il foglio 
Mappa | 58 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

  menu
 ::  editoriali
 ::  bibbia
 ::  chiesa
 ::  documenti
 ::  etica
 ::  filosofia
 ::  lettere
 ::  mondo
 ::  pace-nonviolenza
 ::  poesia
 ::  politica
 ::  recensioni
 ::  scienza
 ::  società
 ::  storia
 ::  teologia
 ::  zibaldone
 :: home
 :: indici analitici
 :: solo online

 Ricerca
  

 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  documenti
 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 3

 

L’ingiustizia genera violenza

 

Di certo, va condannata la violenza, la morte e il terrorismo. Ma per capire quello che è successo, bisogna metterlo in un contesto più grande. Bisogna guardare il mondo come è diventato. La guerra di oggi non è tra l'islam e il cristianesimo o l’ebraismo. La realtà è diventata sempre più complessa. Questi terroristi non sono il frutto di una religione, anche se si dichiarano di appartenere all’islam, ma sono il frutto di un ordine mondiale che diventa sempre più ingiusto e violento. Questi mostri sono nati e cresciuti in Europa, la terra della democrazia, della libertà d'espressione e dei diritti umani. Però loro, figli d'immigrati musulmani, non hanno potuto sentire l'effetto di questi nobili valori nel loro quotidiano che è rimasto quello della povertà, del razzismo, dell'ingiustizia sociale e della disoccupazione. La società europea non ha saputo integrarli e farne dei veri cittadini europei che possono, allo stesso tempo, vivere la modernità ed europeità, senza rompere il loro legame con la loro tradizione religiosa. Così, abbandonati al loro destino confusi e confinati nei loro quartieri simili a "ghetti", questi giovani sono diventati la preda ideale per tutti le reti criminali, ma anche dei terroristi che hanno loro offerto un destino «sacro ed eroico».

Quello che però sembra comunque strano è che i servizi segreti in Europa, e specialmente in Francia, sapevano di questo pericolo e non hanno fatto niente. Sapevano che questi giovani della Cité si stavano radicalizzando e che tanti di loro erano andati a combattere in Afghanistan, Irak e Siria, ma li lasciavano andare, perché volevano solamente sbarazzarsi di loro mandandoli a seminare la morte altrove. E non importava il disastro che creavano e il numero di vittime che uccidevano, musulmane in maggioranza. Qui occorre dire che i paesi colpiti dal terrorismo, come la Tunisia, sanno più degli altri quanti danni questi terroristi, venuti in gran numero dall’Europa, sono capaci di fare. Nel passato l'Europa, in nome dei diritti umani e del rispetto delle libertà, ha dato rifugio a persone che erano state classificate come pericolose nei loro paesi di origine e che poi hanno creato la rete terroristica che ha colpito il mondo intero. L'Occidente avrebbe dovuto pensare a quello che faceva. Faceva crescere una vipera in casa sua che avrebbe poi finito con il morsicarlo. L'Occidente, e specialmente la Francia, sta pagando per tutte le guerre ingiuste fatte in Afghanistan, Irak, Mali, Libia e Siria. Non si tratta di giustificare gli atti terroristici contro Charlie Hebdo, ma di prendere atto che l'ingiustizia genera la violenza ad è difficile, se non impossibile, fermare la spirale che si viene a creare.

Un’altra considerazione va fatta. Un gran numero dei musulmani, anche di quelli laici, non capiscono l’insistenza nel rappresentare il Profeta. Uno può non credere alla sacralità di Muhammad, però si devono rispettare i sentimenti dei credenti in lui. Cosa c’è di male in questo? Perché in nome della sacralità della libertà d'espressione si permette di fare offesa alle credenze religiose e alla eredità di un popolo, soprattutto quando questo popolo vive in Europa e fa parte della società europea? C’è anche tra i non religiosi chi considera segno di disprezzo e mancanza di rispetto il fatto che qualcuno derida le credenze degli altri. Se, ad esempio, non si crede alla sacralità della mucca, ciò non permette di considerare gli indiani, che invece ci credono, come idioti. È un loro diritto e come tale deve essere rispettato se si vuole vivere insieme e in pace in questo mondo.

Per concludere la questione che è sorta intorno a Charlie Hebdo, è la presa di coscienza che su questa terra non si hanno gli stessi valori e che non serve a niente che qualcuno provi a imporre i propri agli altri perché ciò susciterà solo reazioni violente. Bisogna trovare un terreno di valori comuni e vivere nel rispetto reciproco. Se ciò non avviene a vincere saranno sempre i fanatici delle due parti. Così occorre prendere atto che ci sono sempre dei limiti alla libertà d'espressione, che si trovano anche nei trattati di deontologia. Quando si tocca la sicurezza nazionale di un paese o i suoi interessi supremi, si deve limitare la diffusione di un discorso di odio in grado di creare dei conflitti nella comunità e di colpire la pace nazionale. Ci si domanda: perché non si considera il fatto di deridere il Profeta dei musulmani come un incitamento all'odio tra i popoli e un’offesa alla unità e pace nazionale nei paesi europei che hanno una comunità musulmana tra di loro? Non si deve credere in una libertà d'espressione totale, soprattutto quando si tratta di mancare di rispetto all'altro e di offendere la sua dignità. Non tutti i musulmani sono credenti e religiosi, ma il Profeta fa parte della loro eredità culturale. Rispettare questa eredità non è un obbligo, ma un segno di generosità, di tolleranza e di volontà di vivere in un mondo di pace. Anche per coloro i quali credano nella libertà d'espressione totale.

Hanene Zbiss − Tunisi

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 il foglio
 ::  presentazione
 ::  redazione
 ::  abbonamento
 ::  contatti
 ::  link
 :: archivio storico [parziale]

 avviso agli abbonati

Ci risulta che alcuni abbonati non ricevono a tempo debito, o non del tutto, la copia del nostro periodico. Ce ne scusiamo precisando che tale situazione non dipende da un nostro difetto bensì dal disservizio delle Poste.


 web partner

gli anni di carta

 Il Corriere di Tunisi

Aldo Bodrato

Enrico Peyretti

Delfino M. Rosso

 


 Numeri recenti
 :: 430 - Vita mutatur, non tollitur 
 :: 430 - Memoria 
 :: 428 - Lettera ai redattori e agli amici de il foglio / 2 
 :: 427 - Ai lettori e agli amici de “il foglio” 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 9 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 8 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 7 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 2 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 6 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 5 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 4 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 3  
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 1 
 :: 415 - Reportage dalla Tunisia 
 :: 364 - ARGENTEUIL, DALL’IMPRESSIONISMO ALLA VIOLENZA 
 :: 345 - ESPERIENZA DI GRUPPO 
 :: 340 - LETTERA 

copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml