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Don Roberto Repole, vescovo per Torino

La redazione de il foglio accoglie con speranza e con simpatia la nomina di don Roberto Repole a vescovo dell'arcidiocesi di Torino e della diocesi di Susa. Non si tratta solo di una reazione emotiva, anche se alcuni di noi lo conoscono e ne sono amici da tempo, quanto piuttosto una fiducia basata su quanto Repole ha testimoniato e annunciato nel suo servizio presbiterale.

Direttore della sezione torinese della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, canonico di San Lorenzo, assistente del Meic di Torino, Repole è stato definito dalla stampa come l'outsider individuato da papa Francesco per risolvere la situazione torinese dopo mesi di consultazioni e di indiscrezioni.

 

Una scelta interessante

La nomina del papa ci è apparsa degna di attenzione per diversi motivi, sui quali proveremo a soffermarci brevemente. La prima riguarda la scelta di un teologo e non di una persona con una lunga esperienza pastorale, contrariamente a soluzioni di tipo diverso proposte in altri contesti. Senza avere la pretesa di capire le motivazioni del papa, pensiamo possa essere stimolante e fruttuoso per una diocesi poter confidare sull'attitudine alla riflessione e all'approfondimento che un teologo porta con sé, oltre alle profonde conoscenze accademiche. I tempi che viviamo chiedono azioni, eppure è il coraggio delle idee che può renderle vive e non solo l'abitudine al "fare". Inutile sottolineare che si tratta anche di un monito per coloro che ritengono la teologia poco importante per il ministero, dedicandole uno studio superficiale e frettoloso.

Un altro elemento su cui molti si sono espressi riguarda l'opportunità di indicare come vescovo un presbitero della chiesa locale, a causa delle relazioni esistenti e delle conoscenze previe che possono influenzare il suo operato e l'accoglienza da parte di clero e laicato. Al contrario, il legame d'amore e di figliolanza che lo lega alla chiesa locale e ai suoi componenti appare come un elemento arricchente e incoraggiante. Una scelta così inconsueta che fa riflettere su quanto il papa stia chiedendo alla chiesa di Torino e alla Chiesa tout court.

Infine, qualcuno ha puntato l'attenzione sulla relativamente giovane età per iniziare questo servizio; conoscendo la scarsa attitudine al carrierismo ecclesiastico che contraddistingue Repole, questo ci sembra invece un segnale per sottolineare la necessità che la diocesi avvii un percorso di unità insieme a un vescovo che possa assicurare un lungo periodo per attuare il rinnovamento e il rilancio.

 

Presupposti incoraggianti

Oltre a queste considerazioni di carattere generale, non mancano alcuni altri aspetti specifici della figura di Repole da mettere in evidenza. Senza poter riassumere qui il suo pensiero e i suoi filoni di studio teologico, possiamo considerare quanto la sua ecclesiologia valorizzi il ruolo significativo di tutti i carismi ecclesiali (laicato, vita consacrata, clero) e sia ancorata al Concilio Vaticano II (dei cui documenti ha curato l'edizione critica insieme a Serena Noceti). Le sue riflessioni hanno riguardato in particolare proprio il ruolo di vescovo e presbiteri, considerando quanto il tempo in cui viviamo possa essere un tempo opportuno per «riconsiderare come il ministero ordinato… non esista in vitro, al di fuori di determinate coordinate storiche e di una Chiesa immersa, essa stessa, nella storia». Ancora, è significativo ricordare Il pensiero umile, prima opera accademica, nella quale ha approfondito l'umiltà come una cifra caratteristica dell'economia salvifica che, quindi, deve diventare un punto di riferimento sia per la vita della Chiesa sia per lo stile di presenza nel mondo da parte di cristiani e cristiane, rifuggendo da facili mode e dalla tentazione di assecondare l'agenda che taluni media e commentatori spesso pretendono di dettare.

Infine, vogliamo concludere questo breve ritratto citando un passaggio del discorso di saluto alla diocesi dello scorso 19 febbraio: «Mi consola, infine, sapere che come cristiani non siamo certamente una potenza, né dobbiamo esserlo. Non abbiamo da offrire [che] la straripante bellezza del Vangelo, che può generare senso di vita per i più giovani, sollievo e compagnia per i più anziani, vicinanza e cura per i malati, accoglienza ospitale per tutti i poveri e gli emarginati». Centralità dell'annuncio, attenzione ai più fragili, attenzione in uscita: sono presupposti incoraggianti che ci fanno augurare il meglio al vescovo eletto e alla nostra diocesi.

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