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Svincolare il vangelo dalla clericocrazia

Di solito i più aperti affrontano la questione di cui parla l’editoriale sostenendo la diversità della cultura di allora (il che è corretto); ma c'è molto di più: i Dodici (maschi) sono una posteriore creazione gerarchica della prima comunità cristiana (non è questa la sede per fornire le motivazioni tecnico-esegetiche che provano l'assenza dei Dodici nello strato più antico della tradizione sinottica).

Basta il quarto vangelo che, pur contenendo delle vette altissime, soprattutto nella prima parte e nella passione contiene dettagli (storici) più precisi dei sinottici: per es. in 5,2 il nome della piscina col particolare dei cinque portici.

Il quarto vangelo originario (senza l'aggiunta del redattore ecclesiastico in Gv 6,67-71 per dire che uno dei Dodici era... un diavolo, e in 20,24 per Tommaso la glossa «uno dei Dodici») non sa nulla di loro: nell'ultima cena ci sono amici e amiche, non 12 maschi gerarchizzati e sacerdotalizzati, data anche l'assenza del racconto dell'istituzione eucaristica. Noi siamo abituati all'idea che Gesù percorra le strade della Palestina (quasi) unicamente coi cosiddetti 12 apostoli maschi; Gesù invece ha (solo) amici e amiche: Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni (i figli del tuono fra l'altro mai ricordati e chiamati per nome nel quarto vangelo), Tommaso, Filippo, Natanaele, Lazzaro, varie Marie, Maddalena, Salome, Susanna, Giovanna (Luca 8,2-3) ecc.; va in Samaria (Lc 10,38-42) a casa di Marta e Maria (ha delle amiche pure samaritane?); nella passione sono presenti molte donne che l'avevano seguito dalla Galilea, quindi erano con Lui anche prima in Galilea, ecc.

I Dodici sono un'invenzione clericale e maschilista della seconda generazione cristiana, tanto che non sanno neppure bene i loro nomi: l'elenco di Mc 3,13ss e Mt 10,1-4 diverge dall'elenco lucano (Vangelo 6,13-16 e Atti 1,13).

 

Vita, gioia, luce, pace, vino, acqua

La chiesa deve solo fare presente Gesù di Nazareth (non le invenzioni dei redattori ecclesiastici dei vangeli medesimi). Che i prelati discutano ancora (o meglio di fatto non lo fanno perché è scontato il loro divieto) se sia possibile che le donne, e non solo gli uomini, siano preti, cioè ministri nella comunità per l’ascolto del vangelo e per l’eucaristia, è semplicemente ridicolo; però offende profondamente le donne. Se la chiesa vuole continuare a perdere credito e ascolto, continui pure in un tale maschilismo ammuffito, e presto non sarà ascoltata da nessuno, solo da ammuffiti nella testa. Oltre alla diaconessa Febe (Romani 16,1s), subito dopo abbiamo l'apostola Giunia assieme ad Andronico (probabilmente suo marito), definiti da Paolo come i più insigni fra gli apostoli (Rom 16,7): non solo una donna apostola, bensì una coppia apostolica!

Sì, i capi devono servire (Gv 13,12ss), e stanno un gradino ben sotto a Gesù: «un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo più grande di colui che lo ha mandato» (cioè Gesù; 13,16). Il redattore ecclesiastico non ha gradito ed ha aggiunto «Chi accoglie colui che io manderò (al futuro: situazione ecclesiale), accoglie me» (13,20); cioè bisogna guardare agli apostoli (e ai loro successori vescovi) come se fossero Gesù Cristo (sic)! Già nel II secolo è cominciato il clericalismo: il sistema è sofisticato: non si nega la Grazia, ma la si considera strettamente gestita dalla Chiesa (= i suoi capi maschi); Dio si dona in quanto Legge.

L'originario quarto vangelo dice sempre «vita» (vera), mentre il redattore ecclesiastico (che scrive circa nel 140 d. C.) aggiunge spesso «eterna»; il primo autore (che non è l'apostolo figlio di Zebedeo) dice «gioia, luce, pace, vino buono e nuovo, acqua viva da bere» (non quella per lavarsi nelle purificazioni), ossia il cristianesimo della Grazia (primo tipo di cristianesimo) senza obblighi e divieti di tipo sessuale o matrimoniale (come l'indissolubilità nel secondo tipo di cristianesimo): la questione del divorzio è ignorata dal quarto vangelo. È «vita» vera per una coppia di divorziati risposati vivere come fratello e sorella per poter accedere all'Eucarestia? Due diversi tipi di cristianesimo si sono succeduti e mescolati nella storia: per il primo ad es. i divorziati e gli omosessuali possono essere accolti nella Grazia, come il Prodigo (la più antica apologetica per il Dio della Grazia); per il secondo invece esclusi ed emarginati. È ovvio che il primo è di gran lunga più gesuano del secondo. Il dramma è che non si può dire che il secondo tipo di cristianesimo non ci sia nei vangeli: certo è dei redattori ecclesiastici, dai quali però ci possiamo dissociare. Sono cristiani come noi, non più in alto di noi.

 

Dissociarsi e congedarsi

Col passare dei secoli la giusta dottrina da credere e il culto, facili da controllare e da imporre, hanno prevalso sull'essenziale: ossia la comunicazione esistenziale, da persona a persona, dello spirito d'amore con cui vivere, prendere le decisioni, rapportarsi agli altri ed all'universo.

Il senso del mistero grande che ci avvolge e ci nutre, o ci spaventa, o ci affascina, oggi nei giovani è soffocato dalla vita di corsa, fatta di novità tecnologiche, dispersa tra la noia e la sbornia. La Chiesa non sa parlare a chi nasce nel mondo di oggi. E avrebbe da dire cose forti, nutrienti, slancianti. Linguaggio, dottrine, preti e suore sono lontani come marziani, salvo qualche eccezione. Deve spogliarsi parecchio, la Chiesa, di proprietà, cerimonie, prediche e devozioni a santi alieni, tiritere di preghiere.

Oltre che dissociarci dai redattori ecclesiastici dei vangeli, forse è giunto il momento, se continuano così, di prendere congedo dalle chiese istituzionalizzate. A meno che l'istituzione Chiesa non sappia riformarsi fortemente secondo il modello evangelico gesuano, fraterno, sinodale (= camminare tutti insieme), nei sinodi che si svolgono o verso i quali si sta facendo (davvero?) un «cammino sinodale», o anche in un nuovo Concilio non di soli vescovi. Sappiamo che Francesco teme lo scisma se tocca quei punti giuridicamente e sociologicamente e psichiatricamente più delicati, e forse è incerto pure lui, eppure la Chiesa ha bisogno di svincolare il vangelo dalla clericocrazia per diventare fraternità ‒ Fratelli tutti ‒ e potere proporre ancora il vangelo al mondo odierno, che ha una immensa sete e bisogno di fraternità, per non distruggersi.

m. p.

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