il foglio 
Mappa | 46 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

  menu
 ::  editoriali
 ::  bibbia
 ::  chiesa
 ::  documenti
 ::  etica
 ::  filosofia
 ::  lettere
 ::  mondo
 ::  pace-nonviolenza
 ::  poesia
 ::  politica
 ::  recensioni
 ::  scienza
 ::  società
 ::  storia
 ::  teologia
 ::  zibaldone
 :: home
 :: indici analitici
 :: solo online

 Ricerca
  

 in libreria

Enrico Peyretti

Il diritto di non uccidere

IL MARGINE


Conversazioni di

Giuseppe Barbaglio e

Aldo Bodrato

QUALE STORIA A  PARTIRE DA GESU'?

ESODO Sevitium


Aldo Bodrato

L'avventura della Parola

Affatà Editrice


Enrico Peyretti

Dialoghi con Nortberto Bobbio 

Claudiana


Enrico Peyretti

Il bene della pace. La via della nonviolenza

Cittadella


Enrico Peyretti

Elogio della gratitudine

Cittadella


  documenti
 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 2

 

Charlie, pubblicani e prostitute ci precederanno

 

Dirò subito che, a fronte dei numerosi e gravi problemi sollevati dai tragici fatti parigini del 7 gennaio, non consideravo e non considero davvero urgente soffermarsi a discutere sull'uso che Charlie faceva e fa della libertà di stampa. Conoscendo il vero obiettivo dei cosiddetti sultanati islamici, era chiaro a tutti che redattori, poliziotti e clienti ebrei di un “Alimentari casher” non erano stati uccisi per la sospetta blasfemia del settimanale satirico, ma per puri scopi di propaganda.

Ce lo hanno chiarito subito giornalisti e personalità laiche e religiose del mondo islamico: «Questo atto terroristico non è una dichiarazione di guerra all'Europa. Fa parte di una strategia bellica connessa ad una guerra contro di noi. È qui, in Siria-Iraq-Nigeria-Ciad, che si viene uccisi in massa e ridotti a servitù, in nome di una strumentalizzazione criminale del Corano, da capitani di ventura e signori della guerra. Difendete la vostra libertà, rendetela sempre più giusta e solidale, per difendere anche la nostra. Aiutateci a resistere a chi vuole dominarci col potere delle tecnologie e delle armi, presso i voi acquisite e presso di voi acquistate coi profitti del petrolio».

È su queste basi che, in misura sorprendente, i cittadini credenti e non credenti, islamici, cristiani e atei, hanno manifestato a Parigi e in altre città di Francia e d'Europa. Una manifestazione convinta e composta, forse confusa nelle motivazioni e negli orientamenti politici, all'insegna della rivendicazione del valore della libertà, che nessuno ha voluto dissociare dall'eguaglianza e dalla fraternità. Manifestazione sfruttata dai politici di mezzo mondo alla ricerca di una straordinaria vetrina pubblicitaria. Sfruttata, ma non contaminata.

 

Tre diritti, un unico principio

Ecco perché sono rimasto sconcertato nel leggere, a ridosso di questo ferocissimo assassinio di atei, ebrei, uomini, donne inermi e poliziotti feriti, condoglianze sentite e inequivocabili, seguite però da cautelosi distinguo sul logo («Sono Charlie»), lanciato per esprimere la solidarietà alle vittime della violenza. Questo perché i vignettisti di “Charlie”, coi loro violenti e volgari attacchi alle religioni avrebbero imprudentemente provocato l'inaccettabile vendetta.

La discussione in redazione è cominciata così, sull'opportunità di commentare a caldo questa tragedia, compagna di altre tragedie anche più sanguinose, con un articolo che rischiava di dare rilievo soprattutto al tema dei limiti da porre a una libertà di stampa, esercitata senza rispetto per la sensibilità religiosa altrui. Tema di qualche rilievo, ma nel caso davvero secondario.

Ma non è solo la nostra redazione che si è trovata a doversi pronunciare pro o contro l'utilità di tali sottili distinguo. A seguito della manifestazione di Parigi, è scoppiata la disputa tra charlisti e anticiarlisti ed è diventato quasi impossibile trovare posizioni terze. Proclamavano i primi l'illimitabilità del diritto alla libertà, quasi la libertà non facesse parte di una trinità di diritti, “Liberté, égalité, fraternité”, questa sì indivisibile. I secondi rispondevano che proprio negli ideali di libertà, ereditati dall'Illuminismo, stava l'origine di tutti i mali: ateismo, guerre, lager, gulag, colonialismo, sfruttamento capitalistico del lavoro, come se tutto ciò avesse visto la luce nella storia solo a partire dalla presa della Bastiglia. Nel fuoco della polemica non ci è stata risparmiata neppure l'esclamazione: «Libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome!».

Senza entrare qui in merito alla potenziale o effettiva volgarità della satira di Charlie, ed eventualmente di un Belli romanesco e di un anticlericalissimo Prévert, in quanto un'analisi di questo fenomeno, che ha radici ben più antiche dell”écrasez l'infâme” di volterriana memoria, vorrei ricordare la recentissima performance televisiva di Benigni, applaudita anche dal papa. Affermava infatti il comico, forse citando Buber, che Dio è la parola più vilipesa dagli uomini. Vilipesa non dai bestemmiatori, ma da coloro che nel nome di Dio hanno promosso e commesso le più terribili crudeltà tanto in guerra quanto in pace, tanto con le armi quanto con inique sentenze.

Altro non voglio aggiungere se non che, se mai dovessi occuparmi ancora di come dovrebbe comportarsi un credente, passato dall'infanzia all'età adulta, per rispondere a provocazioni come quelle di Charlie, darei a me stesso qualche consiglio.

