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 415 - Reportage dalla Tunisia

 

Asili per un’élite wahabita

 

Come contributo alla discussione sul fondamentalismo islamico, pubblichiamo un ampio stralcio  dall’inchiesta di Hanène Zbiss, che collabora anche con il nostro giornale, uscita sul periodico tunisino «Réalités» il 10 ottobre 2013,che richiama l'attenzione sulla diffusione di questi asili nido in Tunisia dopo la caduta dell'ex presidente Ben Alì. L’inchiesta, condotta all’interno delle strutture scolastiche dalla giornalista che ha dovuto abilitarsi all’insegnamento con una formazione specifica, ha vinto il premio giornalistico arabo-mediterraneo per la libertà di stampa Samir Kassirper. Sul sito la potete leggere nella versione integrale.

 

Visti dall'esterno, gli asili nido coranici non hanno nulla che li distingue da quelli tradizionali: pareti dipinte con colori vivaci e manifesti pubblicitari con i servizi che offrono. Ma all’interno s’inizia a sentire la differenza. Nell'asilo dove abbiamo seguito la formazione, abbiamo notato che le camere erano contrassegnate con i nomi di personaggi famosi dell'Islam. In una si trovava un grande pannello con un alfabeto arabo, illustrata da immagini con connotazione religiosa (barba, la Mecca, hijab, Corano...). E sulle pareti disegni scaricati dal sito web islamico AlBetaqa.com (dove c'è materiale per insegnare l’educazione islamica, per tutte le età) e che illustrano hadith (le parole del Profeta) e douaa (invocazioni di Dio). La specificità di questi disegni, che vengono dati ai bambini per colorarli, è che contengono personaggi senza occhi, senza naso e senza bocca. Il disegnare i tratti del viso non è consentito nel pensiero wahabita. Questa regola può incidere in modo disastroso sul bambino. «Ho avuto il caso di una bambina di tre anni che la mamma ha portato nel mio ufficio per un trattamento. Questa bimba asseriva di non vedere. È stato riscontrato che in un asilo coranico che aveva frequentato, ai bambini era proibito disegnare gli occhi. Risultato: lei non è riuscita a integrarli nel proprio schema corporeo», afferma il dottor Moez Cherif, psichiatra per bambini e presidente dell'Associazione per la Difesa dei Diritti dei Bambini. L'asilo nido è costituito solamente da due classi e di una sala di ricevimento in fondo alla quale si trova un grande cartone quadrato che la tappezza di nero. Si tratta di un modello della Kaaba (il luogo in cui i musulmani fanno il pellegrinaggio) usato per insegnare ai bambini il pellegrinaggio alla Mecca durante il periodo corrispondente all’Aïd Al Adha (la Festa del Sacrificio), chiedendo loro di mimare le azioni dei pellegrini e ripetere delle Douaa dicendo: «Labayka Allahomma, Labayk» (Io rispondo al tuo appello, Dio mio.)

 

«D’ora in poi porto il niqab»

I bambini che frequentano asili nido coranici che abbiamo visitato non vestono abiti islamici specifici, tranne poche eccezioni, come quella bambina di 5 anni che ci dice che sua mamma la costringe a indossare lo hijab fin dall'età di quattro anni. In classe nessuna promiscuità: da un lato le femmine, dall’altro i maschi. Questa è la regola negli asili coranici per una fedeltà al pensiero wahabita che vuole tale divieto. Anche per andare in bagno a lavarsi le mani prima di mangiare, è necessario mettersi in fila, una per sesso.

Le insegnanti alla mattina arrivano niqabées. Ma, quando entrano all'interno della scuola materna, devono scoprire il volto. Una volta una bambina di cinque anni fu avvicinata dalla sua maestra, niqabée, che era appena arrivata da fuori, dicendole: «Cheikhati (termine islamico che sta per maestra), d’ora in poi porto il niqab come te, quando esco da casa con la mia mamma». L’insegnante le sorrise e la baciò come incoraggiamento. Un'altra bambina di quattro anni, in un asilo coranico a Ennasr, affiliato al Centro islamico Abdellah Massoud, alla quale abbiamo chiesto di fare un disegno della sua maestra, disegnò la sagoma di una donna niqabée. Tuttavia, le maestre pensano che il loro modo di vestire non abbia alcun effetto sui piccoli: «Questo vestito non infastidisce i bambini, loro finiscono con l’abituarsi, soprattutto quando si spiega che questo fa parte delle regole dell'Islam», dice una maestra incontrata in un asilo coranico di Tunisi, affiliato alla League Nour El Bayan.

«L'asilo è un’estensione dello spazio familiare. Ne è il sostituto. Questo è il luogo che dovrebbe permettere lo sviluppo psico-affettivo e psicomotorio del bambino e dove lui costruisce il suo schema corporeo», spiega, da parte sua, il dottor Sharif. In questi asili coranici si rassicurano i genitori che i loro bambini riceveranno una solida educazione religiosa, mentre godono di tutti i vantaggi di un normale asilo, cioè in un quadro quest’ultimo in cui potranno giocare e sviluppare lo loro capacità fisiche e mentali. Vediamo. Una tipica giornata nella scuola materna coranica, che abbiamo visitato a Ennasr, inizia con la recita del Douaa della mattina e il richiamo ai versetti coranici e hadith, apprese il giorno prima. Seduti sulle loro seggioline, femmine da un lato, maschi dall'altro, i bambini recitano individualmente o collettivamente passaggi del testo sacro. Guai ai bimbi che non lo ricordano! La maestra si dimostra dura con loro e li rimprovera severamente. Dopo insegna loro i nuovi versi e hadith che i piccoli devono ripetere. Questa prima lezione dura dalle 8 alle 9 e mezza.

Una pausa di mezz'ora per mangiare e poi si riprende alle 10, con l'apprendimento della pronuncia dei versetti del Corano secondo la regola Ennouraniya; questo per due ore fino a mezzogiorno. L’insegnante utilizza un grande pannello, incollato al muro, con delle lettere, e chiede ai bambini di leggere correttamente, poi incarica uno di loro di fare lui stesso l’insegnante. Successivamente, i piccoli devono leggere l'intero versetto o l’hadith.

Gli asili coranici sono orgogliosi per il fatto d’insegnare ai bambini a leggere e scrivere l'arabo, e la corretta recitazione del Corano. Inoltre, questo è quanto si legge in un opuscolo pubblicitario della scuola materna "Achbal Al Koraan" di Bizerta, che insegna il principio di Mennat Arrahmane: «Il bambino di 3 anni sarà capace di leggere qualsiasi parte del libro sacro, con le regole della giusta pronuncia del Corano, dopo otto mesi di apprendimento».

Tuttavia, gli esperti della prima infanzia ritengono che il bambino, tra i 3 e i 5 anni, non dovrebbe imparare a leggere e scrivere, perché "è il ruolo della scuola primaria", sostiene il dott. Sherif. «Nel nostro programma pedagogico (approvato dal Ministero della Donna e della Famiglia) s’imparano le lettere a 5 anni, ma come grafia», osserva Soumaya Htira, direttrice di un asilo "normale" di Gabes. «A questa età, il piccolo ha una grande energia che richiede di essere utilizzata. Dobbiamo quindi garantire che si esprima attraverso attività psicomotorie che sviluppano il suo corpo e il suo spirito». Precisa che «il bambino ha bisogno, in questo periodo della sua vita, di giocare e muoversi al massimo, perché se non lo fa a quell'età, non sarà più in grado di farlo in seguito».

 

«Una palma in Paradiso»

Nella scuola materna coranica il piccolo è obbligato a seguire l'insegnamento religioso, quattro ore al giorno, mentre negli asili normali tale insegnamento (comprensiva dell'insegnamento del Corano, hadith e dei canti religiosi) è di un’ora. Durante tutto questo tempo, il piccolo deve stare seduto nella stessa posizione: quella dell’allievo, «che rappresenta una forma di violenza su di lui», sottolinea Soumaya Htira. Alcuni bambini, impazienti e annoiati, brontolano e cercano di muoversi o parlare con i loro compagni, ma l'insegnante si mostra rigida e severa e allontana subito l'elemento che disturba la classe.

Come attività psicomotoria viene insegnata a questi bambini (3-5 anni) la preghiera. Anche se, nella religione musulmana, questo pilastro dell'Islam dovrebbe essere appreso solo dai sette anni in avanti. Infatti, a tre anni vanno insegnati i gesti della preghiera come se fosse un gioco. Ma è a 4 anni che iniziano in realtà a praticarla. In una scuola materna coranica a Menzeh 9, abbiamo visto un vero e proprio mihrab (una sorta di abside che di solito in una moschea indica la direzione della preghiera). Una delle insegnanti ci ha detto che è usato da parte di bambini di cinque anni per pregare.

La formazione va dunque in una sola direzione, non c’è una riflessione o sforzo mentale. L’insegnante recita il versetto o l’hadith e talvolta lo scrive sulla lavagna e il bambino è tenuto a ripetere e ad imparare a memoria. All’asilo Achbal Alkoraana Bizerta, quando qualcuno impara in fretta o risponde correttamente alle domande dell'insegnante, lei gli disegna una palma sulla lavagna spiegando ai bambini che questo vale «una palma vinta in paradiso».

Alla fine non c’è che il pomeriggio (dalle 14 alle 16) riservato all’insegnamento della matematica, delle materie scientifiche, delle lingue (francese o inglese) e del disegno. E, anche in questi casi, la religione è sempre presente. In un asilo coranico, che abbiamo visitato, l’insegnante chiede a una bambinetta di 3 anni, di collegare con una freccia le risposte giuste in un manuale di scienza: «Con quale mano si mangia?». Lei risponde: «La mano destra», e la sua compagna aggiunge: «Solo Satana mangia con la mano sinistra». In un altro esercizio, i bambini sono invitati a colorare la risposta esatta alla domanda: «Una ragazza, dove dovrebbe mettersi il velo: sopra o sotto la testa?». Senza dimenticare, naturalmente, che le immagini da colorare sono senza tratti del viso. Quando abbiamo chiesto l'origine di questi manuali, ci hanno detto che sono stati scaricati da Internet, più precisamente da siti islamici specializzati. Anche l'insegnamento della matematica non sfugge all'intrusione della religione: «Io insegno loro la matematica chiedendogli di contare il numero di versetti in una sura, poi esigo che loro indichino ogni versetto con il numero corrispondente», precisa un’insegnante di una scuola materna coranica.

Hanène Zbiss

Traduzione di Delfino Maria Rosso rivista dall'autrice.

 

Aïd Al Adha: festa islamica dell’offerta che chiude il tempo del Ramadan.

Burqa: velo presente nella tradizione preislamica e in quella islamica, che copre l'intero corpo della donna, compreso il volto.  

Chador: velo che copre le spalle, il capo e il volto lasciando scoperti solo gli occhi

Douaa: invocazioni di Dio.

DT: dinaro tunisino, corrisponde a € 0,43 euro circa (agosto 2014).

Hijab: velo che copre solamente i capelli.

Hadith: le parole del Profeta Maometto e la raccolta di narrazioni su quanto ha detto il Profeta.

Jihad: lett. sforzo, guerra santa dei mussulmani contro i nemici dell'islam.

Niqab: variante del burqa, ma con una fessura per lasciar scoperti gli occhi. 

Niqabées: velate.

Ramadan: mese di digiuno secondo il calendario musulmano.

Wahabismo: movimento rigorista musulmano, sorto nel sec. XVIII allo scopo di riportare l'islam all'originaria purezza, rifiutando forme di culto e comportamenti ritenuti estranei o contrari all'insegnamento del Corano.

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