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 453 - LA MILLENARIA SFIDA TITANICA DI PROMETEO / 2

 

Dall'amigdala alla clonazione

 

Sono riuscito a ritornare dal viaggio nel tempo in Africa [foglio n.450] in cui, animato da spirito virgiliano (antiquam exquirite matrem, Eneide III, 96), ho voluto «incontrare» le madri dell'umanità: 3,3 milioni di anni fa la nostra Eva Lucy (Australopithecus afarensis, una vivace mingherlina già discretamente adattata all'andatura bipede) e la sua lontana (vissuta un milione di anni prima) antenata Ardi (Ardipithecus ramidus, 50 chili per un metro e venti di altezza).

Interessato alla tecnica (spesso vilipesa nella clonazione e fecondazione artificiale, cfr più avanti), ho fatto anche una sosta per vedere l'Homo habilis (utensili in pietra), ed il nostro bisnonno Homo ergaster (asce bifacciali, amigdale): gli albori della tecnica paleolitica (ancora sedentaria di vicinanza).

Ma mi è venuta voglia di vedere anche il nipote dell'ergaster, ossia nostro padre, un grande lanciatore di circa 800.000 anni fa, il cosiddetto Homo heidelbergensis (poiché ritrovato nei pressi di Heidelberg in Germania) che ho «incontrato» nel villaggio marocchino di Jebel Irhoud (oggi sito archeologico con numerosi reperti). Stupefatto ho assistito ad una gara di tecnica dinamica da getto: lancio del giavellotto (lance appuntite), del peso (sassi), e del martello (pezzi di roccia e di metallo). Poi ho colto in diretta il momento topico di una significativa biforcazione: alcune migliaia di loro ben allenati, dopo aver salutato parenti ed amici ed aver sistemato nelle bisacce i viveri (polpette di gazzella alle bacche e uova di struzzo), si sono diretti costeggiando l'oceano Atlantico verso lo stretto di Gibilterra per attraversarlo in un lungo viaggio verso Nord: da essi nel giro di 300.000 anni scaturirà l'uomo di Neanderthal, che è nato appunto in Europa. La maggioranza rimasta in Africa ha dato invece origine a popolazioni sempre più simili a noi Sapiens in tutto il continente nero.

Due gemelline cloni della madre

A fronte di tali profonde mutazioni millenarie, mi hanno fatto quasi sorridere le polemiche suscitate dal recente esperimento di clonazione delle due scimmiette femmine portato a termine dagli scienziati cinesi. Tali sperimentazioni, come la procreazione assistita con fecondazione artificiale, in prima battuta ci «scandalizzano» perché turbano certi assetti di pensiero stratificatisi nel buon senso; infatti la dizione popolare «utero in affitto» è già denigratoria in partenza: la uso solo perché chiarissima a tutti, diversamente dalla più corretta «madre surrogata».

Gli scienziati cinesi hanno preparato e indirizzato il processo col trasferimento nucleare e il successivo reimpianto, dopodiché si è avuta una normale gestazione di tot mesi con relativa nascita. Ricordiamo che la clonazione esiste in natura coi gemelli monovulari; ora in una concezione sacrale (per fortuna ormai tramontata) se lo fa la natura è tutto bello, stupendo, grandioso (poiché in essa si manifesterebbe la volontà di Dio), mentre se lo facciamo noi umani in parte con la tecnologia, apriti o cielo...Ma non vale in alcun modo l’equazione secca naturale=buono, artificiale=cattivo: già per il semplice fatto, davanti agli occhi di tutti, che la natura non è sempre benigna, anzi a volte molto maligna nelle patologie pesanti e mortali (nel marzo scorso è morto Stephen Hawking a 76 anni, buona parte dei quali trascorsi sulla sedia a rotelle e comunicando tramite PC con sintonizzatore vocale, poi con un sofisticato dispositivo che legge le onde elettriche cerebrali: la buona-ottima tecnica articiale ha sopperito meravigliosamente al disastro naturale della SLA).

L’unica vera differenza è che due gemelle naturali non sono il clone della madre, ma il loro identico corredo genetico è frutto della ricombinazione dei geni materni e paterni; mentre le due scimmiette gemelline sono il clone della madre «genetica»: non ci sembra corretto dire «biologica» come se solo lei lo fosse, anzi tendenzioso a favore dell'«utero in affitto» considerato alla stregua di «sfornare della carne non tua». In tali esperimenti la madre genetica è diversa dalla madre «gestante» (o surrogata), cioè colei che porta avanti la gravidanza con tutte le sue meraviglie nutritive e protettive: anzi costei è forse «più biologica» della prima; è un argomento non tendenzioso a sfavore dell'«utero in affitto», in cui un figlio viene separato brutalmente da quella che è «più madre», prescindendo dal pagamento.

Naturalmente sono risuonate come di consueto le invettive contro la tecnica. Essa tuttavia ha costituito il basso continuo del processo di ominizzazione, a partire dagli strumenti litici coi bordi taglienti che permisero ad es. l’accesso alle carne-pesce ed al midollo osseo. Non ha solamente consentito la sopravvivenza, bensì ha contribuito a forgiare l'uomo sin dai primi inizi: non è stata solo un surplus, una conquista posteriore di individui già pienamente umani e formati in toto. Certo l'uomo ha forgiato la tecnica, ma vale anche l'inverso: essa ha configurato l'umanità in tutto il suo sviluppo, come già tratteggiato all'inizio a proposito dell'epoca paleolitica. Anche la scrittura è una tecnica, non solo la chirurgia.

Perché noi oggi non potremmo in tempi brevi, con una direzionalità precisa ed in maniera eticamente responsabile, «continuare» quel che la natura e la lunghissima evoluzione storica hanno compiuto in milioni di anni per vie contingenti e tortuose? Da Ardi (4,4 milioni di anni fa) a noi Sapiens, ne è stata fatta di strada in modo a volte fortunoso, caotico e violento: i prigionieri (di guerra) hanno fornito un contributo notevole alle ibridazioni fra popolazioni diverse e quindi al cespuglio del'evoluzione.

Prometea, la puledra di Cremona    

Molto meno scalpore ha suscitato invece 15 anni fa la clonazione della cavalla Prometea alle porte di Cremona, anche se il prof. Cesare Galli, prima di aprire il suo centro lombardo di ricerche, ha collaborato con Ian Wilmut, il “padre” della pecora Dolly. Ma a Cremona non v’è stata alcuna «madre surrogata» poiché la madre genetica e quella gestante coincidono come in natura. La cavalla che ha partorito Prometea è la stessa che ha donato le cellule dalle quali è stato ottenuto l'embrione; è in assoluto il primo mammifero al mondo nato dallo stesso animale donatore delle cellule utilizzate nel trasferimento nucleare. La puledra ha preso giustamente il nome dal mito greco di Prometeo, ma nella sua variante diversa, o meglio solo più ampia della versione classica del fuoco rubato: Prometeo, da vero demiurgo, formò il primo uomo con il fango e lo animò col fuoco rapito a Zeus [è il mito dell'uomo fatto dalla terra presente in quasi tutte le culture, compresa quella biblica]. Zeus, irritatosi, punì gli uomini creando...la prima donna, Pandora, il cui celebre vaso conteneva tutti i mali. Sui sarcofagi romani è spesso presente la  scena demiurgica della creazione degli uomini da parte di Prometeo.

La puledra Prometea è nata da una cellula della pelle della sua unica madre; abbiamo ribadito il concetto poiché è un risultato molto interessante che apre nuove prospettive: ma non nel senso di consentire ad una donna single di avere una figlia geneticamente identica; certo in futuro potrebbe essere una fortissima tentazione. Tuttavia la temuta clonazione di un essere umano è assolutamente proibita dagli ordinamenti e protocolli bioetici del mondo intero, così come al CERN di Ginevra è vietatissimo qualsiasi esperimento che possa preludere a degli armamenti: lo statuto del CERN andrebbe esteso a tutti i centri di ricerca fisica e bio-chimica. La sperimentazione scientifica non deve essere totalmente abbassata al livello aziendale del «prodotto» (è un rischio nel caso di Cremona, per clonare le cavalle da corsa campionesse). Invece l’esperimento cremonese apre nuove prospettive per quanto concerne l'immunità nella gravidanza, poiché mette in discussione le teorie secondo le quali era necessario che il feto venisse riconosciuto come «altro», distinto dagli apparati materni, e che quindi il DNA della madre gestante (come in natura) dovesse essere diverso da quello dell’embrione.

La Bibbia pluralista

Il frutto più a portata di mano potrebbe essere appunto una migliore comprensione del sistema immunitario nella correlazione madre-figlio (cosa sacrosanta sia per la procreazione naturale che per quella assistita), ad es. la doppia natura dei natural killers (detti anche linfociti NK). Queste cellule immunitarie sono spietate quando si tratta di combattere tumori e infezioni virali; ma quelle situate nella superficie interna dell'utero hanno anche un «lato gentile», ossia quello di sostenere lo sviluppo del feto nel primo trimestre di gravidanza controllando la crescita di vasi sanguigni, ossa, cartilagini e fibre nervose, e intervenendo nella formazione di cuore, pelle e occhi.

Certo si possono avere opinioni diverse; lo stesso Prometeo è ambivalente: da una parte eroe del progresso vitale, dall'altra empio profanatore da punire, appunto incatenandolo alla rupe dove un avvoltoio gli rodeva senza posa il fegato, che poi sempre ricresceva. In effetti quando si tocca l'inizio della vita con una creazione demiurgica di tipo clonale o assistita, per alcuni si sfiora il sacrilegio e la lesa maestà nei confronti della divinità, poiché l’uomo in tal modo usurperebbe un potere esclusivo «giocando a fare Dio».

Il sacro mitico dice una cosa univoca, mentre invece la Bibbia ne propone un'altra più equilibrata: opinioni diverse (di favore o di sospetto) sul progresso tecnico le abbiamo nei primi 11 capitoli della Genesi; la tradizione sacerdotale è più ottimista nei confronti del progresso ad es. in Gn 1,26: «e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo» che prosegue con una certa...attinenza alle nostre sperimentazioni «sul bestiame e su tutte le bestie selvatiche...». La tradizione jahvista invece è più critica nei confronti della tecnica poiché in Gn 4,22 Tubalkàin, padre di quanti lavorano il rame, il bronzo e il ferro, il «fabbroferraio di tutti gli operai» (nel testo ebraico masoretico), è inserito nella discendenza di Caino e quindi guardato con diffidenza. Fra l'altro la sorella di Tubalkàin è Naama «la bella», probabile eponima di un'altra «professione» sulla quale pudicamente il testo tace. 

Paradossalmente sono più possibilista per la clonazione animale (a patto che siano responsabili come gli scienziati ginevrini) che per l'utero in affitto, ad eccezione di quando la madre surrogata è la zia (o la nonna giovane che lo amerà...ancor di più), poiché si presume sine pecunia e soprattutto perché non ha luogo l'interruzione del rapporto, anzi semmai risulta rafforzato dal fatto che ella è contemporaneamente zia (genetica) e madre (gestante).

Mauro Pedrazzoli

(fine)

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