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 476 - La vita di Dario, nostro amico

 

Daro Oitana è morto il 23 novembre, raggiunto dall'epidemia di covid-19. Era qui, in redazione con noi più vecchi, dal 1977. Lo avete letto molte volte. Oppure leggetelo ora.

È nato a Milano nel maggio 1936. La mamma era polacca. Tutta la famiglia era in Polonia nel 1939, scapparono in fretta poco prima della guerra, passando da Berlino rientrarono in Italia. Durante la guerra Dario è con la famiglia ad Airasca. A 8 anni legge i giornali, capisce che la guerra sarà perduta. Quando il 25 luglio del 43, cade Mussolini, Dario bambino è stupito che tanti, fascisti fino al giorno prima, siano ora antifascisti! Sente notizie delle atrocità naziste in Italia (Boves) e in Polonia. Vede Torino sotto i bomardamenti. Nei primi giorni a guerra finita, vede fucilare un fascista in corso Duca di Genova (ora Stati Uniti).

A scuola è timido, è più avanti dei suoi compagni, un po' solo. Più grande, frequenta l'Istituto Sociale, Liceo Classico, e soffre di trovarsi in una scuola di ragazzi ricchi e borghesi. Quei gesuiti trasmettono una religione oppressiva, ma Dario non perde la fede. Diventa critico della società. Pensa: "Maledetta la ricchezza!". Pensa ai poveri.

Io lo conosco nel 1955, nella Fuci (universitari cattolici), e diventiamo amici per sempre, è uno dei miei amici più vicini. Pier Luigi lo conosce l'anno dopo, pure nella Fuci. Nel 1956, ha 20 anni, torna in Polonia. Krusciov ha denunciato i crimini di Stalin, vede cambiare alcune cose.

Dario ammira Giorgio La Pira: sindaco di Firenze, vero cristiano, povero, profeta di pace, abita nel convento di S. Marco, regala il suo stipendio ai poveri, e una volta dà anche i suoi calzini ad uno scalzo. Diventa un modello per Dario.

Lui è sempre anticomunista, come tutti i cattolici, ma cerca un dialogo coi comunisti per una politica che aiuti gli oppressi. Va in Sicilia, nei paesi dove ha operato Danilo Dolci, che aveva organizzato e dato coscienza e dignità ai contadini poveri e sfruttati, e aveva organizzato i disoccupati ad agire con la nonviolenza, per esempio nello "sciopero alla rovescia": i disoccupati lavorano gratis a risistemare una strada di campagna. Danilo Dolci e collaboratori vengono arrestati.

Dario si laurea in chimica, insegna matematica, ma vuole insegnare sui veri problemi della società, allora si laurea anche in filosofia e insegna italiano e storia. Come altri cristiani che, dopo il Concilio, vogliono un impegno più radicale, fa parte della comunità del Vandalino, che contesta la chiesa. In quella comunità è il più preparato nella riflessione teologica. Poi critica anche i metodi della contestazione: scrive il suo primo articolo su il foglio, nel settembre 1977: La "trave" della contestazione ecclesiale". Da allora, fa sempre parte della redazione de il foglio, dove scrive molti articoli, fino all'ultimo che fa in tempo a vedere, nel numero 474: "Come (non) si insegna la storia".

Vive i fermenti degli anni '60: il Concilio, il movimento studenti e operai. Sceglie di insegnare nella scuola serale, per gli operai. Intanto ha sposato Andreina, nascono Paolo e Marco. Ha sofferto molto, molto, per una malattia che impedisce il nipotino Stefano. Ora siamo stati con tutti loro a pregare per Dario, con Dario.

Negli anni del terrorismo si pone l'angosciosa domanda: perché, dicendo di volere la giustizia sociale, che è un bene, si fa il male? Si impegna un po' nel Pci, il partito comunista. Ad un comizio di Berlinguer, fa un intervento a  nome dei giovani, in piazza S. Carlo, davanti a 80.000 persone.

Con le sue esigenze radicali, di cristianesimo evangelico, non ha facili amicizie. Eredita molti soldi dai genitori e li distribuisce tutti.

Nel 1975 si impegna nelle Liste Verdi, poi è deluso dal trovare il solito arrivismo. Cerca di avviare un gruppo di Proposta Anticonsumistica Ecologica. Nuova delusione. Nel 1985, viaggia in Cecoslovacchia, poi in Polonia, conosce i militanti di Solidarnosc, ancora calandestina, stabilisce dei contatti. 1989: cadono i regimi comunisti, Solidarnosc trionfa nelle elezioni. Dario va tre volte in Polonia in quell'anno: con emozione, vede cambiare il mondo!

Nel 1992: nuovo impegno con i Verdi. Conosce e ammira Alex Langer. Troppo "caricato di speranze", Langer non regge e si suicida il 3 luglio 1995. Atroce delusione per Dario: allora pensa che non occorrono grandi leader, ma un umile lavoro quotidiano. Cerca una "vita normale".

Entra nella Chiesa valdese, partecipa attivamente, poi è deluso che non trovi acoglienza la proposta di scegliere la povertà, come il fondatore Valdo.

Dario si appassiona alla storia, che insegna, e fa alcune ricerche originali. Fa il volontario AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), fa servizio in una clinica per malati psichici. Si sente fortunato e sereno al confronto col dolore psichico. Ma – dice - forse gran parte della società è "pazza"!

Da due anni, su proposta di Cesare Maletto, ha partecipato volentieri e in modo continuativo alla Comunità di via Germanasca, una realtà di chiesa semplice e popolare. Ci è sembrato sereno e contento per nuove amicizie, ha dato bei contributi nella preghiera e nel gruppo biblico, con la sua profonda conoscenza dei vangeli. Ha fatto anche l'omelia, almeno una volta. Leggeva molto bene le letture liturgiche. Alla ricorrenza dei due anni ha portato cioccolatini per tutti!

Negli ultimi tempi si è chiesto: "Che cosa devo imparare?". Nel mondo c'è il male: sistemi violenti (capitalismo, dittature, guerre...), malattie, morte, odio. Siamo tentati di rispondere al male col male. Ma c'è anche una tentazione più sottile: ritenersi migliori. Dario cita Gandhi: "Se il santo si ritiene migliore, diventa peggiore del peccatore".

Allora, come combattere il male? Ecco – ci ha detto Dario - dobbiamo smascherare il male dentro di noi, specialmente il male di giudicare e condannare gli altri. Ma c'è una speranza: c'è nel mondo una piccola minoranza di "giusti", non fanno prodigi, non sono "ispirati", sono normali, ma "irradiano bontà".  Sono le persone buone. Salvano il mondo - come dice la tradizione ebraica - senza che nessuno se ne accorga.

Questo è da imparare, dice Dario: ci vuole un amore altruistico, non possessivo ed egoista: amare tutto il mondo! Ma come è possibile?  Dario legge in  un testo delle origini cristiane: "Se non puoi, fa' almeno quello che puoi" (Didachè VI,2,).

Dario ha capito e vissuto tutte le dimansioni del Vangelo di Gesù: la forte radicalità e la infinita misericordia. Ha capito che il Vangelo chiede il massimo e si accontenta del minimo, della più modesta bontà. Gesù chiede di amare anche i nemici e di dare la vita per gli amici, poi ti porta in paradiso anche solo per aver dato un bicchier d'acqua a chi ha sete.

e. p.

 

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