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 340 - Un convegno su padre Pellegrino

 

I PRIMI PASSI DI UNA BIOGRAFIA

Un convegno interdisciplinare per poter cogliere la complessità della figura di Pellegrino, spesso rinchiusa in formule interpretative riassuntive, limitanti della sua complessità di uomo e di credente, è quello che si è svolto il 16 e 17 febbraio 2007 a Fossano su «Il cardinale Michele Pellegrino. Aspetti e momenti una biografia», organizzato dal Centro Studi sul Pensiero Contemporaneo (www.cespec.it).

Un tentativo di fuggire contemporaneamente all’oblio e alle celebrazioni puramente commemorative per iniziare ad accostarsi a Pellegrino attraverso gli strumenti della ricerca, la testimonianza delle fonti, la pazienza dell’analisi e del confronto.

Non sono mancati i momenti di testimonianza. Ernesto Olivero e Luigi Ciotti, infatti, si sono affidati alle emozioni: Pellegrino è ancora vivo. Ognuno con il proprio stile – l’uno più entusiasta e vivace, l’altro più tormentato e misurato – hanno raccontato pensieri e sentimenti condivisi con Pellegrino, negli anni in cui il Sermig e il Gruppo Abele compivano i primi passi per rispondere a nuove difficoltà sociali; hanno sottolineato la sua capacità di “saldare la dimensione della terra a quella del cielo”. Anche Diego Novelli ha scelto la strada dei ricordi per tracciare le linee essenziali di Pellegrino come «uomo del dialogo», prima nel rapporto con il Novelli giornalista comunista che lo intervistò, poi con il Novelli sindaco alle prese con la trasformazione (e le difficoltà) di Torino negli anni Settanta.

Eppure non è tanto lo stile testimoniale a dominare nel convegno, quanto un approccio più scientifico, che, se nei singoli interventi riduce la figura di Pellegrino a un tassello della sua personalità, alla fine restituisce all’ascoltatore un quadro approfondito e coinvolgente.

Ermis Segatti si è soffermato particolarmente sull’approccio teologico definito «funzionale», nel senso che la teologia era vista da Pellegrino come strumento a servizio del ministero e non speculazione distaccata: nella teologia egli cercava le risposte alle puntuali sollecitazioni pastorali del suo ministero e non un’impostazione sistematica e preconfezionata (ed è in questa luce che deve essere letto il suo intervento sulla libertà di ricerca teologica sia per i laici sia per il clero durante la sessione finale dei lavori del Concilio Vaticano II). Segatti ricorda come Pellegrino vivesse appieno questa sua concezione dialogica per comunicare con credenti e non credenti, interpretando tra i suoi contemporanei il ruolo di mediazione che le prime comunità cristiane avevano svolto tra la loro cultura biblica e sapienziale e la cultura del mondo pagano.

L’attitudine al dialogo di Pellegrino è stata messa in rilievo anche nella relazione di Sergio Soave, che ha avuto il compito, più facile e più difficile allo stesso tempo, di parlare della ricezione del Concilio a Torino attraverso la ricezione che ne ebbe Pellegrino. Soave preferisce far parlare i testi – omelie, discorsi, articoli –, in cui emerge continuamente l'attenzione del vescovo nei confronti dei rinnovamenti liturgici e pastorali: ora è il discorso a favore degli oppressi e degli indifesi (nel marzo del ’66 durante la contestazione per il rinnovo del contratto degli operai), ora è l’invito agli amministratori ad essere autonomi dalla gerarchia nelle scelte politiche (nel maggio del ’67, puntando sulla necessità di superare lo spirito di fazione di tutte le parti politiche e le clientele esistenti), ora è la Camminare insieme e la sua genesi inconsueta e partecipata. Per Pellegrino il Concilio rimane la strada maestra anche nelle difficoltà, anche quando la concretezza di alcune situazioni nella sua diocesi lo portarono ad abbandonare la strada prediletta della carità per ricorrere all’autorità del suo ruolo gerarchico, pur sempre sperando che la carità potesse essere la via maestra del cammino.

Anche Mario Berardi ha scelto il legame tra Pellegrino e il Concilio per parlare del rapporto tra il vescovo e la sua città. Nel suo contributo viene valorizzata la convinzione di Pellegrino che i cristiani debbano vivere nella storia, sapendo cogliere i segni dei tempi e dialogando tra credenti e non credenti. Il rapporto tra la realtà politica e quella ecclesiale si mostra, così, ancorato alla vita, nella ricerca comune di uno stile di impegno politico improntato alla rettitudine morale e alla preoccupazione per il bene comune.

 

Rinnovamento conciliare e padri della chiesa

Il Concilio non è solamente una fonte di ispirazione per dialogare con il mondo, ma il motore della sua azione e della sua ispirazione pastorale. Ne è un esempio la cura che Pellegrino ebbe per la produzione omiletica proprio dopo che il magistero ne aveva sancito la sua natura profondamente liturgica e ne aveva esaltato l’importanza per diffondere i contenuti e i metodi rinnovati dal Concilio. Simona Borello ha ripercorso alcune omelie avvalendosi degli strumenti dell'analisi linguistica per mettere in evidenza i motivi tematici portanti e le forme comunicative usate per caratterizzare un momento dell'attività pastorale che non era concepito come una semplice opportunità di parlare in pubblico tra le altre, ma come un momento di comunione più autentica con i fedeli e un'occasione per approfondire i contenuti della fede.

Oltre agli interventi dedicati specificamente al periodo episcopale, vi sono stati tre riflessioni tese a far emergere alcuni argomenti più ampi.

Marta Margotti ha proposto un approccio che permettesse di cogliere l’evoluzione del pensiero di Pellegrino, studiando i due cicli di conversazioni che egli ebbe alla radio (il primo tenuto nel 1960, in qualità di docente di Letteratura cristiana antica, su La Chiesa delle origini, e il secondo nel 1970, quando da vescovo espose alcune riflessioni per la Quaresima dal titolo Come io vi ho amato). Lo sguardo globale sui due gruppi di testi ha permesso di mettere in evidenza la sostanziale continuità nel suo pensiero, che appare consapevole della necessità per i cristiani di ricercare la libertà e la carità, ma con il passare del tempo si sofferma maggiormente sui temi della giustizia.

Il docente di Letteratura cristiana antica non è, quindi, così distante dal vescovo. Paolo Siniscalco ha aggiunto che proprio le conoscenze accademiche di Pellegrino permettono di leggere correttamente e fedelmente l’attività di pastore. Le opere degli scrittori cristiani antichi gli suggeriscono, infatti, un itinerario di pensiero essenziale per definire il suo stile dialogante: l’attenzione verso l’uomo, l’universalità del messaggio cristiano, il senso della sintesi, la realtà complessa della chiesa, la centralità della storia come luogo della manifestazione di Dio e luogo della salvezza degli uomini.

Clementina Mazzucco ha saldato ancora di più il legame tra le competenze scientifiche di Pellegrino e il suo ministero, ricercando nei suoi scritti pastorali le citazioni dei Padri, ma ancor più ha proposto una sottolineatura rilevante per comprendere appieno Pellegrino: il ricorso ai Padri non è l’ovvia conseguenza dell'attività di docente, ma è un’attitudine presente sin dall’inizio del ministero presbiterale, negli anni ’30. È come se tra Pellegrino e i Padri vi fosse un rispecchiamento reciproco: egli porta se stesso nella loro lettura e, al contempo, attinge da essi. E in Pellegrino non mancherà la consapevolezza del legame profondo tra i Padri e il rinnovamento conciliare (anche se non manifestato sempre esplicitamente nei documenti magisteriali, con l’unica eccezione della Lumen Gentium) in alcuni punti fondamentali: la fedeltà al contenuto della Bibbia, la continuità tra Antico e Nuovo Testamento, la teologia imperniata sulla storia della salvezza, la centralità di Cristo, la visione organica della storia.

Si tratta di primi passi per continuare ad ascoltare la voce di Pellegrino ancora oggi. Pellegrino che – per citare anche i due vescovi che hanno preso la parola, Severino Poletto e Giuseppe Cavallotto – è l'esempio luminoso di un credente capace sia di comunione e di unità sia di credibilità e di libertà, pronto a prendere posizioni anche scomode e a pagare in prima persona.

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