il foglio 
Mappa | 45 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

  menu
 ::  editoriali
 ::  bibbia
 ::  chiesa
 ::  documenti
 ::  etica
 ::  filosofia
 ::  lettere
 ::  mondo
 ::  pace-nonviolenza
 ::  poesia
 ::  politica
 ::  recensioni
 ::  scienza
 ::  società
 ::  storia
 ::  teologia
 ::  zibaldone
 :: home
 :: indici analitici
 :: solo online

 Ricerca
  

 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  documenti
 364 - ARGENTEUIL, DALL’IMPRESSIONISMO ALLA VIOLENZA

 

MONET? VOUS AIMEREZ!

Di ritorno da Londra nel 1871 dove aveva vissuto con la famiglia, profugo oscuro e miserabile per evitare la guerra franco-prussiana, Claude Monet si stabilì ad Argenteuil, sulla Senna a nord-ovest di Parigi, da cui dista circa 25 chilometri.

Era allora una stazione fluviale e una località di villeggiatura molto ambita dalla ricca borghesia della capitale. La discreta eredità paterna gli consentì, oltre a un momentaneo sollievo dai creditori, anche una sistemazione più che decorosa: una bella casa con giardino, vicina alla Senna in cui più tardi avrebbe ormeggiato il bateau-atelier che usava per cogliere i colori della natura nelle varie ore del giorno, ma soprattutto nelle brume del primo mattino.

Tra il fiume, che si allarga in ampio bacino, e i dolci declivi circostanti, il pittore ambientò alcuni dei suoi capolavori assoluti. Le vele, l’autunno, i due ponti, ferroviario e stradale in diverse versioni, il celeberrimo campo di papaveri (coquelicots d’Argenteuil). Non va dimenticato uno dei dipinti più audaci dell’impressionismo, che anticipa tecniche divisioniste e addirittura tipiche dei pittori fauves, molti decenni dopo: Régates à Argenteuil, in cui i riflessi delle vele e delle sponde sono ottenuti con piccole pennellate a forma rettangolare di colore puro, rosso, bianco o verde. Un Monet irriconoscibile. Anche altri pittori come Camille Pissarro e Gustave Caillebotte abitano Argenteuil o la utilizzano per le loro opere. La serenità di Monet, tuttavia, dura poco se già nel 1874 scrive all’amico Edouard Manet, padre nobile dell’impressionismo: «Mio caro, è sempre più dura, dall’altro ieri niente credito né dal macellaio, né dal fornaio. Sebbene abbia fiducia nell’avvenire, vi rendete conto che il presente è molto difficile...».

Può essere interessante chiedersi come sono cambiati i luoghi dopo quasi 140 anni. Non più colline e pianure fiorite, poche barche a vela e molte chiatte e rimorchiatori sul fiume, la distesa di case di una grande città dell’immensa banlieue. E i rapporti umani? Una delle aree più violente della periferia parigina... ragazzi di strada, che vivono con le famiglie in stanze troppo piccole per poterci studiare o giocare, che provano la vera povertà economica, culturale, sociale, che vivono la violenza. Lo sfondo delle rivolte notturne, degli incendi e degli scontri con la polizia che hanno stupito e turbato una civilissima capitale, suscitando il confronto politico, con i socialisti che rinfacciavano al governo di aver tagliato i fondi per l’integrazione e l’allora ministro dell’interno Nicolas Sarkozy che invocava contro i rivoltosi l’uso del karcher (l’idrante per ripulire i mercati rionali).

 

Banlieu parigina

Tra le iniziative che cercano di arginare il degrado è significativa quella intrapresa da alcuni salesiani con la fondazione del centro Valdoccò, proprio ad Argenteuil. È stata presentata a Roma, nel gennaio scorso, al congresso «Sistema preventivo e Diritti Umani» («Terre Lontane, Missioni Don Bosco», n. 5/6, 25 maggio 2009). Basato su un’equipe di 30 educatori, aiutati da animatori e volontari, raggiunge e assiste circa 600 ragazzi, per lo più musulmani. Dirige il centro don Jean-Marie Petitclerc, docente universitario e membro della speciale commissione governativa per le periferie, che afferma: «si parla molto della delinquenza degli adolescenti nelle città... penso che la maniera naturale di affrontare i conflitti è proprio la violenza... quello che non è naturale, perché è frutto dell’educazione è la convivialità e la pace... la capacità di stabilire relazioni pacifiche con chi è diverso da noi si deve imparare... dunque cerchiamo di educare... la violenza dei giovani è il segno del nostro fallimento educativo» (ibidem, p. 3). In una delle capitali dell’Europa Unita, poco lontano dai lussuosi quartieri residenziali, migliaia di ragazzi vivono in condizioni di emarginazione e di abbandono, covando un odio profondo per la società che li circonda. Qualcuno, forse, tra quelli che sono impegnati in questa disperata opera educativa ricorderà che proprio nei luoghi, ora trasformati in brutti cortili asfaltati e raccordi autostradali da incubo, più di un secolo fa Claude Monet creava, con i colori delle sue 250 tele, uno dei più grandi patrimoni artistici per l’intera umanità.

Pier Luigi Quaregna

 

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 il foglio
 ::  presentazione
 ::  redazione
 ::  abbonamento
 ::  contatti
 ::  link
 :: archivio storico [parziale]

 avviso agli abbonati

Ci risulta che alcuni abbonati non ricevono a tempo debito, o non del tutto, la copia del nostro periodico. Ce ne scusiamo precisando che tale situazione non dipende da un nostro difetto bensì dal disservizio delle Poste.


 web partner

gli anni di carta

 Il Corriere di Tunisi

Aldo Bodrato

Enrico Peyretti

Delfino M. Rosso

 


 Numeri recenti
 :: 430 - Vita mutatur, non tollitur 
 :: 430 - Memoria 
 :: 428 - Lettera ai redattori e agli amici de il foglio / 2 
 :: 427 - Ai lettori e agli amici de “il foglio” 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 9 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 8 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 7 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 2 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 6 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 5 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 4 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 3  
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 1 
 :: 415 - Reportage dalla Tunisia 
 :: 364 - ARGENTEUIL, DALL’IMPRESSIONISMO ALLA VIOLENZA 
 :: 345 - ESPERIENZA DI GRUPPO 
 :: 340 - LETTERA 

copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml