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 489 - NELL'ULTIMA CENA C'ERANO ANCHE LE DONNE

 

I discepoli/e di Gerusalemme

Il vescovo Bettazzi in «Sognare eresie» (p. 34), già citato e recensito sul foglio 485, si confronta con la teologa Adriana Valerio («Maria Maddalena...», Il Mulino 2020, pp. 26ss), la quale avanza l'ipotesi che il discepolo/a che Gesù amava sia la stessa Maddalena.

Ricordiamo che in greco il termine discepolo (mathêtês) è grammaticalmente solo maschile, come il nostro medico che può essere benissimo una dottoressa. Bettazzi giustamente rileva che la Maddalena in quanto discepola prediletta è «difficilmente conciliabile con Gv 21,7 e 20,2»: nel primo passo infatti, trattandosi di una pesca, è chiaramente un maschio; e nel secondo nella medesima frase la Maddalena è un personaggio diverso dal discepolo prediletto che corre assieme a Pietro.

 

Il ragazzo che Gesù amava

Dopo anni di studio sono pervenuto alla seguente conclusione: c'è il discepolo che Gesù amava il quale quasi sicuramente si chiamava Giovanni, ma non è l'apostolo figlio di Zebedeo [l'omonimia ha favorito la “confusione” nel corso della storia], bensì secondo la testimonianza di Policarpo di Smirne e Papia di Ierapoli [riportati nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea: cfr l'elenco delle citazioni nel foglio 481, p. 5] si tratta di un altro Giovanni di origine gerosolimitana (compare 5 volte in occasione della passione-resurrezione), che chiamiamo di Gerusalemme-Efeso. Infatti si è trasferito in Siria dopo le persecuzioni del 62 d. C. [Giovanni di Zebedeo, il figlio del tuono, è stato molto probabilmente lapidato appunto nel 62] e la successiva guerra giudaica, a causa della quale l’intera comunità gerosolimitana fuggì a Pella in Giordania; poi avvenne il “trasferimento” definitivo in Asia Minore (coi centri di Efeso e Antiochia) dove l'innovatore leader delle chiese giovannee, circa intorno al 107 d.C., è stato arrestato, imprigionato e forse martirizzato sotto Traiano: Egesippo, Eusebio, il Chronicon di S. Girolamo riportano queste notizie.

L'omonimia ha favorito la leggenda della presenza dell'apostolo Giovanni di Zebedeo (ritenuto erroneamente il discepolo prediletto) in Asia Minore, nonché come autore degli scritti giovannei. E Policarpo ha saputo della distinzione fra Giovanni di Efeso e l'apostolo originario figlio di Zebedeo. Quel che nel 150 d. C. si chiamava ancora Giovanni di Efeso (come testimoniato da Papia), poco più tardi nell'Asia minore divenne l'apostolo fratello di Giacomo.

La lunga vita di tale Giovanni di Gerusalemme significa che ai tempi di Gesù poteva essere solo un ragazzo [per questo corre al sepolcro...molto più velocemente di Pietro], ma faceva parte di una famiglia altolocata dell'establishment gerosolimitano. Infatti c'era  in gioco anche un membro più anziano della medesima famiglia, colui che in Gv 18,15s (viene definito discepolo ma non quello prediletto) è di casa presso il sommo sacerdote: entra (sottinteso che parla con chi di dovere) e poi riesce per far entrare anche Pietro. Il pescatore galileo Giovanni di Zebedeo non poteva essere un “habitué” del sommo sacerdote di Gerusalemme. M'immagino questa figura ragguardevole e nobile come un tipo alla Giuseppe d'Arimatea (o Gamaliele in Atti 5,34-39), uomo buono e giusto, membro autorevole del Sinedrio (Mc 15,43 e par.). In effetti quello di Gv 18 non poteva essere il discepolo prediletto, allora troppo giovane per essere un frequentatore assiduo del sommo sacerdote, ma suo padre o nonno sì!

 

La svolta nel deserto arabico

Ma come poteva Gesù avere tutti quei discepoli a Gerusalemme, se egli nel quarto vangelo v'è andato sì 5 volte con permanenze protratte ma nei sinottici sembra una volta sola? Troviamo la risposta nel primo capitolo (1,35ss) del quarto vangelo, più preciso dei sinottici in certi dettagli: la scena si svolge a Betania al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando (1,28). Non è ovviamente la Betania a ridosso di Gerusalemme, bensì quella al di là del Giordano (la zona ricordata anche in 10,40 dove Gesù si ferma ritardando il viaggio verso la Betania di Lazzaro). Le varianti dei manoscritti (Betabara, Betaraba) segnalano una zona desertica della Giordania orientale ai confini dell'Arabia. Si parla di due discepoli del Battista: uno è Andrea, l'altro è innominato (molto probabilmente non quello prediletto ma suo padre o nonno), che diventano discepoli di Gesù «fermandosi quel giorno presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio» (1,39). Poi Andrea coinvolge anche suo fratello Simon Pietro. La domanda (acuta di Emanuel Hirsch) è: che ci facevano i due fratelli in Arabia prima che Gesù li chiamasse? Erano discepoli (di Andrea lo si dice esplicitamente) o comunque simpatizzanti del Battista, come lo stesso Gesù.

C'è inoltre una serie di annotazioni cronologiche precise: oltre alla suddetta decima ora, il fatto che tre giorni dopo avvennero le nozze di Cana (2,1) e che dopo le nozze Gesù si trattenga (solo) pochi giorni a Cafarnao prima di salire a Gerusalemme (2,12). Queste indicazioni cronologiche sono di per sé superflue e non rientrano nell'impianto del vangelo; ma ciò segnala un fatto importantissimo (altra osservazione acuta di Hirsch a p. 47 degli Studien zum vierten Evangelium): l'autore sta utilizzando una fonte/tradizione extra-sinottica, che coi suoi dettagli geo-temporali molto precisi è storicamente attendibile. Gesù ha incontrato inizialmente i suoi (futuri) discepoli nella cerchia del Battista, ove si sono ben conosciuti e frequentati; non bisogna lasciarsi impressionare dalle chiamate istantanee raccontate nei sinottici che sono agiografiche: Gesù non ha ipnotizzato i discepoli pescatori trascinandoli fulmineamente alla sua sequela.

Questo vale non solo dei suoi discepoli classici galilei, ma anche dei suoi discepoli gerosolimitani (in particolare la famiglia di quello prediletto): in Arabia a sentire il Battista era confluito mezzo mondo, compresi i sacerdoti, leviti, farisei (Gv 1,19.24). Ciò è comprovato anche in Gv 7,2-4 dai suoi fratelli quando gli dicono: «Parti e va' in Giudea [a Gerusalemme per la festa delle capanne] affinché anche i tuoi discepoli [sottinteso...quelli di là] vedano le opere che tu fai». I discepoli galilei le stanno già vedendo; qui si tratta dei discepoli gerosolimitani (conosciuti in Arabia) che dovranno vedere anch'essi le sue opere grandiose: oltre alla famiglia del discepolo prediletto ed al già citato Giuseppe d'Arimatea, penso a Nicodemo, i due di Emmaus, Lazzaro, Marta e Maria: in Luca 10,38-42 Gesù conosce le sorelle e si intrattiene nella casa di Marta in Samaria, con Maria accoccolata ai suoi piedi ad ascoltarlo; un atteggiamento molto simile alla postura dell'ultima cena ed all'unzione di Betania.

Poi Gesù a Gerusalemme pensa di andarci “privatamente” (è questo il senso del «non apertamente, quasi di nascosto» di 7,10). Gesù va a in Giudea in forma privata a trovare le persone a lui molto legate, ossia ad incontrare i suoi amici-discepoli, in particolare la sua nuova famiglia “adottiva” dopo che era stato rifiutato dalla sua (Mc 3.21), in una casa ampia e signorile dove veniva ospitato. Una spia è «salirono al piano superiore dove abitavano», ove si riuniscono i numerosi discepoli/e con le loro famiglie in Atti 1,13s di ritorno dall'ascensione (altra indicazione superflua che può riecheggiare un dato storico). Pure i due di Emmaus si fermano nella stessa casa assieme all’ospite ancora sconosciuto; ovviamente nella dimora dove abitano entrambi: presumibilmente, trattandosi di una famiglia oligarchica, possedevano oltre a quella di Gerusalemme una casa in campagna (a 7 miglia fuori città, Lc 24,13), una a Betania, e forse pure in Samaria.

 

Sorella maggiore o zia?

Nei racconti fantasiosi dei vangeli gnostici e degli apocrifi assieme a Maria Maddalena e Maria madre di Gesù, compare spesso una terza Maria in gioco, qualificata a volte come sorella di Gesù; potrebbe essere il camuffamento della storica donna amata, che Gesù baciava spesso (Vangelo di Filippo). Ciò riecheggia nel mio istinto una discepola che Gesù amava, della suddetta medesima famiglia aristocratica, che probabilmente si chiamava Maria ma non è la Maddalena (che non è gerosolimitana). Adriana Valerio ha intuito  un'esperienza d'intimità con Gesù. La sostanza è la stessa: ma a mio parere si tratta di un'«altra Maria» (Mt 27,61 e 28,1): la Maria di Cleofa di Gv 19,25? Ivi c'è una strana zia sotto la croce, che solo nella riedizione ecclesiale del vangelo (140 d. C.) è diventata la zia di Gesù con l'inserzione posteriore della Madonna (vedremo poi questo passo complesso).

Quello che abbiamo chiamato padre-nonno, potrebbe sì essere il padre di entrambi (il ragazzo e la sorella più grande), oppure il nonno del ragazzo e padre solo della donna prediletta (la zia nubile del ragazzino? Come nubili appaiono anche Marta e Maria). Con l'anonimato sono stati presi due piccioni con una sola fava: si è coperto il fatto “disdicevole” che Gesù abbia amato una ricca famiglia di capi giudei, di maestri di Israele (come ad es. Nicodemo), se non addirittura dei sacerdoti ebrei, oltre alla “sconveniente” relazione con una donna. Si dirà che questa seconda parte della mia ricostruzione è senza prove, ma solo indiziaria; tuttavia non mi sono inventato io il ferreo anonimato sul discepolo prediletto, come non mi sono inventato la persona semisdraiata nel (sul) petto di Gesù. Non si dice “davanti o di fianco a Gesù” [versione CEI], ma (due volte) prima che «giaceva a mensa (semi)disteso (anakeimenos) nel (en) seno di Gesù; e poi «reclinato sul (epi) petto di Gesù» (Gv 13,23.25).

Pensiamo alle varie donne provenienti dalla Galilea (Maddalena, Giovanna, Susanna, Salome, Maria di Giacomo e Ioses) e sia a quelle di Gerusalemme Maria di Cleofa e Maria di Betania che, essendo Cleofa il patronimico e Betania un luogo di residenza, potrebbero anche essere la stessa persona. Si può presumere che parecchie fossero presenti anche alla cena d'addio, e non solo alla passione-morte: cfr in Mc 15,40.47 e 16,1 ben tre elenchi di donne che guardano da lontano, tutti incredibilmente senza la madre di Gesù!

A mio parere nel seno di Gesù c'è una donna matura; ma potrebbe anche essere il ragazzo. E perché non entrambi ai lati di Gesù, accoccolati su di lui? È assurda qualsiasi illazione di omosessualità, o peggio ancora di pedofilia. Possiamo presumere (p. 341 del divulgativo secondo libro di Hirsch sul quarto vangelo) che ci si cibasse inclinati sulla sinistra, col gomito sinistro su un cuscino (o sul divano: Ezechiele 23,41), con la mano sinistra che regge il capo-collo e con la destra libera per mangiare. Nella nostra triade (guardando dal davanti) il compagno laterale di sinistra è in posizione leggermente avanzata semisdraiato nel (sul) petto-grembo di Gesù, e quello di destra in posizione più arretrata reclinato nella (sulla) schiena-spalla di Cristo. Con un Gesù semi-coperto è logico che Pietro, il quale non giace al posto d'onore (!) occupato dai prediletti, chieda ad uno di essi di farsi dire da Gesù chi sarebbe il traditore; più probabile ad una donna che ad un ragazzino.

In conclusione i discepoli prediletti sono due: il giovinetto e Maria, sorella o zia del ragazzo.

Mauro Pedrazzoli

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