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 464 - DOPO L’APPROVAZIONE DEL TAV IN PARLAMENTO / 1

 

QUATTRO MOTIVI CHE NON TENGONO

 

È difficile dire oggi quali saranno gli effetti sulla realizzazione dell’opera, in seguito all’approvazione del Parlamento della mozione a favore del Tav all’inizio di agosto. Che fosse un pretesto o meno, ha innescato un inatteso ribaltamento della situazione governativa di cui è difficile individuare le prospettive.

Una cosa è certa. Oggi il Tav ha un sostegno maggioritario e trasversale in Parlamento (e probabilmente nel Paese). Eppure è un sostegno che si basa su quattro manipolazioni. Di quattro cose pregherei i molti sostenitori del treno ad alta velocità Torino-Lione:

 

L’ambiente

Non dite che siete a favore della Tav perché siete dalla parte dell’ambiente. Riflettete semmai sul fatto che mai così all’unisono un’opera ha raccolto così tante sigle, partiti e gruppi di potere che si sono sempre disinteressati o hanno bellamente incoraggiato l’attuale catastrofe climatica. Invece non avete dalla vostra parte persone come Luca Mercalli, che, può piacervi o no, un po’ di credibilità sul punto l’ha raccolta negli anni. L’8 febbraio 2019 in un’intervista su Micromega affermava: «L’infrastruttura, per dieci anni, invece di diminuire le emissioni, ne produrrà di nuove a causa di un cantiere che sarà fonte certa di inquinamento atmosferico. In secondo luogo, la propaganda Sì Tav sostiene che se la tratta verrà usata a pieno carico – perché il proponente afferma ciò – e taglierà CO2 eliminando la circolazione dei camion per strada ma, attenzione, si dimenticano che metteremo almeno altri dieci anni per compensare l'inquinamento emesso nei dieci anni di costruzione. Quindi il primo kg di CO2 tolto effettivamente dall’atmosfera non arriverà prima del 2040. Allora, le Nazioni Unite e il comitato di controllo governativo per il clima delle Nazioni Unite sostengono che siamo già in emergenza climatica e che se vogliamo mantenere la temperatura sotto l’aumento di due gradi entro questo secolo, la CO2 va tolta subito. Oggi bisogna investire denaro per decarbonizzare l’atmosfera, non tra vent’anni. Tra vent’anni è tardi, il danno climatico sarà irreversibile».

Non stanno dalla vostra parte nemmeno le associazioni ambientaliste che hanno più volte condannato il progetto. Fin dal 2011 Wwf, Legambiente e Pro Natura e Italia Nostra in un comunicato censuravano la «superficialità con cui si procedeva nell’elaborazione del progetto di un’opera non necessaria». Soprattutto si rilevava l’approssimazione degli studi geologici, idrogeologici e geotecnici, che non avevano valutato gli impatti su 70 punti d’acqua a rischio di captazione, attraversati dal tunnel di base e sui 12 rii o torrenti dell’area dell’Orsiera, sulla dinamica delle frane situate agli imbocchi ovest ed est del progettato tunnel dell’Orsiera e sull’effetto diga provocato dall’argine che si voleva costruire in destra Dora nella zona di Susa. Legambiente ha recentemente ribadito attraverso il suo presidente, Stefano Ciafani, come il Tav sia un’opera «costosa e inutile» (25 luglio 2019, sito di Legambiente): «Sembra che andare al governo faccia completamente perdere l’approccio scientifico e di buonsenso che dovrebbe accompagnare le scelte strategiche nel campo dei trasporti. È capitato a Renzi che è passato dal definire in un suo libro la Torino-Lione “un investimento fuori scala e fuori tempo” ad avvallarne la costruzione, è successo a Salvini che nel proprio repertorio di felpe ha indossato anche quella No Tav ma che ora tanto si spende per proseguirne la realizzazione, è successo in ultimo anche al Movimento 5 Stelle da sempre su posizioni contrarie alla grande opera inutile e ora disponibile a sancire il via libera attraverso il proprio premier. Il tutto in barba alle analisi costi-benefici che negli anni non hanno potuto far altro che decretare l’insostenibilità di un’opera come la Torino-Lione per costi e impatto». Il Tav, secondo Ciafani non sposterà «un solo tir dalla strada visto che resterà più economico e facile far “girare” le merci su gomma. È incredibile che in un anno di discussione sulla Tav Torino-Lione e sul trasporto merci, nel governo non si sia fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull’esempio svizzero e austriaco, decidano di chiudere al trasporto su strada o a tassarlo. Invece di investire sulle grandi opere inutili, il Governo abbia il coraggio di ridurre la quota di trasporto merci che oggi viaggia su gomma disincentivando questo trasporto attraverso leve fiscali e tariffarie, di incentivare la mobilità urbana sostenibile, rafforzare e rendere più competitivo il trasporto ferroviario pendolare e urbano per offrire una valida alternativa all’auto e promuovere l’alternativa della mobilità elettrica».

Dietro il Tav c’è lo stesso principio culturale che sta dietro all’indifferenza per la Siberia o per la foresta Amazzonica che bruciano. Quello di chi vuole continuare a infischiarsene degli allarmi dei climatologi. Se voi Sì Tav teneste veramente all’ambiente quanto meno riterreste necessario rivolgervi ad altre priorità.

 

Il futuro

Non dite che sostenete il Tav perché guardate al futuro. È un progetto vecchissimo che nasce da una visione strategica vecchissima. Dai tempi cioè in cui internet era in fasce e i sessantenni di oggi erano giovani. Vi basterebbe meditare sul fatto che quando venne progettato, il flusso commerciale tra Italia e Francia era in forte crescita. Bene fin dagli anni Duemila l’Osservatorio tecnico per il collegamento ferroviario Torino-Lione evidenziava una diminuzione drastica del traffico delle merci lungo quella tratta (del 13,2% tra 1999 e 2004, del 72% tra 2003 e 2010). Si tratta appunto di un progetto pensato quando le prospettive commerciali andavano in un’altra direzione (A. Giuntini, La mobilità avversata. Storia e attualità della linea ferroviaria ad Alta velocità Torino-Lione, «Storia e problemi contemporanei», 77, 2018).

 

L’Europa e il progresso

Non dite che sostenete il Tav per l’Europa. La Corte dei conti europea, valutando tutto il progetto di Alta velocità europeo ha affermato: «l’attuale piano a lungo termine dell’Ue non è sostenuto da un’analisi credibile, manca di un solido approccio strategico a livello dell’Ue ed è improbabile che venga realizzato (…). Esiste solo un sistema disomogeneo di linee nazionali ad alta velocità, progettate e costruite dai singoli Stati membri in maniera isolata». E aggiunge: «la qualità della valutazione dei bisogni reali degli Stati membri è scarsa e la soluzione alternativa, che consisterebbe nel potenziare le linee convenzionali esistenti, spesso non è stata debitamente considerata, sebbene i risparmi conseguiti ricorrendo a tale opzione possano essere significativi».

Insomma il Tav non farà parte di un grande corridoio europeo, almeno per moltissimi anni. E intervenendo esplicitamente sul Tav l’ex presidente della commissione Trasporti del Parlamento europeo, la verde Karima Delli, nel 2017 aveva chiesto una moratoria a Italia e Francia, definendo così il progetto della Torino-Lione. «È vecchio, non corrisponde più alle necessità di questo momento storico, dove il trasporto merci è calato ed è diventata enormemente importante la questione climatica. Organismi di controllo hanno ribadito a più riprese che è un’aberrazione sia per i costi, sia per le complicazioni sanitarie dovute al drenaggio delle acque».

Non dite che sostenete la Tav per il progresso. Non avete prodotto uno studio decente né sul rapporto costi-benefici del Tav, né sul suo impatto ambientale. Avete avuto trent’anni per offrirvi qualcosa di più concreto di un favore generico e una retorica vuota. Invece vi siete limitati a irridere l’unica analisi costi-benefici realizzata, quella di Marco Ponti, che rimane una delle maggiori autorità italiane sul tema dei trasporti. L’idea di progresso non può essere disgiunta dal mondo della logica che presuppone una dimostrazione. La vostra adesione al Tav è una sorta di fede antiscientifica. Sarebbe stato quantomeno interessante ragionare sulle vostre ricerche. Puntare a un confronto alto, come avrebbe richiesto un’opera di tale portata, estremamente complessa. Invece ci avete proposto madamin orgogliose di non avere alcuna conoscenza tecnica sul tema. Almeno Binario morto di Luca Rastello e Andrea De Benedetti potevate leggerlo prima di garantirci il paradiso dell’innovazione, no?

Diteci che fate il Tav per altri motivi: perché qualche merce si sposterà più velocemente, perché la Confindustria è il vostro dio e a un dio vi sentite solo di obbedire. O soltanto perché non avete voglia di riflettere seriamente sull’ambiente, sul progresso e sull’Europa, ma avete bisogno di qualche totem raggiungibile con poca fatica che vi faccia sentire bene. Basterebbe questo. Sarebbe almeno onesto. O sennò non dite nulla. Il vostro Tav forse si farà e voi non chiederete scusa alle generazioni che verranno quando sarà chiaro che le avete private, un altro poco, del loro futuro.

Marco Labbate

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