il foglio 
Mappa | 54 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

  menu
 ::  editoriali
 ::  bibbia
 ::  chiesa
 ::  documenti
 ::  etica
 ::  filosofia
 ::  lettere
 ::  mondo
 ::  pace-nonviolenza
 ::  poesia
 ::  politica
 ::  recensioni
 ::  scienza
 ::  società
 ::  storia
 ::  teologia
 ::  zibaldone
 :: home
 :: indici analitici
 :: solo online

 Ricerca
  

 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  bibbia
 401 - Chi può capire, capisca

 

EUNUCHI PER IL REGNO DEI CIELI

 

«Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e ve ne sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca» (Matteo, 19,12).

   Secondo il  Meier (Un ebreo marginale, vol. I), «L’ipotesi più probabile è che Gesù sia rimasto celibe per motivi religiosi…Se il celibato di Gesù è, in qualche modo, un punto interrogativo per noi, forse Gesù voleva che lo fosse precisamente anche per i suoi contemporanei…Il suo celibato era una parabola in azione, l’incarnazione di un messaggio enigmatico inteso a turbare la gente e a provocarla a pensare, sia su Gesù che su se stessa» (i corsivi sono miei).

     L’argomento è controverso e delicato. Coinvolge le scelte di ognuno di noi ed è impossibile sviscerarlo in modo del tutto convincente. Chi può capire, capisca.

 

L’impronta di Gesù

Il “detto sugli eunuchi” è una creazione di Matteo e della chiesa primitiva? Secondo il Meier (ibidem) «l’immagine di qualcuno che “evira” se stesso per il regno dei cieli è talmente sorprendente, anzi sconvolgente e violenta – e così priva di paralleli nel giudaismo o nel cristianesimo del I sec. – che si potrebbe sostenere, con i criteri dell’imbarazzo e della discontinuità, che questa metafora, che descrive in maniera ripugnante il celibato, risale a un Gesù non convenzionale e sconvolgente». Aggiunge (Un ebreo marginale, vol IV) «Gesù insegnava tipicamente con frasi incisive, sorprendenti e memorabili, strutturate in forma di parallelismo come nel caso esaminato» (l’autore fornisce una quindicina di altri esempi) «…anche se questo non è un criterio di autenticità. In effetti questa affermazione è stata verificata a posteriori in molti detti giudicati autentici». Perciò «i criteri proposti riguardo alla storicità confermano che il detto sull’eunuco derivi in definitiva da Gesù stesso, anche se, come molti altri detti di Gesù, non possiamo fissare l’esatta formulazione dell’affermazione generale che, di fatto, potrebbe essere stata pronunciata varie volte in modi diversi» (Un ebreo marginale, vol I). Anche Gnilka (Il Vangelo di Matteo) afferma che «il detto sugli eunuchi reca l’impronta di Gesù».

   Ma il Meier è portato ad escludere che Gesù abbia pronunciato il detto in seguito alla reazione dei discepoli, di fronte alla proibizione del divorzio: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Matteo, 19,10). «La connessione del detto sull’eunuco con l’insegnamento di Gesù sul divorzio è opera di Matteo». (Ibidem).

  Di parere opposto è il Dupont (Mariage et divorce dans l’évangile, ed. Abbaye de saint André). Si riscontra nell’intero episodio un’analogia con la reazione dei discepoli di fronte alla condanna dei ricchi da parte di Gesù. «Chi si potrà dunque salvare?» (Matteo, 19,25).

 Anche il detto sconcertante «Se dunque il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te» (Matteo, 5,29), segue immediatamente la radicalizzazione del divieto di adulterio ed è a sua volta seguito dalla proibizione del divorzio. «Vi è un’evidente analogia nelle immagini, violente e brutali: cavarsi l’occhio, tagliarsi la mano, evirarsi. Si tratta di evitare il peccato di adulterio, costi pure un occhio, una mano o la virilità. C’è un impressionante parallelismo nella maniera di servirsi di questi paragoni per rafforzare un insegnamento principale. Il giogo (il termine greco per “unire”, suzeugnumi deriva da zeugos, giogo) di un matrimonio indissolubile («ciò che Dio ha unito…») non è insopportabile, dal momento che certi giungono a una rinuncia totale».

