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 430 - Vita mutatur, non tollitur

 

In memoria di Daniela

 

Pubblichiamo il testo del discorso tenuto dal marito Mauro ai funerali della moglie Daniela Tasso, dopo i saluti e i ringraziamenti iniziali ai parenti e amici.

 

Anzitutto i ringraziamenti da parte mia e di Massimo, il fratello di Daniela: per tutti quelli (e sono tanti) che ci sono stati amorevolmente vicini in questi due mesi tormentati, dal 27 novembre 2015 ad oggi 27 gennaio 2016, giorno del funerale: i miei colleghi del Primo Liceo Artistico, e quelli del mensile il foglio di Torino; in particolare le colleghe di lavoro di Daniela. Poi gli amici torinesi, valdostani, milanesi, emiliani, veneti e marchigiani. Un grazie peculiare ai parenti: alle cugine a cui Dany era molto attaccata, affezionata grazie anche ai comuni trascorsi nell'infanzia e nell'adolescenza soprattutto in montagna (Val d'Aosta), agli zii, e soprattutto alle zie per le quali Daniela aveva un debole, e pure alla nipotina Giorgia (la figlia di mia sorella), colei che ha inserito i messaggi su Facebook [era sempre la “nipotina” nonostante sia già adulta]. Tuttavia

Vedo qui molta più gente che saluto e ringrazio. Ma non mi sorprende più di tanto la quantità di persone amiche che Daniela ha richiamato; si è fatta voler bene: questo è il valore di una vita.

Carissima Daniela, cara Dany, non vedremo più il tuo sorriso raggiante, la tua allegria, la tua verve, esuberanza, la capacità di stare in compagnia e rallegrare i presenti, il tuo spirito acuto ed effervescente, la grande vitalità, disponibilità e cordialità. Non udiremo più la tua vivace e intelligente ironia: a volte mentre scrivevo articoli per le riviste “Il foglio” o “matrimonio”, o “filosofia e teologia”, mi chiedeva: «stai scrivendo di me?»; al che rispondevo: «non sto scrivendo di te, ma certe idee mi vengono pensando a te».

È scomparsa la sembianza fisica di una persona meravigliosa, trasparente, senza veli e inganni, appunto solare (così si autodefiniva: come appare splendidamente nella foto sul foglio firme del funerale, ripresa sull'isola di Ischia; le cornee donate prolungheranno la sua solarità). La sua presenza era una ventata d'aria fresca accanto alla mia “serietà”: io spesso schivo e taciturno, e lei che partiva in quarta col suo humour e simpatia.

 

Noi l'amiamo

Ricordo nei primi giorni di ricovero in ospedale una stupenda espressione delle sue colleghe di lavoro dell'Eliana Monti: «Noi a Daniela non vogliamo bene, no, no; noi la amiamo...». Poi Dany il tuo sorriso radioso: il suo ultimo sguardo cosciente, prima di inabissarsi nel coma, è stato un dolcissimo sorriso d'amore; intuendo io quanto stava accadendo, le dicevo: muovi la gamba destra (nessun movimento ma uno sguardo sorridente); muovi la mano destra, stringimi la mano... (niente..), continuava il suo sorriso. Si è congedata da me con un sorriso indimenticabile, come indimenticabile è e sarà per tutti noi la sua personalità unica e speciale; era la gioia di vivere fatta persona, una mente perspicace, una presenza sempre positiva. Ci sentiamo tutti un po’ più soli.

Sulla lapide sepolcrale del fisico L. Boltzmann a Vienna (che morì vicino all'allora austro-ungarica Trieste) sta scritto: S = K log W, ossia la formula dell'entropia. Quel che mi interessa qui è il commento di un suo collega: tale legge, verità rimarrà valida anche dopo che tutte le pietre tombali saranno affondate, sprofondate sotto la polvere dei secoli. Analogamente il senso, il significato della vita di Daniela, in particolare la bellezza di questi 22 anni passati insieme, lo splendore di questo cammino e progetto esistenziale di coppia rimarrà valido, anzi perdurerà anche dopo che le pietre sepolcrali di questo cimitero si saranno disintegrate.

Nel Posto delle fragole di Bergman, uno dei film prediletti da Daniela, ad un certo punto il protagonista ormai anziano dice: «io sono morto anche se sono ancora vivo, in vita»; per Dany è l'inverso: è viva, anche se «non è più simultanea con noi». Quest'ultima è l'espressione usata da Albert Einstein nella lettera commossa ed affettuosa che scrisse al figlio ed alla sorella del suo grande amico Michele Besso (che era mancato) per consolarli: «Anche nel congedarsi da questo strano mondo Michele mi ha preceduto di poco (Albert morirà solo un mese dopo), ma per chi crede nello spazio-tempo relativistico la separazione tra passato e futuro è un’illusione, per quanto permanga tenace ed ostinata nel senso comune...». Non è questo il luogo per discutere di fisica, ma per dire che Daniela è; nell'espressione popolare «la vita continua» si cela una verità: è l'essere che perdura, permane e si sviluppa nelle sue varie forme, fisiche e trans-fisiche (mentali, spirituali). Tutto il bene che c'è stato fra noi, la sua bellezza e il suo senso, non vuole morire, non deve andare perduto, e perciò si riaffida a (noi) viventi.

Adesso è il momento della rielaborazione del dolore e del lutto: un tema di cui parlavamo abbastanza spesso in relazione al suo lavoro nell'agenzia matrimoniale: dover aiutare ad es. i vedovi e i separati nell'elaborazione del loro lutto, e poi ad aver fiducia in possibili legami d’amore. Non bisogna dimenticare; ma i ricordi non devono diventare un'ossessione: la fissazione ripetitiva a certi ricordi blocca la vita. La memoria (oggi fra l'altro coincide col giorno della memoria), che va ben oltre i ricordi, coglie e trattiene l'essenziale, e ne continua il senso e la sua densità.

Ho scritto recentemente un articolo per il Foglio dal titolo: «il matrimonio e l'amore possono finire, ma il sacramento no!». Qui non è finito né il matrimonio, né l'amore (che permane grande), e men che meno il sacramento. È veramente un sacramento indissolubile, non tanto nel senso tradizionale, giuridico ed ecclesiastico, bensì in senso essenziale, sostanziale, esistenziale [il marito Mauro, con nell’anulare destro la vera, la fede di Daniela, intreccia le dita di entrambe le mani unendo strettamente i due anelli nuziali come simbolo di indissolubilità]. Perdurerà il senso, e la fecondità di quanto è stato costruito insieme: nel nostro caso la fecondità non si è espressa nei figli, ma nelle cose da condividere e fare insieme, in particolare l'essere cresciuto nella mia umanità accanto a lei e attraverso di lei (come lei avrà fatto accanto a me e attraverso di me).

 

Come una fonte carsica

È la storia positiva di un grande amore che ha realizzato e dato molto: quindi ha un senso imperituro. Per questo la mia gratitudine e riconoscenza nei suoi confronti è senza misura. Ci siamo conosciuti, amati e sposati relativamente tardi; proprio per questo ci stavano comodi comodi altri 20 anni di vita normale se niente fosse successo. Dato poi quel che è avvenuto, se Daniela si fosse svegliata e ripresa, supponiamo con problemi motori e linguistici (ma recuperando la sua bella mente cosciente), sarebbe comunque iniziata una seconda fase della nostra vita (da rivedere e organizzare almeno tecnicamente per l'assistenza e la riabilitazione). Era quello che mi prefiguravo almeno sino all'Epifania: l'abbiamo assistita e accarezzata parlandole, facendole sentire la musica preferita e il profumo prediletto.

Così invece è iniziata un’altra fase, quella del mio viaggio solitario, “mutilato” e sanguinante per la ferita ancora aperta di una vita stroncata prima del tempo e privata degli anni che aveva davanti. Come portare avanti lo stesso progetto esistenziale in questa nuova fase, in cui il sacramento deve diventare memoria (memoriale in termini biblici)? La Memoria è forse l'unico modo che abbiamo di ribellarci alla morte. La memoria include i ricordi più o meno sparsi, ne raccoglie la tracce e le indirizza; la memoria è in grado di re-incanalare nel flusso della vita con una prospettiva significativa. Il sacramento amoroso rimane e non muore.

Per non generare equivoci, questo funerale si è svolto in forma civile per il semplice fatto che Daniela non era battezzata. Tuttavia Daniela è stata per me la cascata d'acqua che dà la vita…, che mi ha ridato la vita (come nel Battesimo l'acqua simboleggia la nuova vita in Spirito e verità); Dany, piena di vita, mi ha veramente battezzato in forma laica e secolarizzata. Per questo ho contraccambiato battezzandola in ospedale, come ultimo umanissimo gesto ed atto d'amore. Ovviamente non perché se uno muore senza il battesimo, chissà mai cosa succederà rievocando gli strali del Dies irae, ma per cementare la suddetta sacramentalità e scongiurare lo strappo al tessuto intrecciato della nostra vita di coppia. Proprio e appunto perché Daniela è stata per me la cascata d'acqua che ridà vita, spero ardentemente che continui in qualche modo, nonostante questo lutto crudele, a far fluire ancora vita in me nel mio viaggio in solitudine, come un'arricchente presenza virtuale trans-fisica, come un fiume carsico che si inabissa ma resta fecondo di vitalità.

Mauro Pedrazzoli

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