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E così alla fine il gerarca russo ha deciso di invadere l’Ucraina. Il fatto ci lascia attoniti, stentiamo a credere che l’abbia fatto veramente, nel cuore dell’Europa. Putin ormai nella fase terminale del suo lungo potere, ha deciso di lasciare un segno rinverdendo i fasti dell’impero russo e dell’Urss, del cui apparato del resto ha fatto parte nella prima fase della sua carriera politica. Mentre scriviamo (3 marzo) non sappiamo come evolverà la situazione ma speriamo che l’incendio venga contenuto e questa sia l’ultima nefandezza del dittatore. E speriamo anche che siano gli stessi russi a liberarsene, sarebbe un bel passo avanti per quel paese martoriato.

Ma tutta la faccenda è costellata di errori ed arroganza. Gli Stati Uniti hanno voluto stravincere la guerra fredda e sappiamo da casi precedenti quanto questo sia dannoso. Invece di favorire l’evoluzione verso l’Europa della Russia l’hanno circondata con la Nato.

L’Europa, che presenta l’unico esperimento geopolitico adatto all’epoca che viviamo, non riesce a portarlo a termine, avanza troppo lentamente e viene sempre superata dai fatti. Per comodo non si assume le sue responsabilità sullo scacchiere globale delegando la propria difesa agli Stati Uniti. Rinuncia perciò a fare una politica indipendente e di mediazione. L’esempio fondamentale di molti paesi che si sono combattuti per secoli e ora si unificano viene perciò depotenziato.

Anche la classe dirigente ucraina, dopo la rivoluzione, ha fatto una mossa azzardata, ha voluto costituire uno stato nazionale su un territorio in cui vivono da sempre due nazionalità: l’altra è la russa! Uno straccio rosso sventolato davanti agli occhi di Putin, che infatti lo ha usato come uno dei pretesti per l’invasione. Ed è il popolo ucraino che sta pagando il prezzo più alto. Ancora una volta scelte sbagliate dei politici provocano molto dolore e morte.

L’unico insegnamento che si può trarre da questa tragedia è la miseria e la pericolosità della vecchia geopolitica basata sulla potenza, alla ricerca dell’egemonia. È ormai il tempo di modificare profondamente il modo di regolare i rapporti tra Stati, per adattarlo alla realtà del mondo cambiata profondamente nell’ultimo secolo. Le grandi potenze devono abbandonare la ricerca impossibile e pericolosa dell’egemonia mondiale per aprirsi finalmente al multilateralismo, al riconoscimento degli interessi legittimi degli altri, a una collaborazione per affrontare i gravissimi problemi globali che ci sovrastano tutti: degrado ambientale, pandemie, sovrappopolazione, enormi disuguaglianze, migrazioni, economia criminale ecc.

Una politica di potenza in un mondo globalizzato, dotato di armi di distruzione di massa è criminale. Speriamo non sia necessaria una terza guerra mondiale per far capire all’umanità quello che ragionevolmente occorre fare.


 
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