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 26 nov - 6 dic 2014

  

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 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


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il foglio online riporta solo l’editoriale, l’indice del numero e alcuni articoli del giornale distribuito in abbonamento. Si può richiederne copie saggio via email


In solo online gli articoli pubblicati parzialmente o non pubblicati nell'edizione cartacea


 



 343 - luglio/agosto

 De Gennaro, dopo sette anni da capo della polizia, è promosso capo di gabinetto del ministero degli Interni. Manganelli, il suo vice, è il nuovo capo della polizia. Nel comunicare le nomine in Parlamento, Prodi ha taciuto che De Gennaro, ora indagato per istigazione e induzione a falsa testimonianza, è il responsabile politico della violenza poliziesca di Genova 2001, esercitata non contro i violenti utili a quel governo, ma contro gli inermi. Amnesty International ha definito quei fatti la maggiore violazione dei diritti umani avvenuta in Europa dal 1945. Manganelli in quei giorni era in ferie, ma il 21 luglio, prima, durante e dopo l'irruzione alla Diaz, fu comunque in costante contatto con i dirigenti imputati, come lui stesso ha riconosciuto in tribunale testimoniando nel processo Diaz, il 2 maggio 2007. Ora è pubblicata una sua testimonianza del 2002 in dissenso coi modi d’agire di quei giorni. Gli imputati più alti in grado per i fatti della Diaz e di Bolzaneto – ricorda il Comitato Verità e Giustizia per Genova – sono stati tutti promossi, questori, vice-questori, dirigenti: Gilberto Caldarozzi, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Filippo Ferri, Vincenzo Canterini, Alessandro Perugini. Il vice-questore Michelangelo Fournier ha definito ora in tribunale «macelleria messicana» i pestaggi alla Diaz, rivelando per la prima volta di avervi assistito, e ha detto di avere taciuto finora per «spirito di appartenenza»: così ha mostrato, indirettamente, la consegna all'omertà e alla menzogna all'interno della polizia. Nel programma del governo Prodi c’era la commissione parlamentare d’indagine sui fatti di Genova, ancora non  decisa. Dobbiamo disperatamente rassegnarci a che i delitti del potere - quello di Genova 2001 è un delitto di Stato, senza mezzi termini – chiunque vada al potere, li nasconde con menzogne e omissioni? La polizia, che vogliamo a difesa dei cittadini, è il cuore intoccabile del potere? C'è da disperare anche di quelli a cui avevi dato qualche fiducia? Succedere a Berlusconi per nasconderne i delitti, premiarne gli esecutori, calpestando verità e giustizia, a che serve? La carriera di un dirigente vale più dei diritti dei cittadini? Nel processo Diaz, 27 imputati su 29, anziché testimoniare e assumersi le proprie responsabilità, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. È questo il rispetto per il tribunale e per l'amministrazione della giustizia da parte di funzionari dello stato? Un ex magistrato come Violante fa di tutto per ridimensionare i fatti di Genova, ignorando che episodi di quella gravità non possono avvenire per caso, e, anche dopo  la testimonianza di Fournier, continua a opporsi alla commissione parlamentare di inchiesta. Celebrare in coro la continuità del potere, a che serve? Che senso ha privilegiare su tutto, anche sulla vita dei cittadini, la continuità delle istituzioni?


 

indice

 

In margine alla vittoria di Sarkozy. Per la costituzione di una nuova sinistra (Angelo Papuzza) in politica

Il grido dei mietitori e l'ira di Dio (Piero Stefani)

Giuseppe Alberigo, storico del Concilio Vaticano II (Alessandro Parola) in religione

Che la chiesa sia storia (Raniero La Valle)

Una chiesa conciliare attorno al professore (Enrico Peyretti)

I parenti di Gesù / 1: Un figlio difficile (Dario Oitana)

L'inferno: un problema più che un dogma / 2: Se Cristo è l'unico Signore (Aldo Bodrato)

Storie di scolastica follia (Antonello Ronca)

Scarpe vecchie e ciabattini

Mettere tutto per iscritto (e. p.)

Scenetta emblematica (e. p.)

Quattro chiavi

Partito democratico anno 0

Obliata memento

 342 - giugno

La chiesa cattolica è comunità spirituale, parte dei credenti in Cristo entro il popolo di Dio, ed è anche, comprensibilmente, istituzione storica, organizzata, giuridica. In questo brutto periodo prevale di molto il secondo aspetto. In varie località gruppi di laici consapevoli e maturi prendono la parola pubblica e richiamano le loro chiese locali e i loro vescovi alla funzione evangelica. I loro documenti raccolgono centinaia di adesioni. Quello del prof. Alberigo (ora colpito da gravissimo ictus) ha avuto diecimila firme. Questi laici lamentano che la gerarchia oggi fa apparire la loro chiesa un partito tra gli altri, preoccupata di far tradurre in leggi statali le regole di vita a cui tiene. Soffrono perché, a questo fine, essa ardisce intimare ai laici attivi in politica addirittura scelte di voto parlamentare sotto pena di scomunica o di censura ecclesiale. In Italia qualche vescovo più moderato ha trattenuto Ruini da un tale estremismo, col quale la gerarchia si presta al gioco delle destre che, in nome della “religione civile” sbandierata dagli “atei devoti”, sacralizzano interessi duri, per imporli contro politiche di qualche maggiore solidarietà e mondialità. Quei laici temono che, nella attuale politica della gerarchia, la preoccupazione di  difendere i privilegi della chiesa assicurati dalle destre, e la sua influenza sociale, sia in realtà più decisiva della difesa di principi morali. Essi chiedono che i vescovi rispettino l’autonomia dei cattolici in politica, affermata dal Concilio (Lumen Gentium, n. 31), nella responsabile mediazione tra i princìpi morali e la legislazione per il bene comune possibile nella società politica plurale. Vogliono aiutare molti vescovi a rendersi conto di quale è la società di oggi, nella quale il fermento cristiano può e deve passare per la via interiore delle testimonianze offerte alle coscienze personali, e non più assolutamente per via istituzionale autoritaria. I laici cattolici, più dei vescovi, esaminano criticamente le profonde trasformazioni del costume discernendo ciò che è inaccettabilmente disumano da ciò che è una possibilità umana. Spesso i mutamenti più gravi sono bollati dalla gerarchia meno di altri che, guarda caso, riguardano la sessualità umana. Ma non tutti i vescovi confondono la loro cerchia ecclesiastica col mondo, e la loro funzione con la direzione legislativa delle società. Ci sono vescovi che, in confidenza, qualche mese fa, speravano che le cose cambiassero con la fine della «terribile dittatura di Ruini». C’è persino qualche vescovo che dice «infelice» l’ispirazione dello Spirito Santo sull’ultimo conclave. Nessuno scandalo: è accaduto altre volte, nella storia. Lo stesso Spirito che scrive diritto su righe storte saprà trarne del bene. Intanto a noi tutti tocca vivere con coscienza evangelica chiara nella chiesa reale e possibile. Ma vescovi che dicano pubblicamente, con coraggio, le loro critiche leali quasi non se ne vedono. Chi ha provato si è scoraggiato, nell’isolamento. Purtroppo, lo stile di rapporti interni alla chiesa è più autoritario che fraterno, nonostante che il vangelo dica: «Ma tra voi non sarà così» (Matteo 20,26). Nelle comunità piccole, senza potere, c’è più fraternità. Quei laici che esercitano il loro dovere verso la chiesa parlando, chiedendo che si rifletta insieme, provano anche, qua o là, a incontrare il loro vescovo. Per lo più, ci risulta, trovano un gerarca teso, timoroso del «dissenso organizzato», irritato da ogni critica, sottomesso allo stile ruiniano anche quando personalmente sarebbe meno autoritario. Trovano vescovi convinti che il mondo sia come piace immaginarlo dentro le curie, e, spaventati, premono sui pochi preti che stanno con quei laici. A volte, proprio l’ascolto di questi laici attivi, tranquillizza i vescovi. Papa Woytila ha avuto dei meriti, ma anche il demerito di aver formato una classe episcopale, non solo in Italia, di basso profilo umano e testimoniale, che occulta la chiesa viva sotto il mantello clericale. I più coraggiosi e animati da carità si impegnano bene nel sostenere azioni di solidarietà sociale e di pace, contro le ingiustizie e le violenze. Certo, delle virtù teologali che è compito proprio dei cristiani testimoniare – fede, speranza, carità – la carità operativa è probabilmente quella meglio offerta al mondo; ma la fede appare soprattutto una dottrina rigorosa e moralista, e la speranza un rimprovero accigliato. Questo deve far meditare in coscienza anche noi laici. Eppure, per lo più non un vescovo, ma qualche laico, o monaco, ricorda nella chiesa, e anche nella comunicazione pubblica, che i veri valori irrinunciabili per i cristiani sono detti nelle beatitudini evangeliche, da vivere e non da imporre ad altri. E che minoranza ed emarginazione, fino alla persecuzione, sono previsioni e promesse di Gesù a chi lo segue davvero, e non fallimenti della missione. Noi crediamo che questo brutto momento ecclesiale sarà per molti occasione di una nuova presa di coscienza, e che, per la viva presenza dello Spirito di Dio nel mondo e nelle chiese, anzi in ogni sincero cuore religioso o pensoso, ne seguirà un risveglio benefico per tutti, credenti, non credenti e diversamente credenti, per costruire, come Dio ci chiede, non una chiesa trionfante, ma un mondo umano meno violento, più giusto e fraterno.


 

indice

 

Appunti di Pentecoste. È l’ora di sperare

Se non ci fosse l’amore. Citazione di S. Margarete

Partito democratico. Politica locale e politica globale (Angelo Papuzza)

Perché nascono pochi bambini (d. o.)

Cronaca nera e vita reale di (d. o.)

Rifiuti e spoglie mortali. Citazione di G. Viale

Spettacolo a Tunisi. Un grido di rabbia contro il fondamentalismo (Hanene Zbiss) in recensioni

In morte di Gatta, poesia  (Luca Sassetti) e Noi e gli animali (Rabindranath Tagore)

Dati e preconcetti. Citazione di S. J. Gould

I pennacchi di san Marco. Evoluzionismo e religione (Mauro Pedrazzoli) in scienza

Salvezza e perdizione nell’ebraismo pre-cristiano (A. Bodrato) in teologia

Qumran e la talebanizzazione del cristianesimo. Citazione di G. Boccaccini

Il lassismo mondano del papa (Dario Oitana)

Il vescovo e il politico. Dialoghetto (e. p.)

Lettere: Sindrome suicida (Michelangelo Lanza); Infortuni sul lavoro e morti Usa in Iraq (Antonella Bena); Pellegriniani (Stefano Sciuto)

Leggete i libri di storia, non i giornali. Citazione di G. Dossetti

Antipolitica e delusione per il governo Prodi

Incontro con il vescovo di Torino

Luigi Sartori. Memoria

 341 – aprile/maggio

Nei casi di sequestri (anche la guerra è un grande sequestro, dei combattenti di ambo le parti, delle popolazioni, della politica e delle leggi), siamo presi in una tenaglia estremamente tragica, che è la forza malvagia di quel crimine: se salviamo la vita del sequestrato pagando (in denaro o altri vantaggi) i sequestratori, finanziamo e sosteniamo la violenza, che potrà fare altre vittime; se salviamo il sistema istituzionale, posto a proteggere le vite umane, sacrificando la vita del sequestrato, frustriamo per lui lo scopo stesso dell’istituzione, e anche così premiamo la violenza. Questa seconda soluzione segue il principio di Caifa: «Conviene che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca l’intera nazione» (vangelo di Giovanni 11,50 e 18,14). Questo principio può sembrare dolorosamente giusto, una riduzione del danno quantitativo. Ma implica il danno qualitativo: il sacrificio ingiusto di un innocente, un capro espiatorio, supponendo che sia l’unica via per la salvezza generale. Esclude che ci siano altre vie, quindi non le ricerca. Presuppone che con l’uccidere o il lasciar uccidere uno o pochi si salvi il valore dell’istituzione, che così, invece, non assicura più la vita di tutti. Questa tragedia è irrimediabile? Anche nelle guerre più dure si pratica lo scambio di prigionieri, pure diseguale: una concessione e utilità reciproca, un commercio di vite umane, a parziale rimedio del grande danno, un incrocio tra perdita e guadagno di ciascuna parte, una correzione della logica armata mortale. Senza immaginare soluzioni facili, una via di ricerca per uscire dalla tragedia può essere l’analisi dello scopo dei sequestratori: se è un ricatto economico, conviene trattare, abbassare il prezzo, salvare il sequestrato, possibilmente preparando una trappola senza rischio della sua vita; se è la morte, nessun prezzo di riscatto basterà effettivamente ma occorrerà il tentativo della polizia; se lo scopo è ottenere un riconoscimento, si può concedere tatticamente ciò che, strappato sotto violenza, non ha valore permanente. Se la vita umana è lo scopo dell’istituzione, questa può farsi elastica per realizzare il più possibile il suo scopo. Non fiat iustitia, pereat mundus, ma affinché vi sia giustizia non perisca il mondo. Se la violenza ha il vantaggio di permettersi qualunque mezzo, la giustizia alternativa alla violenza mette in atto tutti i mezzi umani e umanizzanti: la resistenza unitaria che ci obbliga reciprocamente; la parola, per la quale siamo umani; il contratto, che unisce tutti nella convenienza; la ricerca anche di recuperare chi delinque. Come la democrazia, la giustizia si basa sulla fiducia costruttiva verso l’umanità e non su un pessimismo disperato.


indice

 

Pensieri sparsi sul male e sulla libertà. Audacie e timidezze (Massimiliano Fortuna) in filosofia

Tra Pasqua e Pentecoste

Primo Levi. La vergogna del giusto

Il boia licenzia Dio

Leopardi è più religioso di Croce

Quanti ebrei ha ucciso la mamma? (Dario Oitana) in società

Un nuovo paradigna di coppia di coppia (Mauro Pedrazzoli)

Spirito avvisato

Cinque brevi articoli sul credere/5 Camminare sull'acqua (Enrico Peyretti)

Davanti al mistero della morte cercata (e. p.) in società

Se ottant'anni vi sembrano pochi...

In ricordo di Giuseppe Barbaglio. Indagine storica e profezia (Mauro Pedrazzoli) in teologia

Il Dio bifronte: amore e violenza recensione al libro di G. Barbaglio Amore e violenza (e. p.)

Morti sul lavoro, cioè omicidi

Frammenti di un diario interiore (Mauro Sambi)

Centochiodi recensione al film di E. Olmi (e. p.)

Bose. Un aereopago elettronico

Leggere e scrivere (Luca Sassetti)

Lettere. Fede e teologia di Clara Gennaro (risposta Enrico Peyretti)

Lettere. Come difendere la famiglia di Beppe Marasso (risposta Dario Oitana)

Lettere. Meno peggio non basta (Giorgio Cingolani )

Memoria. Gianni Bertone

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