 

Per il regno dei cieli

La scelta del celibato è coerente con diversi passi in cui si esprime una certa diffidenza nei riguardi della famiglia. Basta un breve accenno. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?..» «Chi viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie...» «il padre contro il figlio e il figlio contro il padre…» «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti..».

   «In vista del regno dei cieli», entrare nel regno, nella vita eterna. Nessun sacrificio appare troppo grande in vista di tale scopo. Non solo “rendersi eunuchi”, ma anche «vendere tutto, darlo ai poveri», «diventare bambini», «praticare una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei», «aiutare chi è nel bisogno», «una volta scoperto il vero tesoro, vendere tutto, con gioia».

  .Il radicalismo di Gesù va accettato nel suo insieme, senza privilegiare una parte e minimizzare il resto. Ancora adesso il magistero della chiesa cattolica tende a insistere sugli aspetti riguardanti la morale famigliare e sessuale. La castità a tutti i costi è forse più importante della povertà e della nonviolenza? E, per una nemesi beffarda, è proprio nel de sexto che la gente mostra la totale indifferenza rispetto all’insegnamento ufficiale, rischiando così di eliminare ogni istanza etica nella propria vita famigliare e sessuale.

   Nella disputa che precede, secondo Matteo, il detto sugli eunuchi, dopo avere affermato che la facoltà di ripudiare le mogli era stata concessa «per la durezza del vostro cuore», Gesù così conclude: «ma da principio non fu così» (19,8). Nel parallelo di Marco troviamo «all’inizio della creazione» (10,6).

  Si fa dunque riferimento al cosiddetto paradiso terrestre. Non si tratta di qualcosa che appartiene al passato, ma al futuro. «E’ una profezia proiettata nel passato, un’immagine che fa da contrasto alla realtà» (Mesters, Paradiso terrestre, nostalgia o speranza? Queriniana). L’autore così descrive un’ipotetica immagine del paradiso, se gli autori di Genesi 1-2 fossero vissuti oggi: «Non ci sarebbe bisogno di salario, poiché tutto sarebbe di tutti, partecipando tutti attivamente e responsabilmente a tutto. Obiettivo della produzione non sarebbe più il profitto ma il benessere individuale e collettivo di tutti. La sicurezza individuale e collettiva sarebbe garantita al punto che non ci sarebbe più bisogno né di polizia né di esercito. Le famiglie vivrebbero in pace, senza infedeltà e tradimenti e senza che il marito tiranneggi moglie e figli». Riguardo all’ultimo punto direi che non ci sarebbe bisogno né di divorzio né di celibato, forse nemmeno più di matrimonio. Il sesso sarebbe vissuto senza gelosia, né ambiguità né angoscia. «Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna» (Genesi, 2,25).

   E’ un sogno irrealizzabile? Una pericolosa illusione? O è l’impegno di muoverci, un passetto alla volta, in quella direzione?

 

Eunuchi per forza, eunuchi per scelta

Eunuchi per il regno dei cieli (di Uta Ranke-Heinemann, ed. Rizzoli) è il titolo di un interessante saggio in cui vengono riportati episodi tragicomici e sentenze di eminenti personaggi della chiesa cattolica (anche santi famosi) attraverso i secoli. Ci si può rendere conto delle aberrazioni, delle follie e delle perversioni a cui può condurre una sfrenata sessuofobia.

  Ma non è solo nel cattolicesimo che possiamo trovare tali drastiche prese di posizione. Le affermazioni di due eminenti pensatori non cattolici sono altrettanto sessuofobiche. «La sessualità è il culmine dell’egoismo umano. Solo chi è sposato è un cittadino perbene in questo mondo; il celibe è un estraneo ed è appunto ciò che il cristianesimo vuole che il cristiano sia ed è ciò che Dio stesso vuole perché possa amare Lui» (Kierkegaard, diario, n.3189). «La passione sessuale è uno dei mali peggiori. Dobbiamo lottare contro di essa e non soccombere come siamo soliti fare noi. Le parole del Vangelo che affermano che chi guarda una donna con desiderio ha già commesso un peccato, vanno riferite non solo alla donna d’altri, ma anche e soprattutto a nostra moglie» (Tolstoj, La sonata a Kreutzer). Opinioni rispettabili, ma che tradiscono una forte emotività. Parafrasando Paolo (ICor. 7,9)«Meglio sposarsi che ardere», potremmo dire: «Meglio non sposarsi che tormentarsi».

