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 341 - IN RICORDO DI GIUSEPPE BARBAGLIO

 

INDAGINE STORICA E PROFEZIA

 

Si è spento a Roma il 28 marzo il biblista-teologo Giuseppe Barbaglio. È stato una figura di spicco dell’esegesi biblica italiana; lo ricordiamo ai corsi estivi di Fontanella (Sotto il Monte, BG) da Padre Davide Maria Turoldo, durante i quali in più anni abbiamo ripercorso tutti gli articoli del Credo: era il nostro biblista, in alternanza col pastore valdese Paolo Ricca.

In occasione dell’uscita del suo libro Gesù ebreo di Galilea (Dehoniane 2002), l’abbiamo invitato a Torino a presentarlo e a discuterne i temi salienti, presso il Liceo classico D’Azeglio in un’Aula Magna (di pomeriggio) piena di studenti interessati, grazie anche al fatto che erano stati preparati con una serie di conferenze sul Gesù storico (organizzate assieme al mio collega insegnante di religione e a un professore di filosofia).

 

Storia e teologia creativa

Come indagine storica (così suona infatti il sottotitolo), senza alcuna reticenza, rimane certamente una delle opere migliori nel panorama non solo italiano, soprattutto per chi desidera qualcosa di più snello rispetto per esempio all’opus magnum in più volumi di John P. Meier (Un ebreo marginale, di cui si attende ormai da quattro anni la traduzione in italiano del quarto e ultimo volume da parte della Queriniana, quello conclusivo e decisivo come dice l’autore stesso alla fine del terzo volume, perché relativo a districare la matassa degli enigmi finali, in particolare sui modi enigmatici e metaforici in cui il Gesù storico ha definito se stesso: Figlio dell’uomo, Figlio di Dio, Figlio… ecc.). Quanto al silenzio istituzionale e del Vaticano calato sul Gesù di Barbaglio (e forse sul blocco del quarto volume di Meier), si può osservare con amarezza che oggi in Italia non si può ancora affermare apertamente e senza eccessive inquietudini ad es. che la nascita a Betlemme non è un dato anagrafico bensì un’affermazione teologica (Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea, p. 119). Come pure non è opportuno sostenere che «un esegeta moderato come Meier [presbitero cattolico], dopo una minuziosa analisi … afferma che … la tempesta sedata, il camminare sulle acque e l’acqua cambiata in vino a Cana sono il frutto della creatività letteraria della chiesa dei primi decenni» (ivi, p. 245). Secondo il Vaticano l’Italia non sembra ancora matura per apprendere che molto probabilmente Gesù è nato a Nazareth, e che quasi sicuramente non ha camminato sulle acque come non ha mai trasformato l’acqua in vino.

 

Paolo, da fariseo a cristiano

Ma l’autore sul quale si è maggiormente concentrato il nostro amico rimane Saulo di Tarso: per capirlo è fondamentale individuare (come ci ha insegnato Barbaglio) la differenza abissale fra il Paolo fariseo pre-cristiano e il Paolo cristiano (al di là dell’ovvia constatazione che il secondo crede in Gesù avversato invece dal primo; entrambi tuttavia credono nel medesimo Dio, Padre, dell’A.T.). La legge non è più la carta d’identità né dell’uomo né del credente; solo così si comprende in profondità il categorico rifiuto paolino delle opere della legge (di tutte, comprese quelle religioso-cristiane), e il superamento delle religioni separanti e discriminanti (compresa la religione cattolica). Il credente non deve essere succube né del mondo idolatrico né del mondo delle religioni discriminanti: non c’è più né giudeo né greco, né uomo né donna…; nella croce crollano i muri di separazione. Si tratta di un messaggio particolarmente attuale: il suddetto passo della lettera ai Galati 3,27-28 (una lettera enciclica, cioè una «circolare» per le varie comunità della Galazia, intorno alla città di Ancyra, l’attuale Ankara) dovrebbe essere letto e proclamato ogni giorno (come diceva Barbaglio), essendo liberi in Cristo dalle diversità identitarie.

Nelle tre lettere ai Corinti (di cui la prima è andata persa) Paolo si rapporta con la chiesa che egli stesso aveva fondato a Corinto, la grande città portuale di allora (Atene era in crisi), molto importante anche per l’incontro della cultura greca con quella romana, in cui si tenevano ad es. i giochi panellenici (non solo a Olimpia!). Abbiamo quindi un primo incontro, o scontro per qualche verso, di una comunità cristiana nel mondo, in una città dalla cultura metropolitana molto viva e variegata (in cui confluivano vari gruppi sociali), in una mescolanza e meticciato multietnico (possiamo impararne qualcosa per l’oggi?).

Saremo sempre grati a Barbaglio d’averci insegnato (fra le tante cose) che ad es. in Paolo la salvezza non sta tanto nel perdono dei peccati ma in un evento di liberazione e riscatto; e che l’essere in Cristo non equivale alla vita associata cristiana, perché travalica l’aspetto confessionale. Secondo Paolo, nella lettura di Barbaglio, Cristo ci ha liberato dalla religione della legge, da un mondo in cui si adora la religione (altro che religione civile!). Paolo rappresenta un universalismo qualitativo che mette sullo stesso piano gli uni e gli altri: gli ebrei che avevano una tradizione monoteistica, la legge, il patto, la circoncisione, il tempio, il culto, e i gentili che non l’avevano. Davanti al Dio di Gesù Cristo, l’uomo della religione e l’uomo che non ha nessuna religione sono parificati.

Altra opera basilare è quella sulla violenza di Dio (Dio violento?, Cittadella, Assisi 1991), in cui non si tace tale presenza conturbante sia nelle Scritture ebraiche che cristiane (siamo intorno ai mille passi!), ma si evidenzia tuttavia il passaggio dal Dio bifronte simmetrico (buono coi buoni, cattivo coi cattivi) al Dio asimmetrico del discorso della montagna: buono con tutti, compresi i malvagi, gli ingrati e gli ingiusti.

Resta da osservare che se in passato la sapienza e la profezia si sono espresse in genere all’interno di un quadro istituzionale e sacerdotale (don Mazzolari, don Milani, papa Roncalli, mons. Romero…), negli ultimi tempi si sono espresse ai margini di tale quadro (dai cosiddetti ridotti, o innalzati, allo stato laicale). Coloro che in passato venivano spregiativamente chiamati «spretati» sono i profeti e i dottori del nostro tempo: costituiscono oggi uno dei luoghi privilegiati di espressione della profezia.

 

Mauro Pedrazzoli

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