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 448 - L’esternazione del candidato leghista Fontana sulla razza bianca

 

Una sola lettera cambiata in un milione di pagine

 

È molto probabile che l’esternazione sulla razza bianca del candidato governatore della Lombardia per il centro-destra, Attilio Fontana, sia strategica per «bucare» lo spazio pubblico: mentre prima quasi nessuno lo conosceva, dopo la sua sparata, attaccata in massa dai media, è divenuto per gli italiani un personaggio noto che ha «perforato» la Rete, presente in molti siti anche in modalità audio-video. Se si è trattato di un’esca, allora anch’io ho abboccato scrivendo queste righe.

Ma rispolveriamo seriamente alcuni dati scientifici, entrando subito a gamba tesa per ricordare che ci possono essere più differenze genetiche tra due italiani che fra un norvegese e un senegalese.

 

Siamo giovani e africani

Sono assolutamente certe le nostre origini africane, anche se vi sono interpretazioni diverse per quanto concerne i tempi e le modalità dell’uscita dall’Africa verso l’Eurasia e l’Oceania, per arrivare circa 50-40 mila anni fa nelle Americhe attraverso lo Stretto di Bering. Secondo la teoria più accreditata (ma qualche suo tassello non s’incastra più tanto bene nel complesso del puzzle), tutti gli uomini moderni provengono da un’unica popolazione di Homo sapiens, comparsa nel continente nero (probabilmente nel corno d’Africa) circa 200.000 mila anni fa (quindi una specie giovane per i tempi dell’evoluzione pluricellulare partita nel Cambriano mezzo miliardo di anni fa).

C’è tuttavia una variante ancora in fase di studio: in un recente ritrovamento nel Marocco sono emersi resti fossili di Sapiens di oltre 200.000 anni fa (quindi più antichi di quelli del corno d’Africa, anche se non di molto). Se ne può dedurre che i Sapiens si siano «mossi» molto presto, risultando presenti non solo in Etiopia-Eritrea, ma anche nella Mauritania-Magreb-Senegal, cioè sia nell’Africa orientale che nel Nord-Ovest, e forse pure in Sud-Africa. È quindi possibile-probabile che gli Asiatici centro-orientali e del Sud-est discendano dagli etiopi (e dai sudafricani), mentre gli europei occidentali da quelli nord-africani che sarebbero pervenuti in Europa attraverso il più comodo stretto di Gibilterra. Ciò potrebbe spiegare ad es. la variante dell'allele EDAR-V370A, all'origine del fatto che gli asiatici orientali abbiano i capelli spessi e lucidi, e il cerume auricolare secco, diversamente dagli europei che hanno i capelli più sottili e il cerume umido; così pure le donne dell'Asia orientale hanno in genere il seno più piccolo rispetto alle donne europee. Se è così, gli antenati di noi europei occidentali erano marocchini e senegalesi!

In ogni caso siamo tutti giovani e africani; riducendo i milioni di anni dell’evoluzione del genere Homo alla scala dei tempi di 4 generazioni familiari, l’Homo ergaster sarebbe il nostro lontano bisnonno vissuto più di due milioni di anni fa in Africa, l’Homo erectus il fratello più anziano del nostro nonno (l’erectus circa 1,9 milioni di anni fa produsse il fuoco assaporando il profumo del primo arrosto e poi, proprio grazie al fuoco, poté permettersi di fare la prima uscita dall’Africa verso i freddi paesi nordici), l’Homo antecessor il nostro nonno, e l’Homo heidelbergensis nostro padre, colui che 500.000 anni fa si fabbricava le lance, ma soprattutto aveva imparato a lanciare, una cosa fisicamente non banale poiché richiede l'accumulo tensionale sui muscoli dall’avambraccio alla spalla per poi rilasciarlo in brevissimo tempo (uno scimpanzé, pur addestrato, lancia come un bimbo di 4 anni). Così il nostro progenitore è passato decisamente da raccoglitore a cacciatore, soddisfacendo pienamente il notevole fabbisogno energetico di un cervello in espansione e sviluppo (in quell’epoca non si poteva essere vegetariani puri). Abbiamo poi l’uomo di Neanderthal quale nostro fratello maggiore, e l’uomo (dell’isola) di Flores assieme forse anche a quello di Denisova (Siberia) quali nostri cugini quasi coetanei. Ma si sono tutti estinti, per cui siamo rimasti solo noi sapiens (anche se le sparate della campagna elettorale mettono in dubbio tale attributo).

 

Antenati comuni e «autostop» genetico

In origine il colore della pelle dei primati era chiara (infatti gli scimpanzé sotto il folto pelo hanno la pelle chiara, ad eccezione del muso scuro a causa del Sole tropicale). Quando tuttavia i nostri lontani antenati africani persero il pelo (poiché la pelle nuda consente una sudorazione più efficace e una miglior regolazione del calore corporeo), svilupparono la pelle scura per favorire il vitale acido folico, che sarebbe eliminato dall'intensa radiazione ultravioletta (UV) se gli individui non avessero una pelle molto scura. Ma una volta emigrati in Eurasia, essendosi notevolmente ridotta la forte radiazione UV tipica dell'equatore, non riuscivano più a sintetizzare la vitamina D; svilupparono perciò la pelle chiara per poterla acquisire. Tutto questo è spiegato bene dalla genetica, in particolare dai due alleli (le due forme alternative dello stesso gene che si trovano nella stessa posizione su ciascun cromosoma, rispettivamente di provenienza paterna e materna) del gene SLC24A5, per la precisione nell'amminoacido 111 che in uno è l'alanina, specificata dal codone GCA (ne consegue la pelle scura). L'altro allele ha invece la tripletta ACA (con l’adenina iniziale al posto della guanina), che specifica per (cioè dice al RNA di inserire) l'amminoacido treonina, con la conseguenza della pelle chiara. Ora gli africani hanno solo il doppio primo allele (con la guanina in entrambi), con la conseguente pelle scura; gli europei analogamente hanno il doppio secondo allele (con l’adenina iniziale in ambedue), per cui la pelle sarà necessariamente chiara. Invece gli ibridi afro-americani e afro-caraibici hanno i due alleli diversi, per cui la loro pelle ha sfumature intermedie, regolate dal carattere dominante o recessivo già evidenziati dalle leggi dell’abate Mendel. Su tre miliardi di basi azotate nel DNA (se paragonato a una collana di tomi, tre miliardi di lettere riempiono un milione di pagine) c’è una sola lettera variata quale fattore fondamentale (anche se non unico) per la determinazione del colore della pelle.

Non entriamo nella vexata quaestio se questa mutazione, avvenuta in quel punto esatto e al posto giusto su una distesa di mille volumi enciclopedici, possa ritenersi “casuale”, per un doveroso caveat: i concetti di caso e probabilità sono sì d’uso molto comune e tutti credono di averne un’idea abbastanza chiara, ma essi sono di difficilissima esplicazione (che cos’è la probabilità? cosa significa “per caso”?), e nascono solo in uno stadio molto evoluto sia del pensiero dell’individuo che della storia della scienza e della filosofia (Nietzsche). Preferiamo sottolineare il cosiddetto «autostop» genetico: la selezione naturale (che non è poi così cieca) carica e trascina con sé nel suo viaggio gli alleli vicini nella regione circostante del cromosoma (come i geni HAR del cervello e il FOXP2, quello famoso del linguaggio), preservando, accentuando ed accelerando (HAR: Human Accelerated Region) le novità cranico-umane, non il colore della pelle.

 

Il consenso dei duri e puri

Il candidato leghista ha voluto rimediare dicendo che si è trattato di un lapsus intendendolo, come la stragrande maggioranza, quale sinonimo di errore, svista, scivolone, gaffe. Ma il lapsus (freudiano) è soprattutto un’altra cosa: esso proviene dall’inconscio, dalla parte più profonda dell’io, per il momentaneo mancato controllo della neocorteccia razionale. Tuttavia anche questo potrebbe essere stato studiato (certo non da lui), per ottenere il consenso degli elettori duri e puri che lo considerano troppo moderato, come a dire: «State tranquilli, nel più profondo sono razzista, anche se mi atteggio esternamente e pubblicamente da moderato».

Il colore della pelle è una variante secondaria e periferica (dovuta a climi e ambienti diversi); non esiste una specie bianca, nera o gialla, ma una specie umana o canina, al di là del colore della pelle o del pelo nel mondo animale: ad es. il Labrador nero e quello fulvo (ma sempre Labrador sono), il gatto calico in cui la femmina ha tre colori e il maschio solo due, per non parlare dei gatti bianchi cogli occhi blu-azzurri che sono purtroppo anche sordi. Ciò avviene poiché il gene coinvolto maschera il pigmento scuro (la melanina) responsabile del colore della pelle; ma esso svolge anche un compito inatteso nel cervello, quello di guidare al proprio posto le cellule del percorso nervoso uditivo. Ne consegue che una carenza di melanina dà al gatto un manto bianco (e degli occhi azzurri) ma lo rende pure sordo. La sordità (mentale e morale) vale anche dei bianchi ricchi e potenti, coi capelli biondi e gli occhi azzurri (o forse marroni come il presidente Usa)?

 

Mauro (uomo della Mauritania) Pedrazzoli

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