZIONE/2: I MORTI, USCITI DAI SEPOLCRI, ENTRANO IN CITTÀ (Mt 27,53)

 

Gesù fuori dal mito

 

Ci muoviamo nella scia di Roger Lenaers: già con Il sogno di Nabucodonosor (o la fine di una Chiesa medievale) (Massari 2009), aveva colpito al cuore la mitologia delle epoche passate.

Qui utilizziamo il più recente Gesù di Nazaret, Uomo come noi?, (Gabrielli 2017, le citazioni sono di quest'ultima opera).

 

La dottrina dei due mondi

La modernità è inconciliabile con le fedi tradizionali poiché tutte le religioni hanno sfruttato la natura inspiegabile e minacciosa di certi fenomeni mondano-cosmici per costruirci sopra le loro dottrine imperniate su un mondo celeste soprannaturale, invisibile e ultraterreno (p. 28). Eliminando proprio tale inspiegabilità, le scienze moderne hanno minato i fondamenti mitologici e miracolistici di tutte le religioni: «Ciò che chiamiamo cristianesimo o Chiesa è di fatto un amalgama prodotto dall'incrocio tra l'ispirazione delle origini e gli influssi delle ancora rozze culture europee» (p. 36). L'inculturazione del passato è avvenuta in un mondo mitico.

La dottrina dei due mondi contemplava sopra, nell'alto dei cieli, un Essere sommamente potente che presiede al corso degli eventi e al quale nulla è impossibile (p. 61). Credere a un tale Dio celeste costituiva l'essenza del pensiero mitologico: in tale ambito le presunte forze soprannaturali (divine, demoniache o angeliche che fossero) interferivano in maniera pesante col nostro mondo di sotto. Non dimentichiamoci gli esiti nefasti della caccia alla streghe con le ossessive rappresentazioni del maligno, sino addirittura agli incubi (demoni-maschi che si univano sessualmente con donne) e succubi (demoni-femmine, ovviamente sotto forma di giovani donne bellissime) che si univano agli uomini [incamerando il loro seme per poi “girarlo” agli incubi onde generare (da donna) ibridi umano-diabolici]. Per l'Inquisizione era verità filosoficamente certa comprovata dall'esperienza delle nazioni (sic), e teologicamente basata su Genesi 6,1-4: se i figli di Dio (angeli?) si unirono alle figlie degli uomini (dando origine all'ibrido dei giganti), ciò valeva altrettanto per i figli del demonio (angeli decaduti) con le streghe!

Dato lo schema dei due mondi, ne conseguono discese e risalite: «Io salgo al Padre [mio] e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»: dal che si evince che Gv 20,17, nell'incontro del risorto con Maria, non ha ancora ben chiarito la relazione fra Gesù e Dio (p. 55). Ha invece le idee chiarissime Gv 10,30: «Io e il Padre siamo una cosa sola». Gli risponde Gv 14,28, suggerendo di... volare un po' più basso: «perché il Padre è più grande di me» (non è la stessa cosa). Discutevano animatamente anche allora all'interno del medesimo testo evangelico; poi, nel caso degli scritti giovannei, si annidano botte e risposte pure fra il Vangelo e la prima Lettera, in particolare per la vexata quaestio: Gesù di Nazareth è un uomo e figlio di Dio Padre come noi, oppure non solo uomo e figlio come noi!

Bisogna liberare la figura di Gesù Cristo dai panni mitologici con cui è stata rivestita (p. 38). Gesù compare quasi sempre in un orizzonte mitico. Luca 22,31, che per la concezione arcaica e imbarazzante è attribuibile al Gesù storico, suona: «Simone, Simone, ecco satana ha richiesto [ottenendolo] di potervi vagliare come il grano...»: i Simone sono due, di cui uno è Simon Pietro. Prescindendo dall'altro Simone, il dato centrale rimane il quadro integralmente mitologico in cui viene concesso da Dio a satana il potere-permesso di torchiare gli uomini (esattamente come Giobbe). Ma questo è indigeribile per l'uomo del XXI secolo.

 

Lasciare alle spalle le forme passate

Il contesto mitico c'è anche nel racconto della passione, seppur in forma notevolmente ridotta a qualche dettaglio (pp. 93s): solo in Lc 22,50s Gesù, toccandone il lobo, guarisce in modo repentino l'orecchio del servo (nei Vangeli non ci sono convalescenze, p. 70); tale guarigione istantanea è assente negli altri tre vangeli dove c'è unicamente il verosimile taglio dell'orecchio col colpo di spada (ad opera di Pietro secondo Gv) ma senza il riattacco mitologico.

In Lc 22,43s appare un angelo dal cielo che al monte degli ulivi conforta Gesù; ma i due versetti (che in alcuni codici sono piazzati dopo Mt 26,39; non sapevano bene dove inserirli!) secondo l'edizione critica del Nestle-Aland non appartengono certamente al testo originale: mancano in parecchi manoscritti tra cui l'autorevole Sinaitico (perché ritrovato sul Sinai, oggi al British Museum; per chi va a Londra si trova nella Library vicino all'ingresso). I due versetti sono assenti pure negli ancor più antichi papiri 75 e 69; in quest'ultimo (del III secolo) manca pure il v. 42: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Il che significa che originariamente non era contemplata alcuna volontà del Padre circa la passione-morte. Tutto ciò (tra cui l'assenza nel suddetto papiro 75 del II-III secolo) vale esattamente, sempre secondo il Nestle-Aland, anche per il celebre, proverbiale: «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno» (23,34). Sebbene dispiaccia perché di grande umanità, il perdono di Gesù è un inserimento ultra-tardivo, come il suo sudar sangue in 22,44; ma se verosimili e fondate, ben vengano le riletture dei secoli seguenti (noi compresi che non siamo da meno, anzi di più potendo contare sulla scienza a 360°). In Gv 19,23-24.34 la divisione delle vesti, il sorteggio della tunica da parte dei soldati e il colpo di lancia sono visti come adempimento della Scrittura; in effetti proprio l'idea di compimento delle Scritture presuppone un pensiero mitologico ed eteronomo (p. 95).

I miracoli della natura sono invenzioni letterarie con un significato simbolico: ad es. la tempesta sedata e il camminare sulle acque del lago di Tiberiade (p. 71s) in cui Gesù, al quale i venti e il mare obbediscono, vi compare davvero come un essere semi-divino. Ma sono stati considerati sino all'epoca moderna dei resoconti storici, dei reportages di cronaca, e lo sono tutt'ora nel pensiero non riflesso della stragrande maggioranza dei fedeli. Tuttavia è solo il quarto vangelo a interpretare espressamente in chiave simbolica i suoi racconti “miracolosi”: ne è ben cosciente e lo lascia pure intendere fra le righe, che cioè è una creazione letteraria ad es. la trasformazione dell'acqua in vino a Cana; per questo li chiama segni (semeia), i quali rimandano sempre a qualcos'altro (p. 83). Ma i sinottici non lo fanno, poiché in essi il dato simbolico-esistenziale sembra essere un tutt'uno col (presunto) fatto storico: il simbolico emerge sì dagli eventi raccontati, ma non danno l'idea di concepire gli eventi-base come creazioni letterarie: anzi danno l'impressione di parlare di fatti reali, di reportages che mostrano chi è Gesù e cosa è in grado di fare (p. 69).

Non è un caso che la chiesa cattolica abbia modellato se stessa sulla chiesa di Matteo (una fra le tante del NT). Il «Tu sei Pietro...» si trova solo in Mt 16,18s, il passo sugli eunuchi (celibi) unicamente in Mt 19,12; un vangelo caratterizzato da un'ossessione sessuofobica: «chiunque avrà gettato lo sguardo su una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (solo in Mt 5,28; i maschietti possono stare tranquilli, la frase non è di Gesù). I suddetti temi erano forse legati fra loro da un filo rosso? Certo, dal potere, che discendeva direttamente dall'autorità divina su Pietro e i Dodici. La formula trinitaria «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», con la quale Gesù comanda ai discepoli di battezzare e fare discepole tutte le nazioni, nel NT è presente solo nella conclusione postuma di Mt 28,18-20; se le parole contenute in tale finale fossero del Gesù storico, non si spiegherebbe come mai negli Atti degli apostoli si battezzi invece sempre e solo nel nome di Gesù (non della Trinità). «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (sempre in 28,18) che, sulla base del «Tu es Petrus...» attribuito al Gesù storico, è trasmesso al Romano Pontefice. È una logica ferrea come la statua splendente e imponente del sogno di Nabucodonosor (Daniele 2,27-35), che tuttavia ha i piedi d'argilla per cui viene distrutta da una pietra (il metodo storico-critico).

 

Il più grande miracolo della storia

Lasciando perdere la moneta d'argento in bocca al pesce (Mt 17,27), Matteo la combina ancor più grossa sia nel momento della morte che della resurrezione. Riguardo a quest'ultima in 28,2 scrive: «Ed ecco vi fu un gran terremoto, e un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa». Fin qui, seppur con fatica, si può interpretare simbolicamente; ma la prosecuzione ti taglia le gambe: «per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite». La trappola è scattata: non si può far a meno di considerarlo un reportage, anche perché la storia delle guardie continua con la menzogna di essersi addormentate su richiesta dei sommi sacerdoti,

Ma il massimo è nel momento della morte in Mt 27,51ss: «Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono [i sepolcri si aprirono] e molti corpi di santi morti resuscitarono». Fin qui, anche con l'apertura dei sepolcri (assente peraltro nel Sinaitico e in altri manoscritti), si può interpretare simbolicamente nella scia dei testi veterotestamentari di Daniele ed Ezechiele. Poi un glossatore, rendendosi conto del fatto abnorme che i morti risusciterebbero prima di Cristo, ha aggiunto chiarendo: «E, uscendo dai sepolcri, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa». Tuttavia un ultimo redattore, al limite dell'interpolazione, ha voluto chiudere con l'aggiunta: «e apparvero a molti» [o «furono visti da molti», che non c'è nel Sinaitico]. E così la frittata è fatta: il lettore intende i “molti” come dei testimoni oculari (reporter) di un fatto accaduto, di una cosa vera, addirittura del più grande miracolo della storia. Ma non ci sono sempre i manoscritti più antichi o i frammenti di papiro a “salvarci” dalle assurdità.

Vale il seguente principio (p. 62): «ciò che oggi non è più concepibile in quanto contraddice la nostra visione del mondo, basata su leggi naturali, non può essere avvenuto nemmeno nel passato». Quando i sinottici narrano questi eventi legati a Gesù, se non demitizziamo drasticamente, egli perde i suoi contorni umani per diventare qualcosa di irreale. In questo nostro cammino di studio non ci interessa il simbolico (la cui interpretazione è facilmente reperibile nei commentari della Bibbia), bensì gli eventi-base storici del nostro unico mondo, in cui non intervengono forze extra-cosmiche che negherebbero, oltre all'autonomia dell'uomo, pure quella del cosmo, sospendendo le sue leggi. Cominceremo con la creazione: ossia cos'ha creato Dio realmente e storicamente?

Mauro Pedrazzoli

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