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 26 nov - 6 dic 2014

  

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Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


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 345 - ottobre
Ci ha commosso l'ondata di sentimento popolare che Luciano Pavarotti si è guadagnato. Ha lasciato una moglie (ma durante il funerale si parlava solo di «famigliari») per prenderne una più giovane: senza giudicare la vita altrui, il gesto in sé non fa simpatia. Era un esibizionista, anche se bravo. Ma sentire oggi la voce chiara di Pavarotti, capire che ha saputo rendere popolare un genere ormai elitario e chic come l'opera, che metteva l'anima nella sua arte, che ha vissuto con coraggio e spirito la sua malattia micidiale, ce lo avvicina. Davvero «Non fare paragoni. Chi vive è incomparabile» (Mandel'stam). In tutto e tutti c'è qualcosa di bello.

Ma qualcosa, nella chiesa e nell'istituzione, ha ecceduto rispetto alla spontanea simpatia umana. Per una volta che il popolo sente insieme un valore umano, riconciliandovi le tante divisioni, il sistema deve impadronirsene, catturare il personaggio e farsene bello. E ci va bene che la chiesa accolga a braccia aperte un uomo divorziato e risposato, senza giudicarlo, e preghi per lui da vivo e da morto, come deve pregare per tutti. Ma allora lo faccia per tutti quelli che lo chiedono, divorziati o Welby. Capiamo che non accetti chi la rifiuta esplicitamente. Ma senza fare preferenze. Infatti, se entra nella vostra assemblea uno ricco e famoso e un povero malvestito, e voi dite al primo: «Prego, siediti qui comodamente», e al povero: «Tu stai là in piedi», siete giudici con pensieri perversi (cfr. lettera di Giacomo 2,2-4). Non vogliamo la solita chiesa dei potenti. Quindi, d’ora in avanti: misericordiosa con Pavarotti, misericordiosa con tutti.

 

***

Quello di Pavarotti non è stato un semplice funerale religioso: un «grande», uno famoso, dalle doti eccelse nel campo della lirica, ha avuto per tre giorni al suo servizio (camera ardente e funerali) il duomo, la cattedrale, ossia la sede vescovile, il cuore della diocesi, il luogo assembleare di unione e di preghiera della chiesa di Dio che è in Modena. Ora, prescindendo dalla sua vita privata, non ci pare che dal punto di vista cristiano avesse così tanti meriti da sequestrare per tre giorni la casa-madre del popolo di Dio. È una delle solite e numerose manifestazione della polis religiosa (religione civile), che non solo non è in calo, ma ci sembra in crescita.

Riaffiora prepotentemente a più riprese la tendenza a identificare la comunità cristiana con l'entità territoriale in cui essa risiede. Storicamente ecclesia e polis, cioè una comunità locale che vive di fatto la logica della comunione e la più vasta comunità territoriale, non risultano mai omogenee; una autentica comunità cristiana è sempre, in qualche modo, estranea all'altra in quanto qualitativamente diversa. Quando si dà «adeguazione» vuol dire che la proposta di fede non è avvenuta in termini decisivi, ma che è stata strozzata, sino a risultare una semplice sanzione sacra di un ordine politico vigente. La polis non può che emarginare ed espellere l'autentico «fatto cristiano» come elemento di disturbo che, se vissuto, metterebbe a soqquadro le sue categorie efficientistiche, i suoi sistemi di relazione e di valori (ad es. i discorsi di don Mazzolari e don Milani, espulsi e a volte «criminalizzati»). La polis però può incamerare molto bene e persino privilegiare una religione funzionale alle proprie strutture portanti: perciò può ospitare solo un cristianesimo che accetti di ridursi a religione civile (il cappellano e l'ordinario militare vanno benissimo).

Naturalmente, affinché questa riduzione non faccia apparire la chiesa troppo svuotata, «mancata» e serva della polis, le si concede un suo spazio pubblico di rivendicazioni che non hanno quasi nessuna incidenza sul privato-personale (moltissimi, compresi i "grandi", non tengono infatti assolutamente conto di tali proibizioni): divorzio, aborto, contraccezione, fecondazione artificiale, guerra.

Ma non bisogna mollare: ogni generazione assapora la tentazione e la reale vischiosità della polis religiosa, come ogni generazione di credenti si ritrova daccapo a vivere l'avventura dell'Esodo e a dover riedificare la ecclesia, la quale non è mai una realtà conquistata una volta per sempre e completamente.

 


 

indice

 

La sapienza della fede nel villaggio globale  (Oreste Aime) in religione

Famiglia cristiana, oggi (Dario Oitana)

Sputnik, il satellite che ha cambiato la nostra vita (m. p.)

