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 349 - LA «PERICOLOSA» ANARCHIA DI FEYERABEND

 

IL PROF RATZINGER E IL CASO GALILEO

Nella lettera dei firmatari della protesta della Sapienza si legge: «Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano».

La legge d'inerzia e il telescopio

La prima frase citata dall’allora prof. Ratzinger («All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo») è un elemento-cardine del pensiero di Feyerabend (cfr. Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano 1979; le parentesi quadre sono mie): «Lo sviluppo del punto di vista copernicano da Galileo al XX secolo è un esempio perfetto della situazione che mi propongo di descrivere. Il punto di partenza è costituito da una forte convinzione [quella di Copernico e di Galileo], che contrasta con la ragione e l'esperienza contemporanee [di quell'epoca]. La convinzione si diffonde e trova sostegno in altre convinzioni, che sono altrettanto irragionevoli se non più (la legge d'inerzia, il telescopio)... Si costruiscono nuovi tipi di strumenti, i dati dell'osservazione e dell'esperimento vengono connessi a teorie in modi nuovi finché sorge un'ideologia [in senso non negativo] abbastanza ricca da fornire argomentazioni... [che appaiono valide e consistenti]. [Solo] Oggi possiamo dire che Galileo era sulla strada giusta, poiché la sua tenace ricerca di quella che un tempo sembrava una stramba cosmologia ha creato oggi i materiali necessari per difenderla... E questa non è un'eccezione, bensì il caso normale: le teorie diventano chiare e "ragionevoli" solo dopo che parti incoerenti di essa sono state usate per molto tempo. Una tale anticipazione parziale irragionevole, assurda, in violazione di ogni metodo, risulta quindi un presupposto inevitabile della chiarezza e del successo empirico» (pp. 24-25).

Spieghiamo i due esempi portati dall'autore: era strambo il doppio moto della Terra (di rotazione/rivoluzione), era strambo che fosse inerziale (senza una forza che spingesse; lo è tuttora a volte a scuola, in cui certi ragazzi fanno fatica a capire che qualcosa possa conservare il suo moto senza spinta: soprattutto per le sonde spaziali); era quindi allora più ragionevole (più vicino e più fedele alla ragione) pensare, nel sistema tolemaico, che il movimento verso occidente della volta celeste fosse opera del primo mobile, spinto dall'amore di Dio, e che i movimenti propri dei pianeti verso Levante fossero opera rispettivamente degli angeli (Arcangeli, Troni, Cherubini ecc.). Idem per il telescopio, o il cannocchiale: quando io stesso sostengo che Galileo aveva portato la prova contro Tolomeo (le fasi di Venere, che sono compatibili anche col sistema ticonico), presuppongo la validità osservativa del cannocchiale. Ma allora (non essendo per nulla divulgate le prime spiegazioni dell'ottica, già avviate da Keplero) pensare che le immagini del cannocchiale fossero un'illusione ottica era altrettanto ragionevole, se non più ragionevole dell'inverso; pensare di poter avvicinare qualcosa di lontanissimo doveva apparire come una magia diabolica. Galileo ha proposto una nuova teoria interpretativa della visione che, diversamente dal mondo antico, non solo va oltre la prima impressione e sensazione, bensì ci dice come e dove guardare (prematura e ostica per i suoi tempi). 

Lo stesso errore 400 anni dopo?

Pur tenendo presente che Feyerabend è stato un polemista feroce, irriverente e provocatorio (anche nei confronti di Galileo, chiamato «il gran prestigiatore» per le cose nuove fatte vedere), la seconda frase, ossia che il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto, non vuol dire che è stato giusto arrestare, rinchiudere, far abiurare, condannare Galileo, e permutare la sentenza in arresti domiciliari. Vuol semmai dire che, data l'ideologia di allora, è stato ragionevole e sensato contrastare e combattere le idee di Copernico e Galileo, che apparivano agli occhi dei contemporanei come strambe e assurde (cioè tutto il discorso fatto sopra).

Naturalmente Ratzinger deve/doveva stare attento ad accostarsi alla teoria anarchica, dadaista di Feyerabend, perché se c'è qualcuno che è contrario ai principi fermi, immutabili e assolutamente vincolanti (oltre che alla tradizione) è proprio lui! Anzi il progresso scientifico avviene per violazione di tali principi; il che è come dire che il progresso in teologia avviene per violazione del dogma (eresia).

È opportuno non dimenticare che le elaborazioni sofisticate degli epistemologi valgono per le grandi teorie: ad es. se si deve cogliere la natura più propria della gravitazione (entità tuttora veramente sfuggente), il fatto è avvolto dall’interpretazione; ma se si tratta semplicemente di individuare e prevedere le orbite del sistema solare, Galileo aveva ragione tout court! Che la Terra, come gli altri pianeti, giri intorno al Sole è un fatto, per niente relativo (contro Bloch e il richiamo, qui a sproposito, della relatività del moto), e non un’interpretazione. L’interpretazione qui può riguardare solo la spiegazione, ossia la nuova teoria della visione galileiana secondo cui, tra le altre cose, il moto dell’osservatore terrestre (la rotazione della Terra) si trasferisce sull’oggetto guardato, cioè sulla volta celeste in senso inverso (come quando andiamo in macchina il nostro moto si trasferisce in senso inverso sul paesaggio, sugli alberi che ci corrono incontro).

Come non bisogna dimenticare che se le teorie si sono imposte, hanno convinto e sfondato, ciò è avvenuto a medio e lungo termine, con buona pace sia di Feyerabend che di Vattimo, perché hanno mostrato una consistenza via via più evidente sia sperimentale che teorica, e non per delle strane alchimie dovute ai centri accademici del potere scientifico e filosofico (questo eventualmente solo a brevissimo termine). Ma invece che tentare di salvare l’istituzione ecclesiastica del XVII secolo, più importante sarebbe imparare dal caso Galileo a non commettere più certi errori, perché 400 anni dopo si rischia lo stesso abbaglio, la stessa intolleranza, lo stesso prevalere della presunta verità di fede su quella scientifica. Come ha scritto infatti Johan Schlömann sul quotidiano Süddeutsche Zeitung del 18 gennaio, la radice e il nucleo dell’intolleranza sarebbero nel concetto di verità del Papa stesso, e non nell’atteggiamento dei professori della Sapienza. Se la verità nel senso della Rivelazione (come da Lui intesa) si sovrappone e s’identifica con la verità nel senso della ragione critica aperta alla falsificazione, ciò costituisce il cuore dell’intolleranza. Se la verità filosofica e scientifica deve sottostare all’alto patronato della verità religiosa (cioè la ragione è sana solo se compatibile con la fede), tutto ciò allora sarebbe «concettualmente sfrontato, sfacciato» (begrifflich frech).

Mauro Pedrazzoli

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