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 345 - ESPERIENZA DI GRUPPO

 

“CRISTIANI ADULTI” DI TORINO

 

 

LE PREMESSE

A Torino, da ormai 15 anni si è sviluppata un’esperienza di contatti e di rapporti fra credenti, di diversa provenienza ecclesiale, che si è misurata su questioni ecclesiali, sociali e politiche con proposte e progetti, anche se ha attraversato fasi alterne e non ha avuto un’influenza significativa.

All’inizio degli anni 90 erano state soprattutto alcune aggregazioni laicali ad esprimere questa esigenza di dialogo e di apertura. Una delle espressioni è stata la costituzione di un laboratorio di cultura politica, promosso e guidato da rappresentanti delle ACLI, dell’Azione Cattolica, dell’AGESCI, della GIOC, della FUCI, del MEIC e di altre associazioni. In un momento di crisi della politica (che a Torino fu vissuta in modo molto acuto) un gruppo di credenti ebbe il coraggio di parlare, di discutere e di far liberamente discutere, in una situazione ecclesiale paralizzata dal cambiamento in atto. Ovviamente vi furono contestazioni, disapprovazioni, ma era comunque evidente che esisteva un laicato credente desideroso di guardare in faccia la realtà, assumendosi le sue responsabilità nel promuovere e nello sperimentare.

Negli ultimi dieci anni questo dialogo si è mantenuto, ma progressivamente è venuto meno il ruolo di elaborazione e di stimolo dell’associazionismo nella Chiesa e si sono ridotti gli spazi della riflessione e della ricerca. Senza entrare nel merito delle ragioni che hanno portato a tale situazione, rimane il fatto che i laici, pur numericamente significativi e portatori di grande disponibilità, non hanno più fatto sentire la loro voce (fatte salve alcune espressioni, peraltro ritenute marginali nella vita ecclesiale).

 

PERCHÉ QUESTA INIZIATIVA

All’inizio del 2006, alcuni credenti hanno preso coscienza del cambiamento di approccio avvenuto negli ultimi anni e, soprattutto, di come la Chiesa stesse perdendo la sua capacità profetica senza che ciò producesse turbamenti e interrogativi, lasciando al solo clero il compito dell’annuncio. Clero che, oltretutto, inizia a proporre la propria presenza con pronunciamenti e iniziative anche su terreni propriamente temporali, ristringendo quegli spazi dell’autonomia laicale che il Concilio aveva dischiusi.

Questa riflessione si è allargata ad un gruppo più esteso, attraverso un semplice passa parola, ed è maturata l’idea di promuovere alcune iniziative pubbliche, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni che condividevano l’esigenza di ridare parola al laicato su temi e questioni nei quali la loro coscienza di credenti era chiamata a dare risposte.

Questa primitiva decisione non ha trovato di fatto attuazione, perché l’interesse ad un impegno di questa natura è parso ai più troppo oneroso, in riferimento alle scarse adesioni che si erano raccolte.

 

La situazione si è notevolmente modificata all’inizio del 2007 e la ragione va ricercata soprattutto nelle vicende che hanno accompagnato la presentazione del disegno legge sui DICO. Al di là del fatto specifico, su cui vi possono essere opinioni differenti, i promotori dell’iniziativa del 2006 si resero conto che le ragioni che essi avevano già individuato assumevano ora connotazioni sempre più marcate e che si cominciavano a registrare nei luoghi di incontro della comunità ecclesiale (a cominciare dalle parrocchie) sentimenti di disagio e di preoccupazione, cui era giusto dare voce. Oltre a questo, vi era la convinzione che non si poteva lasciare soli uomini e donne credenti che, nella piena consapevolezza della loro responsabilità, avevano assunto decisioni politiche sulle quali la gerarchia era pesantemente intervenuta.

Questo spiega perché si sia deciso di scrivere una lettera “al Vescovo, ai presbiteri, ai laici della Chiesa di Torino e ai non credenti attenti alla parola del Vangelo”.

 

LA LETTERA E LE RISPOSTE

La lettera è stata scritta da quattro persone delegate dal gruppo promotore, che poi l’ha discussa, emendata, sottoscritta e, infine, consegnata all’arcivescovo di Torino e contemporaneamente trasmessa al direttore del settimanale diocesano, La Voce del Popolo, per essere pubblicata (ma il direttore ha ritenuto di non doverlo fare). Successivamente la lettera è stata inviata a tutti i parroci, ai membri del Consigli Pastorale e Presbiterale diocesani, ai segretari dei Consigli Pastorali parrocchiali, ai responsabili delle principali aggregazioni laicali della diocesi, oltre che a singole persone che si pensava potessero essere interessate dal tema della lettera. La lettera è stata condivisa e sottoscritta da 250 persone, quasi tutte della diocesi torinese.

La lettera è stata diffusa principalmente via posta elettronica e questo ha permesso di avere velocemente alcune risposte scritte. Volendo schematizzare, possiamo tracciare le seguenti tipologie di risposte:

-         quelle di consenso pieno, manifestato attraverso la firma e talvolta anche le motivazioni di tale condivisione. Non è irrilevante il fatto che in alcune di esse si ringraziavano i promotori dell’iniziativa per aver voluto dar voce ad un disagio che diversamente non si sarebbe potuto esprimere;

-         quelle di consenso sui contenuti generali della lettera, ma di dissenso su alcuni aspetti di essa. In particolare sono stati contestati alcuni passaggi nei quali si esprimevano critiche al modo con cui veniva esercitato il ministero gerarchico e quelli in cui si faceva riferimento alla legge naturale. Queste persone hanno espresso solidarietà all’iniziativa ma hanno preferito non sottoscrivere la lettera;

-         quelle di dissenso, alcune con argomentazioni pacate, altre con un atteggiamento fortemente polemico.

A queste risposte occorre poi aggiungere quelle ricevute telefonicamente o in incontri diretti, ma complessivamente le risposte non sono state molto numerose, a conferma del fatto che la sensibilità intorno alle questioni sollevate dalla lettera non è diffusa. L’impressione generale è che questi problemi non suscitino reazioni (positive o negative che siano), ma cadano in una generale indifferenza, anche tra lo stesso clero, come alcuni hanno avuto modo di verificare direttamente. La Chiesa dell’immediato post-Concilio è, da questo punto di vista, lontana alcuni anni luce.

Ciò che non era stato previsto, né tanto meno voluto, è stata la risonanza sui giornali, i quali hanno dato ampia diffusione di questa lettera, anche se con una lettura dei contenuti presenti non sempre rispondente allo spirito della stessa.

 

LA LETTERA E IL VESCOVO

La lettera è arrivata all’Arcivescovo accompagnata da un biglietto nel quale era espresso il significato profondo dell’iniziativa e il desiderio del gruppo ad incontrarlo, per discutere serenamente dei temi che nella lettera erano espressi.

L’Arcivescovo di Torino ha risposto immediatamente, scrivendo al delegato del gruppo, Beppe Elia, che egli era molto disponibile ad un incontro, purché avvenisse successivamente all’emanazione della Nota Pastorale sui DICO. Così, il 10 aprile, a pochi giorni dalla pubblicazione della Nota Pastorale, il cardinale Poletto ha telefonato a Beppe Elia per fissare un incontro nella stessa giornata.

L’incontro è stato molto cordiale. Egli tuttavia ha espresso il suo dispiacere che una lettera dal contenuto così critico fosse stata divulgata, perché avrebbe gradito che le stesse cose gli fossero dette personalmente. Gli è stato detto che si voleva in realtà aprire una pacata riflessione nella Chiesa e non solo esprimere un dissenso verso la presidenza della CEI. Egli ha comunque ribadito che il tono di dissenso, prima ancora che il contenuto, era stato oggetto di molte critiche e che quindi aveva di fatto determinato un impatto complessivamente negativo.

Il discorso si è poi avviato sul contenuto della proposta di norma sui DICO, anche se non era l’oggetto specifico del documento. La discussione ha anche toccato i punti essenziali della lettera, come il ruolo dei differenti ministeri all’interno della chiesa. Il cardinale Poletto ha dichiarato certamente essenziale il riferimento alla Lumen Gentium, sottolineando soprattutto i punti che richiamano le precise responsabilità della gerarchia. Inoltre egli ha affermato la necessità di un ascolto del tutto particolare del Papa, la cui funzione di guida è segnata da un particolare carisma, e che annunciare il Vangelo è anche annunciare il rigore di un messaggio morale che non può cedere a compromessi, pur se deve rimanere una grande disponibilità all’accoglienza e all’attenzione verso tutti.

Beppe Elia ha ricordato che la lettera aveva dato voce a un laicato, che non aveva alcun desiderio di rottura o di dissenso preconcetto, ma che anzi voleva esprimere in  pienezza la propria appartenenza alla Chiesa mettendo al suo servizio le proprie risorse intellettuali, visto il momento difficile la chiesa sta attraversando: la generale debolezza laicale, la mancanza di esperienze formative forti, la sfiducia generata da un clima ecclesiale troppo conformista e infastidito da voci non allineate.

Il chiarimento del carattere ecclesiale dell’iniziativa ha rassicurato il vescovo che non si volesse fare una discussione politica sui DICO ma piuttosto un ragionamento comune sulla Chiesa e sul cristianesimo di domani, che sappia essere più incisivo del tradizionale dibattito pastorale intra ecclesiale. Non ha mancato di sottolineare, tuttavia, che il dissenso espresso in maniera così esplicita è un danno per la Chiesa e che egli desidererebbe che le opinioni differenti a quelle del magistero e le critiche fossero discusse con lui, ma non rese pubbliche nella comunità ecclesiale.

In conclusione, ha aderito alla richiesta di incontrare una rappresentanza più estesa del gruppo dei firmatari e non solo un suo portavoce. L’incontro è così avvenuto il 15 maggio, con la partecipazione di nove rappresentanti del gruppo di lavoro. Eccone un sintetico resoconto:

 

In apertura sono state da noi riassunte le ragioni che ci hanno spinto a prendere una posizione pubblica come assunzione di responsabilità per contribuire all’unità della chiesa nella carità e nell’accoglienza reciproca anche fra chi esprime di posizioni differenti sul piano filosofico e politico. Si è cercato di chiarire che nostro fine è contrastare la delusione di molte persone, che può condurre all’abbandono e i pericoli derivanti da un clima di contrapposizione tra credenti e non credenti quale si è più recentemente manifestato. Abbiamo quindi prospettato un percorso che possa favorire la creazione di un clima più dialogico fra posizioni e gruppi ecclesiali di sensibilità diversa,  e dialogare fra noi nella chiesa torinese su temi sui quali il laicato cattolico può essere particolarmente sensibile, come ad esempio la bioetica, la presenza nella società e nella politica, l’annuncio del Vangelo specie ai giovani in una società secolarizzata. Tali tematiche potrebbero opportunamente essere dibattute in un forum annuale aperto in cui le diverse posizioni si confrontino fraternamente e senza schemi ed esiti precostituiti.

Rispetto alla relazione tra i fedeli e il loro vescovo, l’Arcivescovo ha confermato la sua disponibilità a parlare con il laicato in incontri personali e diretti, ma ha espresso il suo rammarico per la modalità pubblica con cui è stata diffusa la lettera e la sua preoccupazione di evitare che si possa dare l’impressione di voler costituire un gruppo organizzato del dissenso ecclesiale. Da parte nostra è stata manifestata con chiarezza la consapevolezza di essere in comunione con tutta la chiesa escludendo qualsiasi ipotesi di costituzione di un gruppo di “dissidenti”, ma restando persuasi che le nostre considerazioni riguardino tutta la chiesa locale e che ci sentiamo più fedeli e più fraterni esprimendoci con franchezza piuttosto che alimentando il rischio di un silenzio deluso o indifferente.

Rispetto all’idea dell’appuntamento annuale da noi prospettato, l’Arcivescovo ci ha invitati a usare gli spazi e le istanze già esistenti a livello ecclesiale e a fare riferimento al suo referente per la Pastorale per la cultura della diocesi per individuare insieme possibili iniziative future.

 

L’ INCONTRO DEI FIRMATARI

Il 19 giugno tutti i firmatari della lettera sono stati invitati ad un incontro, per valutare gli eventi succeduti dopo la pubblicazione della lettera e le prospettive per il futuro. Hanno partecipato ottanta persone, tra queste ve ne erano che non provenivano da esperienze ecclesiali o realtà parrocchiali ma che si erano appassionate all’iniziativa e sentivano il desiderio di fare qualcosa insieme.

Seguono alcune considerazioni manifestate durante l’incontro:

 

Uno dei promotori dell’iniziativa ha ricordato che l’iniziativa era manifestazione di vera passione ecclesiale, nata dal disagio e dalla preoccupazione per le distorsioni che la vita della Chiesa e la sua testimonianza oggi patiscono. Il fraintendimento del senso dell’iniziativa è stata una difficoltà e una sorpresa ma può essere anche un’opportunità per purificare lo spirito dell’iniziativa, al di là del clamore mediatico e del facile protagonismo. Il nostro obiettivo deve tendere infatti a riattivare la responsabilità dei laici nei confronti della chiesa e nella testimonianza, e a promuovere un dialogo fra posizioni diverse all’interno della chiesa per conseguire un riconoscimento reciproco, che è la premessa per un’esperienza di unità nella carità, e per contrastare un clima di passività e/o di sorda contrapposizione che in molti casi caratterizza il laicato. In questa direzione sarebbe interessante sperimentare lo strumento del forum dei laici, andando oltre lo spazio asettico della pastorale della cultura.

Un secondo intervento ha prospettato una serie di tematiche di possibile studio all’interno del forum. L’idea è di proporre temi legati ai fondamenti delle difficoltà attuali della Chiesa per attuare un lavoro sul lungo periodo, invece di affrontare argomenti più “sensibili” o di “attualità” ma che magari possono avere una portata differente:

1.     Rivisitazione del ruolo dei laici e riassunzione di responsabilità

2.     Mediazione della presenza cristiana nei confronti del mondo con apertura ad altre realtà religiose

3.     Come “dire Dio” all’interno e all’esterno della Chiesa: linguaggio religioso e comunicazione della buona notizia, rivisitando i modelli oggi usati.

Successivamente vi è stata una discussione vivace e partecipata che ha toccato alcuni nodi principali:

a)     gli obiettivi

Vale a dire il superamento del diffuso clericalismo per scegliere lo stile della sinodalità; la visibilità della nostra iniziativa perché possa essere luogo di speranza per i cristiani sfiduciati; l’accuratezza di affrontare tematiche difficili spesso affidate a facili chicchiere; la presa di posizione sui tentativi di limitare la loro autonomia e di mettere in discussione la laicità dello Stato.

b)     i referenti di questa nostra iniziativa per il futuro

C’è chi ha ritenuto che le iniziative debbano essere rivolte principalmente ai cristiani “critici” (cioè coloro che hanno già occasione di assumere delle responsabilità, disponibili al cambiamento e alla sperimentazione) o a coloro che si sono allontanati dalla Chiesa perché stanchi, scoraggiati, sofferenti. Altri invece pensano che le iniziative debbano essere rivolte a tutti i cristiani, a partire dalle comunità parrocchiali, per aprirsi ai credenti delle altre confessioni cristiane (specie ai valdesi). Alcuni sottolineano l’importanza di rivolgersi alle singole persone, mentre altri preferirebbero un coinvolgimento più forte delle associazioni.

c)     il metodo

     L’idea è di preparare una bozza di lavoro da far circolare nelle associazioni, nei gruppi  e nelle parrocchie (magari sulla falsariga del percorso che ha portato alla “Camminare insieme”) per poi realizzare una giornata seminariale, a conclusione di un lavoro preparatorio.

d)     le criticità e le attenzioni da porre

Riferirsi al Concilio Vaticano II recuperando più lo spirito conciliare che i suoi soli testi (e dunque l’apertura al mondo, il dialogo, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso).

Essere accorti a parlare di laicità, comprendendo se si intende riferirsi a quella che si desidera realizzare o quanto è già stato realizzato. Per questo si dovremmo piuttosto praticare la laicità, nello stile e nel metodo con cui affrontiamo le questioni che esamineremo

Parlare della differenza cristiana: riflettere sul tema della carità e della misericordia, per farci amare nuovamente proprio da chi si sente distante. Può essere una via per non cadere nell’intellettualismo.

Interrogarsi da credenti su una prospettiva del futuro e non su modelli passati, in una chiesa che avrà pochissimi preti, nella quale il Vangelo o sarà annunciata dai laici o non sarà (e quindi vi è la necessità di pensare quali siano i compiti che spettano ai laici).

Ricercare parole nuove e un nuovo atteggiamento per affrontare i contenuti, perché esiste un problema di linguaggio, che può (come la stessa lettera ci ha dimostrato) rendere difficile far capire i nostri obiettivi e incidere sulla partecipazione.

Dedicare del tempo a pensare la giusta formula per la struttura organizzativa, che è importante per non vanificare l’evento e che è necessaria sin da adesso, anche per non affidare troppo a persone singole che possono essere entusiaste ma allontanarsi per qualsiasi motivo. In un primo momento l’attuale comitato di coordinamento può farsi carico di elaborare una proposta operativa da discutere nel prossimo incontro dei firmatari (che avverrà il 2 ottobre)

Tenere contatti con le altre esperienze simili sorte in Italia attraverso l’iniziativa promossa da Alberto Melloni (www.statusecclesiae.net).

 

I PASSI SUCCESSIVI

Nel mese di luglio si è svolto un incontro con alcune associazioni per valutare, secondo quanto definito, il loro interesse all’iniziativa del forum. L’incontro è stato ancora interlocutorio e non ha definito alcun orientamento puntuale.

Nelle prossime settimane il comitato di coordinamento elaborerà la proposta da presentare il 2 ottobre al gruppo dei firmatari e a tutti coloro che nel frattempo hanno dimostrato interesse al progetto.

Tale proposta sarà poi presentata, come suggerito dal nostro Vescovo, anche al referente per la Pastorale della Cultura della diocesi per iniziare un confronto costruttivo e dialogico.

 

 

Torino, 4 settembre 2007

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