 

Se ti offendono, chiediti perché

«Di fronte a qualsiasi volgare presentazione caricaturale e oscena di venerate figure simboliche o storiche della tua fede, prima di protestarti offeso, cerca di capire perché questo insulto. Chiediti quale risentimento muove l'autore di tali bestemmie, come ha potuto venirgli in mente di deformare così l'immagine di Maometto, del Crocefisso, della santa Madre di Gesù, del trinitario Dio d'amore. Chiediti chi ha inoculato nella sua mente e nel suo cuore questo odio per ciò che è venerabile».

«Interroga il blasfemo e forse ti accorgerai che la sua blasfemia è figlia di blasfemie ben più gravi, da parte di chi ha trasformato il Dio giusto e misericordioso, in uno spietato tiranno. Potresti scoprire che l'ateo militante, premio Nobel della letteratura, J. Saramago, al termine di una durissima requisitoria contro le religioni, “causa di infiniti mali”, conclude: « Il lettore credente (di qualsiasi credenza) che sia riuscito a sopportare la ripugnanza che probabilmente gli avranno ispirato queste parole, … lo prego soltanto di capire, … che, se c'è Dio, c'è solo un Dio, e che, nel suo rapporto con lui, la cosa meno importante è il nome che gli hanno insegnato a dargli. E che diffidi del “fattore Dio” (il dio fatto proprio e assolutizzato dalle varie religioni in reciproca contrapposizione). Non mancano infatti allo spirito umano i nemici, ma questo è uno dei più pertinaci e corrosivi».

«Ora tu – continuerai a dirmi - se sei un credente, non puoi mancare di cogliere nelle accuse, eccessive ma sincere, unilaterali ma storicamente vere di Saramago,  gli echi delle polemiche anti-idolatriche dei profeti. Non puoi non riconoscere che tutta la storia del cristianesimo e delle altre religioni del libro, dimostra che troppo spesso  esse, come ignorando il “non ti farai immagine”, il  “non nominerai il mio nome invano”, hanno fatto del Dio indicibile e inimmaginabile un idolo teologico sacro al cui servizio si sono sentite autorizzate a trasgredire tutti i comandamenti relativi al reciproco rispetto tra gli uomini».

«Quando un testo o una vignetta offende il tuo credo, ricordati del dovere di interpretare un testo sempre a partire dal riconoscimento del suo genere letterario e considera se, una volta liberato dagli stilemi della sua strategia comunicativa, non finisca col rivolgerti lo stesso invito di Saramago a purificare dagli idoli dell'egolatria e dalla violenza dominatrice, propri di ogni singolo e di ogni gruppo sociale, la tua fede».

 

Può il dialogo darsi un limite?

Un bell'articolo, comparso sulla rivista “Dialogo”, diretta da K. Rhaner, nata nel 1968 e chiusa nel 1971, intesa a saggiare il terreno sulla possibilità di dare vita a un confronto paritario tra chiesa e mondo, tra fede e laicità, si poneva il problema dell'analisi teologica e spirituale della bestemmia e di sue diverse forme poetiche e satiriche antireligiose. Concludeva: «Non sarà la bestemmia la sorella provocante della profezia?» (1969, n. 4, pp.146-52).

Se così fosse, non sarebbe il caso che la chiesa tutta, dai singoli fedeli ai monsignori, dai gruppi di ricerca biblica e spirituale ai teologi dilettanti e professionisti, cominciasse a rivedere a fondo la prassi pastorale e la relativa dottrina per rimediare a quel ritardo culturale del cattolicesimo, che C. M. Martini quantificava in 200 anni e che rischia di legittimare l'accusa laicista al cattolicesimo di essere “una sub-cultura”?».

A questo punto mi verrebbe da concludere che, invece di deprecare il reiterato dileggio di Charlie dei simboli più cari della nostra fede e tradizione, dovremmo essergli riconoscenti per l'attenzione che ancora ad essi dedica, rammemorandoli a coloro che ormai ne ignorano persino l'esistenza. Ma non lo faccio. Preferisco esortare noi credenti a tirare fuori dalle sacrestie dei nostri cervelli e dei nostri cuori, quei tesori evangelici che, chiusi sotto vetro, abbiamo anemizzato e sbiadito, fino a renderli indigesti o irrilevanti per la vita dei nostri contemporanei, e a spargerli, come seme fecondo, senza pregiudizi e senza risparmio.

 

Aldo Bodrato

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 il foglio
 ::  presentazione
 ::  redazione
 ::  abbonamento
 ::  contatti
 ::  link
 :: archivio storico [parziale]

 avviso agli abbonati

Ci risulta che alcuni abbonati non ricevono a tempo debito, o non del tutto, la copia del nostro periodico. Ce ne scusiamo precisando che tale situazione non dipende da un nostro difetto bensì dal disservizio delle Poste.


 web partner

gli anni di carta

 Il Corriere di Tunisi

Aldo Bodrato

Enrico Peyretti

Delfino M. Rosso

 


 Numeri recenti
 :: 430 - Vita mutatur, non tollitur 
 :: 430 - Memoria 
 :: 428 - Lettera ai redattori e agli amici de il foglio / 2 
 :: 427 - Ai lettori e agli amici de “il foglio” 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 9 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 8 
 :: 420 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 7 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 2 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 6 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 5 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 4 
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 3  
 :: 419 - Dossier: Je suis Charlie / Je ne suis pas Charlie 1 
 :: 415 - Reportage dalla Tunisia 
 :: 364 - ARGENTEUIL, DALL’IMPRESSIONISMO ALLA VIOLENZA 
 :: 345 - ESPERIENZA DI GRUPPO 
 :: 340 - LETTERA 

copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml