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Stiamo assistendo con gioia e speranza a un doppio Sinodo: da una parte quello sull'Amazzonia già iniziato in Vaticano, e dall'altra quello vincolante per la chiesa in Germania, indetto in primavera dalla conferenza episcopale tedesca che comincerà a breve sotto la regia del suo presidente, il cardinale Reinhard Marx.

Quanto al primo, non si tratta tanto della sofferenza del polmone verde del nostro pianeta, che fornisce (solo) il 6% dell'ossigeno necessario alla Terra, ma della sua devastazione, per poi allargare il discorso alla chiesa universale nell'ampio contesto della grave e urgente crisi socio-ambientale e climatico-ecologica. Occorrerà vincere la resistenza dei conservatori-oppositori, come Robert Sarah, prefetto della congregazione per il Culto divino e i sacramenti, preoccupato per il fatto che i presbiteri «trascurino la propria santificazione per impegnarsi invece in questioni socio-politiche come l'ambiente, le migrazioni, o i senzatetto»; o come Gerhard Müller, prefetto emerito della congregazione per la dottrina della fede, ironizzando che non è compito del Papa e dei vescovi invitare a piantare più alberi. A suo dire si tratta di neopaganesimo ambientalista: «Cristo non ha raccomandato di occuparsi delle acque del Giordano o della vegetazione della Galilea» («Il Foglio» del 7 ottobre). Pure il fatto che nell'Instrumentum laboris per il Sinodo romano si parli della «madre terra» viene da lui definita un'espressione pagana; è tale allora anche Genesi 1,24: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie...»?

Oltre a discutere del destino delle popolazioni dei villaggi sparsi nella foresta, i padri si focalizzeranno quasi sicuramente sull'immagine del sacerdozio e sul ruolo delle donne: ad es. nello Xingu, la diocesi più estesa dell'Amazzonia e del Brasile, due terzi delle comunità sono diretti da donne, e sono loro in genere a preparare la liturgia domenicale, che solo raramente è pure eucaristica. Infatti tanti villaggi ‑ dell'Amazzonia come dell'intero mondo missionario afro-asiatico ‑ vedono il prete solo una o due volte l'anno. Di conseguenza sarà anche il tema del celibato presbiterale a dominare la scena, il quale di per sé non c'entra quasi nulla con la regione amazzonica, ma è scottante la relativa questione della «presidenza dell'Eucarestia» che fa sobbalzare i tradizionalisti: già quest'ultima espressione è a loro indigesta, poiché preferiscono quella di celebranti della Santa Messa (o della divina Eucarestia). Li fa inorridire che essa possa essere estesa al di fuori del sacrale ministero presbiterale maschile a ciò eminentemente deputato.

I temi della clericalizzazione/clericalismo, le nuove prospettive in teologia morale (sessuale) e il celibato sono invece argomenti specifici del sinodo tedesco che ha già ricevuto l'altolà da due prefetti di dicasteri vaticani, poiché non si possono cambiare (a livello locale) le normative giuridiche universali come quella del celibato presbiterale. Ma il cardinal Reinhard Marx (presidente della conferenza episcopale tedesca) ha confermato di voler andare avanti per la propria strada (confortato dai 21 voti favorevoli dei suoi presuli e solo 3 contrari) nonostante gli ultimatum romani. Pensiamo di aver compreso la linea del porporato tedesco: già esistono i preti sposati nella chiesa cattolica (cattolica a tutti gli effetti, non ortodossa) di rito greco-orientale-albanese-bizantino-armeno, che un tempo era ampiamente diffusa anche nella nostra magna Grecia; molti preti sposati allora nel meridione d'Italia, di cui una dozzina sono rimasti ancor oggi in Sicilia (alcuni ad es. nella Piana degli Albanesi). Si vuole estendere, in piena autonomia, tale procedura canonica (sui iuris; del proprio diritto, come hanno fatto gli orientali) anche al diritto “proprio” della chiesa di rito per così dire “germanico”, lasciando a Roma (e/o alle varie conferenze episcopali nazionali) di fare eventualmente altrettanto per la quasi totalità della chiesa cattolica cosiddetta di rito “latino”. È così difficile da capire e da accettare?

Dato che i tradizionalisti rinfacciano di non parlare mai della Rivelazione e del “Credo” (come ad es. a loro dire nell'Instrumentum laboris), ricordiamo il libro del NT che parla di più della chiesa, dei ministeri, e dello spezzare il pane (Eucarestia), ossia quello lucano degli Atti degli Apostoli. Ora negli Atti quando si parla di ministeri non si parla mai dello «spezzare il pane» e viceversa: le due cose non sono correlate e non s'intersecano. Il che è abbastanza ovvio: è tutta la comunità che celebra l'Eucarestia, non un ministro che dice la Messa e il popolo assiste... Inoltre la chiesa siriaca di Antiochia (quella in cui per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani o crestiani, Atti 11,26) era retta dai profeti e dai dottori (maestri, teologi?), di cui uno era soprannominato Niger (sic); e sono loro a celebrare la liturgia, non i presbiteri o gli episcopi (Atti 13,1-3), addirittura «imponendo le mani» (ordinazione?) a Barnaba e Saulo.

Sotto questo profilo le proposte più innovative (contenute nel libro Abbi coraggio, cambia ora il mondo e la chiesa, Innsbruck 2016) vengono da Erwin Kräutler, vescovo austriaco e prelato emerito di Xingu (diocesi che ha guidato dal 1981 al 2015: una vita in e per l'Amazzonia), uno degli organizzatori e animatori del sinodo amazzonico, nonché ispiratore nel suo mondo di lingua tedesca. È possibile ad es. pensare a persone celibi o sposate che siano, uomini e donne laiche o suore, leader di una comunità che siano incaricati – e a tal fine ordinati – di presiedere l'eucarestia domenicale? Un buon inizio sarebbe quello di permettere ad experimentum in Amazzonia che uomini e donne sposati, i quali dirigono una comunità, possano presiedere l'Eucarestia, con la dovuta preparazione, formazione ecc. Non si tratterebbe solo di Viri probati, ma pure di Mulieres (donne) probatae.

Tutti questi problemi saranno superati quando una donna col pancione (a maggior ragione se nera) presiederà l'Eucarestia: finalmente, con l'integrazione delle donne a pieno titolo, avremo più tempo e risorse da dedicare alle vere questioni della chiesa e del cristianesimo nella nostra epoca, che sono altre.


 
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