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 476 - Con gli occhi negli occhi

 

Non ci vediamo più, non ci incontriamo, non ci diamo la mano, meno che mai ci abbracciamo.

Quel colpo di gomito ufficiale non mi piace per niente, ha qualcosa di volgare. Meglio la mano sul cuore, e un piccolo inchino, oppure il saluto indù: mani giunte, inchino, Namastè, cioè: «Saluto il dio che è in te». Non ci tocchiamo, non andiamo alle riunioni. Ci scocciavano, ma ora ci mancano. Per fortuna ci pensa il gran signore del mondo, il web. Abbiamo imparato a fare le riunioni in remoto, diventiamo pratici di zoom, meet. All'inizio timidi e incerti, ormai siamo di casa nel mondo: uno a Bolzano, uno in Sicilia, uno a Parigi o in Usa, tutti insieme sullo schermo del computer casalingo. Anche le famiglie, per le feste, anche nei compleanni dei nipotini, ci raduniamo così.

Non ci tocchiamo, solo ci vediamo e ci sentiamo. Neanche un abbraccio, una carezza. Tutto con gli occhi, un po' il ciao delle mani, e la voce. Si perde, ma non si perde mai tutto. Ora l'organo di comunicazione sono gli occhi. Gli occhi, anche quando siamo vicini, sono l'unico luogo del corpo che non tocchiamo. L'abbraccio, la carezza possono toccare tutto, ma non gli occhi. Posso carezzare i tuoi occhi solo se sono chiusi. L'organo della luce, ricevuta e trasmessa, è intoccabile. È il più delicato e il più forte. Nessun segnale è intimo e trasparente come quello degli occhi. La distanza, la comunicazione solo video-elettronica, è pur sempre un vedere ed essere visti negli occhi. Nel perdere, qualcosa si valorizza.

Per strada, in casa, nelle riunioni, ci guardavamo davvero negli occhi? Perdiamo i corpi nella distanza di sicurezza, nel confino (il c.d. lockdown), nella morte solitaria dei malati, e acquistiamo un po' di più quel vertice del corpo che sono gli occhi, dove la carne è luminosa, trasparente. L'ultima risorsa del corpo confinato, come del corpo che muore. Infatti diciamo che chi muore «ha chiuso gli occhi», non diciamo che non cammina più, o non fa più gesti: diciamo che ha smesso di guardare noi, il mondo. Ora noi, vivi, sebbene in pericolo, ci guardiamo sullo schermo, nelle tele-riunioni, ascoltiamo e parliamo, ci riuniamo con gli occhi negli occhi. Non tutto si perde.

e. p.

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