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 475 - Gesù e la «famiglia»

 

I nemici saranno quelli di casa tua

A lungo, e forse ancora adesso, l'identità di un bravo cattolico si è concentrata sul modo di vivere i «valori della famiglia».

Perciò dovevamo opporci al «matrimonio dei divorziati, all'aborto in qualsiasi forma, ai rapporti sessuali fuori dal matrimonio, alla contraccezione». E la «famiglia cristiana» fu vista come il «baluardo» della fortezza cristiana. Passando gli anni, proprio i precetti riguardanti de sexto furono sempre più disattesi dai più, cadendo in un diffuso lassismo. Ma che cosa dicono i Vangeli sulla «famiglia»?

 

«Gesù è impazzito!»

«I suoi (madre compresa) uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: "È fuori di sé" (exéste)» (Marco 3,21). «Uscirono». Escono non per seguirlo, ma per ricondurlo a casa. «È pazzo!». Questo sacro buon senso ha fuorviato i parenti più stretti, fuorvierà anche Giuda e tutti noi (Fausti). Egli vuole che noi siamo con lui, e noi vogliamo invece che lui sia con noi, vogliamo confiscarlo!

Tutta la vita di Gesù è una continua lotta non solo contro il buon senso, ma anche contro il sentire comune, contro la stessa Torà. Ecco la sbalorditiva risposta di Gesù a chi chiede di avere il tempo di seppellire il proprio padre: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti» (Luca 9,60; Matteo 8,21). «Forse non c'è altro detto di Gesù che contrasti in modo più drastico con la legge, la pietà e il costume. Anche al profeta Geremia viene comandato di "non partecipare a un banchetto funebre" (Ger. 16,5). Ma tale astensione (temporanea) è solo un segno del fatto che Dio ha ritirato dal popolo la salvezza. Il comportamento di Gesù è ben diverso: "Annunzia il Regno di Dio"» (Gnilka). Barbaglio ricorda che persino «l'eroina "pagana" Antigone aveva sfidato le leggi della città per dare sepoltura al fratello». Fabris osserva che «in una situazione umana di totale chiusura al futuro, l'unica preoccupazione di fronte al decesso di una persona è quella di sistemarne il cadavere. Ma chi si impegna per il Regno di Dio può invece portare il lieto annuncio che i morti risorgono».

«Non crediate che sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera. E i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa» (Matteo 10, 34-36); Luca 12,51-53). Luca, nella sua versione, parla di "divisione" e aggiunge un «d'ora innanzi» escludendo un significato puramente escatologico. L'ultima frase di Matteo è una citazione di Michea (7,6). Luz definisce il logion della spada «più adatto al Corano che ai vangeli». Ma si potrebbe interpretare la «spada» come una «spada passiva», cioè una spada non impugnata dai discepoli ma sguainata contro di loro. Si osserva che la «disobbedienza» dei figli (diversamente da Michea) non viene stigmatizzata né condannata. Il Regno di Dio significa rottura col mondo, la professione e la famiglia. Luz conclude drasticamente che «la venuta di Gesù e il suo annuncio non sono conciliabili con i legami familiari e sociali». Come risulta dalla citazione di Michea, ciò che la coscienza apocalittica giudaica teme di più è il deterioramento dei legami familiari. «Gesù propone di ristabilire Israele su basi nuove, non più sul sangue, ma su una carità senza limiti familiari né etnici, rompendo col passato personale, cultuale e patriottico. L'annuncio di Gesù non deve essere assimilato alle utopie di pace che ispirano i falsi profeti. L'irrompere del Regno va di pari passo con tensioni e divisioni» (Bovon).

E che ne sarà della «famiglia» alla fine dei tempi? Occorre anzi tutto «vigilare» per non fare come la generazione ai tempi di Noé: «mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano fino al giorno in cui venne il diluvio» (Luca 17,27). L'evangelista non descrive la condotta immorale dei contemporanei di Noè, ma la loro condotta normale, diversamente dai paralleli giudaici che li descrivono particolarmente depravati (Rossé). E che avverrà dopo la resurrezione? «Non prenderanno moglie né marito... saranno uguali agli angeli» (Luca 20,35-36). Il giudaismo, invece, concepiva con difficoltà un superamento della vita sessuale (Rossé).

 

«Sobillava le nostre mogli e i nostri figli»

Una variante di Luca 23,1 suona così: Gesù viene accusato di essere un sobillatore nei confronti delle mogli e dei figli (apostréphonta tas gunaikas kai ta tekna) della gente perbene. Un'altra variante di Luca 23,3, in latino, ci dice che Gesù et filios nostros et uxores avertit a nobis. (Nestle-Aland Nuovo Testamento Greco-Italiano, p. 237). Da notare: il termine «sobillatore» (apostréphonta) compare anche in 23,14 nelle parole di Pilato: :«Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo». Forse, questa opinione di Gesù come «fascia famiglie», può anche essere dovuta a quanto leggiamo in Luca 8,2-3: «C'erano con lui e i Dodici alcune donne: ... Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni». Così Bovon commenta: «Di fronte alla simpatia di Erode che poi, per indolenza e apatia, diventerà ostilità, ecco la ferma decisione di Giovanna di lasciare il marito e la corte per seguire Gesù».

