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 26 nov - 6 dic 2014

  

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Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


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 346 - novembre
Il mese di ottobre ha visto la partecipazione di milioni di cittadini a consultazioni e manifestazioni, dimostrando che molti italiani non hanno ancora perso il gusto e la voglia di far sentire la propria voce, impegnarsi, discutere e partecipare alle decisioni collettive.

A questo dato positivo, se ne affianca un altro molto preoccupante: la crisi sempre più grave delle tre istituzioni fondamentali della nostra Costituzione: il parlamento, il governo e la magistratura. Le prime due non riescono più a svolgere il loro compito istituzionale: dibattere con chiarezza e trasparenza le diverse scelte politiche che vengono presentate sui problemi della nostra società, decidere a maggioranza, eseguire con rapidità ed efficienza le decisioni prese.

Nel Parlamento sono presenti una quarantina di partiti, molti rappresentati da un solo parlamentare! Per avere visibilità, ciascun partito deve diversificarsi in qualche modo dagli altri, amplificando le differenze e moltiplicando gli scontri in aula, generando l’impressione di inefficienza, confusione, inconcludenza del parlamento stesso, che ne fa apparire il costo ingiustificato ed eccessivo.

I governi sono formati da coalizioni eterogenee con programmi opposti, pensiamo alla distanza di posizioni nell’attuale maggioranza tra Udeur e Rifondazione Comunista, o nel centrodestra tra la Lega secessionista e An nazionalista. Così, basta un piccolo gruppo di dissenzienti, oggi addirittura un solo senatore, per ricattare tutta la maggioranza, paralizzarne l’attività, addirittura minacciarne la caduta. Da qui mediazioni infinite e paralisi.

La magistratura è sempre più incapace di fare giustizia, stretta tra divisioni interne, contrapposizioni con gli altri due poteri, regole che sembrano fatte apposta per vanificarne il lavoro. Mentre qualche anno fa il problema era l’eccessiva durata dei processi (giustizia ritardata), oggi siamo oltre, sempre più processi si concludono con una prescrizione, in particolare quelli a persone in grado di pagarsi per tutto il tempo necessario buoni avvocati (nessuna giustizia).

Tutti i tentativi di riforma della seconda parte della Costituzione, parziali e spesso estemporanei, o sono abortiti o non hanno fatto che peggiorare la situazione.

Questo miscuglio di voglia di partecipare e di mancanza di sbocchi istituzionali è molto pericoloso per la democrazia e in particolare per la sinistra. La formazione di un grande partito di centrosinistra con la partecipazione e l’impegno di così tante persone è forse l’ultima possibilità per la classe dirigente democratica del nostro paese. Può innescare una ricomposizione salutare di partiti e partitini partendo dai programmi e non dalle ideologie o dai personalismi e fa cessare l’anomalia italiana per cui il capo del governo non appartiene al partito più grande della coalizione. Devono realizzarsi però due condizioni essenziali: in primo luogo, il Partito Democratico deve restare generosamente aperto ad altri apporti e confluenze, in particolare verso la sua sinistra; in secondo luogo, le due anime della sinistra, quella socialdemocratica e quella comunista, dopo 90 anni di scontri e divisioni che hanno causato disastri e sconfitte a loro e gravi danni all’Italia, devono riuscire a collaborare lealmente senza tentare di prevaricarsi e conquistare l’egemonia a danno dell’altra, cercando punti di mediazione, senza dover per questo essere costrette ad abbandonare le proprie convinzioni profonde. Ciò oggi non dovrebbe essere impossibile dopo la fine del comunismo sovietico e sarebbe tragico perdere anche questa ultima occasione.

La prima cosa che l’alleanza di centrosinistra deve assolutamente e urgentemente fare è riformare a fondo la seconda parte della Costituzione. Senza istituzioni rinnovate, più rispondenti alla realtà e alle necessità dell’Italia di oggi, temiamo che ogni altro sforzo sarà vanificato. Il compito richiede uno sforzo particolare di apertura, lungimiranza e coraggio perché una riforma profonda e seria non si può fare contro il centrodestra, che però recalcitra perché teme con un accordo di rafforzare il governo Prodi.

 


 

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Quello che ho imparato dall’amore (Enrico Peyretti) in etica

Rinnova l’abbonamento

Partigiani, patrioti e ignoranti (d. o.)

Il Nobel ad Al Gore: pace o ambiente?

Rivoluzione culturale cinese, il più grande tentativo di realizzare l’utopia (Dario Oitana) in storia

Non credano i potenti… (Doris Lessing)

Bozza d’intesa tra atei e teisti (Massimiliano Fortuna)

La poesia o la torta (Grace Paley)

I tre mali / 2 Tutta colpa dell’uomo (Mauro Pedrazzoli) in teologia

Pensioni e pensionati. Un patrimonio non monetario (e. p.)

Senza distogliere lo sguardo (Arundhati Roy)

Botta e risposta. Il lavoro è un diritto (Enrico Peyretti); Ma la legge non basta (Angelo Papuzza)

Ama il prossimo tuo (recensione E. M. Remarque, Ama il prossimo tuo, Oscar Mondadori)

Bibbia. Lettura critica e lettura spirituale (Paolo De Benedetti)

in ricordo di chica (mino rosso) in zibaldone

Suicidio. Grideranno le pietre (Daniele Garota)

Felicità (I. S. Turgenev)

Per i 25 anni del Centro Studi Sereno Regis

Volevo la luna (Pietro Ingrao)

 345 - ottobre
Ci ha commosso l'ondata di sentimento popolare che Luciano Pavarotti si è guadagnato. Ha lasciato una moglie (ma durante il funerale si parlava solo di «famigliari») per prenderne una più giovane: senza giudicare la vita altrui, il gesto in sé non fa simpatia. Era un esibizionista, anche se bravo. Ma sentire oggi la voce chiara di Pavarotti, capire che ha saputo rendere popolare un genere ormai elitario e chic come l'opera, che metteva l'anima nella sua arte, che ha vissuto con coraggio e spirito la sua malattia micidiale, ce lo avvicina. Davvero «Non fare paragoni. Chi vive è incomparabile» (Mandel'stam). In tutto e tutti c'è qualcosa di bello.

Ma qualcosa, nella chiesa e nell'istituzione, ha ecceduto rispetto alla spontanea simpatia umana. Per una volta che il popolo sente insieme un valore umano, riconciliandovi le tante divisioni, il sistema deve impadronirsene, catturare il personaggio e farsene bello. E ci va bene che la chiesa accolga a braccia aperte un uomo divorziato e risposato, senza giudicarlo, e preghi per lui da vivo e da morto, come deve pregare per tutti. Ma allora lo faccia per tutti quelli che lo chiedono, divorziati o Welby. Capiamo che non accetti chi la rifiuta esplicitamente. Ma senza fare preferenze. Infatti, se entra nella vostra assemblea uno ricco e famoso e un povero malvestito, e voi dite al primo: «Prego, siediti qui comodamente», e al povero: «Tu stai là in piedi», siete giudici con pensieri perversi (cfr. lettera di Giacomo 2,2-4). Non vogliamo la solita chiesa dei potenti. Quindi, d’ora in avanti: misericordiosa con Pavarotti, misericordiosa con tutti.

 

***

Quello di Pavarotti non è stato un semplice funerale religioso: un «grande», uno famoso, dalle doti eccelse nel campo della lirica, ha avuto per tre giorni al suo servizio (camera ardente e funerali) il duomo, la cattedrale, ossia la sede vescovile, il cuore della diocesi, il luogo assembleare di unione e di preghiera della chiesa di Dio che è in Modena. Ora, prescindendo dalla sua vita privata, non ci pare che dal punto di vista cristiano avesse così tanti meriti da sequestrare per tre giorni la casa-madre del popolo di Dio. È una delle solite e numerose manifestazione della polis religiosa (religione civile), che non solo non è in calo, ma ci sembra in crescita.

Riaffiora prepotentemente a più riprese la tendenza a identificare la comunità cristiana con l'entità territoriale in cui essa risiede. Storicamente ecclesia e polis, cioè una comunità locale che vive di fatto la logica della comunione e la più vasta comunità territoriale, non risultano mai omogenee; una autentica comunità cristiana è sempre, in qualche modo, estranea all'altra in quanto qualitativamente diversa. Quando si dà «adeguazione» vuol dire che la proposta di fede non è avvenuta in termini decisivi, ma che è stata strozzata, sino a risultare una semplice sanzione sacra di un ordine politico vigente. La polis non può che emarginare ed espellere l'autentico «fatto cristiano» come elemento di disturbo che, se vissuto, metterebbe a soqquadro le sue categorie efficientistiche, i suoi sistemi di relazione e di valori (ad es. i discorsi di don Mazzolari e don Milani, espulsi e a volte «criminalizzati»). La polis però può incamerare molto bene e persino privilegiare una religione funzionale alle proprie strutture portanti: perciò può ospitare solo un cristianesimo che accetti di ridursi a religione civile (il cappellano e l'ordinario militare vanno benissimo).

Naturalmente, affinché questa riduzione non faccia apparire la chiesa troppo svuotata, «mancata» e serva della polis, le si concede un suo spazio pubblico di rivendicazioni che non hanno quasi nessuna incidenza sul privato-personale (moltissimi, compresi i "grandi", non tengono infatti assolutamente conto di tali proibizioni): divorzio, aborto, contraccezione, fecondazione artificiale, guerra.

Ma non bisogna mollare: ogni generazione assapora la tentazione e la reale vischiosità della polis religiosa, come ogni generazione di credenti si ritrova daccapo a vivere l'avventura dell'Esodo e a dover riedificare la ecclesia, la quale non è mai una realtà conquistata una volta per sempre e completamente.

 


 

indice

 

La sapienza della fede nel villaggio globale  (Oreste Aime) in religione

Famiglia cristiana, oggi (Dario Oitana)

Sputnik, il satellite che ha cambiato la nostra vita (m. p.)

Voglio la luna (d. o.)

Dimenticare, ricordare e Rispetto (citazioni di A. Schwarz)

Il sapore della guerra. Del mangiare e della violenza (autori vari)

Un Dio colpevole? (Mauro Pedrazzoli) in teologia

Gesù sotto inchiesta (recensione a C. Augias e M. Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori 2006) in bibbia

Un briciolo di follia (citazione di F. Schelling)

Se i parlamentari si ribellassero ai loro elettori (Dario Oitana)

Il V-Day di Grillo e l’antipolitica (Claudio Belloni)

Quale futuro per il cristianesimo? Quale cristianesimo per il futuro? (incontri)

Cristiani adulti (avviso) in documenti

Ai lettori (avviso)

 344 - settembre
 In agosto, gran rumore su alcuni preti a Torino, presunti pedofili. Il fatto, se c’è, è brutto. Può essere anche successo – anche questo da accertare – che qualche giovanotto sia andato a caccia di preti ingenui e immaturi per poi spillare soldi. Brutta anche l’eco amplificata sui giornali: foto enormi, articoli che ripetono le poche notizie. In casi simili – molti nel mondo, specialmente negli Stati Uniti, dove sarebbero serviti anche a screditare la chiesa cattolica che con Wojtyla si opponeva alle nuove guerre americane – bisogna anzitutto, una volta accertati i fatti, che sia resa la giustizia dovuta alle vittime, che non è solo risarcimento monetario.

In secondo luogo, va vista la situazione personale dei colpevoli accertati. La pedofilia è l’ultimo tabù sessuale rimasto, anche se è comparsa pure, respinta con indignazione, la rivendicazione di una «giornata internazionale dell’amore per i bambini», International Boylove day. La lapidazione dell’adultera, da noi, oggi è riservata al solo pedofilo. In effetti, approfittare della forte diseguaglianza psicologica, come lo stupro approfitta della forza fisica, è particolarmente ingiusto e odioso. Inoltre, in altri casi, descritti nella trasmissione tv di Santoro, sembra sia stata usata proprio l’influenza religiosa, abusando anche del nome di Dio per sottomettere.

Non sembra che il problema stia tutto nel celibato dei preti, perché ci sono pedofili con libera e sfrenata vita sessuale. La figura del prete, pur nella società secolarizzata, è ancora segnata soprattutto dal suo singolare statuto sessuale. Residui di purità sacra, come per le antiche vestali, che non ha fondamento evangelico, persistono nella sua immagine pubblica. Sempre meno scandalizza una sua relazione sessuale buona e corretta, ma maggiore è lo scandalo e il giudizio, certo con ragione, quando fatti di pedofilia sussistono. Questo eccita la ghiotta curiosità dei media.

La situazione umana degli uomini in questione, quando sono colpevoli – molto più dolorosamente se accusati senza colpa – cade da una posizione di esempio atteso e preteso, a quella di speciale scandalo e disprezzo; dall’essere in qualche modo primi all’essere ultimi. Senza concedere nessun privilegio, senza fermare la giustizia, è bene anche avere pietà di questi casi, come per ogni colpevole, non di più e non di meno.

Giustizia è riparare per quanto possibile l’offesa restituendo alle vittime la dignità violata, non è infierire sui colpevoli, mai, in nessun caso, neppure sugli assassini. Un grande nuovo insegnamento è venuto dal Sudafrica dopo i delitti (dei bianchi e anche dei neri) commessi durante l’apartheid. Là si è cercata una giustizia ricostruttiva, riparativa, non vendicativa. Questo vale per tutta la giustizia “penale”, che dovrebbe obbligare e impegnare gli offensori ad azioni e servizi di possibile riparazione più che far soffrire con la pena chi ha fatto soffrire col delitto. I preti risultanti colpevoli con sentenza definitiva potrebbero, pur accettando la pena, cercare di dare un esempio positivo con forme di riparazione morale.


 

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Di chi è la chiesa. Coscienza individuale e autorità ecclesiastica (Ursicin Gion Gieli Derungs) in religione

Il disagio cattolico aumenta

Vedere diversamente (T. Radcliffe)

A Vicenza, col cuore a Hiroshima (Enrico Peyretti)

Se la Cinquecento è di tutti (a. r.) in società

Libertà di consumo e altre libertà

Scheletro (l. s.)

Verità cristiana plurale. Uno, due , tre, quattro... (Massimiliano Fortuna) in teologia  

Botta e risposta. Religione, oppio o morfina?

I parenti di Gesù / 2

I parenti di Gesù / 2 - IL REGNO DI DIO NON È LA NORMALITÀ FAMIGLIARE

 (Dario Oitana)

Legalismo e profetismo (Alberto Cavaglion)

Per l'ebraismo etica è religione (Claudio Belloni) (recensione a G. Giannini, Filosofia, religione e pensiero ebraico, Guida 2004)

Il matematico e il cavallo (su P. Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici, Longanesi 2007)

Il nostro prossimo, gli animali (Enrico Peyretti) (recensione a P. De Benedetti, Animali, Emi 2007)

La lezione di un mugnaio del ‘500 (Elisa Lurgo) (recensione a C. Ginzburg, Il formaggio e i vermi, Einaudi 2001)

Responsabilità protetta (T. Radcliffe)

Il messia al semaforo (Moni Ovadia)

Non c’è nessun peccato

Un futuro senza atomiche. Proposta di legge

Manifesto per la scuola (H. Himmler)

Addii. Antonioni e Bergman

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