     Concludo con le parole di un anziano prete, uomo di grande fede: Piergiorgio Ferrero, ex-parroco all’Ascensione e alla parrocchia San Vincenzo Ferreri a Moncalieri.

  «Il celibato è povertà, è rinuncia all’esperienza fisica dell’amore umano, alla tenerezza di una donna, alla paternità. Molti però, senza una scelta personale, ma per una forza superiore, per disgrazia, per un cumulo di motivi, forse anche per colpa, sono costretti a questa povertà, senza possibilità di scelta, senza matrimonio, o anche nel matrimonio. Solitudini nascoste, laceranti, mascherate. Amore senza amplessi, amplessi senza amore. Malati, matrimoni sbagliati. Sono milioni che, per forza, per costrizione, soffrono la povertà del celibe, non proveranno mai la ricchezza di un amore vero, pur ribellandosi al loro destino. Sono poveri, una delle tante categorie di poveri esistenti sulla terra. Celibato è anche condividere volontariamente la povertà dell’eunuco, del castrato, del solitario, del senza-famiglia. Solo se la verginità volontaria è vista come libera condivisione della povertà di chi è “solo” sessualmente ed affettivamente, se ne comprende il senso. Non solo per il Regno di Dio, neppure soltanto per Cristo, ma per amore verso i più poveri, per il castrato, la sterile, il non-sposato, la zitella. Ma per quale motivo? Con quale risultato? Fede. Unicamente fede. Perché l’ha detto Lui. Perché l’ha fatto Lui. Lui, un eunuco, un solitario sessuale.

   Tale libera scelta porta a un nuovo rapporto con le donne. Per “conquistare”, da celibe, una personalità integrata sul piano affettivo, è psicologicamente indispensabile maturare un’esperienza fatta di cordialità di rapporti, freschezza di sentimenti, capacità di commozione; ammirare e complimentare il volto giovane e la linea snella, le forme femminili di una ragazza, ma senza desiderio; coltivare un’amicizia che non è solo spirituale, ma non è sessuale; è calda, disinteressata, serena, ti dà gioia di vivere, pienezza di esistenza».

Dario Oitana

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 il foglio
 ::  presentazione
 ::  redazione
 ::  abbonamento
 ::  contatti
 ::  link
 :: archivio storico [parziale]

 avviso agli abbonati

Ci risulta che alcuni abbonati non ricevono a tempo debito, o non del tutto, la copia del nostro periodico. Ce ne scusiamo precisando che tale situazione non dipende da un nostro difetto bensì dal disservizio delle Poste.


 web partner

gli anni di carta

 Il Corriere di Tunisi

Aldo Bodrato

Enrico Peyretti

Delfino M. Rosso

 


 Numeri recenti
 :: 451 - Lettera ai Romani 
 :: 452 - UNA PREZIOSA GUIDA AL VANGELO DI GIOVANNI 
 :: 447 - Raccontare Gesù 
 :: 444 - Tra spezzatino e lectio continua 
 :: 433 - Letteratura e religione: un corso all’Issr di Torino / 2 
 :: 427 - A Diogneto 
 :: 426 - LA DIDACHÈ 
 :: 421 - E non scrisse neanche una parola / 2 
 :: 419 - IL “VIZIO” DI GESÙ DI PARLARE SENZA SCRIVERE 
 :: 418 - I dieci comandamenti in prima serata 
 :: 416 - Christus non triumphans 
 :: 407 - Il cammino del chiccodisenape sulla questione femminile 
 :: 406 - La fede non è un monolite 
 :: 404 - SOFFRIRE IN SOLITUDINE 
 :: 401 - Chi può capire, capisca 
 :: 400 - Biblica 
 :: 399 - A lezione dall'asino e dal bue 
 :: 399 - Un silenzio da capire 
 :: 398 - Misoginia clericale e violenza del maschio 
 :: 390 - Il Gesù storico e il Gesù della fede 
 :: 389 - Il messaggio di Gesù tra universalismo e localismo 
 :: 345 - Libri 
 :: 331 - LA TEOLOGIA FONDAMENTALE DI ISRAELE 

copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml