|
| Mappa | 12 utenti on line |
|
editoriali
La chiesa trionfante di Wojtyla sta forse diventando chiesa purgante (nel senso del purgatorio...) con Ratzinger. Ce ne accorgiamo? Sentiamo la sofferenza e la ricerca di coraggio e determinazione con cui papa Benedetto XVI sta affrontando, alla sua età, i mali della chiesa, sessuali ed economici. Non abbiamo mai considerato evangelicamente positivo un ruolo così centralistico e assorbente, come quello dei papi moderni, gestito ora meglio ora peggio dall'uno o dall'altro, da un momento a un altro.Ma ora, umanamente e fraternamente, condividiamo il dolore e accogliamo gli appelli evangelici che papa Ratzinger sta rivolgendo a tutti: ha detto che i mali interni alla chiesa sono peggio delle persecuzioni (che in alcuni paesi ci sono, oggi). Questo è vangelo autentico. Onore al vero. Nessuno è senza errori o debolezze, anche per paura, nella vita personale o nella gestione di grosse responsabilità comunitarie. Molto più di ciò che una persona ha fatto in passato, conta la direzione che prende ora. Anche chi è avversario della chiesa di Cristo, non sia spietato, se gli è possibile, ma giusto. Ogni male è male, ma la mescolanza della chiesa col potere economico spregiudicato potrebbe essere il peggiore, il più vischioso e duro ostacolo alla testimonianza della fede in Cristo, che ci salva dal male con la sola forza della verità inerme e dell'amore coraggioso. Più dei singoli papi, umanamente soli e condizionati, sono gli estesi ramificati apparati, spesso credenti non nel Dio di Gesù, ma nell'idolo della potenza, quelli che legano il vangelo, pretendendo di rappresentarlo, e lo negano a chi non può riconoscere in tali strutture atee una qualche traccia del volto fraterno di Dio. Però, anche i papi, questo papa, potrebbero fare qualcosa di più per scendere dal trono, togliersi le scarpe rosse e le palandrane, camminare e faticare con l'umanità, cominciare a liberarsi dalle maschere deformanti la Parola evangelica, che pure cercano di annunciare. Sappiamo bene quanto è difficile e faticoso. Tutti, anche chi non conta nulla come noi, abbiamo simili problemi di conversione effettiva. Aiutiamoci a vicenda, cattolici allineati e non allineati, cristiani di tutte le chiese, e diversamente credenti. Aiutiamo anche il papa, perché è un uomo stanco di anni, messo alla prova dalla vita, come tanti altri, e perché di fatto è un riferimento per molti, che può incoraggiare o scoraggiare. Se cambia qualcosa nel papa, cambia qualcosa dappertutto. Vi ricordate di papa Giovanni? Tradizionale anche nel cappuccio di velluto (il «camauro») e rivoluzionario col vangelo e la spinta a seguirlo di nuovo. Aiutiamoci invocando lo Spirito, con la franchezza, con la fedeltà personale alla vita evangelica rivelata e ispirata da Gesù di Nazaret. o
Adriano Prosperi (sulla «Repubblica» del 12 aprile) ha scritto che «la scelta davanti alla quale le autorità ecclesiastiche si trovano è quella tra la verità senza veli e la ragion di chiesa, tra la tutela delle vittime e l'omertà verso gli aguzzini, tra la giustizia da rendere a chi ha patito offesa e una malintesa fedeltà all'istituzione. Solo abbracciando la verità e la giustizia senza riserve e senza infingimenti il governo della chiesa potrà ancora parlare alla coscienza dei cristiani e potrà riaprire quel filo di comunicazione con l'umanità intera che oggi rischia di spezzarsi. (…) Il prezzo da pagare è liquidare le residue incrostazioni di un passato che stenta a passare. (…) La paura che la conoscenza della verità incrinasse le basi del consenso popolare ha creato le condizioni perché il corpo ecclesiastico facesse quadrato intorno ai suoi membri. Così furono creati tribunali segreti e concessi privilegi speciali alla parte ecclesiastica della Chiesa. Quei tribunali nascosero le colpe del clero nel momento stesso e con gli stessi strumenti con cui lo obbligavano a un'immagine pubblica di alto profilo morale e culturale. (…)Non è in discussione l’impulso criminale dei pedofili, in quanto tale diffuso tra chierici e laici, ma il crimine creato da una legge speciale che ha fatto del sacramento dell’Ordine sacro e della licenza di confessore un privilegio corporativo. Bisogna che le regole sbagliate siano cancellate. Sono le vittime che debbono tornare al primo posto, non i carnefici. Se la giustizia della Chiesa vuole rientrare in contatto con la giustizia degli uomini e con quella di Dio questa è la priorità. Non più coperture di segreto e licenze di libera circolazione a lupi coperti dall’abito talare». Fin qui Prosperi. La chiesa non solo deve dire la verità, ma assolutamente non deve difendere se stessa, l'istituzione, più delle persone offese, più delle vittime. Ogni persona umana vale più di ogni «sabato». È questa la ragione delle critiche al silenzio di Pio XII sulla shoah, pur nella complessità di quel caso. È questo il messaggio attualissimo del Celestino V di Silone in L'avventura di un povero cristiano. Sul letto di morte, Papa Giovanni diceva: «Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere, anzitutto e dovunque, i diritti della persona umana e non solo quelli della Chiesa cattolica». Poi, la chiesa del vangelo non conosce solo la colpa senza rimedio: conosce anche, in tutti i campi, la «medicina della misericordia» (Giovanni XXIII al Concilio), la speranza anche per i peggiori peccatori: ovviamente, nel caso della pedofilia, la pietà e il perdono devono accompagnarsi alla massima vigilanza contro il menomo pericolo di reiterazione e al giusto risarcimento morale e materiale alle vittime. In questo clima ecclesiale, il movimento internazionale «Noi siamo chiesa» sostiene fermamente la lettera aperta di Hans Küng ai vescovi (cfr. «La Repubblica» del 15 aprile), nella quale il teologo li esorta a intraprendere le necessarie riforme: 1. Il popolo di Dio deve poter partecipare a tutti i livelli della nostra chiesa, così che si possa cominciare ad affrontare le sfide pastorali attraverso modalità innovative. I fedeli devono avere voce in capitolo nella scelta dei loro vescovi, altrimenti Roma continuerà a nominare vescovi più interessati all’istituzione che al gregge. 2. La misoginia ecclesiastica deve finire e le donne devono essere ammesse al presbiterato, ministero che dovrà essere basato sul servizio e non sul potere. 3. Il celibato dovrà diventare facoltativo, così che l’amore sponsale non resti un tabù per i chierici. 4. Si dovranno accettare i risultati delle scienze umane riguardo alla morale sessuale e si dovrà rispettare il primato della coscienza individuale informata. 5. Si dovrà predicare un Vangelo che sia un invito alla pienezza di vita e non uno strumento per disciplinare la gente attraverso l’intimidazione. o
La Lega rappresenta lo spirito antisolidale. «Prima i nostri»: questa carenza umana percorre come oscura epidemia il nostro popolo, largamente affetto o influenzato dal miope egoismo etnico-economico. Federalismo, contro il suo significato storico, è inteso come separazione dai più poveri. Viviamo a contatto immediato col mondo e non abbiamo animo e mente adeguati. In Italia cala il Pdl, ma non l’arroganza onnivora che ora si esprime nel rinnovato proposito di deformare la democrazia parlamentare in presidenzialismo personalistico. Dopo le tante leggi ad personam, avremo una Costituzione ad personam? Si sveglieranno i non aggiogati a questo progetto P2, per unirsi a sventarlo? Non è una questione di funzionalità tecnica, ma di diritti politici di partecipazione, e di consapevolezza civile, insomma di dignità dei cittadini. Ciò non esclude una riforma saggia del sistema parlamentare. L’opposizione dovrebbe imparare che i metodi diplomatici non guadagnano consensi di fronte alla spregiudicatezza, libera da ogni etica di verità, della coalizione governativa impersonata e (finora) dominata dal principe degli affari propri, allergico ad ogni regola. Non rende neppure la buona amministrazione, sotto l’impero dell’immagine, e del facile messaggio risonante, abiti che possono rivestire il vuoto ideale e programmatico, o anche il peggio. Rende di più, presso i liberi cittadini, il prospettare in uno dei vari modi un’alternativa, ma fortemente qualificata sul piano culturale e democratico. Le formazioni di Di Pietro, di Grillo, di Vendola, ben differenti tra loro, dimostrano qualche consistenza, perché fanno immaginare altro, oppure raccolgono la nausea, un passo prima della fuga nell’astensione. L’astensione cresciuta è infatti una ferita della democrazia. Più di un terzo di elettori assenti riduce a troppo poco la rappresentanza. Occorre che il Pd, che ha la responsabilità di leader dell’opposizione, ci pensi bene, e trovi una forma di unità collaborativa e di maturazione con queste aree in movimento, per costruire questa alternativa, sulla base solida dei valori costituzionali, al cattivo destino italiano che si avvicina al ventennio. La chiesa vatican-vescovile è colpevole per omissione e per commissione. Non che essa possa determinare il costume sociale-civile, e di conseguenza le scelte politiche, ma dire la parola profetica, sì, sulla ingiustizia e la giustizia, sulla prevaricazione e sul diritto, sul dominio e sulla pace. Questa parola le è affidata, perché possa elevare il cammino della storia umana lungo i tempi, in collaborazione con ogni tensione spirituale più alta delle forze materiali, e perché mostri il danno all’umanità della volontà di potenza, della menzogna ammaliatrice, della seduzione egoistica. La chiesa italiana non è tranquilla, è sanamente turbata, molte coscienze in essa soffrono della condiscendenza utilitaria delle gerarchie verso una politica che non è di giustizia e libertà. Si deve sperare, dunque impegnarsi. o |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| copyright © 2005 il foglio - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml |