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 26 nov - 6 dic 2014

  

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Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


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 342 - giugno

La chiesa cattolica è comunità spirituale, parte dei credenti in Cristo entro il popolo di Dio, ed è anche, comprensibilmente, istituzione storica, organizzata, giuridica. In questo brutto periodo prevale di molto il secondo aspetto. In varie località gruppi di laici consapevoli e maturi prendono la parola pubblica e richiamano le loro chiese locali e i loro vescovi alla funzione evangelica. I loro documenti raccolgono centinaia di adesioni. Quello del prof. Alberigo (ora colpito da gravissimo ictus) ha avuto diecimila firme. Questi laici lamentano che la gerarchia oggi fa apparire la loro chiesa un partito tra gli altri, preoccupata di far tradurre in leggi statali le regole di vita a cui tiene. Soffrono perché, a questo fine, essa ardisce intimare ai laici attivi in politica addirittura scelte di voto parlamentare sotto pena di scomunica o di censura ecclesiale. In Italia qualche vescovo più moderato ha trattenuto Ruini da un tale estremismo, col quale la gerarchia si presta al gioco delle destre che, in nome della “religione civile” sbandierata dagli “atei devoti”, sacralizzano interessi duri, per imporli contro politiche di qualche maggiore solidarietà e mondialità. Quei laici temono che, nella attuale politica della gerarchia, la preoccupazione di  difendere i privilegi della chiesa assicurati dalle destre, e la sua influenza sociale, sia in realtà più decisiva della difesa di principi morali. Essi chiedono che i vescovi rispettino l’autonomia dei cattolici in politica, affermata dal Concilio (Lumen Gentium, n. 31), nella responsabile mediazione tra i princìpi morali e la legislazione per il bene comune possibile nella società politica plurale. Vogliono aiutare molti vescovi a rendersi conto di quale è la società di oggi, nella quale il fermento cristiano può e deve passare per la via interiore delle testimonianze offerte alle coscienze personali, e non più assolutamente per via istituzionale autoritaria. I laici cattolici, più dei vescovi, esaminano criticamente le profonde trasformazioni del costume discernendo ciò che è inaccettabilmente disumano da ciò che è una possibilità umana. Spesso i mutamenti più gravi sono bollati dalla gerarchia meno di altri che, guarda caso, riguardano la sessualità umana. Ma non tutti i vescovi confondono la loro cerchia ecclesiastica col mondo, e la loro funzione con la direzione legislativa delle società. Ci sono vescovi che, in confidenza, qualche mese fa, speravano che le cose cambiassero con la fine della «terribile dittatura di Ruini». C’è persino qualche vescovo che dice «infelice» l’ispirazione dello Spirito Santo sull’ultimo conclave. Nessuno scandalo: è accaduto altre volte, nella storia. Lo stesso Spirito che scrive diritto su righe storte saprà trarne del bene. Intanto a noi tutti tocca vivere con coscienza evangelica chiara nella chiesa reale e possibile. Ma vescovi che dicano pubblicamente, con coraggio, le loro critiche leali quasi non se ne vedono. Chi ha provato si è scoraggiato, nell’isolamento. Purtroppo, lo stile di rapporti interni alla chiesa è più autoritario che fraterno, nonostante che il vangelo dica: «Ma tra voi non sarà così» (Matteo 20,26). Nelle comunità piccole, senza potere, c’è più fraternità. Quei laici che esercitano il loro dovere verso la chiesa parlando, chiedendo che si rifletta insieme, provano anche, qua o là, a incontrare il loro vescovo. Per lo più, ci risulta, trovano un gerarca teso, timoroso del «dissenso organizzato», irritato da ogni critica, sottomesso allo stile ruiniano anche quando personalmente sarebbe meno autoritario. Trovano vescovi convinti che il mondo sia come piace immaginarlo dentro le curie, e, spaventati, premono sui pochi preti che stanno con quei laici. A volte, proprio l’ascolto di questi laici attivi, tranquillizza i vescovi. Papa Woytila ha avuto dei meriti, ma anche il demerito di aver formato una classe episcopale, non solo in Italia, di basso profilo umano e testimoniale, che occulta la chiesa viva sotto il mantello clericale. I più coraggiosi e animati da carità si impegnano bene nel sostenere azioni di solidarietà sociale e di pace, contro le ingiustizie e le violenze. Certo, delle virtù teologali che è compito proprio dei cristiani testimoniare – fede, speranza, carità – la carità operativa è probabilmente quella meglio offerta al mondo; ma la fede appare soprattutto una dottrina rigorosa e moralista, e la speranza un rimprovero accigliato. Questo deve far meditare in coscienza anche noi laici. Eppure, per lo più non un vescovo, ma qualche laico, o monaco, ricorda nella chiesa, e anche nella comunicazione pubblica, che i veri valori irrinunciabili per i cristiani sono detti nelle beatitudini evangeliche, da vivere e non da imporre ad altri. E che minoranza ed emarginazione, fino alla persecuzione, sono previsioni e promesse di Gesù a chi lo segue davvero, e non fallimenti della missione. Noi crediamo che questo brutto momento ecclesiale sarà per molti occasione di una nuova presa di coscienza, e che, per la viva presenza dello Spirito di Dio nel mondo e nelle chiese, anzi in ogni sincero cuore religioso o pensoso, ne seguirà un risveglio benefico per tutti, credenti, non credenti e diversamente credenti, per costruire, come Dio ci chiede, non una chiesa trionfante, ma un mondo umano meno violento, più giusto e fraterno.


 

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Appunti di Pentecoste. È l’ora di sperare

Se non ci fosse l’amore. Citazione di S. Margarete

Partito democratico. Politica locale e politica globale (Angelo Papuzza)

Perché nascono pochi bambini (d. o.)

Cronaca nera e vita reale di (d. o.)

Rifiuti e spoglie mortali. Citazione di G. Viale

Spettacolo a Tunisi. Un grido di rabbia contro il fondamentalismo (Hanene Zbiss) in recensioni

In morte di Gatta, poesia  (Luca Sassetti) e Noi e gli animali (Rabindranath Tagore)

Dati e preconcetti. Citazione di S. J. Gould

I pennacchi di san Marco. Evoluzionismo e religione (Mauro Pedrazzoli) in scienza

Salvezza e perdizione nell’ebraismo pre-cristiano (A. Bodrato) in teologia

Qumran e la talebanizzazione del cristianesimo. Citazione di G. Boccaccini

Il lassismo mondano del papa (Dario Oitana)

Il vescovo e il politico. Dialoghetto (e. p.)

Lettere: Sindrome suicida (Michelangelo Lanza); Infortuni sul lavoro e morti Usa in Iraq (Antonella Bena); Pellegriniani (Stefano Sciuto)

Leggete i libri di storia, non i giornali. Citazione di G. Dossetti

Antipolitica e delusione per il governo Prodi

Incontro con il vescovo di Torino

Luigi Sartori. Memoria

 341 – aprile/maggio

Nei casi di sequestri (anche la guerra è un grande sequestro, dei combattenti di ambo le parti, delle popolazioni, della politica e delle leggi), siamo presi in una tenaglia estremamente tragica, che è la forza malvagia di quel crimine: se salviamo la vita del sequestrato pagando (in denaro o altri vantaggi) i sequestratori, finanziamo e sosteniamo la violenza, che potrà fare altre vittime; se salviamo il sistema istituzionale, posto a proteggere le vite umane, sacrificando la vita del sequestrato, frustriamo per lui lo scopo stesso dell’istituzione, e anche così premiamo la violenza. Questa seconda soluzione segue il principio di Caifa: «Conviene che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca l’intera nazione» (vangelo di Giovanni 11,50 e 18,14). Questo principio può sembrare dolorosamente giusto, una riduzione del danno quantitativo. Ma implica il danno qualitativo: il sacrificio ingiusto di un innocente, un capro espiatorio, supponendo che sia l’unica via per la salvezza generale. Esclude che ci siano altre vie, quindi non le ricerca. Presuppone che con l’uccidere o il lasciar uccidere uno o pochi si salvi il valore dell’istituzione, che così, invece, non assicura più la vita di tutti. Questa tragedia è irrimediabile? Anche nelle guerre più dure si pratica lo scambio di prigionieri, pure diseguale: una concessione e utilità reciproca, un commercio di vite umane, a parziale rimedio del grande danno, un incrocio tra perdita e guadagno di ciascuna parte, una correzione della logica armata mortale. Senza immaginare soluzioni facili, una via di ricerca per uscire dalla tragedia può essere l’analisi dello scopo dei sequestratori: se è un ricatto economico, conviene trattare, abbassare il prezzo, salvare il sequestrato, possibilmente preparando una trappola senza rischio della sua vita; se è la morte, nessun prezzo di riscatto basterà effettivamente ma occorrerà il tentativo della polizia; se lo scopo è ottenere un riconoscimento, si può concedere tatticamente ciò che, strappato sotto violenza, non ha valore permanente. Se la vita umana è lo scopo dell’istituzione, questa può farsi elastica per realizzare il più possibile il suo scopo. Non fiat iustitia, pereat mundus, ma affinché vi sia giustizia non perisca il mondo. Se la violenza ha il vantaggio di permettersi qualunque mezzo, la giustizia alternativa alla violenza mette in atto tutti i mezzi umani e umanizzanti: la resistenza unitaria che ci obbliga reciprocamente; la parola, per la quale siamo umani; il contratto, che unisce tutti nella convenienza; la ricerca anche di recuperare chi delinque. Come la democrazia, la giustizia si basa sulla fiducia costruttiva verso l’umanità e non su un pessimismo disperato.


indice

 

Pensieri sparsi sul male e sulla libertà. Audacie e timidezze (Massimiliano Fortuna) in filosofia

Tra Pasqua e Pentecoste

Primo Levi. La vergogna del giusto

Il boia licenzia Dio

Leopardi è più religioso di Croce

Quanti ebrei ha ucciso la mamma? (Dario Oitana) in società

Un nuovo paradigna di coppia di coppia (Mauro Pedrazzoli)

Spirito avvisato

Cinque brevi articoli sul credere/5 Camminare sull'acqua (Enrico Peyretti)

Davanti al mistero della morte cercata (e. p.) in società

Se ottant'anni vi sembrano pochi...

In ricordo di Giuseppe Barbaglio. Indagine storica e profezia (Mauro Pedrazzoli) in teologia

Il Dio bifronte: amore e violenza recensione al libro di G. Barbaglio Amore e violenza (e. p.)

Morti sul lavoro, cioè omicidi

Frammenti di un diario interiore (Mauro Sambi)

Centochiodi recensione al film di E. Olmi (e. p.)

Bose. Un aereopago elettronico

Leggere e scrivere (Luca Sassetti)

Lettere. Fede e teologia di Clara Gennaro (risposta Enrico Peyretti)

Lettere. Come difendere la famiglia di Beppe Marasso (risposta Dario Oitana)

Lettere. Meno peggio non basta (Giorgio Cingolani )

Memoria. Gianni Bertone

 340 - marzo

La mancata approvazione il 21 febbraio della relazione di D’Alema sulla politica estera, causa delle dimissioni del governo Prodi, è stato un grave incidente di percorso che si doveva evitare. Se anche Turigliatto e Rossi non fossero stati sufficienti per raggiungere i voti necessari, non hanno fatto l'unica cosa che dovevano fare: votare. Una cosa è perdere con l'opposizione di Cossiga, Andreotti e Pininfarina, una cosa con i senatori della maggioranza. Non ci voleva molto per capire che aver fatto cadere questo governo è equivalso a dare un sterzata a destra alla coalizione. Si stavano facendo alcune cose buone, erano nell'aria provvedimenti con un certo senso. Si sono commessi errori e se ne sarebbero commessi ancora. Il governo Prodi non era certo il meglio che si potesse pretendere. Ma... l'alternativa? Tra un imprenditore che considera l'Italia la sua grande azienda, un razzista confesso che farnetica di un Parlamento del Nord, un ex fascista che nonostante sporadici accenni di ribellione non riesce a evitare di fare da valletto a Berlusconi, un cristiano modello attaccato ai valori della famiglia di cui non è personalmente un esempio, il che dovrebbe indurlo a maggiore discrezione... e Prodi, chi preferire? Per non parlare degli altri al seguito. Il bipolarismo sarà anche “amatriciano”, ma il solo a fare il salto di barricata è stato Follini, quindi il confine tiene.

Non siamo d'accordo con la base militare di Vicenza. Non condividiamo l'intervento in Afghanistan. Ma qui c'era l'Italia da salvare. La parola «compromesso» ripugna quasi a tutti (almeno a parole), ma a volte è (tristemente) necessario. Almeno temporaneamente. Non si può far cadere un governo per questo e rischiare di trovarcene un altro molto peggio. Un altro che eravamo riusciti a scacciare e che è sempre rimasto lì ad attendere, perchè sapeva che prima o poi sarebbe tornato il suo momento. Aveva ragione Berlusconi, a sperare ancora. Lui sì che conosce gli italiani e la classe politica di questo paese.

In fondo è più facile protestare che governare. È bello poter prendersela con qualcuno e lavarsene le mani. Ciò che otterremo saranno ministeri più a destra, politiche estere più a destra. L’opposizione culturale, politica, e soprattutto morale al sistema mondiale di feroce dominio la si può fare in molti modi. Uno dei meno efficaci è stato far cadere in Italia il governo Prodi. Chi non accetta la differenza tra decisione personale di coscienza e partecipazione in una decisione collettiva, fatta di numeri, e quindi la necessità del compromesso onesto e costoso, può fare il testimone personale, anche solitario, di imperativi umani e morali sentiti in coscienza, come Alex Zanotelli, Gino Strada o Peppe Sini, senza assumersi responsabilità determinanti nella formazione di decisioni collettive istituzionali. La coscienza personale va sempre rispettata, anche quando la discutiamo, ma diversi sono i modi in cui il suo giudizio può esercitarsi nella società, tenendo conto anche di tutte le conseguenze.

 


 

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Perché sposarsi. Oltre ai Pacs/Dico (Mauro Pedrazzoli) in etica

Ci faccio quel che mi pare (citazione di Barbara Spinelli)

Difendiamo la famiglia (Dario Oitana)

Le foibe, la memoria, il dolore (Massimiliano Fortuna) in storia

Crimini di guerra italiani. Non solo impunità, anche silenzio (d. o.)

5 brevi articoli sul credere/4. Critica biblica e fede (Enrico Peyretti)

Torino. C'era una volta l'inverno (Dario Oitana)

Nella fede morirono (poesia di Luca Sassetti)

Un convegno su padre Pellegrino. I primi passi di una biografia  in storia

La patente di cattolicità (Simona Borello)

Il venditore di profumi (salmo sufi)

Libri. Fede e nonviolenza di Jean Goss; Istria allo specchio (Enrico Miletto)

La sua lode permane in eterno; Non è per un premio (poesie di Luca Sassetti)

Preghiera (citazione di G. Capograssi)

Afghanistan. Civilizzare il militare (Enrico Peyretti)

Erba. Che cosa avvia il meccanismo (e. p.)

Una lobby contro la famiglia (citazione di Gian Carlo Caselli)

Documento. Vescovi e laici, valori cristiani e leggi civili  (lettera di un gruppo di laici cattolici al Vescovo di Torino) in documenti

Chi odia le tasse (Claudio Belloni)

Apocalittici e integrati (Mino Rosso)

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