Voglio la luna (d. o.)

Dimenticare, ricordare e Rispetto (citazioni di A. Schwarz)

Il sapore della guerra. Del mangiare e della violenza (autori vari)

Un Dio colpevole? (Mauro Pedrazzoli) in teologia

Gesù sotto inchiesta (recensione a C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori 2006) in bibbia

Un briciolo di follia (citazione di F. Schelling)

Se i parlamentari si ribellassero ai loro elettori (Dario Oitana)

Il V-Day di Grillo e l’antipolitica (Claudio Belloni)

Quale futuro per il cristianesimo? Quale cristianesimo per il futuro? (incontri)

Cristiani adulti (avviso) in documenti

Ai lettori (avviso)

 344 - settembre
 In agosto, gran rumore su alcuni preti a Torino, presunti pedofili. Il fatto, se c’è, è brutto. Può essere anche successo – anche questo da accertare – che qualche giovanotto sia andato a caccia di preti ingenui e immaturi per poi spillare soldi. Brutta anche l’eco amplificata sui giornali: foto enormi, articoli che ripetono le poche notizie. In casi simili – molti nel mondo, specialmente negli Stati Uniti, dove sarebbero serviti anche a screditare la chiesa cattolica che con Wojtyla si opponeva alle nuove guerre americane – bisogna anzitutto, una volta accertati i fatti, che sia resa la giustizia dovuta alle vittime, che non è solo risarcimento monetario.

In secondo luogo, va vista la situazione personale dei colpevoli accertati. La pedofilia è l’ultimo tabù sessuale rimasto, anche se è comparsa pure, respinta con indignazione, la rivendicazione di una «giornata internazionale dell’amore per i bambini», International Boylove day. La lapidazione dell’adultera, da noi, oggi è riservata al solo pedofilo. In effetti, approfittare della forte diseguaglianza psicologica, come lo stupro approfitta della forza fisica, è particolarmente ingiusto e odioso. Inoltre, in altri casi, descritti nella trasmissione tv di Santoro, sembra sia stata usata proprio l’influenza religiosa, abusando anche del nome di Dio per sottomettere.

Non sembra che il problema stia tutto nel celibato dei preti, perché ci sono pedofili con libera e sfrenata vita sessuale. La figura del prete, pur nella società secolarizzata, è ancora segnata soprattutto dal suo singolare statuto sessuale. Residui di purità sacra, come per le antiche vestali, che non ha fondamento evangelico, persistono nella sua immagine pubblica. Sempre meno scandalizza una sua relazione sessuale buona e corretta, ma maggiore è lo scandalo e il giudizio, certo con ragione, quando fatti di pedofilia sussistono. Questo eccita la ghiotta curiosità dei media.

La situazione umana degli uomini in questione, quando sono colpevoli – molto più dolorosamente se accusati senza colpa – cade da una posizione di esempio atteso e preteso, a quella di speciale scandalo e disprezzo; dall’essere in qualche modo primi all’essere ultimi. Senza concedere nessun privilegio, senza fermare la giustizia, è bene anche avere pietà di questi casi, come per ogni colpevole, non di più e non di meno.

Giustizia è riparare per quanto possibile l’offesa restituendo alle vittime la dignità violata, non è infierire sui colpevoli, mai, in nessun caso, neppure sugli assassini. Un grande nuovo insegnamento è venuto dal Sudafrica dopo i delitti (dei bianchi e anche dei neri) commessi durante l’apartheid. Là si è cercata una giustizia ricostruttiva, riparativa, non vendicativa. Questo vale per tutta la giustizia “penale”, che dovrebbe obbligare e impegnare gli offensori ad azioni e servizi di possibile riparazione più che far soffrire con la pena chi ha fatto soffrire col delitto. I preti risultanti colpevoli con sentenza definitiva potrebbero, pur accettando la pena, cercare di dare un esempio positivo con forme di riparazione morale.


 

indice

 

Di chi è la chiesa. Coscienza individuale e autorità ecclesiastica (Ursicin Gion Gieli Derungs) in religione

Il disagio cattolico aumenta

Vedere diversamente (T. Radcliffe)

A Vicenza, col cuore a Hiroshima (Enrico Peyretti)

Se la Cinquecento è di tutti (a. r.) in società

Libertà di consumo e altre libertà

Scheletro (l. s.)

Verità cristiana plurale. Uno, due , tre, quattro... (Massimiliano Fortuna) in teologia  

Botta e risposta. Religione, oppio o morfina?

I parenti di Gesù / 2

I parenti di Gesù / 2 - IL REGNO DI DIO NON È LA NORMALITÀ FAMIGLIARE

 (Dario Oitana)

Legalismo e profetismo (Alberto Cavaglion)

Per l'ebraismo etica è religione (Claudio Belloni) (recensione a G. Giannini, Filosofia, religione e pensiero ebraico, Guida 2004)

Il matematico e il cavallo (su P. Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici, Longanesi 2007)

Il nostro prossimo, gli animali (Enrico Peyretti) (recensione a P. De Benedetti, Animali, Emi 2007)

La lezione di un mugnaio del ‘500 (Elisa Lurgo) (recensione a C. Ginzburg, Il formaggio e i vermi, Einaudi 2001)

Responsabilità protetta (T. Radcliffe)

Il messia al semaforo (Moni Ovadia)

Non c’è nessun peccato

Un futuro senza atomiche. Proposta di legge

Manifesto per la scuola (H. Himmler)

Addii. Antonioni e Bergman

 343 - luglio/agosto

 De Gennaro, dopo sette anni da capo della polizia, è promosso capo di gabinetto del ministero degli Interni. Manganelli, il suo vice, è il nuovo capo della polizia. Nel comunicare le nomine in Parlamento, Prodi ha taciuto che De Gennaro, ora indagato per istigazione e induzione a falsa testimonianza, è il responsabile politico della violenza poliziesca di Genova 2001, esercitata non contro i violenti utili a quel governo, ma contro gli inermi. Amnesty International ha definito quei fatti la maggiore violazione dei diritti umani avvenuta in Europa dal 1945. Manganelli in quei giorni era in ferie, ma il 21 luglio, prima, durante e dopo l'irruzione alla Diaz, fu comunque in costante contatto con i dirigenti imputati, come lui stesso ha riconosciuto in tribunale testimoniando nel processo Diaz, il 2 maggio 2007. Ora è pubblicata una sua testimonianza del 2002 in dissenso coi modi d’agire di quei giorni. Gli imputati più alti in grado per i fatti della Diaz e di Bolzaneto – ricorda il Comitato Verità e Giustizia per Genova – sono stati tutti promossi, questori, vice-questori, dirigenti: Gilberto Caldarozzi, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Filippo Ferri, Vincenzo Canterini, Alessandro Perugini. Il vice-questore Michelangelo Fournier ha definito ora in tribunale «macelleria messicana» i pestaggi alla Diaz, rivelando per la prima volta di avervi assistito, e ha detto di avere taciuto finora per «spirito di appartenenza»: così ha mostrato, indirettamente, la consegna all'omertà e alla menzogna all'interno della polizia. Nel programma del governo Prodi c’era la commissione parlamentare d’indagine sui fatti di Genova, ancora non  decisa. Dobbiamo disperatamente rassegnarci a che i delitti del potere - quello di Genova 2001 è un delitto di Stato, senza mezzi termini – chiunque vada al potere, li nasconde con menzogne e omissioni? La polizia, che vogliamo a difesa dei cittadini, è il cuore intoccabile del potere? C'è da disperare anche di quelli a cui avevi dato qualche fiducia? Succedere a Berlusconi per nasconderne i delitti, premiarne gli esecutori, calpestando verità e giustizia, a che serve? La carriera di un dirigente vale più dei diritti dei cittadini? Nel processo Diaz, 27 imputati su 29, anziché testimoniare e assumersi le proprie responsabilità, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. È questo il rispetto per il tribunale e per l'amministrazione della giustizia da parte di funzionari dello stato? Un ex magistrato come Violante fa di tutto per ridimensionare i fatti di Genova, ignorando che episodi di quella gravità non possono avvenire per caso, e, anche dopo  la testimonianza di Fournier, continua a opporsi alla commissione parlamentare di inchiesta. Celebrare in coro la continuità del potere, a che serve? Che senso ha privilegiare su tutto, anche sulla vita dei cittadini, la continuità delle istituzioni?


 

indice

 

In margine alla vittoria di Sarkozy. Per la costituzione di una nuova sinistra (Angelo Papuzza) in politica

Il grido dei mietitori e l'ira di Dio (Piero Stefani)

Giuseppe Alberigo, storico del Concilio Vaticano II (Alessandro Parola) in religione

Che la chiesa sia storia (Raniero La Valle)

Una chiesa conciliare attorno al professore (Enrico Peyretti)

I parenti di Gesù / 1: Un figlio difficile (Dario Oitana)

L'inferno: un problema più che un dogma / 2: Se Cristo è l'unico Signore (Aldo Bodrato)

Storie di scolastica follia (Antonello Ronca)

Scarpe vecchie e ciabattini

Mettere tutto per iscritto (e. p.)

Scenetta emblematica (e. p.)

Quattro chiavi

Partito democratico anno 0

Obliata memento

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