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Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  teologia

 346 - I tre mali / 2

 

TUTTA COLPA DELL’UOMO

 

Andando finalmente oltre il creazionismo, possiamo però avere un evoluzionismo mitigato col Dio pantocrator, il sommo reggitore che avvolge tutti gli avvenimenti dell’evoluzione nel cerchio di una rigida pre-determinazione, presiedendo al corso degli eventi nella direzione di un compimento precostituito. Ma se il Dio supervisore ha tutto sotto controllo, vale la stessa obiezione portata nei confronti del creazionismo: certe predisposizioni negative (che hanno portato l’uomo al male morale) non le poteva evitare?


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 345 - I TRE MALI / 1

 

UN DIO COLPEVOLE?

 

Proseguendo nella scia dell’articolo di Massimiliano Fortuna sul male (il foglio 341), bisogna distinguere a mio parere nettamente tra il male morale e il male naturale, che richiedono una trattazione decisamente diversa. Fra i due s’incunea la questione conturbante della predazione in natura, che non rientra in modo preciso in nessuno dei due precedenti, e che comunque richiede un’elaborazione a sé; abbiamo quindi tre parti: 1) male morale compiuto dall’uomo (qui trattato nel presente articolo nella prospettiva del creazionismo), 2) predazione animale, 3) male naturale (malattia, dolori fisici, terremoti, eruzioni, cicloni, inondazioni…), con spesso una conseguente morte molto prematura.


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 344 - VERITÀ CRISTIANA AL PLURALE

 

UNO, DUE, TRE, QUATTRO…

 

Spesso accade davvero come ne La lettera rubata di Poe, quel che più si trova in bella vista finisce per divenire la cosa meno notata. Forse non è tempo sprecato dunque, in rapporto alla realtà cristiana, soffermarsi su un fatto che sta sotto gli occhi di tutti ma la cui forza dirompente, probabilmente proprio per questa abbagliante evidenza, scivola sovente nell’ombra.


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 342 - L'inferno: più che un dogma un problema

 

SALVEZZA E PERDIZIONE NELL'EBRAISMO PRE-CRISTIANO

 

Di Inferno parla in genere chi, come Dante e Brandano, in qualche modo c'è stato, chi teme di andarci o chi vuole mandarci gli altri. C'è poi chi, come noi, è sollecitato dalla parola altrui, nel caso quella di Benedetto XVI, a prendere in esame la questione per chiarirla e, a tale fine, è costretto a tracciarne la storia, a partire dal suo radicamento biblico e classico, per finire con le prospettive teologiche attuali.


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 341 - IN RICORDO DI GIUSEPPE BARBAGLIO

 

INDAGINE STORICA E PROFEZIA

 

Si è spento a Roma il 28 marzo il biblista-teologo Giuseppe Barbaglio. È stato una figura di spicco dell’esegesi biblica italiana; lo ricordiamo ai corsi estivi di Fontanella (Sotto il Monte, BG) da Padre Davide Maria Turoldo, durante i quali in più anni abbiamo ripercorso tutti gli articoli del Credo: era il nostro biblista, in alternanza col pastore valdese Paolo Ricca.


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 339 - I divini attributi tra teologia, filosofia e poesia

FINITO E INFINITO: NOI E DIO

«La verità germoglia dalla terra

e la giustizia risponde dal cielo»

(Salmi 85,12)

 

«È dal basso

che proviene lo slancio iniziale

che muove la potenza dall'alto…

ed è il desiderio, che viene dal finito,

a portare perfezione nell'infinito»

(Zohar, Extraits… par G. Sholem, Le Seuil 1985)

 

Queste riflessioni sull'«infinito» che seguono alle Premesse a ogni discorso su Dio pubblicate sul foglio 336 nascono come primo tentativo di riformulare il pensiero su uno dei principali «divini attributi» in dialogo con la cultura letteraria e filosofica del nostro tempo. Questo nella convinzione che il pensiero è evangelicamente signore della verità e mentre ne ha la signoria anche la serve. Esercita su di essa una signoria di servizio.

 


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 339 - CINQUE BREVI ARTICOLI SUL CREDERE/3

 

PERCHÉ HO FEDE?

Perché ho fede? Riconosco che non è stata messa a dura prova, per settant’anni della mia vita. So bene di dover pregare come l’uomo di Marco 9,24. Ma ho un po’ di fede. Ho fede perché i miei genitori, e tutte le persone migliori che ho incontrato, avevano fede, e vedevo con evidenza che la fede dava loro umanità.


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 338 - LA PROSSIMITÀ DI DIO

 

«O UOMO TU SEI IL MIO UOMO, TI CERCO»

«O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora ti cerco, / di te ha sete l’anima mia, / a te anela la mia carne, / come terra deserta, / arida, senz’acqua» (Sal 63,2). Il salmo afferma l’umano desiderio di Dio. Vita (nefesh, anima) e fragilità (carne, basar) si danno la mano per incamminarsi verso Dio.


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 337 - DEMITIZZARE L’APOCALISSE

 

DALLA TERRA AL CIELO, DAL CIELO ALLA TERRA

 

Fatta salva quella che Metz chiama «riserva escatologica», ossia l’auspicabile salvezza finale operata da Dio soprattutto nei confronti di tutte le vittime della storia, per quanto concerne sia l’escatologia (cioè, grosso modo, quel che apparentemente si presenta come un discorso sulla «fine del mondo» e della storia, e/o sul futuro avvento del Regno di Dio con potenza) e sia l’apocalittica (vale a dire quel genere letterario che tratta il tema escatologico come “rivelazione” di segreti relativi in gran parte alla «fine», e spesso esternamente con tratti sconvolgenti, traumatici o catastrofici), occorre demitizzare, ossia interpretare liberando il mito dalla sua scorza esterna per coglierne il nucleo più profondo, in genere di tipo etico, esistenziale e teologico.


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 336 - PREMESSE A OGNI DISCORSO SU DIO

 

Tra teologia, filosofia e letteratura

PREMESSE A OGNI DISCORSO SU DIO

 

«Piaccia o non piaccia!

Ma se Dio fa tanto

di non esistere, io,

quant'è vero Iddio, a Dio

io Gli spacco la Faccia».

(G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti 1985, p. 30)

 

«La relazione con Dio è, per grazia di Dio, quella del libero e reciproco riconoscimento che fa essere Dio e l'uomo nel cerchio del compimento secondo verità della giustizia e giustizia della verità… e include l'asimmetria della differenza che rende possibile la relazione».

(P. Sequeri, Un Dio affidabile, Queriniana 1996, p. 319)

 


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