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 379 - febbraio

Ci aspettavamo una vittoria del sì nel referendum sull’accordo Fiat di Natale. Ma la vittoria è stata di stretta misura, col voto decisivo degli impiegati. Dunque la metà degli operai ha avuto il coraggio di rischiare, e rischiare forte, per affermare i diritti sanciti dalla Costituzione, che sono i diritti non solo degli operai ma di tutti. Bravi operai, più coraggiosi di molti intellettuali. La sconfitta del no è stata meno netta della sconfitta della Cgil nel 1955.

Ma tutta questa vicenda deve portarci a riflessioni più approfondite. Chi sfrutta e chi è sfruttato? Come giustamente è stato detto, anche Marchionne è in qualche modo «sfruttato». Da chi? Dal capitalismo crudele e selvaggio. Senza dubbio. Che il capitale finanziario mondiale a più teste sia del tutto sciolto da ogni legge e possa viaggiare e trapiantarsi dove vuole e dove più gli conviene, senza fissarsi né impegnarsi con chi, persona o popolo, ha bisogno di lavorare per vivere, è il dato primo e grave dell’attuale disordine mondiale. Una legge mondiale a difesa del lavoro umano è postulata nei grandi diritti umani, ma non c’è. Questo è il fatto di maggior peso civile e politico, oggi, e di impegno umanizzante, che la vicenda Fiat manifesta. E poi c’è il capitalismo della superpotenza cinese, che sfrutta tutto il mondo. Là i dipendenti sono privi di qualsiasi diritto e perciò il costo del lavoro è minimo e, nella logica del "libero mercato", libero da ogni regola, il loro esempio tende a estendersi.

Anche in Italia ci sono milioni di «sfruttatori», non solo Marchionne, il governo, ecc. Paradossalmente sono anche coloro il cui reddito e il cui posto di lavoro è garantito: statali, pensionati con buona pensione, ecc. Cosicché un naturale diritto appare un privilegio di fronte a chi ne è privato. Ma ci sono categorie di lavoratori (per non parlare di immigrati, disoccupati e di persone ancora più emarginate) che sono sfruttati più degli operai della Fiat: dipendenti di piccole, piccolissime imprese che non si sognerebbero mai di scioperare, che sono costretti a tacere sempre e di cui società civile, sindacati, partiti non si occupano. Anche parecchi lavoratori che si erano illusi di mettersi "in proprio" si trovano spesso in una situazione peggiore degli operai Fiat. Tutta una parte – per alcune fasce generazionali dominante – di lavoratori non hanno un inquadramento, vivono di stage poco (e male) retribuiti, partita Iva per decisione altrui, contratti a progetto. In questi contesti è ancora piu' impensabile la lotta per i diritti di cui si parla, semplicemente perché non ci sono: quello che si perde oggi per alcuni, per altri non è mai arrivato e mai arriverà.

Occorre perciò uno sforzo per liberarci da vecchi schemi e capire che è in atto (e lo sarà sempre di più), effetto della «rivoluzione dei ricchi», anche una guerra fra poveri, o di sedicenti poveri, contro altri che poveri lo sono per davvero. Quando, nel 1893, operai francesi hanno massacrato gli operai italiani a Aigues Mortes, chi erano gli «sfruttati» e gli «sfruttatori»? (cfr. foglio 368)

Occorre diventare più ecologici non solo nelle piccole cose, ma anche e soprattutto in un modo diverso di vivere e di consumare. Il dramma Fiat è il dramma della valanga di auto che ci piove addosso, ci ha invaso e non sappiamo dove mettere. Ma ogni giorno siamo bombardati dalla valanga di pubblicità, in particolare dell'auto. Il sindacato sbaglia a non porsi davvero questo problema di giustizia e di vita.

Vivere fino in fondo l'annuncio di Gesù, la Buona Notizia ai Poveri, significa ritenere un valore «non negoziabile» (per usare un termine caro ai gerarchi) la scelta di Dio contro mammona, l'idolo degli idoli. È una scelta obbligata per chi si professa anche solo un po' cristiano, anche se non può essere imposta ad altri, come hanno preteso Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot. Una persona veramente libera da mammona può ridere delle minacce degli idolatri del dio-denaro. E così pure non deve demonizzare le tasse. Non siamo più nel Medio Evo, e neppure ai tempi della tassa sul macinato!

Non possiamo chiuderci nel nostro guscio. Molti operai ci hanno dato un esempio stimolante. Non dobbiamo avere paura di rischiare, giorno per giorno. Se non siamo schiavi di mammona, dovremmo tentare di diffondere questi valori alternativi.

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