Alcuni detti di Gesù possono essere stati addotti come prova delle suddette accuse. «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Luca 14,26). Matteo (10,37) attenua la durezza del verbo «non odiare» interpretandolo, in modo giusto, come «non amare più di...». Inoltre Matteo non nomina la «moglie». Luca, mantenendo il verbo «odiare», vuole colpire i suoi lettori, mettendo in luce la serietà delle esigenze della sequela (Rossé). «Il testo non parla di "divenire discepolo", come se ciò dipendesse da noi. "Essere discepolo" vuol dire essere accettato dal maestro. Si tratta dell'impegno iniziale, globale e definitivo, messo sotto gli occhi delle folle attratte ma esitanti. Bisogna accettare di rompere con la propria origine e mettere in conto un futuro controcorrente rispetto al buon senso. In tutto ciò che ci circonda c'è un "nemico". Non solo ciò che è illecito, ignobile, malvagio. Anche le cose buone, grandi e piccole, portano in sé il "nemico"» (Bovon).

Ma non si tratta solo di rifiuto, di "odio". Viene offerta un'alternativa incoraggiante: «Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il Regno di Dio che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà» (Luca 18,29-30). Marco, nel passo parallelo (10,29-30) enumera i vari legami troncati «a causa di me e del Vangelo». Luca include anche «sorelle», scrive «moglie» e toglie «campi». Così facendo, l'evangelista concentra l'interesse non sull'abbandono dei beni ma sul distacco dai legami familiari (Rossé). Rispetto a Luca e Marco, Matteo ha cancellato il riferimento al "presente". «Centuplo» e «vita eterna» si riferiscono a una medesima realtà. Nel futuro, coloro che hanno seguito Gesù erediteranno la vita eterna, la terra (5,5) e il Regno (25,34) (Gnilka). Per Marco e Luca, fin da ora i credenti vivono una vita nuova e felice. Come annunciato nelle Beatitudini, il Regno appartiene già ora ai poveri che sono perciò proclamati beati. «La vita cristiana offre relazioni nuove all'interno della famiglia spirituale che la comunità ecclesiale sta costruendo. Ciò che il Vangelo propone è un'esistenza nuova inserita in un reticolato di relazioni inaspettate. Alla "casa" che si è abbandonata corrispondono la o le "case ritrovate": è molto di più!» (Bovon).

 

«Se amate coloro che vi amano...»

Sembra perciò che Gesù nutra molte riserve nei confronti della «famiglia». Anche le prime comunità cristiane stentano a formulare giudizi precisi in proposito. Significativo è quanto scrive l'apostolo Paolo. Si direbbe, banalmente, che per lui il matrimonio sia un male minore: «Vorrei che tutti fossero come me... Meglio sposarsi che ardere... Se ti sposi non fai peccato» (ICor. 7,7.9.28). Forse i motivi di tale incertezza si possono trovare nel fatto che «l'amore di coppia» risulta un rapporto che esige il «contraccambio». «Se amate coloro che vi amano, quale merito ne avete?» (Matteo 5,46; Luca 6,32). Matteo domanda: «Non fanno così anche i pubblicani? ... I pagani?». E Luca: «Anche i peccatori fanno lo stesso». Viene preso in esame «quel tipo di bontà (naturale) che proviene dal cuore dell'uomo, anche da quello di un peccatore; essa ‒ dal punto di vista di Dio che ricompensa ‒ viene dichiarata senza valore. Questa bontà è solo e sempre "risposta", restituzione di un amore ricevuto, mentre l'amore di cui parla Gesù è originario e spontaneo, è amore creativo, come l'amore stesso di Dio» (Schurmann). Luca 14,12-14 offre un esempio sconvolgente: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi». E l'esortazione si conclude con una sorprendente «beatitudine»: «e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Invitando parenti e amici ci si priverà di questa «beatitudine». Analogamente, ai ricchi Gesù si era rivolto con un «ahimè», in quanto hanno già la loro «consolazione» (Luca 6,24). Scegliendo le persone sprovviste di mezzi, «questa carità non si esprime in termini di elemosina, ma di festa. Il "sarai beato" non riguarda un futuro escatologico, ma indica il periodo successivo al festino dei poveri. Non appena avrai invitato gli esclusi e gli invalidi, sarai felice, anche in questo tempo» (Bovon).

«L'amore di coppia», per potere essere duraturo, deve fondarsi sul «contraccambio». Una persona può donare amore ai propri figli, o ai genitori, o ad amici, senza esserne contraccambiato. Invece sappiamo che il rapporto amoroso di coppia può talvolta iniziare da parte di uno solo dei due, allo "stato nascente". Ma in seguito, se non vi è una sana e serena reciprocità, l'amore è destinato a spegnersi.

L'amore di coppia non è il fatto «straordinario» (perissòn) richiesto da Gesù (Matteo 5,47). Anzi, contiene in sé germi di pericolose conseguenze. Ma il Vangelo non è un codice. È un annuncio di amore creativo e di perdono. Dio ci ama così come siamo, anche attraverso le nostre famiglie.

Dario Oitana

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