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Per riflettere in chiave biblica sul tempo che ci è dato da vivere, raccogliamo molti spunti dalla riflessione di attualizzazione biblica presentata da Pier Paolo Simonini nel recente convegno torinese «Cristiani a Torino per una città comunitaria, solidale, fraterna» (nel riquadro a p. X il comunicato stampa del Convegno).

Il grido della terra passa attraverso la voce dello straniero e il grido del povero che, imparando dal basso nel degrado delle periferie, dà voce alle altre grida di dolore del mondo. Occorre quindi saper vedere chi sono i poveri (per poi infilarsi i loro occhiali ponendoci nella loro prospettiva), che cosa hanno da dire, lavorare con loro e non delegare altri a occuparsene. L'inclusione solidale dei senza voce comporta il dono incondizionato di sé.

Si possono individuare tre momenti biblici: diluvio, Babele/Babilonia, Apocalisse.

1) Il diluvio è un castigo per la tradizione jahvista (ad es. Gen 6,5-8), mentre la tradizione sacerdotale si mostra più sfumata nella presunta punizione (ad es. Gen 6,9-10): «Questa è la storia di Noè, uomo giusto e integro...»; è principalmente un racconto di salvezza nell'esistenza minacciata dai disastri. Dove c’è distruzione c'era un progetto che non poteva reggere, perché consisteva in un crescendo continuo di troppa potenza e malvagità che porta al crollo. Ma la distruzione non è totale, poiché c’è un resto: Noè, i deportati a Babilonia, Israele...

Una crisi, come nel 2001 le Torri gemelle e nel 2008 la crisi economica, non vuol dire «catastrofe», ma accelerazione di processi che sono da governare: un dopo, non del tutto nuovo ma rinnovato, da affrontare per un diverso ordine del mondo, come dopo il diluvio. Guardiamo alle diseguaglianze: la povertà assoluta si riduce, ma la povertà relativa è molto più grave. Nella povertà assoluta c’era più solidarietà, nella povertà relativa c’è disgregazione. Ad esempio la Dad (didattica a distanza) funziona bene per chi ha le possibilità, male per chi non le ha. Occorre sviluppare progetti di rete.

La crisi pandemica è una distruzione (solo parziale), ma dà anche occasione per un frutto sistemico di economia solidale, in una ricostruzione innovativa che recupera nella sua agenda progetti buoni che non avevano avuto spazio nei vecchi processi poco incoraggianti.

2) La torre di Babele. Come non si dà un pensiero unico per il diluvio, così non c'è per il “progresso” (più ottimista la tradizione sacerdotale, più pessimista quella jahvista), ciò risulta ulteriormente confermato dalla torre di Babele (sull'interpretazione di Babele cfr. Insidie del pensiero unico di Claudio Belloni nel n. 473). Si vuole arrivare al cielo in un pensare e parlare unificato e omologato: ma ciò causa una dispersione, a prima vista negativa almeno per la tradizione jahvista, mentre per la tradizione sacerdotale tale dispersione si presenta (10,32) come compimento della benedizione di 9,1. Si riceve in ogni caso il dono delle differenze (non solo linguistiche: un parlare ma anche un pensare diversamente). Pure Babilonia significava all'inizio deportazione, esilio, maledizione. Ma il profeta Geremia (cap. 29) incoraggia: restate a Babilonia per 70 anni (tre generazioni, figli dei figli), fate figli, costruite la città che abitate, abitate con amore la città di tutti, esplorate la terra dell’altro, anche se vi ha deportato, lavorate per questo, non tornate oggi al modello precedente, non abbiate fretta di tornare alla città ideale. Lanciate uno sguardo ai figli dei vostri figli.

Anche noi dobbiamo avere uno sguardo inter-generazionale, ma nella transgenerazionalità di oggi: mentre nel boom economico si poteva giustamente pensare che la generazione futura avrebbe avuto più risorse di quella presente, oggi è probabile che la prossima generazione ne avrà di meno. Occorre una visione storica onnicomprensiva nel tempo e nello spazio.

3) Apocalisse. Se Genesi 1-11 è un discorso sul tutto fatto dal punto di vista degli inizi (protologia), abbiamo anche un discorso sul tutto fatto dal punto di vista della fine (escatologia): appunto l'Apocalisse. La Gerusalemme celeste (cap. 21) è senza tempio, perché tutta la città è tempio. La nostra chiesa è la città, sacra come spazio dei diritti, di inclusione e ospitalità. Accoglie le genti immigranti, è irrigata d’acqua viva, è sostenibile, ha porte aperte nella sua bellezza. Essere cristiani oggi significa costruire questa società assumendo il punto di vista di chi sta perdendo. Questa sacralità può essere condivisa da chiunque, prescindendo dalle sue convinzioni religiose.

 

Cristiani a Torino per una città comunitaria, solidale, fraterna

 

L’esperienza dei campi interassociativi, che per un decennio ha segnato il cammino di alcune associazioni di ispirazione cristiana, si arricchisce di una nuova tappa in vista delle prossime elezioni amministrative a Torino. Un nuovo cammino si apre, per questa occasione, con altre associazioni della medesima ispirazione, con le quali lavorare sul futuro di Torino. Si tratta di un impegno che vuole realizzarsi tra quei cristiani che sentono l’urgenza di non considerare la politica come un luogo diabolico di potere, in cui campeggiano corruzione e inefficienza da cui tenersi alla larga, ma come un luogo eminente di carità, in cui esercitare tutti gli strumenti che permettono di costruire una comunità solidale e fraterna. In questa costruzione, infatti, i cristiani hanno un compito fondamentale da assumere, per testimoniare che anche nella politica ci sia spazio per amare con tenerezza e avviare dei processi i cui frutti saranno raccolti da altri con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina (cfr. Fratelli tutti 194.196).

Per queste associazioni, ragionare sul futuro di Torino, vuol dire non chiudere gli occhi sugli aspetti più problematici e drammatici da cui la città non riesce a risollevarsi. Vuol dire, soprattutto, contribuire a creare un forte senso di comunità fraterna, a partire da alcune priorità sulle quali esprimersi: la diseguaglianza sociale, la sostenibilità ambientale, il patto da costruire con le nuove generazioni.

Per avviare questa fase di riflessione che mira a far crescere la sensibilità e l’interesse verso i temi della politica cittadina, è stato organizzato il 17 dicembre un incontro in remoto con Valentino Castellani, già sindaco di Torino, Sara Meneghetti, partecipante a «The economy of Francesco» e Pierpaolo Simonini, docente di Etica sociale presso l’Issr di Torino.


 
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