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 486 - Pedofilia, cancro della Chiesa / 2

 

Riconoscimento, responsabilità e riparazione

La Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa francese (Ciase), incaricata, nel febbraio 2018, dalla Conferenza Episcopale Francese (Cef) e dalla Conferenza degli ordini religiosi di Francia (Corref), di fare luce sul fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica, non si è limitata a studiare l’aspetto quantitativo del fenomeno.

 

Le origini del male

Sul piano qualitativo, il rapporto finale della Ciase, individua sei tipologie di abusi: 1) l’abuso “parrocchiale" commesso dal parroco o dal vicario considerato come notabile del villaggio; 2) l’abuso “scolastico" commesso dal sacerdote o insegnante religioso o insegnante di collegio; 3) l’abuso “familiare" commesso da un padrino o altro membro della famiglia; 4) l’abuso “educativo" commesso nell'ambito di un patrocinio o di un movimento giovanile; 5) l'abuso “terapeutico" commesso da un sacerdote che agisce come psicoterapeuta o presunto tale; 6) l'abuso “profetico" commesso nel contesto delle cosiddette "nuove" comunità, che si sono moltiplicate a partire dal 1970.

Pur nella diversità delle situazioni, comuni a tutti i casi di abuso sono le logiche di autorità, trasformate in potere, rafforzate dal contesto ecclesiale e fuorviate dal divario di vulnerabilità tra vittima e aggressore. Il Rapporto Sauvé (dal nome del Presidente della Commissione) indica senza esitazione le deviazioni, distorsioni e perversioni a cui hanno dato origine la dottrina e gli insegnamenti della Chiesa cattolica e che hanno favorito il verificarsi della violenza sessuale: il "clericalismo" castigato da Papa Francesco nella sua Lettera al Popolo di Dio dell'agosto 2018, che include l'eccessiva sacralizzazione della persona del sacerdote; la sopravvalutazione del celibato e dei carismi nella persona del sacerdote; lo sviamento del dovere di obbedienza verso l'obliterazione della coscienza; l'uso improprio della Scrittura. Su quest’ultimo punto la commissione accusa chiaramente il Catechismo della Chiesa Cattolica di avere occultato come «offesa alla castità» l’abuso sessuale, il cui effetto è invece un attentato alla vita tutta intera delle vittime.

 

Silenzio assordante

Parte importante della missione d’inchiesta era identificare il cono d’ombra disteso dalla Chiesa intorno ai fatti. Anche qui sono stati individuati quattro periodi. Dal 1950 al 1970 ha dominato il desiderio di proteggersi dallo scandalo, di salvare gli aggressori, di occultare le vittime, invitate al silenzio. Dal 1970 al 1990, la questione della violenza sessuale è passata dietro la crisi sacerdotale, la penuria di vocazioni ha messo in secondo piano la cura dei chierici "problematici". Dal 1990, l'atteggiamento della Chiesa cattolica è gradualmente cambiato: si è cominciato a prendere atto dell'esistenza di vittime, senza tuttavia un riconoscimento del fenomeno. La rinuncia al trattamento puramente interno degli aggressori è risultata poi ineluttabile dagli anni 2010, con la crescita delle denunce alla giustizia e delle sanzioni canoniche. Quale collante ha tenuto insieme l’occultamento, la relativizzazione, persino la negazione degli abusi sessuali? Perché l'istituzione ecclesiale non è stata in grado di prevenire queste violenze, né semplicemente di vederle, per non parlare di affrontarle con la determinazione e l'accuratezza richieste?

L'inadeguatezza delle risposte della Chiesa ai casi a lei segnalati, risiede in primo luogo nelle carenze del diritto canonico, destinato prioritariamente alla protezione del sacramento, poi alla conversione del peccatore, ma in cui la vittima è il grande assente. La violenza sessuale non vi è mai presa in conto nel suo aspetto criminale, essendo il diritto canonico inadeguato rispetto agli standard di un processo equo nel delicato settore delle aggressioni sessuali su minori. È solo a partire dall’anno 2000 che alcuni membri autorevoli della Chiesa francese iniziano a superare gli stretti limiti e le rigide procedure del diritto canonico per affrontare lo scandalo, ormai pubblico, della pedofilia clericale. In verità, riconosce il Rapporto Sauvé, fin dal novembre 2000 la Cef ha decretato l'obbligo di denunciare ai tribunali gli atti di chierici o religiosi suscettibili di costituire reati, ma questa misura è stata applicata lentamente e in modo non uniforme a seconda delle diocesi. Né la Chiesa ha tenuto in debita considerazione le critiche di inefficacia provenienti in particolare dalle associazioni di vittime. Ancora più emblematica la sorte delle cellule diocesane per l'accoglienza e l'ascolto di persone che hanno subito violenze sessuali. Istituite in ordine sparso, senza aver avuto il tempo di chiarire le loro missioni, le loro competenze, o anche il loro ruolo in relazione alla Chiesa, e affidate alla buona volontà dei singoli, ma senza basi di competenza mutuate da analoghe esperienze della società civile.

 

Dissipare le tenebre

Nella sua ultima parte, il Rapporto della Ciase mette chiaramente in guardia dalla tentazione di “voltare pagina”, affermare che la presa di coscienza è avvenuta, anche se troppo tardi, ma che il passato è il passato e che, per i minori e le persone vulnerabili di oggi e di domani, non si ricadrà negli stessi errori.

La Commissione invita la Chiesa cattolica ad affrontare senza esitazione le tappe della assunzione di responsabilità, del riconoscimento delle violenze e della loro riparazione, e a lanciare un vigoroso piano di prevenzione mettendo mano al governo interno alla gerarchia, alla punizione canonica, alla formazione del clero e dei religiosi. A tal fine formula 45 raccomandazioni molto concrete in tutti i campi sopra citati.

Si comincia richiedendo un atto ufficiale di assunzione di responsabilità sistemica in quanto istituzione, che superi la semplice logica giudiziaria dell’individuazione dei colpevoli e di chi li ha coperti, come nel caso Bernard Preynat – prete pedofilo della diocesi di Lione – e del suo vescovo Philippe Barbarin, prima condannato per aver omesso di segnalare il caso alla giustizia, poi assolto perché al momento di prendere conoscenza dei fatti le vittime erano divenute maggiorenni e quindi in grado di ricorrere esse stesse in giustizia.

Riprendendo la raccomandazione, tre personalità del mondo cattolico (la teologa Anne Soupa, Christine Pedotti, direttrice della rivista cattolica Témoignage chrétien, e François Devaux, fondatore dell’Associazione delle Vittime) hanno chiesto le dimissioni collettive di tutti i vescovi di Francia ‒ come fecero nel 2018 i vescovi cileni ‒ solo gesto ritenuto onorevole di fronte allo scandalo degli abusi sessuali.

Il riconoscimento delle violenze richiede, secondo la CIASE, la celebrazione di cerimonie pubbliche che facciano memoria delle sofferenze inflitte, diocesi per diocesi, in concertazione con le vittime e le loro associazioni. Come non leggervi un ritorno alla pratica confessionale comunitaria (e non auricolare e segreta) delle prime comunità, e all’esercizio del possibile reciproco riconoscimento della vittima e dell’aggressore? Assai articolate sono le raccomandazioni riguardanti l’indennizzazione delle vittime (viventi o loro successori), a carico della Chiesa e quindi indipendente dalle eventuali procedure penali e civili. Misura, questa, dibattuta dalle stesse vittime nel corso delle audizioni, e da taluni giudicata una potenziale monetizzazione del silenzio, da altri un accettabile atto simbolico di riconoscimento della responsabilità collettiva (non ci ricorda il Padre nostro di essere generosi con i nostri debiti?). Analoga iniziativa fu presa in Germania dalla Commissione interreligiosa delle chiese cattolica e protestante (citata nel rapporto). Ma è doveroso ricordare che proprio i tentativi di metterla in pratica portarono allo scioglimento della stessa Commissione interreligiosa tedesca, di fronte alle difficoltà procedurali di riconoscere le vittime indennizzabili al di fuori o in parallelo rispetto alla giustizia ordinaria, di stabilire degli importi individualizzati, ma equilibrati, tra richiesta e disponibilità. Se l’intenzione è comprensibile, il rischio di generare un contenzioso imbarazzante è elevato.

La Conferenza Episcopale Francese ha subito voluto marcare l’ascolto dedicato a queste raccomandazioni della Ciase. Infatti, appena pochi giorni dopo la pubblicazione del Rapporto, riunita in assemblea plenaria a Lourdes dal 3 all’8 novembre 2021, per bocca del suo presidente, mons. Eric de Moulins-Beaufort, ha pubblicamente riconosciuto «la dimensione sistemica di questa violenza, nel senso che essa non è solo opera di individui isolati, ma è stata resa possibile anche dal contesto globale nella Chiesa». Successivamente, sul sagrato della basilica di Lourdes, i 120 vescovi francesi hanno partecipato a una cerimonia commemorativa e penitenziale insieme a vittime e laici presenti per l'occasione. «Dopo un lungo silenzio, scandito dal suono della campana a morto ‒ riporta il quotidiano La Croixdue vittime di preti pedofili leggono il Salmo 21 "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"; decine di vescovi si inginocchiano improvvisamente, spontaneamente, implorando: "Signore, abbi pietà"».

Stefano Casadio

(continua)

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