il foglio 
Mappa | 42 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

  menu
 ::  editoriali
 ::  bibbia
 ::  chiesa
 ::  documenti
 ::  etica
 ::  filosofia
 ::  lettere
 ::  mondo
 ::  pace-nonviolenza
 ::  poesia
 ::  politica
 ::  recensioni
 ::  scienza
 ::  società
 ::  storia
 ::  teologia
 ::  zibaldone
 :: home
 :: indici analitici
 :: solo online

 Ricerca
  

 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  teologia
 385 - Beati i perseguitati / 2

Rallegrarsi, perché?

 

Nell’articolo precedente (il foglio 384) è stata esaminata quella che in Matteo figura come l’ottava beatitudine rivolta ai «perseguitati a causa della giustizia» e la prima parte della nona beatitudine: «Beati voi quando vi insulteranno…».

Occorre ora esaminare la seconda parte, ancora più scandalosa: «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa…». Luca usa il termine skiptesate: cioè danzate saltando con ambedue i piedi, sobbalzate di gioia, espressione usata solo tre volte da Luca. Si era servito dello stesso verbo solo per descrivere il sussulto del bambino nel grembo di Elisabetta al saluto di Maria (Luca, 1,41; 44). Le riflessioni che seguono sono in gran parte tratte dai due volumi di Dupont Le Beatitudini, Paoline 1992.

 

Solidali con Gesù

Rallegrarsi nella sofferenza è un sentimento sconosciuto al giudaismo. Nella Bibbia ebraica si possono trovare testi che parlano della gioia dopo la sofferenza; ma nessuno giunge a parlare della gioia nella sofferenza. Invece, il cristianesimo primitivo torna sovente e in maniera tutta propria, sull’idea che le tribolazioni e le sofferenze devono essere considerate come motivo per rallegrarsi per la ricompensa che esse preparano a coloro che le avranno sopportate. Il tema compare già negli scritti più antichi e lo si ritrova presso autori molto diversi. Discontinuità rispetto al giudaismo, antichità e larga diffusione. Occorre anche tenere conto del carattere paradossale dell’invito a rallegrarsi, a ballare, nel momento in cui si soffre. Gesù dà volentieri ai suoi insegnamenti una formulazione sorprendente. Vi sono quindi buone ragioni per pensare che questo elemento originale dell’ultima beatitudine possa essere attribuito a Gesù di Nazaret.

Quale è il motivo di tanta gioia? Dio si farà forse il redentore e il liberatore dei perseguitati, li strapperà dai loro nemici? No, si parla solo di «grande ricompensa». Ricompensa, misqoV. In altri passi del Nuovo Testamento si parla di salvezza, di eredità della vita eterna, di adempimento della promessa, di corona, di tesoro. La varietà di questo vocabolario mostra a sufficienza il carattere relativo della nozione di «ricompensa» e quindi l’errore che si farebbe insistendo su questo termine. È da scartare l’ipotesi che si  tratti di una ricompensa individuale, dopo la morte di ciascuno. Come risulta da vari passi del Nuovo Testamento, la prospettiva è escatologica.

Diversamente dalle altre beatitudini, non si tratta della prossimità della ricompensa, ma della sua grandezza. Le sofferenze di per sé non danno un diritto alla felicità. Esse rappresentano un titolo a questa felicità solo in forza della predilezione con cui Dio circonda coloro che sono vittime dell’ostilità degli uomini.

La precisazione «per causa mia» (Matteo), «per causa del Figlio dell’uomo» (Luca), ha manifestamente un’importanza decisiva nell’ultima beatitudine. Questo inciso è probabilmente frutto di ritocchi redazionali. Ciò non impedisce però di riconoscere che, nel suo contenuto, questa precisazione riflette realmente il pensiero di Gesù. La vera ragione della felicità dei discepoli quando subiscono la persecuzione, o abbandonano i loro beni, o donano la loro vita, non consiste in ciò che accade ad essi ma nel fatto che essi in tal modo si trovano in un rapporto di più stretta solidarietà col Cristo che li salva. L’atteggiamento nel rapporto con Gesù di fronte agli uomini ostili è determinante per la sentenza del giudizio finale: «Colui che si vergognerà di me e delle mie parole… anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi» (Marco 8,38). Non solo le persecuzioni di cui Gesù è stato vittima sono la premessa di quello che patiranno i suoi discepoli (Giovanni 15,20), ma fanno sì che il discepolo sia un tutt’uno con Gesù. «Io sono Gesù che tu perseguiti» (Atti 9,5) e che i perseguitati completino «quello che manca ai patimenti di Cristo» (Colossesi 1,24).

 

Oppio del popolo?

«Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio: Quindi chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio … I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l’autorità? Fa’ il bene e ne avrai lode. Poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene» (Romani 13,1-3). Si tratta di un invito alla completa sottomissione, cioè a essere lodati e non perseguitati? È invece una delle non poche affermazioni sconcertanti che troviamo nelle lettere di Paolo. Ed è in stridente contraddizione con la condotta dello stesso Paolo. «Cinque volte dai giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato … pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani…» (II Corinti 11,24-26). Strano modo di ricevere «lode» dal potere!

I vangeli non nascondono il fatto che chi esercita il potere lo fa con prepotenza. «Voi sapete che coloro che sembrano governare i popoli li opprimono e che i loro grandi usano la violenza contro di essi» (Marco 10,42). Luca (22,25) mette in luce il carattere demagogico del potere: «si fanno chiamare benefattori». La severa denuncia non porta un appello alla ribellione, ma è il punto di partenza per costruire una società alternativa: «Tra voi non è così. Chi vuole essere grande tra voi si farà vostro servitore, chi vuol essere primo sarà lo schiavo di tutti».

«E se uno ti costringerà (angareusei) a fare un miglio, tu fanne con lui due» (Matteo 5,41). Ai tempi di Gesù era in uso l’imposizione dell’angheria, cioè dell’accompagnamento per trasportare soldati in marcia o funzionari in viaggio. La citazione del miglio, misura romana, fa riferimento agli occupanti. Dunque la risposta a una prepotenza “politica”era la disponibilità ad accettare una prepotenza doppia, come nel caso di porgere l’altra guancia in un rapporto conflittuale privato.

Altri esempi si potrebbero portare. Nel complesso possiamo dire che il Nuovo Testamento non può fornire elementi per un programma di lotta rivoluzionaria contro gli oppressori. Occorre aggiungere che (se si eccettua Romani 13) neppure rifiuta tale prospettiva. Tuttavia l’assenza di un programma politico ha permesso, nel corso della storia, il formarsi di un’immagine del cristianesimo come forza conservatrice, come alleanza tra trono e altare, come gregge rassegnato e serenamente sottomesso, come oppio del popolo. «Rallegrarsi? Tutti si rallegrano!». Coloro che si rallegrano di più, coloro che esultano e danzano, sono i potenti. «Ma sì, che facciano pure i buoni, che formino comunità di santi…purché non diano fastidio, purché siano ubbidienti. Che mi odino persino, sì! Purché mi temano». Si rallegrano pure i poveri. Non si preoccupano di cercare di ribellarsi, non sono perseguitati, ogni tanto possono persino ricevere qualche regalino dai re benefattori. Si rallegrano anche i ministri del culto che impartiscono benedizioni agli uni e agli altri, garanti così della pace e dell’immobilismo sociale.

 

Rotta di collisione

Tutto vero, in svariate epoche storiche e sotto ogni latitudine, purtroppo. Ma l’annuncio evangelico è un’altra cosa. La vita e la passione di Gesù ne è l’esempio più chiaro. Il fulcro del messaggio è costituito da una testimonianza radicale che si pone in rotta di collisione con la mentalità corrente e che suscita spesso una reazione di rigetto che si esprime in antipatia, odio, persecuzione. Il silenzio su eventuali reazioni è un appello alla nonviolenza. L’andare ancora al di là delle richieste ingiuste degli oppressori, il parlar bene (bene-dire) di chi sparla di noi, il fare del bene a coloro che si aspettano (e forse sperano) una decisa opposizione è qualcosa di sconcertante, di sconvolgente. Il discepolo di Gesù non sta al gioco. E perciò mette fuori gioco l’avversario. Il potente si illude di essere odiato e temuto (Machiavelli); invece non è né odiato, né temuto. Si trova davanti a persone che si rallegrano, se la ridono di coloro che sembrano essere i capi mentre invece sono solo dei burattini obbedienti alla logica del potere.

L’unica difesa del discepolo è la perseveranza (Marco 13,13 e paralleli) e la vigilanza (Marco 13,33-37). Non occorre che si prepari una strategia di difesa. «Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere» (Luca 21,14-15).

Odio, false accuse, persecuzione da parte di tutti i popoli, testimonianza perseverante e paziente: solo in tal modo «questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo a testimonianza di tutti i popoli. E allora verrà la fine» (Matteo 24,14). La fine (teloV) del mondo? Forse è più significativo il termine, usato poco prima (24,3), sunteleia tou aionoV: compimento, ordinamento del mondo, pienezza dell’esistenza, tutto quello che può dare un senso alla nostra vita.

Concludendo, possiamo farci la seguente domanda: è obbligatorio, per i cristiani, essere perseguitati? L’autore della seconda lettera a Timoteo (3,12) risponde affermativamente: «Tutti quelli che vogliono vivere con fedeltà in Cristo Gesù saranno perseguitati».  . Ma non penso che il titolo di perseguitato fornisca un «certificato di appartenenza» alla chiesa e che le chiese debbano essere perseguitate, sempre e dovunque. I discepoli sono inviati «come pecore in mezzo ai lupi … prudenti come serpenti e semplici come colombe» (Matteo 10,16). Non devono fare per forza gli eroi, provocare, cercare la persecuzione.

Ma essere perseguitati, essere considerati (ingiustamente, da parte di mentitori!) «strani, stupidi, sgradevoli, ipocriti» è un buon segno, un test raccomandabile, un avviso che stiamo percorrendo la giusta strada. Per un credente significa la prova della sua estraneità rispetto alla logica, spesso distruttiva, del «lo fanno tutti»; è la coscienza di essere alla ricerca di un senso per la vita di tutti. Possiamo rallegrarcene.

 

Dario Oitana

 

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 il foglio
 ::  presentazione
 ::  redazione
 ::  abbonamento
 ::  contatti
 ::  link
 :: archivio storico [parziale]

 avviso agli abbonati

Ci risulta che alcuni abbonati non ricevono a tempo debito, o non del tutto, la copia del nostro periodico. Ce ne scusiamo precisando che tale situazione non dipende da un nostro difetto bensì dal disservizio delle Poste.


 web partner

gli anni di carta

 Il Corriere di Tunisi

Aldo Bodrato

Enrico Peyretti

Delfino M. Rosso

 


 Numeri recenti
 :: 457 - Salvini, Di Maio e il teologo sistematico 
 :: 451 - COME LEONI RUGGENTI (I PIETRO 5,8) 
 :: 450 - Il “Padre nostro” e Michelangelo 
 :: 448 - Lettera aperta a Jean Pierre Jossua 
 :: 443 - Nascere, vivere, morire, legiferare / 2 
 :: 443 - Beatitudini 2017 
 :: 442 - L'ULTIMA NEMICA 
 :: 441 - Per scongiurare l'ennesima Batracomiomachia / 1 
 :: 440 - L'insistita denuncia del pericolo della tentazione satanica 
 :: 435 - Catastrofi naturali e teologia 
 :: 433 - DIALOGHI IMPOSSIBILI/4 
 :: 431 - Per una teologia della misericordia / 2 
 :: 430 - Per una teologia della misericordia 
 :: 425 - Dialogo con l'Islàm/4 
 :: 424 - Il Vangelo di Marco 
 :: 421 - Dialogo con l'islàm / 1 
 :: 415 - La legge / 4 
 :: 414 - La «legge»: dalla durezza della pietra alla convivialità della carne / 3 
 :: 413 - La «legge»: dalla durezza della pietra alla convivialità della carne / 2 
 :: 412 - La «legge»: dalla durezza della pietra alla convivialità della carne / 1 
 :: 411 - Prassi e dottrina / 2 
 :: 410 - Il discorso della montagna / 5 
 :: 409 - Il discorso della montagna / 4 
 :: 408 - Il discorso della montagna / 3 
 :: 407 - Il discorso della montagna / 2 
 :: 403 - Esorcismo senza possessione 
 :: 399 - Diritto del bambino e diritto alla genitorialità 
 :: 397 - Pier Cesare Bori 
 :: 388 - Quaestiones disputatae 
 :: 385 - Beati i perseguitati / 2 
 :: 384 - Beati i perseguitati / 1 
 :: 381 - GLI AMORI DEL SIGNORE 
 :: 378 - Riflessioni sull’Apocalisse 
 :: 378 - Camaldoli, a 10 anni dalla morte di padre Calati 
 :: 375 - FEDE E IDOLATRIA 
 :: 376 - L’UMANITÀ DI DIO / 7 
 :: 376 - Il Nobel per la medicina e il Vaticano 
 :: 370 - L’UMANITÀ DI DIO/3 
 :: 373 - L’UMANITÀ DI DIO/6 
 :: 372 - L’UMANITÀ DI DIO/5 
 :: 368 - A proposito degli articoli su natura e sovra-natura 
 :: 363 - In margine all’ultimo libro-intervista di Augias a Mancuso 
 :: 361 - FUMISTERIE TEOLOGICHE 
 :: 361 - NATURA, LEGGE ED ETICA NELLA BIBBIA / 1 
 :: 360 - VANGELO E STORIA 
 :: 359 - Dialogo ebraico-cristiano 
 :: 358 - In quanti modi si può morire? 
 :: 357 - Scienza e religione oltre Ratzinger e Odifreddi / 2 
 :: 355 - Scienza e religione oltre Ratzinger e Odifreddi / 1 
 :: 354 - I «perfidi Giudei» e la salvezza per fede / 3 
 :: 351 - I TRE MALI / 5 
 :: 351 - Inferno: un problema più che un dogma / 3 
 :: 350 - BELLEZZA E GIUSTIZIA 
 :: 350 - I TRE MALI /4 
 :: 347 - I TRE MALI / 3 
 :: 346 - I tre mali / 2  
 :: 345 - I TRE MALI / 1 
 :: 344 - VERITÀ CRISTIANA AL PLURALE 
 :: 342 - L'inferno: più che un dogma un problema 
 :: 341 - IN RICORDO DI GIUSEPPE BARBAGLIO 
 :: 339 - CINQUE BREVI ARTICOLI SUL CREDERE/3 
 :: 339 - I divini attributi tra teologia, filosofia e poesia 
 :: 338 - LA PROSSIMITÀ DI DIO 
 :: 337 - DEMITIZZARE L’APOCALISSE 
 :: 336 - PREMESSE A OGNI DISCORSO SU DIO 
 :: 335 - ALETEIA 
 :: 333 - DOSSIER EVOLUZIONE E CREAZIONISMO 
 :: 333 - OMAGGIO A PAOLO DE BENEDETTI 
 :: 330 - DIO E L’UOMO DI FRONTE AL MALE 

copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml